ott
25
2007
E se si riparlasse anche un po’ di laicità nel PD?
Scritto da Daniele Lombardini in Io ci punto e tu?, Segnalazioni, Senza categoria, tags: laicitàUn amico saggio mi disse una volta che per sperare di poter vincere una battaglia politica talvolta è necessaria una guerra culturale preventiva. Una delle partita che prima di morire (la scelta dell’arco di tempo non è casuale) vorrei perlomeno tentare di giocare è quella della laicità, articolata in diversi aspetti (scuola, “legge 40″, democrazia, DICO…i punti di contatto o di “ingerenza” sono molti). Allego quindi alcuni articoli di questi ultimi giorni comparsi su Repubblica di Curzio Maltese ed Ezio Mauro (il primo dei quali potessi essere una penna così abile, l’avrei voluto scrivere io!).Vai agli articoli
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Credo che a questo proposito dovrebbero esprimersi soprattutto, per l’appunto, gli amici cattolici o i credenti in generale, possibilmente adulti come diceva la nostra Rosy.
Per quanto riguarda noi apostati e pubblici concubini direi che è semplice indovinare che su queste tematiche siamo assolutamente d’accordo con Zapatero.
Ad avercene….
Sui temi eticamente sensibili, sono personalmente favorevole a:
Eutanasia, fecondazione assistita, matrimonio omosessuale, possibilità per gli omosessuali di adottare dei figli, divorzio breve, contratti di convivenza che diano la possibilità a ciascuna coppia di scegliere quali obblighi reciproci contrarre (un unione di fatto à la carte, per cosi dire) riapertura delle cosiddette case chiuse e liberalizzazione delle droghe (se lo si può considerare un tema “etico”).
Insomma, su questi argomenti penso di andare molto più d’accordo con la Bonino che con qualsiasi esponente del PD.
Ma questi sono, semplicemente, i miei desiderata, che non tengono conto del fatto che viviamo in Italia.
Da laico che soffre ancora della duplice bastonata sui DICO e sulla fecondazione assistita, sono convinto che proprio i temi eticamente sensibili sono la grande sfida che il PD deve essere in grado raccogliere, costituendo quella camera di compensazione tra laici non esagitati e cattolici maturi di cui c’è davvero tanto bisogno.
Qualche esempio? Si guardi alle posizioni di Ignazio Marino sul testamento biologico o sul caso di Eluana Englaro. Si cerchi di non bruciare i passi avanti fatti sui DICO riannodando quei fili positivi che si erano intessuti.
E soprattutto, e sono d’accordo con lo spirito del post, non si smetta mai di discutere. Se il PD rimuoverà questi temi per paura di farsi male avrà perso in partenza la sua battaglia.
Solo attraverso il dialogo pragmatico, trasparente e concreto si potranno fare dei passi in avanti.
Ho letto ora l’articolo di Maltese…
Un miliardo di euro l’anno per l’ora di religione!!! Mentre in finanziaria si fa la lesina di ogni spicciolo…
E’ certo che gli insegnanti di religione non possono essere licenziati dalla sera alla mattina. Però sarebbe il caso di prevedere il superamento di un sistema così costoso, la cui utilità mi sembra difficilmente difendibile.
Perchè non far pagare gli insegnanti di religione direttamente ai genitori che vogliono che il figlio studi religione anche a scuola?
Tanto esiste già il catechismo…l’ora di religione a scuola, francamente, mi sembra proprio inutile e credo che ognuno di noi si ricordi ancora dei “filoni” in massa, degli scherzi e dei campionati di tris che venivano organizzati proprio in quell’ora…
scherzi a parte, lo ripeto, la strada intrapresa da Rosy Bindi con i DICO, secondo me, era quella giusta da seguire.
e comunque, ripeto ancora, sono curiosissima di conoscere il parere diretto di un/una cattolico/a del PD in proposito…
ps Francesco quella sui laici esagitati non te la perdono!!!
Un esempio di laico esagitato è chi presenta un emendamento al decreto legge 1819 (il cosiddetto collegato alla finanziaria tanto per capirci), con il clima che c’è in Aula e con i problemi che ci sono a tenere in piedi la maggioranza, sulla quota non optata dell’8 per mille.
L’emendamento è condivisibile in ogni sua virgola, ma spararlo così, come una bomba atomica in mezzo ad un campo di battaglia è, appunto, da esagitati. E per fortuna si sono inventati la storia dell’inammissibilità, altrimenti chissà dove si andava a finire.
Perdonato?
Perdonato!
Un altro problema rilevante è l’esenzione dall’ICI delle proprietà ecclesiastiche. L’Anci ha stimato una perdita di gettito di 400 milioni di Euro per i Comuni.
La storia: nel ‘92 viene approvata una legge che garantisce l’esenzione per tutti gli immobili facenti capo alla Chiesa (ma anche ai partiti, alle chiese non cattoliche, alle onlus etc., un bel pacco di interessi trasversali!).
Nel 2004 la Cassazione la giudica illegittima per gli esercizi che svolgono anche attività commerciali (ad es. alberghi, librerie, negozi etc.).
Un decreto del governo Berlusconi cancella la sentenza e ripristina l’esenzione anche per i locali commerciali.
A questo punto, la Commissione europea interviene e comincia a formulare dei rilievi all’Italia; l’istituzione di Bruxelles se ne occupa per una ragione tecnica: privilegi alle attività commerciali non sono consentiti dal diritto antitrust contenuto nei Trattati; è evidente, infatti, che una agevolazione concessa dallo Stato in favore di certi esercizi commerciali è in grado di falsare il gioco della libera concorrenza, svantaggiando indirettamente gli altri soggetti che dell’esenzione non possono godere.
Il Governo Prodi tenta di cavarsela con un escamotage: nel decreto Bersani limita l’esenzione agli immobili di uso “non esclusivamente commerciale”. Ma a Bruxelles non basta ed è storia di questi giorni che i rilievi europei continuano…
L’episodio in sè non è gran cosa, abbiamo visto di peggio, ma il meccanismo è esemplare: politica debole, interessi forti e in conflitto (l’esenzione non riguarda solo la Chiesa!), intervento costrittivo del potere tecnico europeo che elimina la discrezionalità politica.
Un modello deliberativo di democrazia che interpreta meglio delle istituzioni rappresentative il bene comune, l’interesse generale.
E’ una rete di sicurezza ma non è una cosa entusiasmante.
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/albeghi-vescovo/albeghi-vescovo.html
Il dato più rilevante ,permettetemi di dirlo è la mancanza di trasparenza che c’è su questa montagna di soldi che la Chiesa incassa.
Bisogna distinguere tra il “prete di frontiera” e gli “alti prelati” : sono due entità ben differenti. Il prete di frontiera, quella che si impegna porta a porta fa un grande lavoro e da un apporto concreto alla società. Per gli altri darei un n.g. (non giudicabili).
E questo lo dico indipendentemente dal fatto di essere credenti o no.
Quello che mi viene da contestare è appunto la destinazione delle cifre che vengono “gestite” ad alti livelli.
Dopo “l’esperienza Marcinkus” legata al caso Calvi (come ricordato giustamente negli articoli credo che questo sospetto sia più che legittimo.
Parallelamente a questo c’è uno Stato che tira la cinghia: visto che il denaro non è molto (o comunque non basta mai) bisognerebbe dare la precedenza a quello che è fondamentale.
Purtroppo però questo è un argomento scottante…difficile da affrontare quando si ha il terrore di perdere voti: girarsi dall’altra parte non è comunque segno di maturità.
Si prenda spunto dalla coerenza di Zapatero: che si condividano o no le sue idee ci si trova davanti a un uomo politico che fa quello che ha promesso.
Merce rara di questi tempi…
ICI SUI BENI DELLA CHIESA – L’Aula del Senato ha respinto l’emendamento alla Finanziaria, presentato dagli appartenenti alla Costituente Socialista, che chiedeva di togliere l’esenzione Ici dagli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciale, anche nel caso in cui abbia carattere accessorio rispetto alle finalità istituzionali dei soggetti. Il relatore di maggioranza Giovanni Legnini (Ulivo) aveva invitato i senatori Montalbano, Barbieri ed Angius a ritirare l’emendamento e comunque ha espresso parere contrario. Dello stesso avviso il parere del governo. Il dibattito sulla questione ha impegnato per diverso tempo l’Aula del Senato, con l’intervento di quasi tutti i gruppi, e alla fine l’emendamento è stato respinto con 240 voti contrari, 12 voti favorevoli e 48 astenuti.
Il no del Senato arriva lo stesso giorno in cui viene resa nota la lettera dell’Unione europea al governo italiano in cui si chiede di elencare dettagliatamente entro 30 giorni i beni della Santa Sede esentati dall’Ici ed anche l’ammontare di quanto sarebbe annualmente dovuto se non ci fosse esenzione.
L’Ue infatti ipotizza che l’esenzione dell’Ici possa essere incompatibile con le normative europee in materia di aiuti di Stato.
La mia sensazione è che l’esenzione Ici dagli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciali, anche nel caso in cui le stesse abbiano carattere accessorio rispetto alle finalità istituzionali dei soggetti, possa effettivamente essere incompatibile con le normative europee in materia di aiuti di Stato.
Detto questo, ciò che però è più allucinante è l’ennesimo inginocchiamento del nostro “sovrano” Parlamento di fronte al Vaticano. Ma non dovrebbe essere “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”?
Ero presente: raramente ricordo il tabellone del Senato così pieno di lucine rosse.
Però attenzione alle battaglie di bandiera. Presentare un emendamento del genere in Finanziaria, nella situazione attuale, significa solo farselo bocciare per raccogliere un po’ di consensi e bruciare l’argomento.
Sono d’accordo nel merito, ma non è così che si fa politica.
Sapete quanto costa un’infrazione comunitaria agli Stati membri?
Con la comunicazione SEC(2005)1658, la Commissione ha previsto l’aumento dell’importo minimo della penalità di base (600 euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento) e la determinazione di una somma forfettaria minima (pari a 9.920.000 euro per l’Italia), sanzioni che si sono sempre dimostrate efficacemente dissuasive…
La procedura europea di accertamento della violazione che conduce alla condanna è complessa: consta di una fase amministrativa in mano alla Commissione e di due distinte fasi giudiziarie di fronte alla Corte di Giustizia.
In corso d’iter c’è modo per lo Stato di adeguarsi alle istanze formulate dalla Commissione, cosa che accade nella maggior parte dei casi.
Quindi nutro fondate speranze sul buon esito della vicenda.
L’aspetto che mi sembra più significativo è la frequenza dei casi in cui, quando è in gioco un conflitto tra interessi generali e interessi particolari, la politica abdica spazi decisionali propri in favore di poteri “tecnici”.
Inserisco il link al Resoconto di seduta del Senato in ci si è discussa la questione, contenente anche (in allegato b), il prospetto della votazione sull’emendamento n. 2.800 (testo 2)(indicata come votazione numero 6).
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/289338.pdf
Visto che era in aula, forse è a firma di Francesco…
Ad onor del vero, per quanto la discussione politica si sia incentrata, per ovvi motivi e comprensibili logiche quantitative sulla Chiesa cattolica, la formulazione dell’emendamento avrebbe determinato una generica decadenza dal beneficio per tutti i soggetti attualmente beneficiari di esenzione in base all’art. 7, comma 1, lettera i), del d.lgs. n. 504/1992 relativo all’ici.
Per intendere i termini della questione individuando esattamente tutti gli interessi in gioco, sarebbe interessante capire chi sono costoro: secondo una tipica tecnica normativa italiana che non onora la trasparenza e la responsabilità, l’articolo rinvia per la loro individuazione ad una disposizione del Testo unico sulle imposte dirette, ampiamente emendato nel corso del tempo e i cui articoli sono stati più volte rinumerati. Un intreccio che ci vorrebbe un po’ di tempo per strecciare…
Da quanto emerge nel dibattito parlamentare, comunque, la cosa dovrebbe riguardare anche le onlus e le confessioni diverse dalla cattolica.
Sarebbe anche utile capire la precisa portata del rilievo mosso dalla Commissione europea, verificando se riguarda la normativa di esenzione in generale, per tutti i soggetti.
Rilevo infine una pregiudiziale di costituzionalità: bisognerebbe vedere cosa dicono a proposito dell’ici, i Trattati internazionali intervenuti tra lo Stato italia e la Chiesa cattolica. Infatti, ove questi abbiano disposto una regolamentazione in materia, una legge ordinaria può fare ben poco, anche di fronte ad un rilievo comunitario.
Gomitolo che sarebbe molto interessante dipanare per un giurista…