ott
04
2007
Il Partito che vorrei…
Scritto da Daniele Lombardini in Io ci punto e tu?, Senza categoriaUn partito che:
- sappia “comunicare” ad un doppio livello: uno quotidiano in cui sia sviluppata una capacità di risposta ad una sola voce allo stato di campagna elettorale permanente e l’altro in grado di illustrare alla società le sfaccettature e la complessità del dibattito pubblico europeo, nazionale e locale (e che quando sia al governo spieghi l’agenda politica e lo stato di attuazione del programma)
- usi le nuove tecnologie, ma non per forza! Che risistematizzi la galassia frammentata dei siti web (generalmente vuoti o aggiornati a sei mesi fa!), che scelga i canali di informazione più adatti e si strutturi per renderli “vivi” (il porta a porta elettorale figlio del comunque ottimo radicamento territoriale della sx non può più avere gli stessi effetti del passato su persone di 30 o 20 anni…)
- riformi le “unità di base”, razionalizzandole (a che serve una “sezione” da 50 iscritti alle cui “riunioni” partecipano 10 persone???), organizzandole in luoghi veri di informazione e di audit degli iscritti, simpatizzanti e della società in genere, in grado di essere non solo serbatoi di tessere, ma di assolvere un compito di antenne territoriali
- censisca i profili e le competenze degli iscritti per riutilizzarle al momento opportuno in gruppi di lavoro anche a livello locale
- ritocchi anche il “galateo degli incontri” secondo i canoni di precisa, anticipata e informata convocazione, attraverso un’estensione degli strumenti di consultazione (i “direttivi” o le assemblee alcuni dei metodi di partecipazione più primitivi …mai sentito parlare di tecniche di progettazione partecipata???), interventi snelli dei segretari (non è possibile ascoltare relazioni, spesso drammaticamente vuote nel tentativo di essere omnicomprensive e/o sgrammaticate reductio dei quotidiani della settimana) e dei partecipanti, possibilità di esprimere il proprio parere (ad esempio on line) nei giorni immediatamente successivi alla riunione
Non serve un architetto organizzativo o un project manager ad hoc, forse solo buon senso.
Chi suggerisce ancora qualcos’altro?
<<…non è questione di elezioni democratiche, ma di proporre, ascoltare, decidere insieme, cambiare opinione, così da formarsi una volontà comune in comune..>> (E.J. Sieyes, Discorso all’Assemblea Costituente francese, 1789)

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Ciao Daniele! Aggiungo qualcosa alla tua descrizione di PD.
1. Un partito in cui le decisioni e le alleanze a livello locale vengano formulate indipendentemente da ciò che indica Roma, la Regione o la Provincia.
2. Un partito partecipato che sia prima di tutto luogo d’incontro e di confronto dove l’opinione di ciascuno possa essere espressa liberamente, senza che questo voglia dire essere reclusi in una sottospecie di minoranza.
Smettiamola con le minoranze e maggioranze permanenti all’interno del partito. Che si creino, rigurado ad una decisione, delle correnti è normale. Non è normale che le correnti siano le stesse e persistano anche mesi dopo su tutt’altro argomento..
3. Parlando del giovanile di partito. Fino ad oggi il giovanile è stato un parco giochi in cui i ragazzi venivano parcheggiati quel tanto che serviva perchè diventassero abbastanza vecchi, meglio dire conformati, da non rappresentare un problema una volta invitati a far parte del partito vero. Una scuola per Yes-Man, questo NON DEVE essere il partito democratico. Giovani e non più giovani generazioni dovranno lavorare insieme, e perchè no, confrontarsi così come avviene in una famiglia in cui il padre discute col figlio.
4. Senza chiedere troppo, Democratici d’Italia rimbocchiamoci le maniche per creare un partito che almeno sia coerente con ciò che dice.
Buon Lavoro!
Umberto
Anche io mi permetto di aggiungere una cosa:
1) Un partito “che faccia”: con questo intendo un partito che sappia allearsi con i volti migliori dell’associazionismo, del volontariato e del mondo della cultura. Un partito che quindi organizzi o partecipi a eventi di tutela del territorio (pulizia dei parchi e delle spiagge), a manifestazioni culturali e artistiche. Un partito che sappia spingere soprattutto i giovani sulla strada del servizio per gli altri.
Non per mettere il proprio cappello su iniziative che, se promosse da altri, di altri devono restare, ma per mostrare che ad un partito partecipa chi ha una forte coscienza civica, chi sa agire e non solo parlare, chi si preoccupa della gente e non delle poltrone.
Alessandro
Un partito che non sia solo un cartello elettorale, ma che attraverso sezioni territoriali (che servono ancora, se ben utilizzate) e attraverso unità di base tematiche metta al servizio degli amministratori non solo una macchina elettorale ma un pensatoio da cui attingere idee e proposte.
Il partito deve essere un “cervello collettivo” di cui gli amministratori devono essere i terminali.
Altrimenti il partito non serve a nulla se non a far incontrare sotto un unico simbolo tanti signori delle tessere!
Scusatemi tanto ma, mi paree, che quello che cercate o sperate di trovare nel PD sia quanto più di utopico l’uomo stesso possa pensare… Le persone scelte, le politiche tentante, le affermazioni a sproposito dell’uomo che si candida alla segreteria nazionale: tutto ha del vecchio, dello scontato e del preoccupante.
Per un partito nuovo occorrono:
- dirigenti nuovi e competenti;
- poca o nulla attinenza col mondo dell’associazionismo (è da lì che, ad oggi, son sempre state scelte le classi dirigenti e abbiamo oramai appurato che il meccanismo non funziona);
- spinta verso l’innovazione tecnologica al fine di un reale sviluppo sostenibile (che vuol dire centinai di qualificati posti di lavoro);
ecc…ecc…
Mi rispecchio nel Partito Democratico che vorrebbero Daniele, Umberto, Alessandro e Francesco. Vorrei solo aggiungere che dovrà necessariamente essere anche un partito in grado di decidere con coraggio riformista. Altrimenti non servirà a nulla
Io mi accottenterei…:
- di un partito che non sia al servizio degli interessi particolari dei sedicenti portatori di tessere e di voti, gli autentici policy makers della politica di oggi e di ieri.
- di un partito che non abbia bisogno di strutture ad hoc per giovani, donne, studenti, cattolici, musulmani, sionisti, atei, ambientalisti, gay, madri, immigrati ed emigrati: un partito nel quale quelle che adesso si usa definire “anime” siano in realtà i sentimenti che compogono un’anima unica, plurale e condivisa.
- di un partito nel quale ci si confronti restando uniti, anzichè lusingarsi vicendevolmente continuando a restare ben divisi e contrapposti (come tuttora accode fra DS e DL, e nei DS e in DL).
- di un partito privo di associazioni di riferimento, ma che dal patrimonio di capitale sociale rappresentato dall’associazionismo sappia attingere non tanto e non solo gli uomini e le donne, ma l’autentico spirito di servizio alla comunità , la gratuità, la sobrietà, la buona volontà che contraddistinguono – non tutte… – le esperienze individuali e collettive di vita associativa.
Il resto verrà da sé…