Potrei lottare contro il caldo e tentare un’analisi economico-sociale della riforma previdenziale.
Potrei analizzare i commenti positivi di Almunia e lo scetticismo delle agenzie di rating (che forse avevano preso troppo sul serio la possibilità assai remota di applicare davvero lo scalone).
Potrei apprezzare il piglio deciso mostrato (finalmente!) da Romano Prodi e la paziente caparbia di Padoa Schioppa che hanno portato ad un accordo senza dubbio positivo.
Potrei fare tutto ciò… Ma per il momento mi accontento di gustarmi le facce truci di Cremaschi, Diliberto e Giordano e brindo alla loro salute!!!
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No caro Francesco,
io a differenza tua non brindo. Non brindo oggi come non brinderò mai con chi non mantiene la parola data. Il programma dell’Unione era chiaro: abolizione dello scalone. Lo scalone è stato solo ammorbidito con gli scalini; rendendo solo più lento e graduale l’innalzamento ai 62 anni d’età prevista dalla riforma Maroni che, se non ricordo male, era stata accolta tra i fischi anche tra la maggioranza degli esponenti degli allora DS. Bene, invece, sui lavori usuranti. Sul perché ritengo vergognosa questa proposta di legge l’ho già detto in un altro intervento ma, come ti ho già detto, non posso accettare chi mi promette una cosa e me ne viene servita una completamente ribaltata, e ti assicuro che il tuo intervento ironico mi intristisce parecchio. E’ stato tradito ancora una volta il mio voto e con il mio quello di tantissime altre persone… Ma capisco che questo è un primo passo per mettere in atto il “Manifesto del coraggio” di Rutelli sulle alleanze variabili. E me lo conferma anche un mio amico, il Capitano Achab, che mi ha confessato di aver riavvistato dopo tanto tempo la “BALENA BIANCA”. Ma questa volta ad attendere il grande cetaceo non c’era il mio amico Achab con la sua gamba di legno a bordo della baleniera Pequod, ma al suo posto c’era un uomo baffuto a bordo del suo yacht pronto a dargli il benvenuto…
ma lo scalone c’è o non c’è più?
no perchè se fosse stato abolito ora non ci sarebbe più. in realtà oggi non c’è più. o c’è? tu che osservi che vedi?
Caro Osservazione,
se vogliamo notarilmente rifarci alla parola data (che per me è una prassi positiva da recuperare anche nella dimensione locale dei rapporti politici) possimo riprendere il testo del programma e analizzare con attenzione quel che è stato convenuto da pag 166 a pag 171.
http://www.unioneweb.it/wp-content/uploads/documents/programma_def_unione.pdf
Dopo delle necessarie premesse che in questa sede ometto per brevità e che potranno ben essere analizzate leggendo il documento che ho linkato, gli impegni programmatici assunti dall’Unione testualmente sono stati così definiti (testo del programma dell’Unione, pag.166-170):
UNA PREVIDENZA SICURA E SOSTENIBILE
(…)
Sulla base di ciò, noi crediamo necessario intervenire con misure migliorative e di razionalizzazione dell’esistente.
In particolare puntiamo a:
- ribadire la necessità di attenersi alle linee fondamentali previste dalla riforma “Dini” che senza altre continue ipotesi di riforma del sistema pensionistico che minano la sicurezza sul futuro dei lavoratori – rappresentano già la principale garanzia di sostenibilità finanziaria del sistema;
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
- affrontare il fenomeno dell’evasione contributiva con opportuni strumenti di controllo e accertamento, compreso un aumento di organico degli ispettori del lavoro del Ministero e degli enti, dai quali verrebbe anche un consistente aiuto per la lotta al sommerso;
- per compensare la tendenza al ribasso dei trattamenti pensionistici, intervenire sull’adeguamento delle pensioni al costo della vita e approntare misure efficaci che accompagnino verso un graduale e volontario innalzamento dell’età media di pensionamento.
Con la tendenza all’aumento della vita media e all’interno di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico.
Il processo va incentivato in modo efficace, con misure incisive, che non mettano a rischio l’adeguatezza della pensione. In particolare, occorre fare leva su meccanismi di contribuzione figurativa, a cui abbinare incentivi per le imprese che mantengano nel posto di lavoro le persone
sopra i cinquant’anni.
Noi crediamo che gli incentivi contributivi debbano essere accompagnati da “politiche per l’invecchiamento attivo” del tipo sperimentato in altri paesi europei, che mirino a creare ambienti più adatti al lavoro delle persone in età matura, avvalendosi di schemi misti basati su part time integrato con una pensione parziale e di incentivi per riduzioni d’orario finalizzate all’apprendimento e all’aggiornamento permanente delle qualifiche professionali.
In funzione di un rafforzamento della pensioni più basse, crediamo che debba essere riconsiderato il sistema di indicizzazione delle pensioni. Tale revisione, per rispettare l’equilibrio finanziario del sistema, deve essere indirizzata verso le fasce inferiori dei trattamenti pensionistici a partire dai minimi e dalle soglie più elevate di età. In questo ambito va anche previsto l’aumento degli assegni sociali e dei trattamenti di invalidità civile più bassi.
I fondi dei lavoratori autonomi, che registrano da alcuni anni disavanzi crescenti, sono un altro punto su cui è ipotizzabile qualche intervento.
Per evitare valutazioni grossolane, si deve distinguere tra le nuove regole che, con le riforme degli anni Novanta hanno visto i trattamenti riallinearsi ai contributi effettivamente versati, e ciò che resta delle vecchie regole. Queste ultime avevano assimilato il calcolo dei trattamenti dei lavoratori autonomi a quello dei dipendenti, con aliquote di contribuzione per i primi pari a circa la metà di quelle dei secondi. La forte differenza nei rendimenti, ha creato oneri che possono essere contenuti, sia adeguando le aliquote contributive, sia ritoccando l’età della pensione.
Per il comparto degli autonomi, con il sistema contributivo a regime, esiste però anche un problema di adeguatezza delle pensioni. Mentre questo non costituisce un problema di grande rilevanza per quanto riguarda il commercio e i lavoratori autonomi propriamente intesi, soggetti per cui normalmente la pensione pubblica costituisce solo una quota delle entrate durante la vecchiaia. Il fenomeno è particolarmente grave per tutte le forme di lavoro intermittente, in particolare per quelle che sono regolate in forma simile al lavoro autonomo, per le quali riteniamo che andrebbe previsto un doppio intervento: da un lato il progressivo innalzamento dei contributi previdenziali e dall’altro a carico della fiscalità generale.
Una soluzione di respiro più ampio al problema della adeguatezza delle pensioni dei lavoratori con carriere intermittenti potrebbe prevedere l’erogazione di una “quota fissa di pensione”, finanziata per via fiscale, da aggiungere alla parte funzionante con il sistema contributivo. Si tratta tuttavia di un’ipotesi che presenta diversi aspetti problematici, che riguardano l’onerosità dell’intervento, gli effetti più o meno incentivanti sull’emersione del lavoro e la possibilità di accompagnare gli strumenti con un percorso di convergenza delle aliquote contributive tra autonomi e lavoro dipendente, con i relativi effetti sul cuneo fiscale e sul costo del lavoro sostenuto dalle imprese.
Tra le misure di carattere redistributivo, può rientrare anche una revisione dei criteri di attribuzione e di calcolo dell’assegno sociale, che consenta sia di abbattere una quota maggiore di pensione a calcolo nella definizione del reddito del beneficiario, sia di cumulare una percentuale maggiore dello stesso assegno sociale.
In generale, nel valutare gli interventi in favore dell’adeguatezza delle pensioni, non va comunque trascurato il fatto che le misure di carattere ridistribuivo, nella misura in cui fanno leva su risorse “esterne” al sistema previdenziale, tendono a innalzare il debito pubblico.
Sarà quindi necessario considerare attentamente le modalità di copertura finanziaria delle misure stesse per non aggravare l’evoluzione del debito pubblico in rapporto al Pil. In questo ambito si darà vita la confronto con le parti sociali al fine di fare la verifica sul funzionamento della
riforma Dini, così come era previsto che avvenisse nel 2005, verifica disattesa dal governo Berlusconi.
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Tutto ciò premesso, esprimo anch’io una personale insoddisfazione sul risultato finale dell’intervento, che però riconosco essere il massimo risultato conseguibile nelle condizioni politiche attuali.
L’intervento del Governo recupera quasi integralmente gli impegni programmatici, ma nonostante il richiamo prioritario alle linee fondamentali della riforma Dini, ha il grande limite di differire in significativa continuità con la “Maroni” la revisione dei coefficienti, nonostante questa operazione sia indispensabile a garantire l’equilibrio del sistema nell’architettura del sistema definito dalla riforma Dini.
Si caro Bebbo hai centato il punto:
- eliminare l’inaccettabile “gradino” e la riduzione del numero delle finestre che innalzano bruscamente e in modo del tutto iniquo l’età pensionabile, come prevede per il 2008 la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra;
il “gradino”, sebbene definito nel programma INACCETTABILE, non è stato assolutamente eliminato (ripeto come da su citato programma), è stato solo cronologicamente allontanato…
Se poi come dici tu dobbiamo rifarci ad un notaio per interpretare il programma, è chiaro che esso è stato scritto volontariamente in, come si diceva una volta, “Politichese” per poi poterlo applicare a piacimento…
P.S. ho deciso di smettere di “osservare” questo blog; pensavo che cercavate discussioni costruttive per cercare appunto di costruire un PD più giusto e più vicino alla gente, ma non capisco se sono io l’unico qui ad avere divergenze con il governo che ho votato, o se sono io l’unico dichiararlo. Ma per costruire un Partito “nuovo” non sarebbe anche giusto parlare degli strani contatti dei leader del PD con i poteri forti, delle alleanze variabili di Rutelli che ancora non si capisce se si riferisce a Giovanardi o Cesa o perchè no Previti e Dell’Utri, delle divergenze tra Margherita e Ds su tanti temi? Non si è neanche accennato della sconfitta della mozione del governo al Senato a causa di un esponente della Margherita. Mi sembra di vedere una semplice esaltazione di tutto quello che fa il Pd e il suo Governo. Scusate il lungo sfogo e nonostante le nostre divergenze vi auguro un grande in bocca al lupo…
Caro Osservazione,
sono molto dispiaciuto della tua decisione: la tua presenza sul blog ha rappresentato in questi giorni un motivo di confronto estremamente stimolante ed assolutamente corretto.
Due stili assai rari nel modo di fare politica ormai imperante, in Senato come nella più sperduta Comunità Montana.
Confidando in un tuo ripensamento, rientro nel merito della questione: l’eliminazione dell’inaccettabile gradino è correlata al primo punto programmatico, ovvero al recupero dello spirito e degli strumenti della riforma Dini: ovvero quote e revisione periodica dei coefficienti. Nel primo caso si è coerentemente provveduto, nel secondo è stata malauguratamente perseguita la via “maroniana” del differimento al 2010.
Con riguardo al punto da te sottolineato, vorrei far notare che il secondo punto programmatico non può assolutamante essere letto come blindatura dell’età di pensionamento a 57 anni, visto che solo poche righe oltre, nel programma si ribadisce che: “Con la tendenza all’aumento della vita media e all’interno di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico”.
Non riesco a vedere dove questo impegno programmatico risulti non rispettato nel progetto di riforma.
Quanto ai rapporti con il Governo (dell’Unione, non del PD o dell’Ulivo…), io sono fra quelli che esprime riserve e critiche sul suo operato, comunque ben consapevole che a questo non esistano alternative minimamente praticabili. Una di queste riserve è proprio in questi reply, nei quali ravviso l’incompletezza della riforma proposta: se poi le mie riserve sono diverse dalle tue e da quelle di altri amici del blog, questo fenomeno non è altro che il presupposto di un sano confronto democratico di legittime opinioni personali: l’essenza di quella che potrebbe essere definita “la bella politica” anche senza ricorrere al convolgente eloquio di Walter Veltroni.
Scrivo per l’ultima volta per ringraziare Bebbo delle sue parole e per fare una precisazione.
Quello a cui io mi riferivo era proprio il secondo punto, ovvero l’eliminazione dell’inaccettabile provvedimento Maroni, eliminazione che sotto gli occhi di tutti non c’è stata. Seconda cosa io non ho mai parlato di “blindatura” ai 57 anni d’età, ho parlato di un’innalzamento, per chi volesse, con dei piccoli incentivi, poichè sono sicuro che molti dei circa 150000 pensionati che nei prox anni devono andare in pensione con stipendi di circa 1300 euro sarebbero stati prontissimi, se non costretti, a continuare per qualche anno.
Inoltre voglio dire che io non sono un emerito economista, non sono affatto sicuro che la mia posizione sia la più giusta, non ho in tasca verutà assolute, ma non riesco ad accettare chi in questo sito festeggia l’arrivo di questa legge come una “buona riforma” e vuole anche brindare alla faccia di alleati che, ricordo, con i loro voti sono stati decisivi per permettere a Prodi di andare al Governo e per approvare anche questa riforma. Credo che bisogna smetterla di volere i voti della cosiddetta “sinistra estremista” e di pretendere che essa non chieda nienta in cambio. Credo che se c’è qualcuno in questo momento che fa “ricatti” nella maggioranza sono i centristi (Mastella su tutti) e un giorno magari grazie al Manifesto di Rutelli saranno quelli dell’UDC…
Inoltre, caro Bebbo, non so che età hai, mi auguro che tu abbia GIA’ un lavoro per poter rientrare in quella cerchia di FORTUNATI che in questo momento possono preoccuparsi di NON ricevere una pensione, io sono laureato e precario da 5 anni e l’unica cosa di cui mi devo preoccupare in questo momento è che con questa legge è probabile che i tempi per la tanto agognata assunzione si allontanano ancora di più. E con questo io non voglio semplicemente “coltivare il mio orticello”: io rappresento la regola nella situazione lavorativa dei giovani d’oggi e non l’eccezione. E’ questo per me il vero “scontro generazionale”…
Ribadisco il mio augurio a tutti voi, sono stato contento di aver casualmente incontrato persone con tanta passione, spero però che riusciate ad essere più critici e a chiedere di più alla vostra parte politica…
Caro Osservazione
ti invito anche io a continuare a seguire le discussioni sul sito ed a intervenire ogni qual volta ne hai voglia.
Personalmente il botta e risposta tra te e Bebbo mi è stato molto utile per comprendere una vicenda sulla quale (erroneamente, ma sull’onda emotiva di un precariato iper qualificato che ha compreso di avere sempre molti doveri e scarsi diritti) non mi ero per nulla soffermato, ritenendola un problema relativo alle necessità e “desiderata” di una fascia molto limitata di popolazione…ed in più non sopportando il gioco di un mondo sindacale (questo si ne sono convinto!) che ormai non rappresenta da tempo la società reale. Lo “scontro generazionale” si foraggia ed arricchisce con le idee da discutere, nell’arena…anche perchè credo che la nostra generazione non sia poi così nè motivata (nonostante le critiche e generalizzate condizioni di lavoro/vita) nè capace di cofrontarsi. Il sito vuole essere uno spazio dove incontarsi e argomentare, un’opportunità in più. Dal mio punto di vista non ho difficoltà a chiacchierare con un’esponente di Rifondazione o dei movimenti o con uno dell’UdC…anzi, il pensare di non riuscirci mi genera molte domande!
Caro Osservazione,
mi associo in pieno al post di d.lombardini, senza la discussione tra te e Bebbo ne saprei molto meno…
siamo troppo allineati al governo… ? … questo sito non segue una linea, ma è nato come un luogo di discussione, abbiamo scelto un blog proprio per questo…
Tutto sommato, credo che non si possa affermare che quella proposta sia la riforma migliore possibile, ma, in effetti, è un buon punto d’incontro tra esigenze diverse. Non dobbiamo dimenticare, come ripeto sempre, che in questo Paese dobbiamo fare i conti con un bilancio difficile e risicato che non ci permette, purtroppo, di affrontare i problemi al meglio. Per questo bisogna venirsi incontro e, magari, scendere anche a compromessi perchè democrazia vuol dire governo della maggioranza nel rispetto delle minoranze…e in questo caso la minoranza da rispettare saremmo proprio noi giovani!
Caro Osservazione, anche io mi auguro sinceramente che il tuo contributo continui ad arricchire i dibattiti che su questo blog si aprono sui principali temi di attualità politica.
Andando poi alla discussione in corso, faccio davvero fatica a capire come si possa sostenere che il famigerato “scalone” della Maroni non venga abolito nel caso passasse in Parlamento l’accordo raggiunto venerdì scorso con i sindacati.
Sappiamo tutti che, con la legge comunque ancora in vigore, dal 1° gennaio del 2008 l’età minima per andare in pensione si alzerebbe, nel giro di appena 24 ore, di tre anni (da 57 a 60). Bene, sulla base del nuovo compromesso questo automatismo verrebbe eliminato in maniera inequivocabile: dal 1° gennaio del 2008 si andrebbe infatti in pensione a 58 anni e non più a 60. E questo mi sembra sinceramente pacifico e difficilmente contestabile.
Che poi con la futura legge si introducano una serie di “scalini” (prima ogni 18 mesi poi ogni 24) attraverso il meccanismo delle “quote” è altrettanto pacifico, ma per favore non parliamo più di “scalone” perchè onestamente sarebbe come negare l’evidenza.
Non va inoltre nemmeno dimenticato che da parecchio tempo si parlava apertamente (mi riferisco in particolare a Padoa Schioppa, ma non solo a lui) della necessità di trovare un compromesso sulla riforma della previdenza. Un compromesso che tenesse conto sia della necessità di superare lo scalone sia della tenuta dei conti pubblici, e a tal proposito l’ipotesi “scalini” è quella che ha tenuto banco sin dall’inizio. Per cui, alla luce di tutto ciò, la soluzione trovata non mi sembra per niente scandalosa.
Ultima osservazione: visto che si cita spesso il programma elettorale, non si può far finta che il capitolo sulle pensioni contenga esclusivamente la volontà di superare lo “scalone”. Come scrive Bebbo c’è infatti un’ulteriore paragrafo che è parecchio chiaro, e che anche io “incollo” a costo di fare la figura del ridondante: “Con la tendenza all’aumento della vita media e all’interno di una modifica complessiva del rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro, l’allungamento graduale della carriera lavorativa, tenendo conto del diverso grado di usura provocato dal lavoro, dovrebbe diventare un fatto fisiologico”.
Orsù, caro Osservazione,
un poco di ironia non guasta: è il sale del confronto politico. Molte volte ho sentito battute e sberleffi (anche un po’acri, come il famoso “Diessino mettiti l’elmetto” nei confronti di Massimo D’Alema) rivolte a noi riformisti dagli esponenti della sinistra radicale. Se per una volta le parti si invertono non c’è di che aversene a male.
Anzi, ben vengano le risposte altrettanto sarcastiche, come quella sulla balena bianca arenata al largo di Gallipoli (non condivido, ma ammetto che mi ha strappato un sorriso).
Quanto al nostro blog, una “linea politica” non ce l’ha. Ognuno dice quello che pensa e ci piace molto che ci sia qualcuno che ci stimoli e ci metta in discussione “osservandoci da sinistra”.
Sono convinto che le alleanze di vecchio conio siano ancora valide, purché ci si confronti con rispetto, con passione e anche con franchezza.
Quanto ai temi che non sono stati ancora affrontati, ci sarà tempo e modo per farlo. Alcuni ad essere sincero non li giudico particolarmente degni di nota (l’emendamento Manzione sulla composizione dei consigli giudiziari è davvero piccola cosa e anche i guizzi strategici rutelliani mi appassionano poco).
Altri temi, come la questione del risiko bancario, meritano un approfondimento. Se continuerai ad osservarci, potremo parlarne insieme senza peli sulla lingua e senza risparmiarci qualche stilettata sarcastica.
E se l’opposizione della sinistra radicale dovesse frenare in Parlamento la riforma previdenziale (che magari può essere imperfetta, ma è cosa diversa dallo scalone), ti assicuro che mostrerò la mia faccia più truce. E tu potrai brindare alla mia salute…