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Ancora sulla chimica, ma non per la chimica in se stessa.

Piuttosto per trarre spunto da un caso specifico per delle considerazioni generali sullo sviluppo o sulle opportunità esistenti, saccheggiando l’ottimo paper di Maurizio Cipollone La chimica a Terni e Narni: le virtù del territorio tra passato, presente e futuro, Aur&s n.8 2007 (che allego integralmente nella sezione Punti di Vista).

Vorrei fosse posta ancora una volta l’attenzione sulla valenza strategica del carattere ecocompatibile delle plastiche prodotte nella nostra zona: Polipropilene, Mater B, Linoleum (materiali a basso o nullo impatto ambientale soprattutto per quanto riguarda i problemi connessi con lo smaltimento); questa particolare connotazione può essere misurata, non solo dalle potenzialità di mercato indotte da una domanda in grande espansione (dal 2010 in Italia si potranno utilizzare soltanto shoppers biodegradabili ed altri paesi europei stanno approntando misure simili) ma, anche, dalla sua piena compatibilità con le linee di indirizzo espresse da importanti pezzi della ricerca europea, in particolare, attraverso la piattaforma tecnologica SusChem che punta decisamente sullo sviluppo di una chimica sostenibile e, più in generale, a conseguire il primato, nel mondo, nello studio e la messa a punto di nuovi materiali a basso impatto ambientale. Cos’è, o meglio, cosa non è una piattaforma tecnologica? Una piattaforma tecnologica non è un componente dell’hardware come qualcuno potrebbe arguire dal nome, bensì un network di soggetti che la Commissione europea individua come interlocutori per pianificare lo sviluppo della ricerca; attualmente la Commissione ne ha riconosciuto ufficialmente 33.

Con il lancio della piattaforma SusChem si va organizzando una rete che attraversa orizzontalmente comunità scientifiche, imprese, agenzie specializzate, apparati istituzionali, ecc.; è attraverso reti di questo tipo che passa tanta parte di quella “conoscenza esplorativa” che genera i suoi effetti attraverso una contaminazione creativa in grado di esaltare le competenze distintive del “cluster”. Aderiscono alla SusChem: il Centro di eccellenza europeo per lo sviluppo delle nanotecnologie che ha sede a Terni e che, a sua volta, si configura come nodo importante di una rete europea che coordina il lavoro di altri 29 centri di ricerca nel settore e Novamont, gruppo industriale leader, nel mondo, nel settore della ricerca e della produzione di materiali plastici bio degradabili. Dunque, le nuove affinità agiscono da elemento rigeneratore delle differenze (vocazioni) sulle quali il territorio può far leva per ridisegnare i fattori della propriacompetitività. In una strategia che punta al riposizionamento delle filiere (ne individuiamo tre: polipropilene – Meraklon, Basell, Treofan, plastiche biodegradabili – Novamont, Tarkett, Alcantara – Alcantara) lungo la nuova frontiera della chimica sostenibile è, in realtà, l’insieme delle competenze specifiche espresse dal sistema territoriale che ritrova nuovo spazio vitale, in un orizzonte nel quale gli elementi di distinzione sono sempre meno legati alla capacità di produrre fibre e/o acciaio e sempre più alla vocazione a trattare e trasformare materiali di nuova generazione riprogettandone l’uso. Su questo il territorio deve investire, non semplicemente per accompagnare i programmi di sviluppo delle aziende, i quali, ovviamente, vanno sostenuti in tutti i modi possibili; ma ciò non basta, è necessario investire per dare sostanza alle forme di quella riconoscibilità che può essere proficuamente spesa nella competizione tra sistemi territoriali.Una sorta di marchio di qualità in grado di attivare automaticamente il richiamo tra l’area e la sua unicità: Terni = materiali del futuro, così come Banghalore = microprocessori o Stoccarda = farmaceutica, ecc. Lavorare sulla riconoscibilità comporta investire sulla produzione e propagazione di conoscenza specifica e originale, quindi, sui meccanismi di apprendimento, sull’allargamento delle comunità epistemiche, sulla creazione di un ambiente metropolitano aperto e reattivo. Occorre, quindi, costruire un sistema di relazioni che mantenga, nel contempo, alta l’intensità delle connessioni pur non precludendosi la possibilità di una estensione anche molto ampia. L’idea di “rete modulare si presta molto bene ad interpretare un sistema nel quale l’estrema eterogeneità degli attori, la distanza e l’appartenenza a contesti molto diversi gli uni dagli altri, viene annullata dalla condivisione di frames culturali e tecnici che segna la differenza tra stare dentro o fuori la rete. Una rete composta da “specialisti“, “sistemisti“, “meta organizzatori” e “connettori“…proprio di questi ultimi Cipollone lamenta una carenza (oltre alla necessità di una rottura con la vecchia logica dell’incentivo “a pioggia” e l’uso di un’accorta progettazione integrata), ossia di coloro che nella rete hanno il compito di provvedere alla infrastruttura tecnologica necessaria a far transitare efficientemente i flussi di conoscenza.

2 Risposte a “Non solo acciaio…lo sviluppo a Terni – IVª puntata”
  1. fabio.speranza scrive:

    Il richiamo alla Novamont e quindi al Mater-Bi era presente su Repubblica di sabato 20-10-07. Per la serie : siamo un punto di riferimento in alcuni settori e non lo sappiamo…
    Credo sia importante infatti un consolidamento di questo tipo di produzioni che strizzano l’occhio a quello che poi è il problema del nostro secolo: la limitazione dell’inquinamento.
    Ogni attività non può ( o meglio non dovrebbe) prescindere da questo importante dictat.

  2. d.lombardini scrive:

    Anche perchè in questo campo(non nel fotovoltaico che ha una natura essenzialmente “commerciale” nel nostro territorio) ci sono tutti i presupposti storici di produzione per un vero radicamento e la costituzione di un polo di produzione importante (con il connesso sviluppo di un relativo know how).
    Vedi accordo sviluppato con Coldiretti per la produzione di materia prima.

  3.  
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