Senza rete non c’è sistema. Senza sistema la crescita è frenata
Scritto da cristiano natili in Senza categoriaMi ricollego al post “Non solo acciaio…lo sviluppo a Terni – 2^ puntata” scritto in precedenza su questo blog da Daniele Lombardini. Un post nel quale, a mio avviso, si mette in evidenza uno dei freni principali alla crescita economica e culturale a Terni: la difficoltà a “fare rete”, a costruire cioè circuiti virtuosi in grado di mettere a sistema e far funzionare in maniera sinergica le risorse che gravitano sul territorio.
Nel caso preso in considerazione, come Daniele giustamente sottolinea, gli “ingredienti” non mancano affatto. Ciò che è insoddisfacente e insufficiente per ottenere una “pietanza” di qualità è appunto la “cottura” e il livello di amalgama dei vari elementi. Ciò che invece, sempre a mio avviso, è più preoccupante è che a volte sembra che manchi addirittura una “ricetta”. Vale a dire quella strategia di fondo senza la quale non è nemmeno possibile mettere a sistema i circuiti virtuosi di sviluppo di cui parlavo sopra.
Ho l’impressione che il limite qui evidenziato sia comune a diversi ambiti economici della provincia di Terni. Un esempio: il turismo. Credere che il nostro territorio sia, da questo punto di vista, figlio di un Dio minore, sarebbe infatti profondamente miope. Nel comprensorio della Conca c’è la cascata delle Marmore, c’è Piediluco, c’è Carsulae, ma ci sono anche borghi medievali meravigliosi e zone di montagna godibilissime. Non solo: la qualità della vita e l’ospitalità sono di buon livello, la gastronomia non ne parliamo, i prodotti tipici (olio in primis) non mancano. Eppure il turismo a Terni è ancora caratterizzato dal “mordi e fuggi”. Della serie: passo, mi fermo un pomeriggio alla cascata delle Marmore, poi mi sposto subito nell’alta Umbria.
Come mai? Il problema credo sia tutto lì: manca la strategia, manca la “rete”, manca il sistema, e quindi mancano le proposte articolate per i visitatori. Itinerari turistici che invoglino a rimanere almeno una settimana, potendo magari usufruire di escursioni guidate e tematiche attraverso i luoghi più suggestivi del territorio e di “pacchetti” (comprensivi di vitto e alloggio) comodi ed economici.
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<p>Credo non via siano ricette completamente riutilizzabili e dal sicuro impatto…ma se guardiamo alle esperienze di città di media grandezza o ad economia in riconversione, sia in Europa che negli USA, si può facilmente notare che percorsi di sviluppo hanno quasi tutti dei passaggi obbligati:<br />
1) confronto e condivisione di una idea futura della città o delle singole tematiche (che poi tanto singole non sono mai!)<br />
2) scelta di priorità da realizzare<br />
3) decisione su tempi e “regole del gioco”<br />
…e, soprattutto, operativamente una società mista pubblico/privata che traini la progettazione con risorse economiche e competenza. Anche entusiasmo e voglia di rischiare. In Umbria siamo un po’ “legati” ad una concezione del Pubblico che traccia la via, in modo di solito piuttosto qualificato ma con tempistiche ahimè inevitabilmente scandite da mandati politico amministrativi, che per loro natura non coincidono con l’adeguata dimensione temporale dello sviluppo e con una ragionata dislocazione territoriale degli interventi. Ed un Privato che “vorrebbe correre ma non può”, temendo di sforzare troppo le proprie gambe. Sono però fiducioso che la situazione stia cambiando e che lentamente ma inesorabilemente la nostra città abbia vinto l’inerzia e si sia messa in moto! Anche alla nostra generazione la voglia, la pazienza e lo slancio per farla crescere.</p>