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Il 24 ottobre la Corte costituzionale ha bocciato alcuni commi di un decreto-legge del 1992 (d.l. contenente misure urgenti per il risanamento della spesa pubblica, noto come decreto Amato): la pronuncia riguarda i criteri di calcolo dell’indennità per i casi di occupazione acquisitiva, un tipo irrituale di espropriazione spesso usata dalle Pubbliche amministrazioni locali. La faccio breve e poco tecnica: la norma riduceva l’entità del ristoro di circa il 50% rispetto al valore reale dell’immobile, in barba al Protocollo n. 1 allegato alla Convezione europea dei diritti dell’uomo, tra i quali si annovera anche quello di proprietà.

Con questa decisione (in realtà sono due sentenze) è stata definitivamente rappresentata la ricaduta dei Trattati internazionali sull’ordinamento nazionale, alla luce della riforma del Titolo V Costituzione, per la precisione dell’ art. 117, primo comma, ove si stabilisce la necessità di armonizzare il diritto interno con «i vincoli derivanti […] dagli obblighi internazionali», cosa che comporta per il legislatore ordinario (Stato centrale o Regioni, ciascuno nell’ambito delle materie di rispettiva competenza) l’obbligo di rispettare le norme contenute in tutti gli accordi sottoscritti in sede ultranazionale.La finanziaria   2007 ha previsto anche che tutti gli enti locali (inclusi i Comuni) che violano il diritto internazionale o comunitario dovranno risarcire lo Stato per i danni che lo Stato dovrà sopportare in caso di sanzioni internazionali o europee (cosa tutt’altro che rara!).

Buon lavoro dunque ai nostri legislatori e ai nostri amministratori che dovranno tenere in conto imprescindibilmente i diritti riconosciuti in sede internazionale e comunitaria.

Mi pare che si stia concretizzando ogni giorno di più la multilevel gevernance di cui si parla da tempo. La cosa ha enormi profili di interesse da moltissimi punti di vista e mi sembra che dimostri come sia impensabile deprofessionalizzare completamente la classe politica proprio per l’elevato tecnicismo richiesto, al giorno d’oggi, a tutti i  livelli decisionali. 

Una Risposta a “Riduzione dei costi versus diritti inviolabili”
  1. d.lombardini scrive:

    Pensa ad esempio al caso dell’innovazione nella pubblica amministrazione, all’ICT o all’innovazione in genere ed a quante velocità diverse siano in campo: quella del mercato, del diritto degli enti e dei cittadini/consumatori a godere di equi ed efficienti standard di servizio, dell’apprendimento organizzativo, del riallineamento delle competenze, dell’adeguamento funzionale e regolamentare…
    Non sono banali quindi le capacità di governare dei processi assai diversi come impatti e resistenze nelle nostre realtà territoriali, che poi devono necessariamente essere riportati a sistema in un’ottica europea.
    Ed invece almeno in Umbria a livello regionale: tre deleghe e nessuno che “tira”. E non va meglio riguardo la nostra presenza nei tavoli decisionali nazionali.

  2.  
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