Se il ddl per la riduzione dei costi politico-amministrativi potrebbe comportare un risparmio di spesa di 800 milioni di euro (più 500 milioni per gli enti locali), ce li siamo già ampiamente rimangiati con il rinnovo dei contratti dei 200mila ministeriali che,secondo i giornali, dovrebbe prevedere un aumento medio di 101 euro mensili; la prossima Finanziaria, secondo l’accordo di maggio, dovrà prevedere 3,7 miliardi aggiuntivi per tutto il settore pubblico. Considerate le prassi dei premi, l’aggancio al criterio della produttività, peraltro secondo criteri fumosi (e temo che non sia un caso!), mi sembra, a prima vista e salvo eccesso di demoralizzato pessimismo, solo un contentino demagogico privo di reale consistenza.
Di questa misura, di cui dovremmo ringraziare anzitutto il sindacato italiano per la consueta lungimiranza nella scelta delle politiche, immagino che il Paese reale sentisse proprio il bisogno, soprattutto in considerazione di una valutazione comparata rispetto al “resto del mondo” che statale non è. Ma mi rendo di avere un punto di vista eretico, in un Paese dove alcuni privilegi non sono solo intoccabili, ma anche indiscutibili (e in molti casi, previsti per legge).
Continuo a pensare che non si dovrebbero tagliare i costi della politica: vorrei amministratori locali e nazionali ottimamente pagati, almeno quanto lo sono quelli privati se valgono, sottratti alle lusinghe della corruzione, in grado di spendere in tempi di formazione e di ragionamento creativo. Quelli invece da combattere mi sembrano i costi degli interessi trasversali che navigano sopra una politica sempre più debole, di qualunque colore essa sia, ricattandola e piegandola ai propri tornaconti. Dagli arcinoti amministratori di nomina governativa, in giù.
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<p>Condivido sia tutta la sfiducia per il sistema retributivo e della premialità della PA (quanto mi piacerebbe un’agenzia di valutazione di stampo anglosassone sia per la pubblica amministrazione che per la scuola!!!) che per il ruolo dei sindacati…ma credo che avvicinare la questione dei contratti del pubbligo impiego al ddl sulla riduzione dei costi sia fuorviante. Quanti altri “capitoli di bilancio” bisognerebbe confrontare per vedere se il gioco è a somma zero o svantaggioso? Anche la dicotomia pubblico privato è sempre un sentiero pericoloso da percorrere…<br />
Certo è però che dobbiamo vigilare per fare in modo che un “buon inizio” come quello del ddl non venga vanificato da altre sacche di finanziamento ad arte foraggiate; inoltre penso che la novità segna il passo (assolutamente non decisivo per carità!) verso una nuova concezione dell’etica della politica.</p>
Angela pone una provocazione interessante, chiedendosi in sostanza se ha senso scagliarsi proprio contro i rappresentanri politici e in particolare contro il Parlamento che, piaccia o meno, è il cuore della democrazia.
Personalmente trovo giusto che un Parlamentare venga molto ben pagato: si tratta di un lavoro impegnativo e fondamentale ed è bene presentare degli emolumenti attraenti. Il problema è, piuttosto, che il numero dei parlamentari è troppo, troppo elevato e i lavori parlamentari sono troppo, troppo macchinosi.
Di parlamentari nel basterebbero 300. E andrebbero riformati radicalmente i regolamenti.
Nessuno pensa che questi interventi risolvano i problemi dell’economia italiana, e non mi sembra neanche che si sta pensando di abbassare gli ottimi stipendi che i parlamentari percepiscono. La volontà di questi provvedimenti, per me giustissimi, è di evitare che in un paese dove i ricercatori universitari prendono 800 euro, i professori 1100 euro e le forze dell’ordine poco più, ci siano sperperi effettivamente ingiustificati come 90 euro per un pasto, cellulari “aziendali” con bollette che a volte superano gli stipendi delle su citate categorie, e tanti altri privelegi che si hanno per il solo motivo di appartenere alla “casta” (vedi lo scandaloso caso del senatore Selva). Mi fa tristezza pensare che un deputato che prende 10 mila euro al mese e che prende la pensione da parlamentare dopo solo 3 anni di contributi, solo perchè gli viene tolto il Vissani di turno dovrebbe cedere alla tentazione della corruzione, altrimenti il “paese reale” che dovrebbe fare? Qualche volta anche solo il buon esempio può ottenere ottimi effetti…
Sottoscrivo le parole di Angela in tutto e per tutto e aggiungo che, molto probabilmente, il previsto aumento per i ministeriali provocherà una nuova impennata inflattiva che “mangerà” l’aumento stesso nel giro di pochi mesi come è sempre avvenuto in passato in casi come questo.
Questo non significa che non si debbano rinnovare i contratti ma che anche queste manovre andrebbero inquadrate in una più ampia politica di risanamento che dovrebbe essere applicata a tutti, a cominciare dai nostri rappresentanti.