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Propongo di far  sottoscrivere ai nostri rappresentanti all’assemblea costituente la seguente norma, da far inserire nello Statuto del Pd:

«Chiunque voti contro la questione di fiducia posta da un Governo sostenuto dal Partito democratico, contravvenendo alle indicazioni del Gruppo,  è espulso in maniera immediata ed inappellabile dal Partito Democratico e dal Gruppo parlamentare del PD».

 Che ne pensate?

9 Risposte a “Proposta per l’assemblea costituente”
  1. Bebbo scrive:

    Ho appena letto il lancio sul sito del Corriere.

    Ad occhio e croce, Francè, hai assistito ad autentiche scene di delirio disorganizzato.

    Che profonda pena…

    Capisco la tua rabbia e il tuo sgomento, però se si seguisse la strada che descrivi tu, il Partito Democratico non sarebbe più tale. Piuttosto, mi auguro che l’orripilante spettacolo di stasera sia di lezione a chi, per miopia e piccola speculazione politica, si è tanto beato del “sostegno” di Bobba e della Binetti e si è tanto prodigato a far la guerra alla Bindi ed a Parisi.
    A chi, a Roma e non solo, preferisce andare a braccetto con Lucignolo e tirare le scarpe al Grillo Parlante.
    Una autentica follia. Fermiamoli, prima che sia troppo tardi!

  2. sosteneva Giorgio La Pira: scrive:

    “Quale è il compito di un partito di governo di ispirazione democratica e cristiana?
    Intuire l’immenso valore religioso etico e politico di queste speranze, eleggerle come meta orientatrice dell’azione e infine decisamente pilotarle perché esse si traducano in organismi economici, tecnici, sociali, culturali e politici atti a realizzarle”.
    “Occorre dunque mettere, prima di ogni altra cosa, la politica al servizio della speranza! Non una politica che vada al rimorchio della paura, che utilizzi (o peggio ad arte fomenti) le paure per costruirsi consensi. Ma un compromettersi con la storia per “rendere possibile ciò che è desiderabile”, servire l’obiettivo del bene comune che non è somma di singoli tornaconti, individuali o di gruppo”.

  3. isabella scrive:

    Dovrebbe essere un regola non scritta dettata dal senso di responsabilità e dalla ragionevolezza….
    ma siccome gli esseri umani (non solo i politici) non sono altro che animali con ghiandole surrenali troppo grandi e lobi frontali del cervello troppo piccoli sono d’accordo.

  4. isabella scrive:

    Mi permetterei di suggerire anche che andrebbe riaffermato con grande forza il principio laico su cui uno Stato, e dunque anche un partito, che vuole definirsi democratico DEVE basarsi.
    Preghiere e speranze religiose vanno lasciate dentro le chiese per chi ci vuole entrare, non imposte a tutti allo stesso modo.

  5. Corrado Pani scrive:

    Cara Isabella…la democrazia e la ragione hanno da un bel po’ di tempo lasciato il passo a ben altro…Sicché concorderei nel sottoscrivere una tale idea ….

  6. Bebbo scrive:

    Isabella, se leggi con attenzione quel che sosteneva La Pira cinquanta anni fa, puoi ben renderti conto dell’abisso che separa quel modo di vivere la politica secondo ispirazione cristiana dalla pantomima clericale (anzi, cardinalizia) e pseudoreligiosa che contraddistingue alcune attuali comparse della politica italiana.

    Quando doveva rappresentare i riferimenti per un cristiano impegnato in politica, La Pira parlava di speranza. Ruini ed i suoi replicanti fanno invece riferimento a principi non negoziabili. Ce ne corre…

    La speranza alla quale fa riferimento La Pira nasce certamente da una intensa ispirazione religiosa, ma si presta naturalmente a fondersi con le altre forme di speranza di matrice non religiosa: gli ideali, la fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità, l’idea dell’esistenza di un comune sentire dovuto alla natura umana. La strada della speranza, quindi, è la strada della laicità. Per questo mi sento di condividere le considerazioni espresse da Eugenio Scalfari del commento di domenica scorsa.

    La laicità non sta nel prescindere dall’ispirazione religiosa, ma nella fiduciosa consapevolezza che l’azione congiunta di persone diversamente ispirate deve portare verso orizzonti ed obiettivi comuni.

    La laicità cura i frutti: gli integralismi, di qualunque natura, le radici.

  7. isabella scrive:

    Bisogna ammettere, però, che il PD dovrà affrontare il problema prima o poi.
    Non si può tenere il piede in due scarpe troppo a lungo.
    Se cercare la mediazione fra esigenze e sensibilità diverse e garantire il rispetto ad ogni essere umano (indipendentemente dalla sua natura) significa sfidare le gerarchie ecclesiastiche (magari espellendo le loro quinte colonne dai partiti), io spero che il PD abbia il coraggio di farlo.

    In fondo, se esistesse un partito che decidesse di candidare un talebano tra le sue file lo votereste?

  8. mah scrive:

    L’elogio del libero arbitrio, eh DEMOCRATICI?

  9. Francesco scrive:

    Lasciamo stare il libero arbitrio e lo spirito santo che, con tutto il rispetto, mi sembra stiano invadendo un po’ troppo il linguaggio della politica…

    Essere un Partito DEMOCRATICO (con tutte le maiuscole del caso) è cosa ben diversa di essere la casa della libertà di guzzantiana memoria (quella in cui ognuno fa un po’ quello che cavolo gli pare).

    Essere democratici significa affermare il governo del popolo. Si dà il caso che il popolo o, per usare un termine meno d’antan, gli elettori, abbiano votato la senatrice Binetti come facente parte di una lista elettorale che si è esplicitamente presentata per sostenere il governo di Romano Prodi.

    Dunque la senatrice Binetti ha tutto il diritto, sulla base del divieto di mandato imperativo presente in Costituzione, di votare come vuole in Parlamento, ma dopo aver rifiutato la fiducia a quello stesso Governo per sostenere il quale ha chiesto il mandato agli elettori, avrebbe il dovere morale e politico di rassegnare le proprie dimissioni, proprio per rispetto a quel “demos” che l’ha eletta.

    Ma se ciò non dovesse avvenire, un partito degno di questo nome dovrebbe prendere atto della rottura del rapporto fiduciario che non può non sussistere nei confronti di chi, aderendo al Gruppo del PD, lo rappresenta in Parlamento, e trarre le conseguenze nella maniera più risoluta. Ovvero avviando un procedimento di ESPULSIONE (sempre per usare tutte le maiuscole del caso).

  10.  
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