amleto.jpg Si parte: inizia finalmente l’avventura del PD, con tante donne, pochi giovani (solo il 10% dei delegati ha meno di 40 anni: il dato dovrebbe far riflettere), grandi speranze e tantissima carne al fuoco.

Interessante la provocazione de Il Foglio che invita a pensare ad un partito senza più tessere. Un partito leggero in cui la base sia costituita dal grande popolo delle primarie, chiamato di volta in volta a decidere (o a ratificare le altrui decisioni…)  i nomi  dei candidati,  o magari anche a deliberare  le grandi questioni del territorio.

Ferrara, che è intelligente come pochi, con la sua provocazione ha inteso far emergere la vera questione organizzativa che il PD, da oggi in poi, si trova a dover affrontare.

Voglio essere chiaro fin da subito: dopo aver vissuto le recenti primarie dico chiaramento che il Partito “moderno” ventilato da Ferrara e caldeggiato da Mieli, non mi piace. Per carità, i vecchi riti vanno migliorati e ammodernati. Le interminabili riunioni di partito in cui si parla di tutto lo scibile umano non sono più tollerabili. Dobbiamo trovare nuove forme di adesione e di discussione.

Nuove forme, certo. Ma deve essere chiaro che un partito non può prescindere dall’adesione e dalla discussione.

Non si può fare a meno del senso di appartenenza, che deriva dall’adesione del militante, che porta a sentirsi parte di una comunità/partito che aiuta a dare un senso all’impegno politico.

Non si può fare a meno delle discussioni, del confronto vero e aperto, del dibattito e della mediazione, che a volte è lunga, complessa e tortuosa. Altrimenti si finisce per legittimare la logica dei “piattini pronti”, preparati nelle segrete stanze, che vengono “democratizzati” dal voto popolare (e inconsapevole) dei gazebo.

E questo si chiama plebiscito, non democrazia.

7 Risposte a “Tessere o non essere?”
  1. d.lombardini scrive:

    Non ho ancora letto il giornale di oggi con i vari resoconti dell’Assemblea nazionale e relative posizioni sulla forma di partito, ma tendenzialmente sono contrario al carattere troppo “liquido” invocato da Franceschini.
    Per dare continuità alla discussione allego i post dove abbiamo iniziato ad esprimere i nostri “desideri” circa la struttura del nuovo partito:
    http://www.puntodemocratico.it/2007/10/09/il-partito-che-vorrei-ii-la-sezione-virtuale
    http://www.puntodemocratico.it/2007/10/04/il-partito-che-vorrei

  2. Bebbo scrive:

    Mi scuso per la mia recente latitanza: aggiungo solamente che un partito con una organizzazione come quella descritta da quel furbacchione di Giulianone Ferrara esiste già e si chiama Forza Italia.

    Il problema della partecipazione non si risolve abolendo le tessere, ma accantonando quei furbastri giochini con i blocchetti delle tessere che hanno fatto le fortune politiche di tanti ex DC ed ex PCI tuttora in servizio effettivo e permanente, e parallelamente hanno creato le condizioni del “declino” (scusate l’eufemismo) della politica.

  3. 7 7 7 scrive:

    Una conferma o se volete “contributo alla discussione”, viene dal giornale Repubblica di oggi domenica 28 ottobre 2007
    “La paura di nascere vecchi”
    di Ilvo Diamanti
    … Veltroni ha ragione quando sostiene che non è possibile . Ma solo in parte. La verità è che botti troppo vecchie impediscono al vino nuovo di entrare. E corrompono il poco che entra. Per cui il problema vero non è costruire otri nuovi. Ma eliminarli. Fuor di metafora: costruire un partito senza militanti, senza iscritti e senza sezioni. A differenza di Salvati riteniamo non ce ne sia bisogno. La militanza, la partecipazione, le associazioni: in questa società iperpolitica sono fin troppo diffuse. IL partito deve solo intercettarle. Non può essere un “otre” un recipiente chiuso. Ma un “luogo” aperto dai confini mobili. Non un partito “personale” , ma un partito “personalizzato”. Affollato di persone. Che selezioni “persone” capaci di governare. Persone. Che non abbiano il futuro dietro alle spalle. Solo così potrà parlare ai giovani ed essere ascoltato. Solo così potrà liberarsi del passato. -

  4. 7 7 7 scrive:

    Una conferma o se volete “contributo alla discussione”, viene dal giornale Repubblica di oggi domenica 28 ottobre 2007
    “La paura di nascere vecchi”
    di Ilvo Diamanti
    … Veltroni ha ragione quando sostiene che non è possibile tenere il vino nuovo in otri vecchie. Ma solo in parte. La verità è che botti troppo vecchie impediscono al vino nuovo di entrare. E corrompono il poco che entra. Per cui il problema vero non è costruire otri nuovi. Ma eliminarli. Fuor di metafora: costruire un partito senza militanti, senza iscritti e senza sezioni. A differenza di Salvati riteniamo non ce ne sia bisogno. La militanza, la partecipazione, le associazioni: in questa società iperpolitica sono fin troppo diffuse. IL partito deve solo intercettarle. Non può essere un “otre” un recipiente chiuso. Ma un “luogo” aperto dai confini mobili. Non un partito “personale” , ma un partito “personalizzato”. Affollato di persone. Che selezioni “persone” capaci di governare. Persone. Che non abbiano il futuro dietro alle spalle. Solo così potrà parlare ai giovani ed essere ascoltato. Solo così potrà liberarsi del passato. –
    (copia incolla non ha riportato la frase tra

  5. isabella scrive:

    sono d’accordo con Francesco quando dice che luoghi di confronto e di discussione sono necessari per non ridurre la partecipazione politica a mera ratifica di decisioni prese altrove…
    Mi sembra che ben si ricolleghi a questo discorso l’idea di un punto di incontro e di discussione virtuale, che permetta quindi anche a chi lavora e non ha tempo di partecipare attivamente alla costruzione del proprio partito.
    Purtroppo però, questa idea sembra non piacere troppo a chi ci governa, date le leggi che sono in elaborazione in proposito (chi non ha sentito parlare di Levi ultimamente?).

  6. Quello che penso che il PD debba essere? Un partito che mette insieme partecipazione (cittadino – elettore) e militanza. In questi anni abbiamo potuto sconfiggere la destra anche e forse soprattutto grazie alla forza del nostro radicamento nel territorio e alla passione dei
    Partecipazione e militanza attiva non sono in contraddizione, anzi si completano a vicenda. Le nuove e più fresche forme di partecipazione, come le primarie, aiuteranno il PD a non perdere la sua forza di novità assoluta nella politica italiana, ma la militanza e la presenza di iscritti e sedi continueranno a darci la forza di potere parlare agli italiani.
    Grande il vostro blog!! Bravi!

  7. cnat scrive:

    D’accordissimo con Francesco: un partito non può prescindere dall’adesione e dalla discussione. Altrimenti, come dice Bebbo, rischia di trasformarsi in ciò che ormai non è più nuovo: vale a dire Forza Italia.

    Di certo, però, il PD ha l’obbligo di superare tutte le storture e le perversioni penetrate come un virus maligno nel corpo della militanza attiva dei partiti tradizionali (in particolare nei DS, e lo dice uno che ha la tessera della Quercia dal 1999).

    Quindi, in sintesi, basta con i “signori delle tessere”, basta con le “interminabili riunioni in cui si parla di tutto lo scibile umano”, basta con le sezioni trasformate in fortini autoreferenziali, basta, soprattutto, con le decisioni prese tra pochi intimi e gli incarichi distribuiti non sulla base del merito ma di non meglio specificati rapporti di forza, come se il partito fosse un territorio da dividere in feudi.

  8.  
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