Politica di “nicchia” e miopia da “scavalcamento”
Scritto da cristiano natili in Senza categoriaLeggo oggi, su Corriere.it, la seguente dichiarazione di Oliviero Diliberto riguardo alla proposta di rifoma della previdenza approvata venerdì scorso dai sindacati e dal Consiglio dei Ministri: “Un governo di centrosinistra – ha detto il segretario dei comunisti italiani – avrebbe dovuto avanzare una proposta diversa. Le quote? Sono una finzione”. E poi ancora, sempre su Corriere.it: “Credo che la battaglia inizi ora. Già ad agosto”, preannunciando che il Pdci inviterà i lavoratori a votare “no” in occasione del referendum sull’accordo relativo al capitolo pensioni indetto dalle confederazioni.
Personalmente rispetto la posizione e le idee di Diliberto ma allo stesso tempo non condivido una virgola delle sue parole. Tanto per cominciare mi piacerebbe sapere per quale motivo le quote sarebbero una finzione. Al contrario, le quote rappresentano semplicemente e in maniera chiara una modalità di innalzamento dell’età minima per andare in pensione. Su questo si può essere o non essere d’accordo, ma l’intento è cristallino e non mi sembra proprio che il meccanismo “età anagrafica + età contributiva” sia un tentativo di mascherarlo.
Vorrei poi sapere quale sarebbe la “proposta diversa” che avrebbe dovuto avanzare un governo di centro-sinistra. Dal momento che lo “scalone” della Maroni verrebbe in tal modo cancellato (continuo infatti a non capire come si possa sostenere il contrario), ne deduco che si faccia riferimento (magari sono però io a interpretare male) al fatto che la riforma sarebbe dovuta servire ad abolire sic et simpliciter lo “scalone” stesso, con l’età minima per il pensionamento ferma a 57 anni o, al massimo, alzata ai 58 del primo “scalino”. Va bene tutto, ma mi si spieghi allora dove andare a trovare il denaro per finanziare un intervento del genere e rendere sostenibile, a lungo termine, il sistema previdenziale italiano.
Viste pure le parole di Diliberto che annunciano l’invito ai lavoratori a votare “no” al referendum indetto dalle confederazioni, non c’è il rischio che le forze radicali della maggioranza perdano di vista l’interesse generale perchè troppo concentrate sul tentativo di scavalcare a sinistra i sindacati? Ho infatti la sensazione che tanto il Pdci quanto Rifondazione si stiano esercitando nella gestione di una politica, più che massimalista, “di nicchia”, orientata ad accontentare qualsivoglia appetito del loro bacino elettorale senza tenere conto di una realtà molto più complessa, che deve invece affrontare una serie di problematiche non differibili come, ad esempio, la scarsità delle risorse economiche.
Credo non sia un caso che lo stesso segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nei giorni della trattativa abbia esortato i partiti a evitare invasioni di campo. E credo sinceramente che, senza gli interventi delle forze radicali della maggioranza, l’accordo sarebbe stato raggiunto prima e in maniera meno travagliata.
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che dire… il leader di un partito di governo che chiederà ai lavoratori di non votare un accordo tra i sindacati e il suo governo… si commenta da solo…
A mio avviso il punto chiave l’hai centrato: cosa avrebbe dovuto fare un governo di sinistra? siamo a chiedercelo… visto che la discussione è aperta da mesi, e Diliberto ha avuto tutto il tempo per farle le sue proposte…
Con queste uscite da partito di opposizione, come non pensare a spudorate manovre di facciata?!
Non ho parole…ho solo una reazione isterica quando vedo Diliberto in TV….cambio prima della prima battuta! Ma ho fatto domanda per una comunità di cura e spero di superare al più presto questa ragionata schizofrenia!!!
Non c’è che dire: un partito di lotta e di governo…