Archivio per luglio 2007

Quante volte abbiamo ascoltato La canzone popolare di Fossati accompagnare le iniziative dell’Ulivo?
Non sembra il caso di attingere al juke box dei 30 – 40enni per individuare un pezzo che provi a dare ritmo, emozione e slancio alla nuova stagione del Partito Democratico?
Un brano italiano, straniero o solo strumentale???
Al via le consultazioni qui su Punto Democratico…chissà potrebbe essere proprio la vostra scelta la definitiva a livello nazionale!?
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(Prosegue qui la discussione aperta dall’articolo di Angela: “Quali sono i costi da tagliare?” )
L’ultimo commento di Francesco sulla questione della riduzione del numero dei parlamentari mi solletica alcune riflessioni sul tema delle riforme costituzionali. Anche se ammetto che ci sono punti perfettibili, sono sempre molto prudente di fronte all’idea di toccare la Carta fondamentale. Mi sembra, infatti, che quasi tutte le riforme che sono state fatte, in particolare negli ultimi anni (forse ad eccezione della riforma del Titolo V) abbiano prodotto parecchi danni, molti più dei vantaggi che miravano a perseguire.
Che dire della modifica dei quorum per l’approvazione delle leggi di amnistia e indulto, decisa nei tempi del rigurgito moralistico dell’epoca di “mani pulite”? Sappiamo bene cosa ha comportato: carceri in sovraffollamento per decenni e la prima legge di indulto senza amnistia della storia italiana, che oltre ad essere un “pasticciaccio” di mediazione politica (rectius: di mediazione di interessi), continuerà a produrre per anni processi inutili, con costi a carico del solito contribuente più o meno ignaro e a carico del già sofferente sistema giustizia (in termini di aggravio di lavoro).
E cosa dire della circoscrizione estero? Mi piacerebbe sapere se esistono altri Stati al mondo che consentono l’elezione di “rappresentanti dedicati” a coloro che, per quanto possano mantenere un legame più o meno stretto con il proprio Paese d’origine, tendenzialmente, in quanto non residenti, non sono soggetti ad imposizione fiscale in Italia e non usufruiscono dei servizi pubblici; su cosa si radica, quindi, il diritto di partecipare alla decisione politica, che è in primo luogo la decisione su come spendere il denaro pubblico? Per converso, chi si occupa dei diritti politici degli immigrati che lavorano in Italia, con regolare permesso di soggiorno, usufruiscono dei servizi resi dalle amministrazioni e partecipano al gettito erariale?
E pensiamo forse che le “quote rosa” saranno davvero utili ai fini dell’incremento della rappresentanza politica femminile? Introdurre incentivi economici ai partiti in ragione delle donne elette – e non meramente candidate -, non sarebbe stato molto più efficace della riforma dell’art. 51? Avrebbe semplicemente reso “conveniente” per i partiti eleggere donne. La cosa non avrebbe intaccato il diritto di elettorato passivo maschile e non avrebbe richiesto alcuna modifica costituzionale. Ove ci fosse stata una reale volontà in questo senso…
Sono tre esempi di riforme costituzionali passate quasi sotto silenzio, accettate dalle maggioranze e dalle opposizioni, per le quali nessuno, a suo tempo, ha chiesto referendum costituzionali o è sceso in piazza.
Meno problematica mi sembra la riforma del Titolo V: le disfunzioni prodotte, soprattutto in termini di contenzioso Stato-Regioni, a mio avviso, sono da imputare più che alla modifica costituzionale, alla politica centralista del governo Berlusconi (sempre pronto ad impugnare le leggi regionali, con buona pace della devolution, tanto sbandierata alle cronache).
Ho come l’impressione che quando la politica non riesca a fare il suo mestiere o non intenda assumersi certe responsabilità, pensi a modificare le regole costituzionali. Ma nella maggior parte dei casi, ove ci fosse una reale volontà di raggiungere certi obiettivi, l’effetto utile perseguito con la riforma costituzionale potrebbe essere raggiunto con modifiche legislative o dei regolamenti parlamentari, come Francesco suggeriva, o addirittura semplicemente applicando differenti comportamenti da parte delle forze politiche.
La Costituzione è molto leggera anche sugli aspetti della forma di governo e si dimostra compatibile con molti sistemi politici differenti.
I parlamentari in Italia sono tanti, è vero. Questo è uno dei punti perfettibili. Ma possiamo considerare una priorità politica ridurre il loro numero? I risparmi prodotti da una riforma del genere quanti sarebbero? Facciamo due conti: la liquidazione di Cimoli sarebbe stata sufficiente per pagare lo stipendio dei nostri parlamentari per quanto tempo?
Inoltre: quante delle disfunzioni di inefficienza del sistema parlamentare dipendono dalla regole e quante dalla politica? Forse ne soffriremmo di meno, se avessimo governi stabili e maggioranze coese, obiettivo raggiungibilissimo, a Costituzione invariata, con una riforma elettorale seria.
L’aspetto relativo all’ordine di priorità delle cose da fare mi sembra importante da considerare.
Questa argomentazione mi è utile anche in riferimento alle fondate argomentazioni sollevate dall’utente “Osservazione” nel suo commento odierno: ovviamente, dal mio punto di vista, sono ben accetti i provvedimenti che limitano abbuffate e telefonini (chi può sparare sulla croce rossa?), ma continuo ad aspettarmi molto di più da un governo riformatore di centro-sinistra. Qualcosa che abbia lo stesso spirito delle “lenzuolate” di Bersani per esempio.
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PD: Margherita e DS già ai ferri corti
Mi chiedevo quanto tempo dovessi aspettare per leggere un titolo del genere sui giornali locali. Ne è bastato poco.
Non entro nel merito della polemica, tra l’altro relativa al Comitato comunale 14 ottobre (immaginate quando si inizierà a parlare di liste…), anche perché confesso di essermi addormentato già alla quarta riga dell’articolo. 
Lascio l’esegesi dei conflitti correntizi, senza dubbio fondati e legittimi, a persone più pazienti e acute del sottoscritto (o comunque con più tempo a disposizione).
Mi limito a formulare un appello. I giorni che ci separano dal 14 ottobre sono cruciali.
Dobbiamo offrire alla città un’immagine diversa.
Dobbiamo dimostrare che il Partito Democratico non è solo «vino vecchio in otri nuove».
Dobbiamo convicerci e convincere la città che è possibile un altro modo di fare politica.
Ci riusciremo?
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Se il ddl per la riduzione dei costi politico-amministrativi potrebbe comportare un risparmio di spesa di 800 milioni di euro (più 500 milioni per gli enti locali), ce li siamo già ampiamente rimangiati con il rinnovo dei contratti dei 200mila ministeriali che,secondo i giornali, dovrebbe prevedere un aumento medio di 101 euro mensili; la prossima Finanziaria, secondo l’accordo di maggio, dovrà prevedere 3,7 miliardi aggiuntivi per tutto il settore pubblico. Considerate le prassi dei premi, l’aggancio al criterio della produttività, peraltro secondo criteri fumosi (e temo che non sia un caso!), mi sembra, a prima vista e salvo eccesso di demoralizzato pessimismo, solo un contentino demagogico privo di reale consistenza.
Di questa misura, di cui dovremmo ringraziare anzitutto il sindacato italiano per la consueta lungimiranza nella scelta delle politiche, immagino che il Paese reale sentisse proprio il bisogno, soprattutto in considerazione di una valutazione comparata rispetto al “resto del mondo” che statale non è. Ma mi rendo di avere un punto di vista eretico, in un Paese dove alcuni privilegi non sono solo intoccabili, ma anche indiscutibili (e in molti casi, previsti per legge).
Continuo a pensare che non si dovrebbero tagliare i costi della politica: vorrei amministratori locali e nazionali ottimamente pagati, almeno quanto lo sono quelli privati se valgono, sottratti alle lusinghe della corruzione, in grado di spendere in tempi di formazione e di ragionamento creativo. Quelli invece da combattere mi sembrano i costi degli interessi trasversali che navigano sopra una politica sempre più debole, di qualunque colore essa sia, ricattandola e piegandola ai propri tornaconti. Dagli arcinoti amministratori di nomina governativa, in giù.
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E’ stato approvato il 13 Luglio dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge a firma del ministro per l’Attuazione del programma Santagata per la riduzione dei costi politico-amministrativi e per la trasparenza della pubblica amministrazione.
Le cifre esatte devono ancora essere messe a punto dalla Ragioneria dello Stato ma si ipotizzano 800 milioni di risparmi per quanto riguarda lo Stato e 500 milioni per gli Enti locali.
Quali i provvedimenti in sintesi?
- riduzioni per le auto blu (introduzione veicoli collettivi), i telefonini (verranno introdotte norme per favorire l’uso della posta elettronica e del Voip) e gli immobili- riduzione a 12 del numero dei dicasteri- riduzione dei costi degli apparati di supporto degli organi politici nella misura del 20 per cento rispetto alla media dei costi sostenuti nell’anno precedente- per quanto riguarda il riordino annunciato delle comunità montane, si stabilisce che la montagna inizia a 600 metri: il comune deve avere l’80 per cento del territorio ad un’altitudine superiore a 600 metri” oppure con “un dislivello di almeno seicento metri”; è previsto inoltre “il taglio del 50% del numero dei consiglieriE non solo…
I risparmi previsti dal ddl dovrebbero essere realizzati, secondo Santagata, nella loro interezza in “un ciclo di cinque anni”. per garantire l’attuazione delle misure previste dal disegno di legge sui costi della politica verrà istituita una cabina di regia interistituzionale
Quali gli effetti del ddl sugli enti umbri? Le anticipazioni tratte dai quotidiani locali
Il “terremoto” come impatterà con il processo di riforma endoregionale in corso?
Al di là di cifre e conti credo che il ddl sia un primo passo doveroso non solo dal punto di vista della razionalizzazione economica ma per il recupero della credibilità nei confronti di una società sempre più lontana dal dibattito pubblico. Anche se mi sarebbe piaciuto anche qualcosa sui “gettoni di presenza” delle aziende pubbliche…
Staremo a vedere.
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… a volte vengono in mente tante cose.
Stamattina, forse per il caldo, forse per lo stress, a me è venuto un modestissimo aforisma, dal basso della mia totale insignificanza rispetto a ben più alte scienze politiche e sociali:
Non posso che diffidare di chi mi tira per la giacchetta.
Ma di quale considerazione potrà mai godere chi cerca di sfilarmi di dosso i pantaloni?
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Visto che mi trovo a lavorare in una delle domeniche più torride dell’anno, la notizia che vi segnalo in allegato mi sa proprio di beffa. Sono senza parole…
Dal messaggero: la piscina dello stadio
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Mentre la “questione femminile” per l’elezione dell’assemblea costituente è stata risolta con la regola del 50%, nulla è stato deciso per favorire la rappresentanza delle generazioni più giovani, a parte lo sconto di 3 euro per chi ha meno di 25 anni sull’obolo da versare per partecipare alle votazione.

Praticamente un gelato tre gusti con panna.
Insomma: niente “quote verdi” e magari è pure meglio così. Ma quel che è certo è che fin da ora occorre mobilitarsi per abbassare l’età media dell’assemblea costituente.
Lo dico da subito con chiarezza. Per avere il mio voto una lista dovrà offrire reale possibilità di elezione a candidati che abbiano i seguenti requisiti:
1) Avere meno di 40 anni.
2) Avere almeno una laurea o essere in procinto di conseguirla.
3) Leggere almeno un libro al mese (e i libri scritti dai politici non valgono…).
4) Conoscere almeno una lingua straniera.
5) Utilizzare internet senza problemi.
Chi sottoscrive?
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Più liste collegate ad un unico candidato.
Alternanza paritaria tra uomini e donne.
Si vota da 16 anni in su e possono votare anche i titolari di permesso di soggiorno.
Per presentare una lista servono 100 firme.
Per saperne di più leggete il chiaro articolo di Stefano Ceccanti.
In allegato potete leggere il regolamento completo.
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Annuntio vobis che siamo presenti anche nel neonato Comitato comunale “14 ottobre”. Ormai pare che non si possa fare a meno di noi!
Un grazie a Daniele e Roberto che nella conferenza di insediamento hanno ottimamente fatto propaganda per la nostra associazione, dimostrando (a quanto mi è stato riferito) anche invidiabili doti da arringatori di folle.

Cliccando sull’immagine allegata potrete vedere Daniele che arringa il Comitato 14 ottobre, mentre in primo piano un rappresentante della «vecchia politica» prende coscienza che con l’arrivo del Punto le sue ore sono ormai contate…
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