Archivio per dicembre 2007

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Mi piace l’impostazione di Bebbo… Cerchiamo ragioni per essere ottimisti!

Il 2007 è stato l’anno di nascita del PD che, pur tra alterne vicende, rappresenta la più significativa novità del panorama politico italiano.

Molte sono le cose che non mi sono piaciute. Innanzitutto il feticcio delle primarie, che rischiano di diventare dei plebisciti con un nome più charmant, perché difettano di momenti di analisi e di discussione vera a monte. Però le primarie ci hanno consegnato un popolo del PD numeroso e voglioso di partecipare che non dobbiamo deludere.

Il Governo Prodi fatica contro gli attacchi di gruppuscoli di peones che rappresentano il male vero della democrazia italiana. E però regge, ancora, nonostante tutto e mi auguro che possa continuare .

Il nostro Walter, per il momento, non mi convince appieno. La sua idea di partito non è ancora molto chiara  e ho come l’impressione che voglia tenere il partito in stand by, utilizzando la posizione di forza che gli deriva dalle primarie, per guidare un eventuale fase di transizione dopo l’eventuale caduta del Governo. Una cosa però della gestione Wally mi convince molto ed è il tentativo di accordo con il PDL sulla legge elettorale. Un sistema politico stabile potrà scaturire sono da un accordo tra grandi partiti che mire ad annullare il potere di veto e di ricatto dei piccoli. E pazienza se Berlusconi non è proprio il massimo come interlocutore: del resto gli interlocutori sono come i parenti, non è che si possono scegliere.

Quanto al versante ternano, pare che qualcosa si stia muovendo. I giovani del PD sono diventati una realtà, sono usciti allo scoperto in una riuscita conferenza stampa e un po’ (pochino pochino…) del merito di questa amalgama va anche alla laboriosa attività del nostro Punto.

A fine gennaio ci saranno le elezioni dei coordinamenti comunale e provinciale. Mi auguro che questa volta, oltre alle votazioni, ci possano essere anche dibattiti e luoghi di confronto tra i candidati. L’auspicio è che ci possa essere qualche candidatura espressione di Punto democratico, appoggiata da tutto il gruppo. Vi confesso che ho voglia di un po’ di sana “tenzone” politica.

Insomma cari amici democratici, grazie a tutti per questo 2007 passato a battagliare, incazzarci, discutere e prendere fregature tutti insieme. Nel 2008 la battaglia continua e anche se qualche partita è andata male, l’importante è sapersi rialzare ed insistere. Un po’ come insegna (se posso prendere un esempio tropicale) il Presidente Lula: magari nei prossimi giorni andrò a chiedergli qualche lezione…

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Nell’augurare a tutti i puntigliosi democratici – con doveroso realismo - un 2008 almeno non peggiore del 2007, sottopongo alla lettura e al commento le analisi di fine anno pubblicate negli ultimi giorni da alcune delle migliori penne (e dei più acuti cervelli) del giornalismo italiano.

Iniziamo con l’intervento di Marco Vitale pubblicato da Il Sole 24 Ore il 27 dicembre

Cinque ragioni (non scontate) per essere ottimisti

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Sempre un’emozione fortissima veder cadere le barriere… con l’ingresso nello spazio Schengen di Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

Si apre la Frontiera  fra Polonia-Germania-Repubblica Ceca.

Le polizie di stati diversi che sorridono insieme.

E pensare che cosa era poco meno di 60 anni fa il confine tra Polonia, Germania e Repubblica Ceca.

L’Unione Europea sta veramente cambiando la storia.

Speriamo che nel 2008 l’Europa riesca a mettere sulla strada giusta anche i Balcani, anche se il passo falso dei giorni scorsi all’ONU è stato un brutto colpo.

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Mi accontenterei di poco…niente pace nel mondo o lavoro per i giovani….mi basterebbe per sorridere un po’ in mezzo alle nauseabonde rincorse al regalo, alla festa religiosa che da non credente non sento mia ed a 20 gg in cui non funziona nulla, di un piccolo presente sotto il mio “albero che non c’è”: l’uso corretto della parola “piuttosto” nella lingua italiana.

Si sta diffondendo un malcostume logicamente ed esteticamente orribile del suo uso per esprimere un legame disgiuntivo paratattico, non ipotattico.

E questa non è evoluzione della lingua…è un errore.

Se affermo “mi piace la montagna piuttosto che il mare”, significa che mi piace la prima più della seconda, non alla stessa maniera!

<< Eppure non c’è bisogno di essere dei linguisti per rendersi conto dell’inammissibilità nell’uso dell’italiano d’un piuttosto che in sostituzione della disgiuntiva o. Intendiamoci: se quest’ennesima novità lessicale è da respingere fermamente non è soltanto perché essa è in contrasto con la tradizione grammaticale della nostra lingua e con la storia stessa del sintagma (a partire dalle premesse etimologiche); la ragione più seria sta nel fatto che un piuttosto che abusivamente equiparato a o può creare ambiguità sostanziali nella comunicazione, può insomma compromettere la funzione fondamentale del linguaggio. Mi limiterò qui a un paio d’esempi fra i tanti che potrei citare: dal settimanale L’Espresso, del 25.5.2001, incipit dell’articolo a p. 35 intit. Il cretino locale (sulla fuga dei cervelli dal nostro Paese): «È stupefacente riscontrare quanti italiani trentenni e quarantenni popolino le grandi università americane, piuttosto che gli istituti di ricerca e le industrie ad avanzata tecnologia nella Silicon Valley»; naturalmente questo piuttosto che pretende di surrogare la semplice disgiuntiva, ma il lettore non edotto è portato a chiedersi come mai i giovani studiosi italiani sbarcati negli Stati Uniti snobbino per l’appunto i prestigiosi centri di ricerca della Silicon Valley >> Ornella Castellani Pollidori (da accademiadellacrusca.it).

Perchè le parole sono importanti!

Sempre di più in una società in cui si moltiplicano le possibilità di comunicazione, ma paradossalmente i linguaggi si impoveriscono e le relazioni sono sempre più rarefatte!!!

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Molti giovani. Ragazzi in gamba. E diversi amici del Punto a cui facciamo un bell’in bocca al lupo. Insomma una buona notizia.

Anzi, i neo nominati, rispondendo a questo articolo, ci potrebbero raccontare un po’ di impressioni “a caldo”!

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L’assemblea generale dell’Onu ha detto sì alla moratoria contro la pena di morte nel mondo. I voti a favore sono stati 104, quelli contrari 54, le astensioni 29. L’iniziativa è stata fortemente sostenuta dall’Italia, che da almeno 13 anni è in prima fila nella battaglia per la cancellazione delle sentenze capitali. Il governo era rappresentato al Palazzo di Vetro dal ministro degli Esteri e vicepremier, Massimo D’Alema. Proprio il presidente diessino in mattinata si era detto ottimista e aveva parlato di «risoluzione di portata storica».

GLI ULTIMI NO – La moratoria è stata approvata alle 11,45 ora di New York, le 17,45 in Italia, dopo le dichiarazioni di voto contrarie di Antigua e Barbuda, Barbados, Singapore e Nigeria e quella favorevole del rappresentante del Messico. Alla fine i voti a favore sono stati cinque in più rispetto a quanto pronosticabile nelle migliori previsioni. E, soprattutto, è stata superata agevolmente la soglia «psicologica» dei cento sì che dà al provvedimento maggiore forza e consistenza.

«ORGOGLIO PER L’ITALIA» - Anche il premier Romano Prodi ha accolto con grande entusiasmo la notizia del voto favorevole dell’assemblea: «E’ un giorno storico – ha detto – la commozione è intensa». Il capo del governo ha sottolineato che «l’orgoglio dell’Italia è di aver promosso per prima un’iniziativa progressivamente trasformata in una grande coalizione intesa a favorire i diritti dell’uomo». In questo modo, ha sottolineato, «l’Italia ha molto contribuito alla diffusione della pace e giustizia nel mondo».

POLI CONCORDI NEL GIUDIZIO – Tutto il mondo politico italiano ha accolto con generale soddisfazione la notizia del sì alla moratoria. Il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, ha evidenziato che «il voto dell`Onu rappresenta un risultato importante per l`impegno di tutti coloro che difendono il diritto alla vita; il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha invece parlato di «lunga battaglia per la quale ci siamo impegnati fin dal 1994». «Ed è – ha aggiunto – una vittoria storica per tutti i cittadini del mondo».

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TERNI2019…e perché no?

La provocazione dell’associazione Indisciplinarte di candidare Terni come capitale europea della cultura per il 2019 può essere l’occasione per ripensare lo sviluppo della nostra città, o meglio accompagnarlo verso la costruzione di un vero e proprio “distretto culturale evoluto”.

Una visione che può diventare un’opportunità condivisa nel nostro territorio (anche politicamente). Come abbiamo visto nel post precedente non si parte da zero. Le potenzialità di “una città che si reinventa città” sono inoltre impresse nel nostro DNA urbano, fanno parte cioè di quel patrimonio di elementi immateriali la cui valorizzazione ha consentito a tante altri territori, anche in riconversione industriale, di rilanciarsi sulla scena nazionale e internazionale. Un distretto complesso nel quale il fattore unificante è l’orientamento all’innovazione, non un singolo prodotto, il cui successo è determinato dalla capacità di coordinamento dei processi di accumulazione delle nuove forme di capitale – umano, informativo, sociale, identitario – tra i vari attori del sistema: la pubblica amministrazione, le filiere produttive, l’università e i sistemi formativi, i produttori culturali, la società civile. Il distretto culturale evoluto deve la sua specificità alla capacità di integrarsi di volta in volta con altri settori del sistema locale dando luogo a sinergie innovative altrimenti irrealizzabili. A maggior ragione in un contesto socio-produttivo in cui si deve completare una transizione post industriale. La cultura agisce dunque come un vero e proprio elemento aggregante che entra a far parte dell’esperienza quotidiana di tutti i cittadini ed inquadra i singoli interventi in una ridefinizione complessiva dell’identità del sistema urbano e delle comunità che lo abitano (Sacco, 2002).Quali sono quindi le dimensioni dello sviluppo ideale di una città? Un settore produttivo vivace ed in rapida espansione che opera sui mercati culturali, una valorizzazione istituzionale dell’identità culturale della città, un polo di offerta culturale di qualità che influenzi significativamente l’assetto insediativo dell’area, un consistente recupero e valorizzazione del patrimonio storico-monumentale esistente. Ciò che davvero fa crescere l’economia è l’innovazione e non semplicemente la presenza di attività economiche. Ma l’innovazione dipende dalla creatività individuale e gli individui creativi hanno bisogno di una scena culturale vivace per il loro stile di vita. Stimolare il potenziale creativo del proprio sistema locale risulta fondamentale per lo sviluppo: nel momento in cui diventa caratteristica di un ambiente immersivo, la cultura provoca un mutamento nell’atteggiamento delle persone verso le esperienze che vivono, mettendole in grado di sviluppare le strutture mentali capaci di attribuire valore all’esperienza (il concetto di “capacitazione” per A. Sen premio nobel per l’economia 2000). Molta la letteratura economico e sociale sull’argomento (Bagnasco, Becattini, Brusco, Santagata, Sacco, Valentino, Trullen, Boix…), ma ancora più significative sono le esperienze realizzate in Europa e USA (St.Louis, Denver, Liverpool, Valencia, Lille, Lund, Glasgow).

Vorrei ripercorrere sinteticamente però il caso di Linz, forse il più “suggestivo” nei riguardi di Terni, poiché il Piano di sviluppo culturale approvato nel 2000 dal consiglio comunale si intitola dalla città dell’acciaio alla città della cultura”: la cittadina austriaca (189000 abitanti) sul Danubio un tempo considerata soltanto come polo siderurgico è diventata un polo culturale molto importante e, in particolare, il più importante centro nazionale (ed uno tra i più importanti a livello internazionale) nel campo della multimedialità e delle nuove tecnologie applicate alla cultura. L’elemento determinante la trasformazione è stato Ars Electronica un festival internazionale dedicato alla multimedialità presente in città dal 1979 ed i suoi sviluppi: il prix ars electronica – un premio riservato alla computer art, il Museum of the future – uno spazio culturale polivalente e centro didattico per le scuole e il Future Lab – un laboratorio di ricerca e sviluppo sulla multimedialità che realizza progetti, raccordandosi con l’università, per il comparto industriale locale. Il piano prevede la costruzione di nuove infrastrutture per la cultura e la riconversione di aree dimesse, linee guida per i criteri di finanziamento di attività, attenzione all’opportunità di accesso all’offerta culturale da parte del pubblico locale.

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Un Paese in cui il più grande partito della sinistra non sente il dovere di espellere con disonore un parlamentare che vota contro la fiducia al suo Geverno per non approvare una norma contro le discriminazioni degli omosessuali.

Un Paese che guarda alle baraccopoli persenti sul suo territorio non con la vergogna di chi riconosce la propria incapacità ad accogliere in modo decoroso i disperati del mondo, ma che si sente assediato, spaventato e minacciato da chiunque sia povero e diverso.

Un Paese in cui i salari sono crollati e le rendite sono floride, in cui la flessibilità è solo un miraggio per nascondere una precarietà che altro non è che un nuovo modo di declinare il concetto di sfruttamento. Chi è precario è insicuro. E chi è insicuro accetta anche di essere sfruttato e sottopagato.

Un Paese in cui si può morire perché in una grande multinazionale, dal fatturato miliardario, non vengono ricaricati gli estintori. Un Paese che sembra incapace di provare rabbia, dolore e disgusto. Un Paese che rischia davvero il declino. Ma non un declino economico. Un declino morale, civile ed etico.

E di questo declino abbiamo colpa anche noi, abbagliati dal luccichio ingannevole di una modernità che, una volta assaggiata, rivela un pessimo retrogusto stantio.

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Iniziano a sentirsi i primi vagiti di “amministrative ternane” …

Si potrebbe però ludicamente (mica tanto!) approcciare la questione in un altro modo: quali sono le 5 cose che vorreste veder realizzate a Terni dal prossimo sindaco?

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Propongo di far  sottoscrivere ai nostri rappresentanti all’assemblea costituente la seguente norma, da far inserire nello Statuto del Pd:

«Chiunque voti contro la questione di fiducia posta da un Governo sostenuto dal Partito democratico, contravvenendo alle indicazioni del Gruppo,  è espulso in maniera immediata ed inappellabile dal Partito Democratico e dal Gruppo parlamentare del PD».

 Che ne pensate?

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