Archivio per luglio 2007

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Costretto da infausto maltempo a periodi di riflessione forzata durante le agognate “ferie” alpine (tecnicamente quali dal momento che come tanti di voi sono un co.co.co???) ho colto l’occasione per confrontarmi con diversi grappini ed un libro di Alessandro Campi del 2005 Una certa idea dell’Umbria, Morlacchi Editore. Campi, professore associato di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia, non certo di spirito sinistrorso, descrive così il c.d. “modello umbro” : <<…l’Umbria è una realtà che deve la propria unità politica, la propria fisionomia istituzionale e la propria autocoscienza storica all’azione condotta a partire dalla fine degli anni ’50 da un ceto di politici ed amministratori locali (in prevalenza di sinistra) cui va riconosciuto, con il senno di poi un merito indubbio: quello di aver elaborato una cultura regionalista d’ispirazione social – democratico – dirigista in grado di ingabbiare (senza tuttavia sconfiggerle definitivamente) le spinte centrifughe e le pulsioni campaniliste storicamente dominanti sul territorio. Da quella cultura, ben presto divenuta una vera e propria ideologia con forti connotazioni anticentralistiche e autonomistiche, è derivata una pratica del governo locale che ha saputo combinare, per almeno un ventennio, una visione strategica dello sviluppo della regione, basata sulla concertazione sociale e su una logica di scambio politico, con dosi massicce di pragmatismo. Il tutto, come accennato, sotto l’indirizzo dei partiti e delle loro macchine organizzative[..]un ruolo quello dei partiti[…] che con il passare degli anni ha finito per produrre un clima quasi stagnante, caratterizzato dal conformismo culturale, da una ormai cronica mancanza di ricambio politico, da una totale assenza di innovazione…>> ed ha determinato di conseguenza la debolezza strutturale della società civile umbra.

Non mi trovo troppo distante da questa analisi, ma soprattutto dal passaggio sul rapporto partiti – “società davvero civile”: << I partiti […] sono pur sempre il mezzo più idoneo per trasformare le istanze della società, molteplici e spesso contraddittorie, in domande politiche dotate di un minimo grado di coerenza e quindi, per chi abbia in mano il governo della cosa pubblica, in decisioni collettivamente vincolanti. Ma i partiti non esauriscono la politica, il pluralismo e la partecipazione dei cittadini alla sfera pubblica […] la delega ai partiti di una funzione di governo non può essere considerata, da parte della società civile, come una rinuncia alla propria responsabilità, ai propri doveri ed al proprio spirito critico, alla propria capacità ad incidere sulle grandi questioni di interesse collettivo. Una società davvero civile – autenticamente libera e pluralistica – è solo quella capace di porsi nei confronti del potere politico in una posizione, al tempo stesso, di collaborazione e di antagonismo…>>.

Ritengo sia un punto centrale per il PD in Umbria (ed in modo particolare a Terni, una città che da troppo tempo si trova in mezzo al guado nella ricerca di una nuova o meglio rinnovata identità) trovare gli strumenti di ascolto, le modalità organizzative e partecipative, i luoghi di elaborazione e condivisione appropriati per stimolare una società civile regionale che sia davvero tale.

Cosa ne pensate?

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veltroni-alfano.jpgVale la pena di leggerlo

“Ora è il tempo di una nuova svolta radicale, e credo che tutte le forze che hanno interesse ad una crescita ispirata alla qualità sociale debbano capire che sono i giovani, oggi, i più discriminati, i più aggrediti da un assetto della società che volta loro le spalle. Tre milioni di ragazzi si trovano nella stessa situazione di “sfruttamento” in cui si sono trovati in altri decenni della nostra storia gli operai che il sindacato ha giustamente difeso e tutelato. Ora è il tempo di difendere e tutelare loro.”

“E’ compito dei democratici la ricerca seria e costante di un equilibrio fra i conflitti delle società moderne che non vada a scapito delle generazioni future con l’aumento del debito. E’ un compito che i democratici italiani vogliono affrontare insieme a tutte le forze migliori del Paese, alle imprese, al sindacato, per scrivere un moderno patto tra le generazioni per il nuovo secolo. ”

Musica per le mie orecchie.

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La via maestra per le riforma elettorale è senz’altro il Parlamento. Su questo credo che ci sia accordo pressoché unanime, condiviso anche dagli stessi promotori del referendum.

Il punto però è che la storia ha ripetutamente dimostrato come sia veramente difficile per le forze politiche in campo intervenire sulle leggi elettorali: metaforicamente, è come decidere le regole del gioco a carte in mano (nella specie, previa visione di sufficientemente precisi sondaggi elettorali), in assenza di quel “velo di ignoranza” che i costituzionalisti americani hanno evidenziato come la migliore condizione storica per la scrittura dei meccanismi equilibrati di funzionamento del sistema politico. Così è stato in Italia ai tempi della Costituente: nessuno realmente sapeva, nel momento della scrittura delle regole del gioco, chi avrebbe governato e chi sarebbe stato opposizione. Ergo: nessuno poteva pensare di  “fregare”, l’altro per avvantaggiare se stesso e tutti, piuttosto, avevano interesse a creare un meccanismo di pesi e contrappesi che tutelasse tutte le parti e il sistema nella sua interezza.

Oggi sarebbe mai credibile pensare di chiedere al Parlamento italiano di introdurre una soglia di sbarramento decisiva, ad esempio? Sempre per restare in ambiente americano, qualcuno ha scritto che è molto difficile chiedere ad un tacchino di fissare la data del Natale…

Ovviamente, per come è disegnato nel nostro ordinamento costituzionale, il referendum abrogativo è un succedaneo e “un’arma spuntata” rispetto al potere legislativo creativo delle Camere: al massimo da abrogativo, può diventare manipolativo (togliendo alcune parole delle disposizioni di una legge, tento di modificarne il contenuto). Ma è proprio in questo modo e con il suo limite “negativo” che può essere utile.

Quando all’inizio degli anni ‘90 il sistema politico era in piena crisi, completamente avvitato su se stesso dopo 40 anni di pentapartito, e le istituzioni rappresentative apparivano del tutto delegittimate, la crisi è stata tamponata dal capo dello Stato, organo costituzionale di garanzia, “reggitore dello Stato nei momenti di crisi del sistema” (secondo la teoria di Esposito). Ma si è usciti definitivamente dalla crisi proprio grazie all’intervento del corpo elettorale che, “manipolando” l’allora vigente legge elettorale del Senato, ha di fatto introdotto il sistema elettorale maggioritario. Le imperfezioni dell’intervento demolitore sono state poi “limate”  da un successivo intervento del legislatore che però non ha potuto disattendere la volontà popolare chiaramente espressa.

Mi sembra che l’episodio dimostri come il referendum, quale correttivo “minimo”  di democrazia diretta al sistema parlamentare-rappresentativo, funzioni efficacemente come puntello e stimolo per tutti i casi in cui sia necessario superare un conflitto di interessi del tutto fisiologico. 

Il Parlamento dovrà intervenire sulla legge elettorale prima o poi (e a maggior ragione prima o dopo il referendum). Meglio che intervenga rapidamente e nella direzione autorevolmente indicata da una bussola più interessata al funzionamento del sistema che ai sondaggi.

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Dopo gli articoli della settimana scorsa è uscito oggi questo trafiletto sul “Giornale dell’Umbria”… Evidentemente abbiamo raggiunto un primo risultato e probabilmente colmato un vuoto che in molti sentivano!puntodemocratico.tif

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Facciamo finta che alle prossime elezioni politiche si debba andare a votare con una nuova legge elettorale, quella che uscirebbe se vincesse il si al referendum (nell’ipotesi, ovviamente, che ce la faccia a raggiungere le 500.000 firme necessarie). Una legge che anziché attribuire il premio di maggioranza alla coalizione di liste con più voti, lo attribuisca alla lista elettorale che abbia ottenuto più voti (quesito 1 e quesito 2).

Si dice che sarebbe favorita l’aggregazione, la tendenza al bipartitismo e finirebbe drasticamente frammentazione.

Illustri costituzionalisti ne sono convinti. Io che non sono né illustre né costituzionalista non ne sono convinto, ecco perché.

Trovo che la differenza fra l’attuale situazione e quella auspicata dai referendari sia meramente nominalistica. Banalizzando sembra una legge diversa ma un sistema identico. E’ vero non troveremmo sulla scheda una miriade di partiti e partitini ma solo due simboli (io non credo come Panebianco che sarebbero di più).

Questi simboli sarebbero quelli dell’Unione (o chissà quale altro nome) e quello della Casa delle Libertà (sull’immutabilità della quale invece non ho dubbi). All’interno dei listoni troveremmo candidati che si rifarebbero a diversi partiti, più o meno organizzati territorialmente, in competizione in sede di formalizzazione delle candidature per il posto nella lista bloccata e pronti a formare gruppi parlamentari e a dare vita ad una frammentazione analoga a quella attuale all’indomani dell’insediamento delle nuove Camere. Tutto all’interno di una stessa lista o cartello elettorale o calderone elettorale (chiamiamolo come ci pare).

Sarebbe un grave colpo per il Partito Democratico. Non potrebbe presentarsi con il proprio nome, con il proprio simbolo, con il proprio progetto. O meglio potrebbe farlo, molto coraggiosamente, ma con il rischio che dall’altro lato della barricata basterebbe l’unità degli avversari per essere spazzati via.

E trovo debole l’argomento di chi sostiene che è solo un modo per mettere la pistola alla tempia di chi auspica una migliore legge elettorale ma non si adopera abbastanza per farla. Non si fanno battaglie a metà.

Sul terzo quesito invece non ho dubbi. La prassi di candidarsi in più di un collegio è schifosa. Gli ultimi avvenimenti ne sono una prova.

Per questo io non sostengo i primi due quesiti e non li firmo, mentre sostengo il terzo e l’ho firmato. Si tratta di chiarezza.

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spumante02g.jpg Siamo stati annunciati da un battage mediatico adeguato all’evento, su: Messaggero, Corriere dell’Umbria, La Nazione, Sito del Comune e Tele Galileo.

Abbiamo dato buona prova di noi presentando l’associazione alla conferenza stampa del Comitato 14 ottobre, ricevendo incoraggiamenti, adesioni e sostegno.

Abbiamo allestito un banchetto con tanto di striscione super professionale da far invidia ai Radicali.
Abbiamo friccicato largo Villa Glori con il prelibato bagnanasu (la bevanda semplice, mescolata e frizzante come la nostra associazione) distribuendo volantini e biglietti da visita, incontrando amici, chiacchierando, scherzando, mangiando, giocando e infondendo un po’ di coraggio a tutti i democratici della città.

Un grazie di cuore a Federica, Alessandra, Sonia, Luca, Roberto, Leonardo, Gianluca, Michele, Gregorio, Gigi, Alessandro, ai ragazzi della Sinistra giovanile e al piccolo Francesco con i suoi vagiti democratici.

Ed ora è il momento di organizzare le prime iniziative politico-culturali dell’associazione, che prenderanno il via dal mese di settembre. Se tutto va bene, ci saranno novità clamorose!

La strada da percorrere è lunga, ma in solo due settimane di lavoro abbiamo fatto miracoli.

Amici democratici, abbiamo cominciato bene!

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bertolaso.jpg Guido Bertolaso ha l’aria di persona seria, competente, decisa. Forse troppo decisa per il nostro Paese.

Gli avevano affidato la mission impossible di mettere ordine nel caos dei rifiuti campani, nominandolo Commissario straordinario.

Poi però la sindrome del nimby (not in my backyard) ha preso il sopravvento. Bisognava realizzare nuove discariche per far fronte in qualche modo all’emergenza. Ma ogni volta che si provava ad indicare un sito idoneo ecco spuntare come funghi comitati di protesta di cittadini e amministatori, uniti nella lotta e nella lamentela. E in Italia, si sa, non c’è lamentela che non venga raccolta da qualche parte politica, che cavalca le proteste come i surfisti le onde.

Così Bertolaso ha visto il proprio piano stravolto dagli emendamenti parlamentari ed è stato di recente sostituito.

Insomma, che si tratti di discariche o di campi nomadi, di alta velocità, di caserme o infrastrutture, in Italia va di moda la politica del “No, grazie”

Ogni volta che una comunità cittadina viene chiamata a dare il proprio contributo alla soluzione di un problema più vasto, la risposta è immediata: “Perché dovrei farlo io? Perché non il mio vicino?” Dunque: no, grazie.

E così il nostro Paese in frantumi ha smesso di essere una Comunità Nazionale per diventare l’irrazionale sovrapposizione di opposti egoismi.

Forse, aveva ragione Francesco Salvi: l’unico modo per tenere l’Italia pulita è gettare i rifiuti in Svizzera…

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In mezzo a questa ormai infinita e lunghissima trattativa sulla riforma delle pensioni ci sono due cose che mi infastidiscono più di tutte: la clamorosa miopia dei sindacati e della sinistra radicale, e il fatto che tanto i primi quanto la seconda mostrino i muscoli fregandosene di demolire il futuro previdenziale di noi giovani.

E così la nostra generazione, che conosce soprattutto il lavoro precario e sottopagato, che non beneficerà della liquidazione e che percepirà una pensione insufficiente, assiste senza voce in capitolo alle battaglie ideologiche per evitare due o tre anni di lavoro in più a chi in pensione ci va a 57 anni, con un assegno pari all’80% dell’ultima retribuzione e con il Tfr da intascare e mettere in cassaforte.

Al contrario di quello che scrive Isabella nel commento al post precedente del blog, io non sogno che i 120 mila pensionandi interessati alla riforma dello scalone si alzino in piedi per gridare: “preferisco lavorare tre anni in più piuttosto che accumulare altri debiti sulle spalle di mio figlio”.

Sogno invece che saremo noi giovani, milioni di noi giovani, ad alzarci in piedi per combattere il conservatorismo dilagante nella società e nella politica italiana. Sogno che riusciremo a farlo attraverso iniziative come questa di Punto Democratico, con associazioni di ispirazione riformista che si moltiplichino in tutto il Paese e che, federandosi e collaborando, assumano una forza travolgente.

Sogno che sia poi tale immensa realtà associativa a salvarci dal populismo imperante, portando “cinque milioni” di ragazzi e ragazze in piazza ma non per far cadere governi, bensì per dare un segnale inequivocabile che ci siamo pure noi, noi “under 30″ e “under 40″. Dimostrando che siamo tantissimi e tutti consapevoli, e che quindi vogliamo partecipare da protagonisti alle scelte in grado di condizionarci la vita e stravolgerci il futuro.

Sogno infine l’impegno di molti giovani all’interno degli stessi sindacati e delle stesse forze politiche, per far arrivare sui tavoli e mettere all’ordine del giorno le esigenze e le legittime aspettative della nostra generazione. Facendo valere il peso di una forza numerica che dentro certi organismi non abbiamo mai avuto.

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enea.jpg Una delle immagini più belle dell’antichità classica è quella che ritrae Enea in fuga da Troia con il padre Anchise sulle spalle e il piccolo Ascanio per mano. Ovvero: il peso della tradizione e del passato da sostenere e l’onere di mettere in salvo il futuro, tenendolo per  mano.

Questa immagine così evocativa potrebbe rappresentare alla perfezione, con tutto il suo plastico equilibrio, l’emblema del cosiddeto “patto generazionale”. Con una mano si sostiene il passato. Con l’altra si accompagna il futuro.

Viene da chiedersi che cosa penserebbe il pius Enea delle ventilate ipotesi di controriforma previdenziale, che minacciano di sottrarre una cifra che va dai 5 ai  7 miliardi di euro a giovani Ascanio con un futuro previdenziale drammaticamente incerto, per anticipare il raggiungimento della pensione di un numero esiguo (circa 120 mila) pensionandi.

Ma per la fortuna di Ascanio, Enea era un vero riformista…

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E’ una buona notizia il disegno di legge bipartizan che intende vietare il trasporto dei bambini sotto ai 5 anni in moto e motorini senza seggiolino omologato e casco.  Finalmente nell’interesse  e per la tutela dell’incolumità dei bambini si è prodotto un atto unitario frutto di un accordo trasversale in nome del buon senso…ma non basta tanto bisogna fare ancora  per rendere le nostre città veramente a misura di bambino e più vivibili per tutti.

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