Riceviamo e orgogliosamente pubblichiamo un articolo della nostra associata Angela Cossiri, pubblicato su Studium Iuris n. 4 / 2007, che potrete trovare nella nostra sezione Punti di vista.
Quali sono le innovazioni del decreto Bersani a proposito delle tariffe forensi?
Come ha reagito l’Ordine degli avvocati?
Cosa ne pensano le Istituzioni comunitarie?
Lo potrete scoprire leggendo l’articolo di Angela!
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Il problema mi pare di poter dire è sostanzialmente un altro ed ha molto meno dell’Accademia e molto più della pratica operativa degli Avvocati. E lo dico a chi, come la Dott..ssa Angela Cossiri sta facendo un Dottorato di Ricerca esattamento come lo feci io qualche annetto fa. Comprendo senza dubbio il suo indirizzo accademico e la Sua propensione alla comparazione tra diritto italiano e diritto comunitario; tuttavia, in verità, i problemi sollevati dall’attuazione del decreto Bersani appaiono ben diversi ed investono, in primo luogo, il diritto e il fisco (o la fiscalità) italiane prima di quello europeo. In primo luogo gli avvocati continuano esattamente a fare ciò che hanno sempre fatto: basti pensare al diritto che hanno di poter comunque frazionare – almeno per tutto il 2007 – le somme di denaro percepite dai propri clienti, senza per ciò ricorrere né all’apertura di un nuovo conto corrente dove registrare le prestazioni né alla corretta fatturazione degli onorari rispetto al cliente. In secondo luogo proprio alcune decisioni rpese a margine dell’attuazione del decreto da parte del CNF confermano l’inattuabilità di una vera ed oggettiva concorrenza tra i professionisti della legge (non li chiamerei proprio così, ma preferirei, di gran lunga, parlare, anche in questo caso, di una casta).
Invito pertanto la Dott.ssa Cossiri ad esprimersi al riguardo e soprattutto ad effettuare, qualora sia nelle sue possibilità, uno studio completo ed esaustico – come quello presentato – su come e quanto gli avvocati italiani seguano i dettami del decreto Bersani (un decreto sostanzialmente inutile ai fine della concorrenzialità e soprattutto ai fini di un tanto agognato recupero di somme fiscali evase dagli avvocati) e soprattutto sulle cospicue mancanze di merito del decreto medesimo.
Ringrazio delle sollecitazioni poste e cerco, sia pur in breve, di fornire qualche risposta.
Anzitutto il decreto Bersani, limitatamente agli aspetti commentati, non è intervenuto sulla fiscalità, limitandosi esclusivamente all’abolizione di tre tradizionali divieti (divieto di praticare sconti sulle tariffe, divieto di pubblicità, divieto di fornire servizi multidisciplinari), con l’unico intento di promuovere la concorrenza nel settore e aumentare competitività a vantaggio delle nuove e più intraprendenti generazioni. Non è negli obiettivi di questo intervento normativo il recupero dell’eventuale evasione fiscale dei professionisti (e in proposito non farei comunque di tutta erba un fascio).
Il diritto comunitario, da questo punto di vista, più che essere un elemento di comparazione, costituisce un presupposto indispensabile. La cultura del libero mercato non è certo patrimonio italico e spesso riusciamo a farla penetrare nel nostro ordinamento solo grazie alle pressioni europee: la politica (debole) riesce più facilmente ad imporsi sulle (potenti) lobbies dietro lo scudo dell’ineludibile “obbligo comunitario”.
I demeriti della riforma sono intervenuti nel momento della conversione del decreto-legge: nell’articolo c’è un cenno ai passaggi che hanno condotto, in seguito ad un difficile compromesso maturato in sede di Consiglio dei Ministri, a modificare gli aspetti più radicali del decreto (sopratutto per quanto riguarda gli avvocati: in base alla legge di conversione, ad esempio, le tariffe forensi restano obbligatorie, salvo che non intervenga una pattuizione scritta tra avvocato e cliente).
Uno studio completo ed esaustivo sull’applicazione della riforma sarebbe senz’altro molto interessante. Anche se, riguardo all’oggetto della ricerca, va tenuto presente che si tratta di abolizione di divieti, quindi resta legittimo applicare lo status quo ante. Certo si potrebbe vedere quanti avvocati hanno deciso di utilizzare le facoltà, offerte dalla riforma, di applicare sconti e fare pubblicità. Ma va considerato che la riforma è a regime da inizio anno e i tempi processuali sono lunghi; questo significa che gli avvocati non hanno ancora emesso parcelle sulle attività espletate nel periodo di riferimento. Per acquisire la disponibilità di dati certi da analizzare scientificamente, temo che dovremo aspettare almeno qualche anno.
La ringrazio per la risposta. Tuttavia temo di dover ribadire un concetto sostanziale che riguarda propriamente l’applicazione del decreto Bersani proprio in relazione a come “gestire” i compensi percepiti con o senza la forma scritta del contratto pattuito: purtroppo nella categoria professionale in questione non c’è mai stata tanta propensione alla fatturazione (problema certamente non riguardante solo l’avvocatura!)
Pur essendo della categoria, non posso non condividere l’opinione almeno nelle sue linee generali.
Attualmente esiste uno studio di settore per gli avvocati, ma al di là di questo, va tenuto presente che gli avvocati, rispetto ad altri liberi professionisti, sono controllabili con facilità, almeno in riferimento alle attività processuali. Le sentenze sono pubbliche e proprio l’esistenza di tariffari obbligatori consentirebbe agli organi deputati di verificare la veridicità dei ricavi dichiarati mediante un semplice raffronto.
La ragione per cui non si è fatto in modo sistematico può forse essere perchè la categoria ha goduto e gode di una certa “protezione” politica? In fondo, i parlamentari sono per per il 30% iscritti ad un ordine professionale e per il 10% avvocati. Dato che ci dà molto concretamente la misura del peso della lobby.
Credo che debba diventare patrimonio culturale delle giovani generazioni di professionisti anche la volontà di trasparenza su questi aspetti. La chiarezza è benvenuta e può aiutare ad evitare criminalizzazioni indiscriminate ed inopportune dell’intera categoria sulla quale non si dovrebbe gettare discredito. Non dimentichiamo che gli avvocati hanno un compito fondamentale e nobilissimo nelle civiltà democratiche, essendo chiamati, in ultima analisi, alla tutela tecnica dei diritti nel momento della loro lesione, ossia esattamente nel momento in cui occorre ripristinare la legalità violata. Se questo passaggio concreto non funzionasse, sarebbe del tutto inutile disporre di elenchi di diritti e di ottime leggi.
Mancano, com’è ovvio, dal Suo resoconto la gran parte delle attività degli avvocati, ovvero le stragiudiziali. Si fidi, Dott.ssa che il più delle volte gli avvocati evadono le tasse: portiamo u esempio ternano, ovvero l’accordo tacito e decisamente molto losco delle cause per “aminato” degli ex-operai Acciaierie operate dagli avvocati dei Sindacati che, nella fattispecie, son tutti avvocati che sindacalisti non sono.
Grazie.
Mi scusi gli errori di battitura ma la foga e la velocità son cattive consigliere…
A mio parere il Decreto Bersani è solo un voler rovinare la carriera a assicuratori, tassisti, farmacisti; dato che al paese non porta alcun vantaggio, io cosiglio l’abolizione di codesto decreto.
Vi ringrazio per questo bel sito di dibattito.