Non solo acciaio…lo sviluppo a Terni – 1ª Puntata
Scritto da Daniele Lombardini in Il punto su Terni, Segnalazioni, Senza categoria
Vorrei inaugurare così una serie di interventi dedicati alle possibilità dello sviluppo economico – sociale e culturale a Terni. Cercare di aprire un discorso con tutti voi sulle potenzialità, i punti di forza e le criticità esistenti. Per farne patrimonio comune di discussione.
Sono molto rincuorato dal paradigma oggi condiviso nella città di una visione della Terni del futuro che non volta completamente le spalle rispetto alla sua storia produttiva (lungi da me intenti nostalgici!!!). Fino a qualche tempo fa si sentiva parlare anche nel “DS e limitrofi pensiero” di girare pagina, mentre più saggiamente ora si afferma di voler qualificare al massimo i settori siderurgici e chimici, proteggendoli maggiormente dai maremoti del mercato globale, congiuntamente all’elaborazione di un nuovo corso nei rapporti con le multinazionali presenti nel territorio. Il disegno prevede poi che a questo zoccolo duro poi si affiancheranno progressivamente (speriamo!) una serie di nuove attività legate all’Università, alla Ricerca, alla Cultura, al Turismo e al Commercio.
Diciamo che, strizzando un occhio alla letteratura sullo sviluppo locale, si potrebbe azzardare che ad una situazione come quella ternana può essere associato lo schema del Distretto Culturale Evoluto (si sta affermando in alcune realtà urbane europee di media dimensione ed in riconversione economica), che sintetizza le tre formule del Distretto Tecnologico, Distretto della Conoscenza e Distretto Culturale in un percorso logico del dibattito che prende le mosse dalla particolare esperienza italiana dei Distretti Industriali…ma questo è un altro post !!!
Tornando all’intento iniziale volevo ora riflettere sull’attuale apporto del settore chimico, non sulla sua brillante evoluzione a partire dal 1887 e riconosciuta affermazione nella Provincia di Terni (ricordiamo il Nobel del 1963 del Prof. Natta), sulla massa critica esistente. Perché molto spesso alcune risorse sono in casa, ma non si conoscono adeguatamente per usarle come leva!
10 realtà produttive (Nuova Terni Industrie Chimiche s.p.a, Alcantara s.p.a., SGL Carbong Group s.p.a., Basell Polyolefins – Italia s.r.l, Gruppo Meraklon s.p.a, Texofil s.r.l, Treofan s.p.a, Novamont s.p.a, Tarkett s.p.a Italia, Bayer Sheet Europe s.p.a), 2 aziende leader mondiali nelle loro produzioni ed un comparto che impiega 1397 addetti “skilled” nell’area tra Terni, Narni Scalo e Nera Montoro: 970 operai, 311 impiegati, 98 quadri, 18 dirigenti (Dati 2005, fonte: G.Piantoni, Storia dell’industrializzazione chimica a Terni e Narni).
In particolar modo mi colpisce l’attività produttiva della Novamont nel campo delle bioplastiche. Non certo un “colosso”con i suoi 53 addetti a Terni (di cui 33 operai) e 58 a Novara (tutti impiegati), ma con una capacità innovativa e delle potenzialità fuori dal comune. Mater.Bi e Bio-Diesel le due parole chiave: il primo una plastica ecologica (riciclabile) ricavata dall’amido di mais, grano e patata il cui valore ambientale è stato addirittura riconosciuto al Summit Onu del 2002 a Joannesburg (ampio il ventaglio di utilizzazione: dalla linea igienica, ristorazione, agro, accessori, imballaggi fino alla linea per pneumatici a bassa resistenza al rotolamento…ma soprattutto un processo di integrazione Chimica-Ambiente-Agricoltura economicamente sostenibile!!!); il secondo una sperimentazione di carburante che non influisce sull’effetto serra essendo privo di zolfo ed anidride carbonica, la cui applicazione non implica modifiche per i motori esistenti (il Comune di Bologna fa circolare 300 taxi a Bio-Diesel).
Certo l’espansione della Novamont sarà determinata dallo spazio che concederanno la distribuzione, i poteri del settore petrolifero e l’approvvigionamento della materia agricola. Molto dipenderà dalla sensibilità ecologista del Mondo. Quello che però non comprendo è perché se Catia Bastioli, amministratrice delegata di Novamont, viene premiata nello scorso aprile 2007 dall’UE come “inventore europeo dell’anno” per “il contributo sostanziale e duraturo per il progresso tecnico in Europa” a Terni non siamo altrettanto consapevoli di questa eccellenza territoriale???
A Maranello già agli albori dell’avventura di una Rossa da esportazione, intuivano di avere in casa una Ferrari…
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Conoscevo la realtà della Novamont dai servizi di Report. Le potenzialità sviluppo dovrebbero essere interessanti anche dal punto di vista dell’indotto: se non ricordo male, non usano direttamente i prodotti agricoli, ma necessitano di un semilavorato che deriva da quei prodotti e che è difficilmente reperibile, e comunque disponibile per la maggior parte fuori regione.
Domanda ingenua: nessuno ha pensato di produrre il semilavorato in Umbria, creando una logica di filiera?
L’esperienza di Novamont è indicativa di quale può essere il ruolo sociale delle imprese che adottano politiche di sviluppo del business compatibili con le esigenze di sostenibilità e di condivisione del benessere con la comunità locale che le ospita.
Vi do una bellissima notizia. La filiera che Francesco ipotizzava già esiste da alcuni mesi, per comune volontà di Novamont e di Coldiretti che insieme ed in modo esemplare hanno progettato ed avviato la creazione di quello che potrebbe sembrare un distretto della chimica ecocompatibile.
<a href=”http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2006/10/rb131006_bioraffineria.shtml?uuid=8d451432-5abe-11db-b796-00000e25108c&DocRulesView=Libero” rel=”nofollow”>Per maggiori informazioni</a>
Perché dico “potrebbe sembrare”? Perché – con il massimo rispetto e la massima ammirazione verso una iniziativa che per contenuti e modalità di attuazione emerge con forza nel troppo asfittico panorama dell’innovazione sostenibile nel nostro paese – anche questa nuova avventura nasce con gli stessi limiti di altre, più o meno fortunate, che hanno contraddistinto la storia economica del comprensorio ternano degli ultimi decenni.
Anche in questo caso, infatti, i pur ingenti effetti del nascente business si traducono nel territorio solo in insediamenti produttivi ed indotto. Una dimensione certamente rilevante per lo sviluppo economico locale, ma non determinante per l’avvio di una nuova e duratura prospettiva di crescita per il nostro territorio.
A Terni c’è poca consapevolezza del grandissimo riconoscimento assegnato alla folignate Catia Bastioli perché le determinanti dell’innovazione realizzata non sono a Terni, ma a Novara: lì si fa ricerca applicata e si sviluppa il prodotto, lì si tessono le strategie aziendali e le partnership di sviluppo, li si studiano le campagne di marketing e di comunicazione. Lì si trovano tutte le funzioni aziendali “ricche”: quelle che in modo più netto ed efficace potrebbero stimolare lo sviluppo nell’ambiente circostante.
Con questo non voglio dire che a Terni in Novamont non si facciano attività rilevanti e feconde per il territorio: farei un torto gravissimo a chi vi lavora e consente di realizzare da fini prototipi un prodotto finito di qualità e concorrenziale sui mercati.
Però non posso fare a meno di immaginare cosa potrebbero diventare la nostra città, la nostra università, il nostro tessuto imprenditoriale e le prospettive di vita per i più dinamici e creativi concittadini se più di una simile rilevante iniziativa economica assurgesse ad autentico volano dello sviluppo locale, insediando sul nostro territorio anche quelle funzioni aziendali “ricche” che ancora e per gran parte mancano nella Terni del 2007.
Non è, questa, una utopia, ma la semplice osservazione di cosa è successo in pochi anni trenta Km più a nord di Terni: a Massa Martana, nella straordinaria multinazionale familiare tascabile di Gianluigi Angelantoni.
<p><p>Esatto Bebbo…proprio lì volevo arrivare!<br /><br />
Oltre al fatto che andrebbero conosciute e divulgate maggiormente nella città le iniziative più dinamiche – a vario titolo e con varie ricadute – presenti perchè generano una visione condivisa fra gli attori di un sistema territoriale, creando una sorta di “accreditamento” e le precondizioni dello sviluppo (onestamente quanti ragazzi o quanti avventori dei bar, casalinghe sanno cosa producono le più grandi aziende di Terni???), bisogna realmente interrogarsi sulla presenza di quali settori delle attività delle multinazionali devono essere implementate nella Conca. Anche con una serie di interventi e politiche volte a stimolare le stesse aziende ad investire nel territorio. A questo proposito il rapporto con una VERA UNIVERSITA’ CHE FA RICERCA e il RUOLO DEI C.D. IMPRENDITORI ISTITUZIONALI è fondamentale! Nel rispetto di una strategia dello sviluppo. Scegliere con coraggio, tenendo sempre presente che non ci sono ricette facili ed immediatamente spendibili, ossia che l’arco temporale dello sviluppo economico-sociale-ambientale e culturale di un territorio sopravanza di gran lunga la vita delle varie giunte amministrative.<br /><br />
La Angelantoni o altre reltà dell’Alta Umbria non le prenderei però troppo in considerazione; sono figlie di una storia diversa e non di una programmazione e la stessa “tascabilità” genera non pochi probemi come la riproduzione di logiche e schemi “paesani” all’interno dell’attività imprenditoriale.</p></p>
a quanto mi risulta la novamont è l’unica azienda che produce sacchetti di plastica da materiale bio. Saranno gli unici sacchetti permessi a partire dal 2010 (finanziaria 2007). Ci sono potenzialità di grande sviluppo, credo.
Per quanto riguarda la filiera con gli agricoltori, lo stanno facendo anche alla Tarkett che produce linoleum.
Per il resto la logica di filiera è ancora preistoria qui da noi (esagero…).