Vi confesso il mio imbarazzo e la mia difficoltà nello scrivere un post sulla vicenda delle intercettazioni.
L’argomento è ostico per chi, come me, è stato da sempre un sostenitore dei DS e nel contempo ha approcciato per la prima volta la politica nell’epoca di Mani pulite.
Intendiamoci, la storia di oggi è ben diversa da quella di allora. Non stiamo parlando di un diffuso sistema di corruttele che soffoca la nostra economia. Credo anzi che non sia così scontato che dalle intercettazioni emergano profili penali a carico di Fassino e D’Alema.
Certo, ancora una volta si solleva il problema del rapporto tra politica e magistratura, ma non mi pare questo il vero nodo della questione. Bene fa il Gruppo dell’Ulivo a non opporsi all’utilizzo delle intercettazioni e ad esprimere come sempre fiducia nell’operato dei giudici.
Il nodo è un altro, il solito, il più ostico da sciogliere e riguarda, anche al di là degli aspetti formali, il rapporto tra politica ed economia.
Il PD si deve chiedere, con chiarezza assoluta, quale sia il giusto rapporto tra la politica e il sistema economico.
Qualcuno pensa sia lecito, anzi doveroso, per chi si pone alla guida di un Paese, favorire nei processi di trasformazione dell’economia i soggetti economici che ritiene migliori, magari supportandoli nell’azione di contrasto contro i vecchi potentati o contro la concorrenza del capitale straniero.
Altri sostengono che, secondo i dettami del libero mercato, alla politica spetti “solo” di porre le regole, alla magistratura e alle autorità indipendenti di verificarne il rispetto, alla stampa di controllare per conto dei cittadini e ai soggetti economici di competere, all’interno delle regole date e senza che vi siano reciproche interferenze.
Capisco le ragioni che sostengono la prima posizione. Ma se vogliamo almeno provare ad essere davvero liberali credo sia doveroso abbracciare, per quanto difficile sia, la seconda visione dell’economia e della politica.
E’ un’utopia?
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Caro Francesco…non credo poi sia così difficile seguire la seconda impostazione. O meglio, almeno per chi vive nella fascia di età 30/40!
Consapevoli che la commistione economia politica sia inevitabile e che al contempo non è possibile in Italia un “sistema di emersione” dei gruppi di pressione/interesse penso che, tranne in una gamma di prestazioni al cittadino, per le quali devono essere assicurati dal mercato degli standard di servizio (magari definiti dallo Stato), la ripartizione che hai delineato immagino sarà l’approdo più o meno naturale del processo in corso.
Sulla vicenda delle intercettazioni sulle scalate bancarie che riguardano D’Alema, Fassino e Latorre (oltre a tre deputati di Forza Italia) dico semplicemente che i Ds hanno fatto la cosa giusta nell’invitare il Parlamento a concedere l’autorizzazione alla Forleo per utilizzarle ai fini delle indagini.
Ciò che mi interessa davvero è però il discorso più ampio introdotto da Francesco. Personalmente ritengo che non esistano alternative. Il sistema al quale si dovrebbe puntare è quello che prevede la possibilità per tutti di competere liberamente nel mercato all’interno di regole chiare, nette e precise.
Un sistema dove magistratura e autorità indipendenti abbiano i poteri e gli strumenti necessari per controllare e, ove necessario, sanzionare. Dove la politica possa stabilire paletti uguali per chiunque senza cedere alle pressioni delle lobby e delle corporazioni. Dove gli organi di informazione siano in grado di esercitare la funzione di “watch dog” necessaria in una democrazia compiuta.
Il Partito Democratico che vorrei, a mio avviso, non può non porsi l’obiettivo fondamentale di promuovere questo tipo di valori guida.