Archivio per luglio 2007
Ho letto oggi con ritardo i 10 punti programmatici di Veltroni sulle riforme istituzionali apparsi sul Corriere della sera di martedì 24 luglio, reperibili nel sito dei ds – articolo dal significativo (e non troppo felice) titolo: “La democrazia italiana è malata, ecco le 10 riforme per cambiare” (http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42748).
Mi permetto di respingere l’accusa: secondo me, non è la democrazia italiana ad essere malata; malata è la politica italiana (scusate, ma non posso proprio fare a meno di citare Nanni: “le parole sono importanti!”). A mio avviso, è una distinzione fondamentale, sulla linea della quale personalmente potrei anche far passare il confine tra “il vecchio” e “il nuovo”.
Quello descritto nell’articolo è un programma che in gran parte (con qualche significativa differenza) ripercorre la linea della riforma costituzionale approvata da Berlusconi, bloccata dal referendum di giugno 2006; un programma di riforme, secondo me, del tutto contestabile sul piano tecnico-costituzionale (potrei spendere pagine ad argomentare sull’inutilità, nella migliore delle ipotesi, di ciascuna delle misure “pensate” e forse appena avrò un po’ di tempo lo farò). Ma la cosa più grave è che è un programma tanto vecchio da sapere di stantio, autoreferenziale, che si occupa dei problemi dei politici e non di quelli del Paese, che sceglie una priorità e dimostra mancanza di fantasia. Che sbaglia comunicazione.
Insomma: possibile che si pensi a modificare le regole del sistema istituzionale, nei giorni in cui si ha in mano la possibilità di creare un nuovo partito, di rifondarne le regole, di sceglierne la forma partendo da zero? A me, e non solo a me, sembra un’occasione storica irripetibile per ricostruire il rapporto tra la politica e la società (v. intervento di Bersani, questo sì musica per le mie orecchie: in http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42774).
Proviamo anche a lanciare qualche idea concreta (qualcosa di politico o, addirittura, se vogliamo essere provocanti, “qualcosa di sinistra” – questo è sempre Nanni che rispunta…) su cui si possa discutere, su cui qualcuno possa guadagnarsi la leadership (bello sarebbe un partito in cui la leadership non si assume per plebiscito, ma si guadagnasse sul terreno della discussione!) e attorno a cui si possa costruire consenso (ed anche appassionare gli animi, perché sinceramente io di parlare di riforme istituzionali non ne posso più e temo che con me molti altri!).
Ci sono tante cose da fare (che non richiedono alcuna riforma costituzionale e sono più urgenti delle riforme costituzionali perché non è con le riforme costituzionali che si avrà più governabilità). Lancio alcuni temi, i primi banalissimi che mi vengono in mente:
- l’Italia è un paese spaccato in due, in cui il sistema dei trasporti è allo sfascio (non funzionano le ferrovie, abbiamo strade in condizioni allucinanti, fino al punto che dobbiamo persino sentirci il rimbrotto del Vaticano sulla Salerno-Reggio Calabria!);
- mettiamo le targhe alterne nei centri storici, ma non abbiamo fatto nulla per sviluppare il trasporto pesante su rotaia o, meglio ancora, sulle grandi vie navigabili di cui disponiamo in abbondanza (pensiamo solo all’Adriatico);
- abbiamo la metà meridionale del Paese abbandonato all’illegalità e alla criminalità organizzata, che continua ad avere un giro d’affari impressionante, tanto da essere una delle maggiori imprese del Paese (con tutte le conseguenze che questo produce: dalla arretratezza economica all’immondizia);
- abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese che farebbe invidia a qualsiasi nazione, vere eccellenze in molti differenti settori (dalla ricerca, alla sanità, alla cultura, all’imprenditoria) abbandonate a se stesse, il cui successo è rimesso esclusivamente alla buona volontà dei singoli;
- abbiamo un sistema giustizia allucinante, inefficiente, indegno di un Paese del Terzo mondo, che rende i prestiti bancari più cari del necessario, tanto per dire di una conseguenza economica che produce un freno per gli investimenti stranieri (provaci a recuperare un credito in Italia!), con dei margini di intervento molto rilevanti a costo zero (se si volesse…): basti pensare che gli atti non sono ancora gestiti telematicamente dalle cancellerie, nonostante una legge in attesa di normativa di attuazione dal 2000 (con intuibili sprechi di risorse, rischi privacy e quant’altro); basti pensare che nei 15 anni di riforme processuali che abbiamo subito, il livello politico, di qualsiasi colore fosse, non è riuscito ad accorciare di un giorno i tempi medi dei processi, mentre a Torino un intelligente Presidente di Tribunale, evidentemente dotato di senso pratico e buona volontà, ha saputo dimezzare in un anno i tempi processuali a legislazione invariata e senza spese;
- abbiamo relazioni delle Autorità di controllo che elencano ogni anno alla politica le priorità su cui intervenire ma che molto spesso rimangono lettera morta (v. telecom);
- abbiamo un sole che spacca le pietre e, ogni estate, parliamo del rischio black-out (conseguenza ultima della ns. dipendenza energetica) ma restano chiacchiere di secondo piano per la politica le idee di volgerci nella direzione di usare questo sole per produrre energia (ancora una volta, scelta rimessa alla buona volontà dei singoli più evoluti);
- abbiamo acquedotti che perdono oltre la metà dell’acqua e parliamo di piani di emergenza siccità;
- abbiamo una ricchezza territoriale incredibile (praticamente ciascun paesino dispone di beni artistici e naturali di immenso valore che quasi mai fanno sistema, a parte la “banana” lanciata da Rutelli che tutti ovviamente ricordiamo…), con potenzialità di sviluppo turistico che riesco solo ad intravedere e uno dei profili costieri più lunghi d’Europa, con un giro d’affari importante in termini di pesca, di cantieristica, di diporto, di turismo di cui ci si occupa troppo poco.
Questo, veramente, per dire le prime cose che mi vengono in mente; ma sono certa che ciascuno di noi saprebbe individuare molti altri temi interessanti, in parte già emersi nelle discussioni di questo blog. Basta solo un po’ di fantasia.
Conclusione.
Anche questo è banale ma vorrei che il prossimo fosse un governo di centrosinistra che mi rendesse orgogliosa della mia appartenenza politica, che addrizzasse le tante storture di questo Paese, che toccasse l’intoccabile ed intervenisse, con lungimiranza, alle radici delle cose, come nessuna maggioranza ha mai fatto nell’Italia repubblicana (se si eccettuano i provvedimenti necessitati dall’appartenenza all’Unione europea, gli unici veramente “rivoluzionari” che mi sovvengano).
Sono certa che se questo fosse, se si alzasse il profilo, se ci fosse il coraggio dei pensieri di lungo respiro, il consenso verrebbe da sé, senza necessità di acquisirlo con il solito vecchio sistema (miope) della captatio benevolentiae, che lascerei volentieri al patrimonio delle altre parti politiche.
Oggi penso, da sostenitrice del centro-sinistra, che otterrò quello che auspico tra 150 anni.
Vorrei un leader che mi togliesse questo brutto pensiero.
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Che ci sia della strumentalità nel loro tentativo di candidarsi alle primarie è indubbio…
Però attenzione a non cadere in trappola.
Se le primarie dovranno essere un processo aperto, capace di andare oltre la mera somma di DS e Margherita, se il nostro obiettivo è quello di esercitare una forza centripeta nella politica italiana, allora che senso ha la bocciatura della candidatura di Pannella e Di Pietro, per di più sancita da un comitato tecnico amministrativo?
Non si rischia, in questo modo, di dare un’impressione di chiusura?
E allora che si candidino Pannella e Di Pietro e si verifichi alla prova delle primarie il consenso di cui godono e la forza delle loro argomentazioni.
Anzi, facciamo in modo che questa loro richiesta giochi a nostro favore: questo può essere un modo per dimostrare l’enorme potenziale attrattivo del PD!
Cerchiamo di avere un po’ di coraggio. E anche un po’ di furbizia…
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Vi confesso il mio imbarazzo e la mia difficoltà nello scrivere un post sulla vicenda delle intercettazioni.
L’argomento è ostico per chi, come me, è stato da sempre un sostenitore dei DS e nel contempo ha approcciato per la prima volta la politica nell’epoca di Mani pulite.
Intendiamoci, la storia di oggi è ben diversa da quella di allora. Non stiamo parlando di un diffuso sistema di corruttele che soffoca la nostra economia. Credo anzi che non sia così scontato che dalle intercettazioni emergano profili penali a carico di Fassino e D’Alema.
Certo, ancora una volta si solleva il problema del rapporto tra politica e magistratura, ma non mi pare questo il vero nodo della questione. Bene fa il Gruppo dell’Ulivo a non opporsi all’utilizzo delle intercettazioni e ad esprimere come sempre fiducia nell’operato dei giudici.
Il nodo è un altro, il solito, il più ostico da sciogliere e riguarda, anche al di là degli aspetti formali, il rapporto tra politica ed economia.
Il PD si deve chiedere, con chiarezza assoluta, quale sia il giusto rapporto tra la politica e il sistema economico.
Qualcuno pensa sia lecito, anzi doveroso, per chi si pone alla guida di un Paese, favorire nei processi di trasformazione dell’economia i soggetti economici che ritiene migliori, magari supportandoli nell’azione di contrasto contro i vecchi potentati o contro la concorrenza del capitale straniero.
Altri sostengono che, secondo i dettami del libero mercato, alla politica spetti “solo” di porre le regole, alla magistratura e alle autorità indipendenti di verificarne il rispetto, alla stampa di controllare per conto dei cittadini e ai soggetti economici di competere, all’interno delle regole date e senza che vi siano reciproche interferenze.
Capisco le ragioni che sostengono la prima posizione. Ma se vogliamo almeno provare ad essere davvero liberali credo sia doveroso abbracciare, per quanto difficile sia, la seconda visione dell’economia e della politica.
E’ un’utopia?
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Vorrei inaugurare così una serie di interventi dedicati alle possibilità dello sviluppo economico – sociale e culturale a Terni. Cercare di aprire un discorso con tutti voi sulle potenzialità, i punti di forza e le criticità esistenti. Per farne patrimonio comune di discussione.
Sono molto rincuorato dal paradigma oggi condiviso nella città di una visione della Terni del futuro che non volta completamente le spalle rispetto alla sua storia produttiva (lungi da me intenti nostalgici!!!). Fino a qualche tempo fa si sentiva parlare anche nel “DS e limitrofi pensiero” di girare pagina, mentre più saggiamente ora si afferma di voler qualificare al massimo i settori siderurgici e chimici, proteggendoli maggiormente dai maremoti del mercato globale, congiuntamente all’elaborazione di un nuovo corso nei rapporti con le multinazionali presenti nel territorio. Il disegno prevede poi che a questo zoccolo duro poi si affiancheranno progressivamente (speriamo!) una serie di nuove attività legate all’Università, alla Ricerca, alla Cultura, al Turismo e al Commercio.
Diciamo che, strizzando un occhio alla letteratura sullo sviluppo locale, si potrebbe azzardare che ad una situazione come quella ternana può essere associato lo schema del Distretto Culturale Evoluto (si sta affermando in alcune realtà urbane europee di media dimensione ed in riconversione economica), che sintetizza le tre formule del Distretto Tecnologico, Distretto della Conoscenza e Distretto Culturale in un percorso logico del dibattito che prende le mosse dalla particolare esperienza italiana dei Distretti Industriali…ma questo è un altro post !!!
Tornando all’intento iniziale volevo ora riflettere sull’attuale apporto del settore chimico, non sulla sua brillante evoluzione a partire dal 1887 e riconosciuta affermazione nella Provincia di Terni (ricordiamo il Nobel del 1963 del Prof. Natta), sulla massa critica esistente. Perché molto spesso alcune risorse sono in casa, ma non si conoscono adeguatamente per usarle come leva!
10 realtà produttive (Nuova Terni Industrie Chimiche s.p.a, Alcantara s.p.a., SGL Carbong Group s.p.a., Basell Polyolefins – Italia s.r.l, Gruppo Meraklon s.p.a, Texofil s.r.l, Treofan s.p.a, Novamont s.p.a, Tarkett s.p.a Italia, Bayer Sheet Europe s.p.a), 2 aziende leader mondiali nelle loro produzioni ed un comparto che impiega 1397 addetti “skilled” nell’area tra Terni, Narni Scalo e Nera Montoro: 970 operai, 311 impiegati, 98 quadri, 18 dirigenti (Dati 2005, fonte: G.Piantoni, Storia dell’industrializzazione chimica a Terni e Narni).
In particolar modo mi colpisce l’attività produttiva della Novamont nel campo delle bioplastiche. Non certo un “colosso”con i suoi 53 addetti a Terni (di cui 33 operai) e 58 a Novara (tutti impiegati), ma con una capacità innovativa e delle potenzialità fuori dal comune. Mater.Bi e Bio-Diesel le due parole chiave: il primo una plastica ecologica (riciclabile) ricavata dall’amido di mais, grano e patata il cui valore ambientale è stato addirittura riconosciuto al Summit Onu del 2002 a Joannesburg (ampio il ventaglio di utilizzazione: dalla linea igienica, ristorazione, agro, accessori, imballaggi fino alla linea per pneumatici a bassa resistenza al rotolamento…ma soprattutto un processo di integrazione Chimica-Ambiente-Agricoltura economicamente sostenibile!!!); il secondo una sperimentazione di carburante che non influisce sull’effetto serra essendo privo di zolfo ed anidride carbonica, la cui applicazione non implica modifiche per i motori esistenti (il Comune di Bologna fa circolare 300 taxi a Bio-Diesel).
Certo l’espansione della Novamont sarà determinata dallo spazio che concederanno la distribuzione, i poteri del settore petrolifero e l’approvvigionamento della materia agricola. Molto dipenderà dalla sensibilità ecologista del Mondo. Quello che però non comprendo è perché se Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, viene premiata nello scorso aprile 2007 dall’UE come “inventore europeo dell’anno” per “il contributo sostanziale e duraturo per il progresso tecnico in Europa” a Terni non siamo altrettanto consapevoli di questa eccellenza territoriale???
A Maranello già agli albori dell’avventura di una Rossa da esportazione, intuivano di avere in casa una Ferrari…
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Perdonate la divagazione dagli argomenti tipici del nostro blog.
Da venerdì non si hanno notizie del giovane alpinista ternano Stefano Zavka, disperso dopo aver coronato il suo sogno di arrivare in cima al K2.
Potete trovare notizie e scrivere messaggi di incoraggiamento cliccando qui.
Se lo sport è da sempre alta metafora della vita, l’alpinismo lo è forse più di ogni altro.
Consentitemi dunque un pensiero a chi non si arrende finché non è giunto alla vetta. A chi cerca con fatica la propria via. A chi lotta a denti stretti contro ogni avversità.
Coraggio Stefano, non mollare!
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Ancora a proposito di riduzione di costi, gli uffici di Presidenza di Camera e Senato, in attuazione del decalogo Prodi, hanno approvato alcune misure che produrranno un risparmio stimato di 60 milioni all’anno. In sintesi: 1) soppressione della contribuzione volontaria ai fini del riscatto; 2) modifica dell’assegno vitalizio; 3) estensione dell’istituto della sospensione del vitalizio, nel caso di elezione a determinate cariche; 4) dulcis in fundo, soppressione del rimborso spese per viaggi all’estero per motivi di studio (si trattava di un budget di 3.100 euro/anno per ciascun parlamentare). Ho sempre pensato che i nostri politici si confrontano poco col resto del mondo che rapidamente si evolve e che spendono poco tempo in formazione che addirittura dovrebbe essere obbligatoria come per tante altre professioni intellettuali, ma mi viene il dubbio che non sia un pensiero di sinistra…
Due punti interessanti della delibera approvata: le modificazioni dell’assegno vitalizio si applicano ai parlamentari eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura, mentre per i parlamentari attualmente in carica (e ovviamente coloro che già percepiscono il vitalizio, che sono poco meno di 3.000 persone), resta fermo il trattamento previsto dalla legislazione vigente (Grundnorme del tacchino americano e del rinvio della data del Natale); le misure si applicano a partire dalla prossima legislatura, cioè (a voler essere minimamente maliziosi ma sicuramente pecco del solito eccessivo pessimismo), c’è tempo per tornare sugli argomenti nel momento in cui le misure diventeranno efficaci, con la possibilità teorica di addossare la responsabilità politica dei ritocchi ad altre maggioranze.In sostanza, dal mio punto di vista, si tratta di misure “facili”, che mettono d’accordo tutti, un po’ troppo svelatamente demagogiche (e temo che questo sia ciò che appare). Potrei dire anche, misure quasi innocue, se non fosse che il costo di questi provvedimenti è nella frustrazione delle grandi aspettative della società in attesa. Bertinotti dice che si tratta di un segnale d’ascolto all’antipolitica. A me sembra, al contrario, che la società italiana stia chiedendo politica a questa maggioranza, come anche Luca diceva nel suo commento, e sia profondamente delusa proprio per il fatto la politica si faccia troppo poco.
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Al neo trentenne Daniele!!!
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Leggo oggi, su Corriere.it, la seguente dichiarazione di Oliviero Diliberto riguardo alla proposta di rifoma della previdenza approvata venerdì scorso dai sindacati e dal Consiglio dei Ministri: “Un governo di centrosinistra – ha detto il segretario dei comunisti italiani – avrebbe dovuto avanzare una proposta diversa. Le quote? Sono una finzione”. E poi ancora, sempre su Corriere.it: “Credo che la battaglia inizi ora. Già ad agosto”, preannunciando che il Pdci inviterà i lavoratori a votare “no” in occasione del referendum sull’accordo relativo al capitolo pensioni indetto dalle confederazioni.
Personalmente rispetto la posizione e le idee di Diliberto ma allo stesso tempo non condivido una virgola delle sue parole. Tanto per cominciare mi piacerebbe sapere per quale motivo le quote sarebbero una finzione. Al contrario, le quote rappresentano semplicemente e in maniera chiara una modalità di innalzamento dell’età minima per andare in pensione. Su questo si può essere o non essere d’accordo, ma l’intento è cristallino e non mi sembra proprio che il meccanismo “età anagrafica + età contributiva” sia un tentativo di mascherarlo.
Vorrei poi sapere quale sarebbe la “proposta diversa” che avrebbe dovuto avanzare un governo di centro-sinistra. Dal momento che lo “scalone” della Maroni verrebbe in tal modo cancellato (continuo infatti a non capire come si possa sostenere il contrario), ne deduco che si faccia riferimento (magari sono però io a interpretare male) al fatto che la riforma sarebbe dovuta servire ad abolire sic et simpliciter lo “scalone” stesso, con l’età minima per il pensionamento ferma a 57 anni o, al massimo, alzata ai 58 del primo “scalino”. Va bene tutto, ma mi si spieghi allora dove andare a trovare il denaro per finanziare un intervento del genere e rendere sostenibile, a lungo termine, il sistema previdenziale italiano.
Viste pure le parole di Diliberto che annunciano l’invito ai lavoratori a votare “no” al referendum indetto dalle confederazioni, non c’è il rischio che le forze radicali della maggioranza perdano di vista l’interesse generale perchè troppo concentrate sul tentativo di scavalcare a sinistra i sindacati? Ho infatti la sensazione che tanto il Pdci quanto Rifondazione si stiano esercitando nella gestione di una politica, più che massimalista, “di nicchia”, orientata ad accontentare qualsivoglia appetito del loro bacino elettorale senza tenere conto di una realtà molto più complessa, che deve invece affrontare una serie di problematiche non differibili come, ad esempio, la scarsità delle risorse economiche.
Credo non sia un caso che lo stesso segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nei giorni della trattativa abbia esortato i partiti a evitare invasioni di campo. E credo sinceramente che, senza gli interventi delle forze radicali della maggioranza, l’accordo sarebbe stato raggiunto prima e in maniera meno travagliata.
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Potrei lottare contro il caldo e tentare un’analisi economico-sociale della riforma previdenziale.
Potrei analizzare i commenti positivi di Almunia e lo scetticismo delle agenzie di rating (che forse avevano preso troppo sul serio la possibilità assai remota di applicare davvero lo scalone).
Potrei apprezzare il piglio deciso mostrato (finalmente!) da Romano Prodi e la paziente caparbia di Padoa Schioppa che hanno portato ad un accordo senza dubbio positivo.
Potrei fare tutto ciò… Ma per il momento mi accontento di gustarmi le facce truci di Cremaschi, Diliberto e Giordano e brindo alla loro salute!!!
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Vi segnalo questo blog che lanca questa bella idea:
“Come ti vorrei” - Concorso per un video-clip sul Partito Democratico è un concorso per video tra 15 e 150 secondi che abbiano come tema il nascente Partito Democratico.
La partecipazione è riservata agli under 35: Come se lo immaginano, come lo vorrebbero un partito nuovo, un soggetto moderno di partecipazione politica?.
…
http://cometivorrei.ilcannocchiale.it/
C’è qualche cineaste e/o sceneggitore tra di noi?…
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