Archivio per ottobre 2007

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Si parla di Tito Boeri e di Stefano Ceccanti nella segreteria di Veltroni.

Sono due delle “teste” più brillanti della nostra generazione.

Sono proprio queste le scelte coraggiose e lungimiranti di cui il PD ha bisogno! Bravo Walter!!!

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Il 24 ottobre la Corte costituzionale ha bocciato alcuni commi di un decreto-legge del 1992 (d.l. contenente misure urgenti per il risanamento della spesa pubblica, noto come decreto Amato): la pronuncia riguarda i criteri di calcolo dell’indennità per i casi di occupazione acquisitiva, un tipo irrituale di espropriazione spesso usata dalle Pubbliche amministrazioni locali. La faccio breve e poco tecnica: la norma riduceva l’entità del ristoro di circa il 50% rispetto al valore reale dell’immobile, in barba al Protocollo n. 1 allegato alla Convezione europea dei diritti dell’uomo, tra i quali si annovera anche quello di proprietà.

Con questa decisione (in realtà sono due sentenze) è stata definitivamente rappresentata la ricaduta dei Trattati internazionali sull’ordinamento nazionale, alla luce della riforma del Titolo V Costituzione, per la precisione dell’ art. 117, primo comma, ove si stabilisce la necessità di armonizzare il diritto interno con «i vincoli derivanti […] dagli obblighi internazionali», cosa che comporta per il legislatore ordinario (Stato centrale o Regioni, ciascuno nell’ambito delle materie di rispettiva competenza) l’obbligo di rispettare le norme contenute in tutti gli accordi sottoscritti in sede ultranazionale.La finanziaria   2007 ha previsto anche che tutti gli enti locali (inclusi i Comuni) che violano il diritto internazionale o comunitario dovranno risarcire lo Stato per i danni che lo Stato dovrà sopportare in caso di sanzioni internazionali o europee (cosa tutt’altro che rara!).

Buon lavoro dunque ai nostri legislatori e ai nostri amministratori che dovranno tenere in conto imprescindibilmente i diritti riconosciuti in sede internazionale e comunitaria.

Mi pare che si stia concretizzando ogni giorno di più la multilevel gevernance di cui si parla da tempo. La cosa ha enormi profili di interesse da moltissimi punti di vista e mi sembra che dimostri come sia impensabile deprofessionalizzare completamente la classe politica proprio per l’elevato tecnicismo richiesto, al giorno d’oggi, a tutti i  livelli decisionali. 

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Milano, 27 ottobre 2007
L’Assemblea ha approvato a maggioranza le seguenti decisioni:

1. Ai sensi dell’art. 2 comma 3 del Regolamento Quadro per l’elezione delle assemblee costituenti del partito democratico, Dario Franceschini assume l’incarico di Vicesegretario del partito.

2. Sempre  ai sensi dell’art. 2 comma 3 Mauro Agostini assume l’incarico di  Tesoriere del partito.

3. entro il 30 novembre dovranno essere costituiti i gruppi del Partito Democratico ad ogni livello istituzionale;
 
4. gli eletti aderenti al partito democratico contribuiranno al finanziamento del partito al livello (comunale, provinciale, regionale, nazionale) territorialmente corrispondente;

5. il 24 novembre in ogni provincia gli eletti nelle assemblee costituenti regionale e nazionale eleggono, a maggioranza assoluta dei presenti e con eventuale ballottaggio tra i primi due, il Coordinatore provinciale. In caso di collegio riguardante più province l’eletto vota nella provincia con il maggior numero di elettori nello stesso collegio. Si costituisce altresì un Coordinamento Provinciale, composto dai suddetti eletti nelle assemblee costituenti, nonché dai Sindaci e dai Capigruppo Consiliari del PD nei Comuni capoluogo, dai Presidenti di Provincia e dai capigruppo provinciali del PD, dai consiglieri regionali e dai parlamentari aderenti a gruppi del PD.  Il Coordinamento provinciale può allargarsi ad altre persone con il voto favorevole di due terzi i componenti dello stesso.
Le Assemblee Costituenti Regionali, convocate per il 10 novembre, possono prevedere la creazione di livelli equivalenti a quello provinciale per particolari situazioni territoriali o per le aree metropolitane.

Al segretario nazionale e ai segretari regionali è data  delega di garantire la gestione provvisoria della fase costituente, sino all’approvazione dello statuto, anche attraverso la costituzione di organi collegiali provvisori.

6. entro il 23 dicembre saranno convocate dai Segretari regionali in accordo con i Coordinatori provinciali, assemblee di tutti i votanti alle primarie del 14 ottobre per costituire il partito democratico nei territori, secondo le modalità decise congiuntamente dal Segretario Nazionale e dai Segretari Regionali. Ai partecipanti alle Assemblee verrà consegnato un Certificato di “Fondatore del Partito Democratico”.

7. Al Tesoriere l’assemblea affida il mandato di adottare tutti gli atti giuridici necessari per la costituzione del partito nella fase transitoria sino dell’approvazione dello Statuto da parte dell’assemblea costituente.

8. Le funzioni di organo di garanzia del partito nella fase transitoria sono svolte dal comitato dei garanti delle Primarie.

9. In adempimento dei compiti affidati dall’art 2 comma 1, l’Assemblea nomina tre commissioni con il compito di predisporre, entro il 31 gennaio 2008, le proposte di Statuto, del Manifesto dei valori e del Codice etico da sottoporre all’approvazione dell’Assemblea costituente entro il 28 febbraio 2008. Ogni commissione è composta da 100 componenti l’assemblea, metà uomini e metà donne, indicati dai candidati alla carica di segretario, proporzionalmente ai componenti eletti nell’assemblea collegati a ciascun candidato. Ogni commissione elegge nel suo seno un Presidente e un Relatore, può organizzare il proprio lavoro in sottocommissioni, e predispone forme di consultazione e coinvolgimento nelle scelte dei componenti l’assemblea costituente.

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amleto.jpg Si parte: inizia finalmente l’avventura del PD, con tante donne, pochi giovani (solo il 10% dei delegati ha meno di 40 anni: il dato dovrebbe far riflettere), grandi speranze e tantissima carne al fuoco.

Interessante la provocazione de Il Foglio che invita a pensare ad un partito senza più tessere. Un partito leggero in cui la base sia costituita dal grande popolo delle primarie, chiamato di volta in volta a decidere (o a ratificare le altrui decisioni…)  i nomi  dei candidati,  o magari anche a deliberare  le grandi questioni del territorio.

Ferrara, che è intelligente come pochi, con la sua provocazione ha inteso far emergere la vera questione organizzativa che il PD, da oggi in poi, si trova a dover affrontare.

Voglio essere chiaro fin da subito: dopo aver vissuto le recenti primarie dico chiaramento che il Partito “moderno” ventilato da Ferrara e caldeggiato da Mieli, non mi piace. Per carità, i vecchi riti vanno migliorati e ammodernati. Le interminabili riunioni di partito in cui si parla di tutto lo scibile umano non sono più tollerabili. Dobbiamo trovare nuove forme di adesione e di discussione.

Nuove forme, certo. Ma deve essere chiaro che un partito non può prescindere dall’adesione e dalla discussione.

Non si può fare a meno del senso di appartenenza, che deriva dall’adesione del militante, che porta a sentirsi parte di una comunità/partito che aiuta a dare un senso all’impegno politico.

Non si può fare a meno delle discussioni, del confronto vero e aperto, del dibattito e della mediazione, che a volte è lunga, complessa e tortuosa. Altrimenti si finisce per legittimare la logica dei “piattini pronti”, preparati nelle segrete stanze, che vengono “democratizzati” dal voto popolare (e inconsapevole) dei gazebo.

E questo si chiama plebiscito, non democrazia.

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Mario Draghi ha evidenziato con grande nettezza una notizia che i quotidiani nei giorni scorsi hanno riportato un po’ sottotraccia. Secondo recenti rilevazioni i salari di entrata hanno subito una brusca decrescita negli ultimi anni e si attestano ora a livelli nettamente inferiori a quelli degli altri grandi Paesi europei. A ciò si aggiunge un altro dato spaventoso: oggi il neolaureato italiano si trova a guadagnare meno del suo coetaneo operaio, alla faccia della meritocrazia. E’ questo, se è consentito un po’ di autocompiacimento, uno dei nodi che il documento L’Umbria e il suo futuro ha trattato con maggiore chiarezza.
Dall’analisi svolta, risulta evidente che i contratti flessibili sono stati utilizzati non tanto per venire incontro alle esigenze delle imprese, quanto per poter sfruttare (un bel termine che merita di essere ripescato dalla nostra soffitta intellettuale…) manodopera giovane, qualificata, desindacalizzata e a basso prezzo, per lo svolgimento a costi ribassati di mansioni subordinate.
In Italia si è reagito alla globalizzazione abbassando il livello salariale dei giovani che per giunta, a causa del sistema pensionistico contributivo, sconteranno il fio anche al momento della pensione.
E così, mentre gli italiani sono spinti dalle grandi testate giornalistiche a sfogare la propria frustrazione andando a caccia di caste e di fannulloni, aizzando i lavoratori dipendenti uno contro l’altro (precari contro lavoratori a tempo indeterminato, dipendenti privati contro pubblici, giovani contro anziani), non ci si rende conto del vero grande problema che occorre affrontare.
Il problema, cioè, di un sistema di formazione e valorizzazione delle risorse umane e di un modello produttivo complessivo che non tiene e che ha trovato nell’abbassamento dei salari una toppa solo momentanea.
Questo sistema si terrà, però, solo fino a quando i consumi dei bamboccioni saranno finanziati dalla borsetta di mammà: poi i consumi interni rischiano di andare a scatafascio. Le prospettive non sono rosee e basta un solo esempio per dimostrarlo: pensate a cosa potrebbe accadere, se continuerà ad aumentare il costo del denaro, a quei tanti giovani che hanno contratto mutui a tasso variabile, incoraggiati senza tentennamenti dalle nostre lungimiranti banche (per non dir di peggio…)?

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 In fondo non deve fare un così brutto effetto andarsene dopo una vita tanto ricca, vedendo di fronte ai propri occhi la realizzazione del progetto politico a cui ci si è dedicati con impegno totale, intelligenza e generosità.

Ci sia consentito, dunque, rivolgere il nostro saluto democratico a chi ha rappresentato, meglio forse di chiunque altro, la possibilità di un incontro vero e fecondo tra mondo cattolico e riformismo laico.

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Un amico saggio mi disse una volta che per sperare di poter vincere una battaglia politica talvolta è necessaria una guerra culturale preventiva. Una delle partita che prima di morire (la scelta dell’arco di tempo non è casuale) vorrei perlomeno tentare di giocare è quella della laicità, articolata in diversi aspetti (scuola, “legge 40″, democrazia, DICO…i punti di contatto o di “ingerenza” sono molti). Allego quindi alcuni articoli di questi ultimi giorni comparsi su Repubblica di Curzio Maltese ed Ezio Mauro (il primo dei quali potessi essere una penna così abile, l’avrei voluto scrivere io!).Vai agli articoli

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Ancora sulla chimica, ma non per la chimica in se stessa.

Piuttosto per trarre spunto da un caso specifico per delle considerazioni generali sullo sviluppo o sulle opportunità esistenti, saccheggiando l’ottimo paper di Maurizio Cipollone La chimica a Terni e Narni: le virtù del territorio tra passato, presente e futuro, Aur&s n.8 2007 (che allego integralmente nella sezione Punti di Vista).

Vorrei fosse posta ancora una volta l’attenzione sulla valenza strategica del carattere ecocompatibile delle plastiche prodotte nella nostra zona: Polipropilene, Mater B, Linoleum (materiali a basso o nullo impatto ambientale soprattutto per quanto riguarda i problemi connessi con lo smaltimento); questa particolare connotazione può essere misurata, non solo dalle potenzialità di mercato indotte da una domanda in grande espansione (dal 2010 in Italia si potranno utilizzare soltanto shoppers biodegradabili ed altri paesi europei stanno approntando misure simili) ma, anche, dalla sua piena compatibilità con le linee di indirizzo espresse da importanti pezzi della ricerca europea, in particolare, attraverso la piattaforma tecnologica SusChem che punta decisamente sullo sviluppo di una chimica sostenibile e, più in generale, a conseguire il primato, nel mondo, nello studio e la messa a punto di nuovi materiali a basso impatto ambientale. Cos’è, o meglio, cosa non è una piattaforma tecnologica? Una piattaforma tecnologica non è un componente dell’hardware come qualcuno potrebbe arguire dal nome, bensì un network di soggetti che la Commissione europea individua come interlocutori per pianificare lo sviluppo della ricerca; attualmente la Commissione ne ha riconosciuto ufficialmente 33.

Con il lancio della piattaforma SusChem si va organizzando una rete che attraversa orizzontalmente comunità scientifiche, imprese, agenzie specializzate, apparati istituzionali, ecc.; è attraverso reti di questo tipo che passa tanta parte di quella “conoscenza esplorativa” che genera i suoi effetti attraverso una contaminazione creativa in grado di esaltare le competenze distintive del “cluster”. Aderiscono alla SusChem: il Centro di eccellenza europeo per lo sviluppo delle nanotecnologie che ha sede a Terni e che, a sua volta, si configura come nodo importante di una rete europea che coordina il lavoro di altri 29 centri di ricerca nel settore e Novamont, gruppo industriale leader, nel mondo, nel settore della ricerca e della produzione di materiali plastici bio degradabili. Dunque, le nuove affinità agiscono da elemento rigeneratore delle differenze (vocazioni) sulle quali il territorio può far leva per ridisegnare i fattori della propriacompetitività. In una strategia che punta al riposizionamento delle filiere (ne individuiamo tre: polipropilene – Meraklon, Basell, Treofan, plastiche biodegradabili – Novamont, Tarkett, Alcantara – Alcantara) lungo la nuova frontiera della chimica sostenibile è, in realtà, l’insieme delle competenze specifiche espresse dal sistema territoriale che ritrova nuovo spazio vitale, in un orizzonte nel quale gli elementi di distinzione sono sempre meno legati alla capacità di produrre fibre e/o acciaio e sempre più alla vocazione a trattare e trasformare materiali di nuova generazione riprogettandone l’uso. Su questo il territorio deve investire, non semplicemente per accompagnare i programmi di sviluppo delle aziende, i quali, ovviamente, vanno sostenuti in tutti i modi possibili; ma ciò non basta, è necessario investire per dare sostanza alle forme di quella riconoscibilità che può essere proficuamente spesa nella competizione tra sistemi territoriali.Una sorta di marchio di qualità in grado di attivare automaticamente il richiamo tra l’area e la sua unicità: Terni = materiali del futuro, così come Banghalore = microprocessori o Stoccarda = farmaceutica, ecc. Lavorare sulla riconoscibilità comporta investire sulla produzione e propagazione di conoscenza specifica e originale, quindi, sui meccanismi di apprendimento, sull’allargamento delle comunità epistemiche, sulla creazione di un ambiente metropolitano aperto e reattivo. Occorre, quindi, costruire un sistema di relazioni che mantenga, nel contempo, alta l’intensità delle connessioni pur non precludendosi la possibilità di una estensione anche molto ampia. L’idea di “rete modulare si presta molto bene ad interpretare un sistema nel quale l’estrema eterogeneità degli attori, la distanza e l’appartenenza a contesti molto diversi gli uni dagli altri, viene annullata dalla condivisione di frames culturali e tecnici che segna la differenza tra stare dentro o fuori la rete. Una rete composta da “specialisti“, “sistemisti“, “meta organizzatori” e “connettori“…proprio di questi ultimi Cipollone lamenta una carenza (oltre alla necessità di una rottura con la vecchia logica dell’incentivo “a pioggia” e l’uso di un’accorta progettazione integrata), ossia di coloro che nella rete hanno il compito di provvedere alla infrastruttura tecnologica necessaria a far transitare efficientemente i flussi di conoscenza.

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raccolta_differenziata.jpg I dati riportati nel file allegato sono del 2003 e nel 2007 la raccolta differenziata pare sia arrivata a percentuali intorno al 70 – 80%.

Dal momento che in questi giorni a Terni si parla molto di rifiuti, questo allegato sulla raccolta differenziata nella marca trevigiana può essere un utile motivo di riflessione.

Buona lettura!

raccolta-differenziata-nel-trevigiano.pdf

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Investire in ricerca significa credere nel futuro del Paese. Si può girare la questione in molti modi ma la sostanza di fondo è questa. Una società con un’idea di sviluppo in cui è determinante il ruolo della conoscenza non può fare a meno di strutture di ricerca qualificate e di ricercatori profondamente motivati. E queste strutture e questi ricercatori non possono fare a meno del sostegno del Paese, inteso non solo come istituzioni pubbliche ma anche come singoli cittadini. Per questo l’introduzione nel 2006 del “5 per mille” Irpef, destinato alla ricerca e al volontariato, è stata una buona idea. Quasi due italiani su tre hanno subito aderito, con uno slancio inaspettato. Il “5 per mille” non è destinato a cambiare le sorti della ricerca italiana. Tuttavia esprime una volontà chiara dei cittadini nei confronti di un settore che gode altrimenti di un’attenzione solo intermittente (per usare un eufemismo).
È un segnale chiaro e forte con cui i contribuenti indicano un obiettivo strategico per la spesa pubblica. Non solo il “5 per mille” non contraddice interventi più sostanziali e strutturati da parte delle istituzioni, ma in qualche modo li sollecita e li esige.
Quindi non è un’elemosina con cui tacitare le nostre coscienze ma un modo per dare voce a una priorità effettivamente condivisa dai cittadini del nostro Paese.
Per questo motivo un gruppo di ricercatori e di persone impegnate nel mondo dell’innovazione – tra questi Renato Dulbecco, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, e molti autori di Nòva24, per citare solo alcuni tra i primi firmatari – rivolgono al Governo un appello, in sintonia con un’analoga petizione del mondo del volontariato, perché il “5 per mille” divenga contenuto stabile della nostra legislazione e la sua copertura non venga condizionata da “tetti” o altre forme di riduzione.
L’appello da oggi può essere sottoscritto sul sito del Sole-24 Ore e sul blog di Nòva24.

Gianluca Salvatori – Assessore alla Ricerca e Innovazione della Provincia Autonoma di Trento e promotore della petizione

Il testo della petizione

I primi firmatari

Gli italiani finanziano la ricerca scientifica

La storia del 5 per mille

Firma qui la petizione

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