La tragedia dei quattro bambini rom morti nel rogo della catapecchia in cui vivevano è roba da far gelare il sangue.
Chi come me vive ogni giorno nel centro di Roma e vede all’opera bande di ladruncoli che depredano i turisti ignari è certo poco incline alla benevolenza nei confronti delle comunità nomadi.
Ma lasciar vivere e morire in questo modo dei bambini nella “civile” Italia proprio non è ammissibile.
Chissà se qualcuno che ha firmato la petizione contro i campi nomadi a Terni (istigato magari dai nostrani “professionisti della paura”) ha avuto modo di riflettere sull’utilità di creare campi attrezzati, sicuri e decorosi proprio per evitare tragedie di questo tipo?
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la risposta è dentro di te.
La levata di scudi contro i campi nomadi che si è verificata a Terni di recente mi ha semplicemente sconvolto. Ma non per il rifiuto espresso, quanto invece per il modo nel quale è stata affrontata la questione dal (purtroppo) vasto partito del no (che, attenzione, non comprende solo una certa parte politica ma anche una larga fetta di opinione pubblica, anche di sinistra).
Si può infatti essere o meno d’accordo sull’opportunità di realizzare un campo nomadi a Terni, ma non si può far finta che il problema non esista o che, nel migliore dei casi, non ci riguardi. I nomadi ci sono, e sono un popolo che affonda le radici in una storia e in una tradizione lunghissime. Se tutti ragionassero (anzi, non ragionassero proprio) facendosi prendere dalla paura e dai pregiudizi, non ci sarebbe nessun luogo disposto a offrire un’accoglienza solidale e giusta a questa comunità. E allora che fare? Rimane esclusivamente la “soluzione finale” provocatoriamente paventata pochi giorni fa da Gad Lerner su Repubblica”?
Ripeto: si può essere o meno d’accordo sulla realizzazione di un campo nomadi a Terni, ma in ogni caso la questione va affrontata con pensiero laico e cercando comunque risposte efficaci. Chi non vuole il campo nomadi, in particolare se appartenente alla classe politica della città, dovrebbe individuare, indicare e motivare una soluzione alternativa che garantisca i diritti e le esigenze di questo popolo. Limitarsi a un “Campi nomadi? No grazie”, è un po’ troppo comodo e semplicistico. Oltre che goffamente demagogico.
bisogna farla finita con questa storia italia razzista prendere le impronte digitali e necesario non solo per i nomadi ma per tutti ricordatevi la sicurezza non e ne nera ne rossa ne bianca la sicurezza e di chi la vuole voi la avete vuluta no