Archivio per novembre 2007

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Cinque pagine che tengono “appesi” i protagonisti della politica. Che potrebbero decidere il futuro e il destino di partiti e partitini. Che, soprattutto, potrebbero dare ordine alla agitata, instabile e poco affidabile vita politica di questo paese. Le scrive il professore Salvatore Vassallo, costituzionalista di primissimo rango, con la collaborazione dei colleghi Stefano Ceccanti e Alessandro Chiaramonte.
Parlano della nuova legge elettorale, quella intorno a cui si regge il destino di questo governo e che, se approvata, deciderà le sorti di quelli che verranno.

(leggi il documento integrale)

S’intitolano “Un sistema elettorale semplice, per un nuovo bipolarismo, un po’ tedesco, un po’ spagnolo, un po’ italiano”, forma discorsiva per una materia ostica e ostile e che anticipa un contenuto invece agevole e accessibile. Una cosa è certa: è sbagliato chiamarlo “sistema tedesco”, oppure “spagnolo” oppure “mix spagnolo-tedesco”. La bozza su cui il segretario del Pd sta chiamando a discutere e a confrontarsi tutti i leader dei partiti di maggioranza e opposizione racconta un modello assolutamente originale. E per questo è giusto chiamarlo “italiano”.

Gli obiettivi - Sono quattro: 1) Consentire agli elettori di giudicare la qualità dei singoli candidati al palarmento; 2)ridurre la frammentazione dei partiti pur garantendo il pluralismo; 3) preservare il bipolarismo; 4)evitare formazioni prelettorali artificiose e destinate al naufragio alla prima verifica.
Cosa non serve – Non serve il premio di maggioranza “perchè irrilevante perchè non bipolarizza o perchè provoca formazioni artificiose”; non serve il collegio uninominale che “può ridurre troppo drasticamente il pluralismo” o realizzare “coalizioni eterogenee come accadeva con i collegi uninominali della legge Mattarella”.

Cosa serve – Un sistema elettorale misto “a prevalenza proporzionale (in questo senso simile al tedesco) che però non fotografi perfettamente il peso elettorale di tutti i partiti sopra una certa soglia”. Lo sbarramento deciso per legge.

Serve anche un sistema elettorale che “consenta una rappresentanza autonoma ai partiti minori che superano una soglia minima, non molto elevata, non prevista formalmente dalla legge ma insita nel meccanismo elettorale” e al tempo stesso “accettano di giocare la propria autonomia in grandi partiti aggregatori a vocazione maggioritaria”.

La proposta – Vassallo precisa che la proposta è valida a Costituzione invariata, cioè con il bicameralismo attuale. E’ però facilmente applicabile nel caso dovessero passare quelle modifiche costituzionali attualmente al voto a Montecitorio (riduzione dei deputati a 500, senato federale, una sola camera legata dal vincolo della fiducia al governo).

I collegi - L’Italia viene divisa in un numero di collegi pari alla metà dei seggi da assegnare, esattamente come nel sistema tedesco. Il totale deve quindi essere un numero pari compreso estero e Valle d’Aosta.

Circoscrizioni - I collegi vengono aggregati in circoscrizioni composte da 6-7 o 8 collegi che assegnano rispettivamente 12-14 o 16 seggi. “E’ cruciale che non si vada oltre gli otto collegi” per due motivi: le liste bloccate devono almeno poter essere visibili sulla scheda e quindi non più di otto nomi; è la circoscrizione piccola a istituire la soglia implicita antiframmentazione e a rendere “inutile” la soglia di sbarramento.

Candidature e scheda – In ogni circoscrizione gli elettori trovano sulla scheda, sotto il simbolo di ciascun partito, il nome del candidato di collegio e, più in basso, in un blocco separato ma riconducibile al partito, la corrispondente lista circoscrizionale di 6-7-8 candidati. E’ obbligatoria l’alternanza uomo/donna e maschi e femmine non possono essere al di sotto del 40 per cento. I candidati saranno selezionati col metodo delle primarie.

Voto – L’elettore dà un solo voto che vale sia per l’assegnazione dell’unico seggio attribuito con l’uninominale che per l’assegnazione dei seggi su base proporzionale in ambito circoscrizionale.

Eletti nei collegi – Vengono dichiarati eletti i candidati che nel loro collegio hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Ripartizione dei seggi in ambito circoscrizionale - Si stabilisce a quanti seggi ha diritto ciascun partito a livello circoscrizionale su base proporzionale. Per questa operazione viene usato, circoscrizione per circoscrizione, il metodo messo a punto a fine ottocento dal belga Victor d’Hondt che tende a premiare il partito più forte.

Eletti non vincenti nei collegi – Gli ulteriori seggi spettanti a ciascun partito, rispetto a quelli già assegnati per la vittoria nel collegio, vengono innanzitutto assegnati ai migliori perdenti nei collegi uninominali. Se questi non bastano, si passa ai candidati della lista circoscrizionale, secondo l’ordine di presentazione.

Non ci sarà bisogno del referendum - Il professor Vassallo scrive che questa proposta “è perfettamente in grado di rispondere all’iniziativa referendaria sia in termini tecnici perchè elimina il premio di maggioranza (annulla il primo dei tre quesiti ndr) che politici (favorisce il bipolarismo). Per Vassallo il sistema studiato è un “buon punto di equilibrio anche per i partiti minori”.

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Il tema del rapporto città – immigrazione rimbalza dalla cronaca nazionale (a questo abbiamo dedicato già una discussione) alla locale (di oggi la dichiarazione del Prefetto Marchionne). Chi di noi non ricorda l’allarme di 10 anni fa circa sul “pericolo albanese”, le recenti polemiche sui campi nomadi e contemporaneamente i processi di integrazione in corso testimoniati dall’esperienze, ad esempio, della Consulta degli immigrati o della comunità indiana da due anni protagonista del Cantamaggio ternano?

Quale però il reale grado di percezione del cittadino con il “diverso” rappresentato dallo “straniero”? Chi è lo “straniero”? Quali le problematiche quotidiane di convivenza nelle piccole e nelle grandi città?

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Con quale velocità ormai siamo soliti consumare elettronica nelle nostre case? E poi gettare il prodotto caduto in disuso (spesso ancora funzionante, ma non più in linea con l’ultima tecnologia di mercato).

Allego un interessante articolo dal corriere.it di oggi:

Butti il pc? Portalo nella piazzolaRifiuti tecnologici, dovranno smaltirli i produttori. Si potranno lasciare in aree attrezzate.ROMA – Avete un pc vecchio del quale volete disfarvi? Un componente tecnologico da buttare? La raccomandazione, importante, è: non lasciatelo con la spazzatura. I rifiuti tecnologici contengono infatti metalli e vari inquinanti. Però il problema è: che farne? La soluzione arriva dalle nuove norme per lo smaltimento dei rifiuti tecnologici (i cosiddetti Raee) definite dal Ministero dell’Ambiente e messe in atto ora con un decreto attuativo che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

PROCEDURA – La novità principale è nel fatto che la gestione di questi rifiuti speciali passa dai Comuni ai produttori degli apparecchi elettrici ed elettronici. Il decreto prevede una fase transitoria, finalizzata al passaggio di consegne, quindi i Comuni, fino al 31 dicembre 2007, continueranno a gestire i Raee, mentre i produttori verseranno un contributo forfettario necessario a coprire parte delle spese di gestione. Da gennaio 2008 saranno i produttori, organizzati in consorzi o sistemi collettivi, a dover farsi carico dello smaltimento.Una conseguenza di questo cambio di responsabilità riguarda proprio come e dove i consumatori potranno smaltire i rifiuti. I modi saranno sostanzialmente due: da una parte in caso di acquisto di un nuovo apparecchio, il negoziante sarà obbligato al ritiro di quello vecchio che sarà poi conferito ai luoghi predisposti per lo smontaggio, così come avviene già per frigoriferi, lavatrici e altri elettrodomestici. Ma dall’altra parte le nuove norme prevedono anche il caso di chi vuole buttare un vecchio apparecchio senza per questo doverne acquistare uno nuovo. Per questo scopo sono state previste delle «eco piazzole» dove i consumatori potranno portare i vecchi apparecchi.

UN CHILO E MEZZO A TESTA – «Abbiamo rivoluzionato il sistema dei rifiuti tecnologici per salvaguardare le esigenze dei consumatori e per avere forti garanzie di tutela ambientale – dice il ministro Pecoraro Scanio -. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere, sin dal primo anno di attività i quantitativi fissati dalla Ue. Il sistema multi consortile è una grande innovazione per il settore dei rifiuti. Si tratta di un nuovo approccio, fortemente voluto dall’Unione Europea, che dovrebbe garantire la nascita di diversi soggetti in grado di concorrere tra loro. Questo diventerà un valore aggiunto solo se i consorzi avranno la capacità di farsi concorrenza in termini di qualità del servizio attraverso elevati livelli di raccolta, di recupero e di reimpiego dei materiali». Secondo i dati del 2006 in Italia vengono gestite e recuperate circa 67.000 mila tonnellate di rifiuti tecnologici l’anno circa 1,15 kg per abitante. L’obbiettivo delle nuove norme è di arrivare, già entro il 31 dicembre 2008, a una media pro-capite di 4 chili l’anno per abitante (circa 240 mila tonnellate). Queste dovranno essere recuperate (con percentuali che vanno dal 70 all’ 80 % in base alla categoria di rifiuto) o riciclate (con percentuali che vanno dal 50 all’ 80 %).

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Prendo spunto dalla bocciatura della commissione d’inchiesta parlamentare sul G8 di Genova per lanciare un appello al Partito Democratico. Al suo segretario Walter Veltroni, ai suoi dirigenti, ai componenti dell’assemblea costituente nazionale e di quelle regionali, e in generale a tutti coloro che, come molti di noi che frequentano il blog di Punto Democratico, si riconoscono in questo nuovo soggetto politico: impegniamoci perché i giorni dei cosiddetti “Fatti del G8 di Genova” (19-22 luglio 2001) vengano riconosciuti formalmente come “giorni di memoria nazionale”, con manifestazioni che, anno dopo anno, coinvolgano le più alte cariche dello Stato, contemporaneamente a Roma e nel capoluogo ligure.

Non so quali siano, dove siano e di chi siano le responsabilità del massacro alla scuola Diaz denunciato da cittadini inermi in seguito al blitz notturno delle forze dell’ordine.

Non so quali siano, dove siano e di chi siano le responsabilità dei soprusi alla caserma di Bolzaneto denunciati da decine di ragazzi che ne sarebbero stati vittime.

Non so come mai nessuno sia intervenuto in tempo per impedire le infiltrazioni dei black bloc nei cortei pacifici.

Non so come mai, nonostante le segnalazioni preventive dell’allora presidente della Provincia di Genova, Marta Vincenzi (oggi sindaco), relative alla presenza di un gruppo sospetto (black bloc?) in un edificio scolastico nella zona di Quarto (poi trovato semidistrutto), non abbia fatto seguito nessuna azione da parte delle forze dell’ordine (eccezion fatta per un primo controllo effettuato dalla polizia, tra giovedì 19 e venerdì 20 luglio, che avrebbe semplicemente appurato la presenza di un numeroso gruppo di persone all’interno dell’edificio).

Non so come sia stato possibile che il 20 luglio (giorno della morte di Carlo Giuliani), prima dell’inizio delle manifestazioni, gruppi di manifestanti, considerati possibili interessati ad azioni di tipo black bloc, ripresi in alcune zone del centro mentre erano intenti a procurarsi pietre e benzina (danneggiando alcuni distributori), per fabbricare bombe molotov, si siano potuti muovere quasi sempre indisturbati (fonte: Wikipedia).

Non lo so. E spero che la magistratura arrivi ad accertare reati e responsabilità (a proposito: ci sarebbe un elevato rischio che tutti i reati contestati agli esponenti delle forze dell’ordine – e parte di quelli di cui sono accusati i manifestanti – cadano in prescrizione), ma in me l’impressione che in quei giorni sia accaduto qualcosa di oscuro è molto forte. Ed è un’impressione che ho avuto da subito, sin dalla sera di quel tragico 20 luglio. I “Fatti del G8 di Genova” sono di una gravità pazzesca, un pugno violento e arrogante alle regole basilari che dovrebbero caratterizzare qualsiasi tipo di confronto in un Paese civile.

La sensazione sgradevole, ingombrante, fastidiosa, urticante, è che in quelle ore ci sia stata una sorta di sospensione dello stato di diritto. Per questo mi auguro che la magistratura riesca a portare a termine il suo lavoro nei tempi giusti. Per questo credo sia necessaria una commissione d’inchiesta parlamentare davvero super partes. Per questo, al di là delle eventuali responsabilità che verranno accertate, mi auguro che i giorni dei “Fatti del G8 di Genova” diventino “giorni di memoria nazionale”.
  

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Non giudicatemi un buonista veltroniano, ma l’elezione di Federico Brizi a coordinatore ternano di Forza Italia mi ha messo di buon umore.

Si tratta di un ragazzo di trent’anni, intelligente, pacato e aperto al dialogo, con cui ho spesso il piacere di fare delle belle chiacchierate in treno. Insomma, uno che si troverebbe bene con noi di Punto Democratico (ovviamente se non fosse berlusconiano…)

La politica potrà migliorare solo se verranno valorizzate, a destra come a sinistra, le persone migliori. E questo è un buon segnale che, per una volta, proviene da destra.

Dunque in bocca al lupo, Federico. E detto questo… avversari (e amici) come prima!

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Più donne che uomini, giovani, esponenti politici ma anche del mondo della cultura e dell’associazionismo. Ecco chi sono i componenti dell’esecutivo di Veltroni.

GOFFREDO BETTINI – Nasce a Roma nel 1952. Nel 1989 e ricopre per sei anni la carica di capogruppo del Pds al Comune di Roma. E’ attualmente senatore della Repubblica e Presidente della Fondazione Cinema per Roma.

ANDREA CAUSIN – E’ nato a Mestre nel 1972. Dal 1992 al 1994 è stato consigliere comunale per il Partito Popolare Italiano a Martellago, suo Comune di residenza. Dal 1999 al 2002 è stato Segretario Nazionale dei Giovani delle Acli. Nell’aprile 2005 è eletto consigliere regionale e si occupa in modo particolare dei temi legati al welfare, alle politiche del lavoro e alle attività produttive.

VINCENZO CERAMI – E’ nato a Roma nel 1940. Allievo di Pier Paolo Pasolini. Ha scritto libri, romanzi, sceneggiature, opere teatrali.

ROBERTO DELLA SETA – E’ nato a Roma nel 1959. Dal 2003 è presidente nazionale di Legambiente. Laureato in storia dei partiti politici, ha pubblicato diversi saggi tra cui “La difesa dell’ambiente in Italia. Storia e cultura del movimento ecologista” (2000) e “Dizionario del pensiero ecologico” (2007).

EMANUELA GIANGRANDI – 43 anni, nata a Lugo, in provincia di Ravenna. A 21 anni entra nel Consiglio Comunale di Lugo, dove rimane per quattro legislature, fino al 2004. In questo periodo ricopre le cariche di capogruppo, di assessore, oltre che di segretaria comunale del Pds. Nel 2001 è assessore provinciale a Ravenna, incarico che riveste tuttora, con le deleghe al Bilancio e programmazione finanziaria.

MARIA GRAZIA GUIDA - nata ad Amatrice (RI) nel 1954. E’ sposata ed ha una figlia. Ha lavorato come assistente sociale in servizi istituzionali pubblici delle Asl. Si e’ occupata di minori, famiglie in difficoltà e anziani. Dal 2001 ha iniziato una collaborazione con Don Virginio Colmegna operando in Caritas Ambrosiana fino al 2004. Da circa un anno ricopre la carica di vice presidente del Centro Ambrosiano di Solidarietà di Milano, che si occupa di giovani con problemi di dipendenza, salute mentale e progetti di coesione sociale nei quartieri difficili della città di Milano.

MARIA PAOLA MERLONI - nata a Roma nel 1963, ha una figlia ed è un’imprenditrice con un lungo curriculum di incarichi. E’ stata presidente di Confindustria Marche. Nel 2006 è stata eletta alla Camera nelle liste della Margherita.

FEDERICA MOGHERINI - E’ nata a Roma nel 1973, è sposata ed ha una figlia di tre anni. E’ laureata in Scienze politiche con una tesi sul rapporto tra religione e politica nell’Islam. Nel 2001 è entrata nel Consiglio Nazionale dei Ds, successivamente nella Direzione Nazionale e nel Comitato Politico. Nel 2003 ha iniziato a lavorare al Dipartimento Esteri dei Ds, prima come responsabile del rapporto con i movimenti, poi come coordinatrice del Dipartimento, e da ultimo come responsabile delle Relazioni Internazionali. E’ stata eletta all’Assemblea Costituente del Partito Democratico nel collegio 14 di Roma.

ALESSIA MOSCA – 32 anni, è membro della segreteria tecnica del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Ha lavorato al Parlamento europeo e nell’ufficio relazioni istituzionali e internazionali di Alenia Aeronautica. Ha insegnato all’università Lorenzo de’ Medici di Firenze e come visiting professor, all’universita’ Cattolica di Milano. Ricercatrice dell’Arel, ha pubblicato diversi articoli sulle politiche dell’Unione europea.

ANDREA ORLANDO – Nato a La Spezia nel 1969. E’ stato segretario provinciale dei DS (2001-2003) e componente della segreteria regionale. Dal 2003 assume incarichi presso la Direzione Nazionale dei DS, prima come vice responsabile del dipartimento organizzazione. Nel 2005 assume la direzione del dipartimento enti locali, incarico che lascia nel 2006 per assumere quello di responsabile organizzativo nell’ambito della Segreteria Nazionale dei Ds. Nello stesso anno, alle elezioni politiche, è eletto deputato nelle liste dell’Ulivo. In Parlamento è stato membro della Commissione Bilancio e poi di quella Politiche Comunitarie.

ANNAMARIA PARENTE – E’ nata a Napoli il 17 settembre del 1960 e attualmente è responsabile del Coordinamento Nazionale donne della Cisl. Dal 1995 è responsabile del Coordinamento Nazionale donne del sindacato. L’8 marzo 2004 è stata nominata Ambasciatrice di Pace dal Centro di Pace tra i popoli di Assisi. E’ sposata ed è madre di un bambino, Ennio di 7 anni.

LAURA PENNACCHI – E’ nata a Latina nel 1948, vive a Roma. E’ madre di due figli. Economista e docente autrice di numerosi saggi, Laura Pennacchi è stata parlamentare dei Ds e sottosegretario al Tesoro con Carlo Azeglio Ciampi.

ROBERTA PINOTTI – E’ nata a Genova il 20 Maggio 1961. Sposata, con figli. Nel 2001 è eletta deputata e lavora nella commissione Difesa, di cui diviene Presidente dopo la rielezione al Parlamento nel 2006. Anche per questo incarico è la prima volta per una donna.

LAPO PISTELLI – E’ nato a Firenze il 20 giugno 1964. Sposato, ha tre figli. Coordinatore della segreteria del Ppi dal 1999 al 2001, membro dell’Esecutivo e della Presidenza della Margherita è stato eletto al Parlamento Europeo nel 2004 ed è oggi capo delegazione.

ERMETE REALACCI - Nato a Sora (Fr) nel 1955 è presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati ed è presidente onorario di Legambiente. Ha guidato fin dai primi anni Legambiente – di cui è stato segretario dal 1983 al 1987 e poi presidente. E’ da anni in prima fila nell’impegno per un’azione forte ed incisiva contro l’aumento dell’effetto serra e i cambiamenti climatici.

GIORGIO TONINI - Ha 48 anni, sposato con 7 figli, vive a Trento, dove è stato eletto senatore per l’Unione-Svp. E’ vicepresidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama. Laureato in filosofia, è giornalista professionista. Negli anni dell’Università è stato presidente nazionale della Fuci. Tra i fondatori dei Cristiano sociali, ha fatto parte con Walter Veltroni della Segreteria dei Ds. E’ stato uno dei 12 saggi che hanno redatto il Manifesto per il Pd. E’ stato eletto alla Costituente nel collegio di Lavis nella lista Democratici con Veltroni.

ROSA VILLECCO CALIPARI – Nata a Cosenza nel 1958 è senatrice dei Ds eletta nel 2006 e componente della 4 Commissione permanente (Difesa) e della Commissione d’inchiesta sul fenomeno della mafia. E’ membro della Delegazione italiana presso l’Assemblea dell’Osce.

Entreranno a far parte dell’esecutivo anche i capigruppo dell’Ulivo di Camera e Senato e il vice segretario Dario Franceschini.

ANNA FINOCCHIARO – Nata a Catania nel 1955, ha due figlie. E’ capogruppo dell’Ulivo al Senato. Ex-pm, e parlamentare dalla X legislatura è stata per anni la responsabile del dipartimento Giustizia dei Ds e ha ricoperto anche l’incarico di presidente della commissione Giustizia di Montecitorio.

DARIO FRANCESCHINI – Nato a Ferrara nel 1958, è sposato e ha due figlie. Si iscrive alla Dc sotto la segreteria di Benigno Zaccagnini e fa parte del movimento giovanile. E’ membro della direzione nazionale del Ppi e tra i fondatori della Margherita nel 2001. E’ stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel secondo governo D’Alema e nel governo Amato con delega alle Riforme. E’ attualmente capogruppo dell’Ulivo alla Camera e vice segretario del Pd.

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C’è un rumeno sospettato di omicidio, che ha confessato un borseggio.

C’è un ministro che al TG1 il giorno prima della tragedia dichiara che un pacchetto sicurezza non va varato con un decreto legge.

C’è un premier che il giorno successivo a rotta di collo imbocca la strada della normazione per emergenza, ma sostiene che l’azione ed il mutamento di strategia non si basa sull’emotività dettata dall’attualità.

C’è una spedizione puntitiva “autoorganizzata”.

C’è il premier rumeno che non esclude la possibilità di ritorsioni sugli imprenditori italiani in Romania.

C’è la stampa francese che bacchetta l’ondata xenofoba ed i provvedimenti del governo italiano.

C’è una Chiesa (per me altro Stato estero) che cerca di ricucire (e questa volta anche per me è “santa”) chiedendo giustizia e non vendetta.

Forse mi manca qualche pezza d’appoggio (dato che oggi e ieri non ho potuto vedere la TV), ma nei miei neretti c’è qualcosa che mi sfugge ancora…

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La questione salariale è sempre più pressante in Italia. Fanno bene i sindacati a presentarla come una delle principali emergenze che la nostra classe dirigente dovrebbe affrontare da subito, senza perdere altro tempo. L’inflazione che ha ripreso a salire sopra al 2%, con in particolare i prezzi dei beni di prima necessità che stanno aumentando pesantemente, e la rata dei mutui a tasso variabile che si sta gonfiando sensibilmente mettendo in seria difficoltà molte famiglie, non fanno altro che rendere più urgente l’adozione di misure concrete ed efficaci.

A questo proposito trovo interessante la proposta lanciata mercoledì sulle colonne del Corriere della Sera da Guglielmo Epifani. In sintesi, il leader della Cgil mette al centro della discussione la questione della retribuzione dei lavoratori dipendenti, chiedendo al Governo di alleggerire il prelievo fiscale sui salari e sulle pensioni di un punto di Pil, pari a 15 miliardi di euro, per tagliare le tasse in busta paga di circa 100 euro al mese.

Epifani, nel caso specifico, non fa della facile demagogia. Al contrario mette sul tavolo una vera e propria strategia di politica fiscale che, personalmente, ritengo convincente. Il successore di Sergio Cofferati propone infatti “un piano di medio periodo” per condurre in porto un’operazione complessiva che abbia un senso e un impatto reali, aumentando “gradualmente, nell’arco di 5 anni, la detrazione sul lavoro dipendente”. Il leader della Cgil espone con chiarezza anche le fonti alternative e le misure per fronteggiare le minori entrate che ne deriverebbero allo Stato: i proventi della lotta all’evasione e all’elusione, il riordino della tassazione sulle rendite finanziarie (il prelievo resta al 12,5% nonostante si parli da tempo dell’opportunità di portarlo al 20%) e il taglio degli sprechi nella spesa pubblica.

La proposta mi pare animata da buon senso e sano realismo, e potrebbe tradursi in una prima concreta risposta al drenaggio fiscale sulle buste paga che i dipendenti subiscono ormai da dieci anni, pagando maggiori tasse a causa dell’inflazione. Una proposta che va nella giusta direzione, anche perché – come spiega Epifani – mentre i lavoratori autonomi con un reddito fino a 30 mila euro pagheranno un’imposta forfettaria del 20% (si tratta di una decisione dell’attuale Governo), i lavoratori subordinati con un salario equivalente, o addirittura inferiore a questa cifra, subiscono un prelievo del 27%. Sarebbe il caso di pensare pure a loro.   
 

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