Il 24 ottobre la Corte costituzionale ha bocciato alcuni commi di un decreto-legge del 1992 (d.l. contenente misure urgenti per il risanamento della spesa pubblica, noto come decreto Amato): la pronuncia riguarda i criteri di calcolo dell’indennità per i casi di occupazione acquisitiva, un tipo irrituale di espropriazione spesso usata dalle Pubbliche amministrazioni locali. La faccio breve e poco tecnica: la norma riduceva l’entità del ristoro di circa il 50% rispetto al valore reale dell’immobile, in barba al Protocollo n. 1 allegato alla Convezione europea dei diritti dell’uomo, tra i quali si annovera anche quello di proprietà.
Con questa decisione (in realtà sono due sentenze) è stata definitivamente rappresentata la ricaduta dei Trattati internazionali sull’ordinamento nazionale, alla luce della riforma del Titolo V Costituzione, per la precisione dell’ art. 117, primo comma, ove si stabilisce la necessità di armonizzare il diritto interno con «i vincoli derivanti […] dagli obblighi internazionali», cosa che comporta per il legislatore ordinario (Stato centrale o Regioni, ciascuno nell’ambito delle materie di rispettiva competenza) l’obbligo di rispettare le norme contenute in tutti gli accordi sottoscritti in sede ultranazionale.La finanziaria
Buon lavoro dunque ai nostri legislatori e ai nostri amministratori che dovranno tenere in conto imprescindibilmente i diritti riconosciuti in sede internazionale e comunitaria.
Mi pare che si stia concretizzando ogni giorno di più la multilevel gevernance di cui si parla da tempo. La cosa ha enormi profili di interesse da moltissimi punti di vista e mi sembra che dimostri come sia impensabile deprofessionalizzare completamente la classe politica proprio per l’elevato tecnicismo richiesto, al giorno d’oggi, a tutti i livelli decisionali.
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Pensa ad esempio al caso dell’innovazione nella pubblica amministrazione, all’ICT o all’innovazione in genere ed a quante velocità diverse siano in campo: quella del mercato, del diritto degli enti e dei cittadini/consumatori a godere di equi ed efficienti standard di servizio, dell’apprendimento organizzativo, del riallineamento delle competenze, dell’adeguamento funzionale e regolamentare…
Non sono banali quindi le capacità di governare dei processi assai diversi come impatti e resistenze nelle nostre realtà territoriali, che poi devono necessariamente essere riportati a sistema in un’ottica europea.
Ed invece almeno in Umbria a livello regionale: tre deleghe e nessuno che “tira”. E non va meglio riguardo la nostra presenza nei tavoli decisionali nazionali.