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Un Paese in cui il più grande partito della sinistra non sente il dovere di espellere con disonore un parlamentare che vota contro la fiducia al suo Geverno per non approvare una norma contro le discriminazioni degli omosessuali.

Un Paese che guarda alle baraccopoli persenti sul suo territorio non con la vergogna di chi riconosce la propria incapacità ad accogliere in modo decoroso i disperati del mondo, ma che si sente assediato, spaventato e minacciato da chiunque sia povero e diverso.

Un Paese in cui i salari sono crollati e le rendite sono floride, in cui la flessibilità è solo un miraggio per nascondere una precarietà che altro non è che un nuovo modo di declinare il concetto di sfruttamento. Chi è precario è insicuro. E chi è insicuro accetta anche di essere sfruttato e sottopagato.

Un Paese in cui si può morire perché in una grande multinazionale, dal fatturato miliardario, non vengono ricaricati gli estintori. Un Paese che sembra incapace di provare rabbia, dolore e disgusto. Un Paese che rischia davvero il declino. Ma non un declino economico. Un declino morale, civile ed etico.

E di questo declino abbiamo colpa anche noi, abbagliati dal luccichio ingannevole di una modernità che, una volta assaggiata, rivela un pessimo retrogusto stantio.

22 Risposte a “Ma che Paese siamo diventati?”
  1. alessandro.vincelli scrive:

    Si parla di mancanza di autorelevolezza della politica…
    A me sembra che sia sempre più diffusa approssimazione e mediocrità, in ogni livello della società.
    Questo sembra aver innescato una sorta di indulgenza vicendevole; in soldoni: la vita di oggi è complessa e problematica, del futuro non abbiamo idea… beh facciamo a non farci del male a vicenda.
    E’ una sensazione, non so neanche se mi sono spiegato bene.
    Così succede che politici e alti dirigenti non hanno il coraggio di mettere la faccia neanche sui diritti dell’uomo, sanciti nella costituzione (come dici nel tuo post, Francesco).
    Non ci sono idee, pensieri autorevoli per il presente e per il futuro, una volta le chiamavano ideologie.
    Trovi individui soli e mediocri…
    Ma sono sicuro che ci sono energie e idee molto più valide nella nostra società. Bisogna farle emergere.

  2. isabella scrive:

    Io non darei la colpa alla modernità…
    a me pare che un Paese simile la “modernità” non l’abbia mai vista neanche col binocolo…
    D’altronde, nonostante siano passati molti, ma molti anni da quel lontano 14 settembre 1870, per molti Roma è ancora “la città del Papa”.

  3. pio e pia scrive:

    dovrebbe essere passata addirittura una settimana in più

  4. corrado pani scrive:

    Forse è proprio per queste ragioni nche la sinistra ha smesso di fare la sinistra e che c’è stata questa involuzione democratica. Spiace, semmai, essere obbligati ad esprimersi per paradossi logici, per aforismi, quando non per sillogismo aristtelici senza termini…

    Eppure all’interno di queste paradossalità continuano a vivere i germi del rinnovamento da un lato, dall’altro le solite e desuete consuetudini da casta dei politici. Forse la vera rivoluzione culturale è ancora lontana… Forse – e purtroppo – siamo davvero dei bamboccioni incapaci di rifondare la politica e di ridare corpo e anima alla questione morale del nostro paese, si tratti del paese Terni come del paese Italia…

  5. corrado pani scrive:

    sillogismo aristotelico….scusate l’errore, ma quando mi prende la foga non resisto…

  6. corrado pani scrive:

    Sebbene il mio intervento non sia molto in tema con la sostanza dell’intervento tuttavia mi pare di essere in tema e con l’attualità e con il titolo del post di Francesco: Ma che paese siamo diventati? Ecco, appunto, che paese siamo lo si deduce chiaramente da come vanno le cose, soprattutto quegli affari che, a quanto pare, sembrano sfuggire al controllo del normale cittadino per poi tornare a bomba sul cittadino medesimo. Mi pare sia il caso dell’attuale sciopero degli autotrasportatori che se di fatto – e mi auguro continui ad oltranza – sta mettendo in ginocchio il Paese (frase sociolinguisticamente attribuibile al politichese) dimostra quanto poco preparato sia questo governo (che ho malamente votato) rispetto a situazioni che prima dello sciopero avrebbero dovuto prevedere la costituzione di un tavolo delle trattative con le parti sociali. Ora, si badi bene, questo sciopero sta riuscendo, sicuramente anche contro la volontà degli autotrasportori, a mettere in evidenza un altro grande problema del nostro sistema di distribuzione ovvero che, per quanto nelle campagne elettorali si sia parlato di infrastrutture, manca a tutt’oggi un serio sistema di smistamento delle merci su ruota ferrata (uno sciopero in un paese con circa l’80% delle merci su gomma si fa sentire; uno scipero in un paese con un sistema viario ferroviario serio avrebbe avuto meno impatto sia sui cittadini sia, com’è ovvio, sull’ambiente). E questo, come dicevo, è solo un punto della questione: mi chiedo anche che fine faranno le proprietà della Banca d’Italia ovvero quelle proprietà degli Istituti così detti periferici che da Gennaio saranno messe in vendita; pare, altresì, che il compratore accreditato risponderà al nome della Goldman Sachs ovvero la quarta Bnaca mondiale ovvero l’Istituto per cui fece il responsabile Europa guarda caso Mario Draghi, attuale Presidente della Banca d’Italia: mi chiedo gli italiani cosa diranno di questo… Allo stesso tempo mi chiedo come sia possibile che un personaggio del calibro di Fiorani (ricordate tutti lo scandalo finanziario Banca popolare di Lodi?) possa essere, ad oggi, uno dei principali produttori di energia alternativa in Sardegna (strana la vita); e ancora mi vien da chiedere che fine hanno fatto i responsabili del carck Parmalat o Cirio, oppure che fine abbiano fatta quei politici indagati che Beppe Grillo nominò uno ad uno in piazza a Bologna. Insomma…sebbene io abbia avuto il sospetto che in Italia, da sempre, ci sia poca o pochissima memoria storica (dipenderà anche dalle riforme della scuola?) mi sembra il caso non solo di sostenere uno sciopero come quello degli autotrasportatori ma mi sembra necessario farlo proprio per vedere che fine possa fare l’italiano quando gli mancano quei beni che sembrano necessari a lui e invece sono necessari solo a chi detieni questo o quel potere…

    Buona riflessione!

  7. corrado pani scrive:

    ..e perdonate, come sempre, qualche errore quà e là ma, come si sa, devo lavorare e nel poco tempo che mi resta devo stimolare la vostra critica… a presto!

  8. Bebbo scrive:

    Guarda Corrado,
    con tutta la mia buona intenzione ho iniziato a leggere il tuo intervento, però non ce l’ho fatta.

    Mi sono bloccato al punto in cui auspichi la prosecuzione ad oltranza del fascistissimo blocco del traffico operata da una delle categorie più pervicacemente infestata dalle peggiori identità degeneri del paese.

    E chi li sostiene o è un ingenuo, o uno sciocco, o un mestatore nel torbido.

    Mi auguro sinceramente che tu appartenga alla prima categoria.

    Con questo messaggio vi saluto per un pò, visto che, grazie ai piacevolissimi effetti collaterali di questa protesta fascista, oggi ho sostanzialmente dovuto dire addio al mio lavoro.

  9. corrado pani scrive:

    E invece, caro Bebbo, sebbene io sia dispiaciuto del tuo non piccolo effetto collaterale – e me ne dispiaccio davvero – non ci ho visto alcunché di fascista nello sciopero (ed uno sciopero, di per sé, fa parte della democrazia – non la nostra a quanto pare – più di ogni altra forma di espressione, anche del referendum – visto che quelli che si son fatto poi son stati ricambiati tramite parlamento). Ci ho visto invece la possibilità di poter finalmente mettere in ginocchio non tanto e non solo il paese, quanto, semmai, l’intero sistema: avremo dovuto esssere tutti aprtecipi poiché avrebbe rappresentato, se fatto e appoggiato da tutti non solo la delefittimazione di questo governo ma di tutto il parlamento e di tutto un sistema economico che sta provocando – ne siamo o no coscienti? – il collasso del paese e l’arricchimenti di pochi. Se io sono ingenuo a qualcun’altro non piace la democrazia ma l’oligarchia!

  10. isabella scrive:

    Il diritto di sciopero è sacrosanto…quello di libera circolazione della gente anche!
    I camionisti con la loro esibizione di muscoli (non riesco proprio a chiamarlo sciopero) si sono appropriati di un bene comune come la libera circolazione….anche questa è una forma di oligarchia no?
    un pò come i tassisti che hanno bloccato Roma qualche settimana fa.
    Non mi sembra un tipo di protesta condivisibile, sinceramente.

  11. Francesco scrive:

    Parliamoci chiaro: proteste come quella dei tassisti o degli autotrasportatori o vengono stroncate in maniera energica dalle forze dell’ordine e dalla magistratura o lo
    Stato sarà costretto ogni volta a cedere su qualsiasi richiesta, per non rischiare l’effetto Allende. Lo sciopero è un diritto sacrosanto, ma chi svolge un servizio indispensabile per la colettività (sia esso pubblico o privato) non può di punto in bianco astenersi dal lavorare o, ancor peggio, impedire ai cittadini di circolare.
    Cosa accadrebbe se i medici smettessero di punti in bianco di lavorare?

  12. corrado pani scrive:

    Parliamoci chiaramente… Mi pare non sia chiaro a tutti che ogni sciopero comporta la perdita di un bene e di una piccola libertà per gli altri. Voglio dire che se scioperano i benzinai accade la stessa cosa, se scioperano i dipendenti pubblici vengono meno i servizi pubblici, se scioerano gli operai della Thyssen Krupp viene meno la produzione e il prodotto interno della città, ecc…ecc…Ad uno sciopero segue sempre una conquista (si spera) e un danno collaterale di qualunque natura.
    Penso e credo che qualsiasi sia la ragione dello sciopero se dobbiamo cercare una colpa, questa va data al Governo che non ha prontamente dato una risposta alle richieste della categoria, aspettando tre giorni per poi risolvere una questione che è nell’aria da più di qualche settimana (sarebbe da indagare e sviscerare anche il comportamento di Veltroni nei confronti dei tassisti romani). Tuttavia noto con altrettanto stupore che le questioni che ho posto sono passate in secondo piano, avendo preso tutta l’attenzione lo sciopero degli autotrasportatori: non è che siamo un po’ tutti assuefatti dalla disinformazione? Non è che amiamo fissare – sulla scorta dell’informazione (o disinformazione) televisiva – la nostra attenzione su problemini contingenti, lascinado passare sottobanco problematiche sociali, lavorative, culturali e politiche di ben più ampia portata?
    E com’è che nessuno ci spiega perché a fronte delle spinose questioni della sostenibilità, del precariato, dei vari conflitti di interesse ci stanno ossessionando con la fiabetta della riforma elettorale?… Se non erro questo post poneva una domanda piuttosto interessante e vi siete invece soffermati sulla vostra povera auto senza benzina. E pensate che non mi son lamentato io che sono vivo facendo il rappresentante!

  13. mah scrive:

    10 e lode all’ultimo post di corrado pani.
    Sono d’accordo con te! In questi giorni sembra che l’unica cosa importante sia decidere come dividersi al meglio i posti in Parlamento, e le risposte dal governo che tanto aspettiamo e che tanto ci hanno promesso passano facilmente in secondo piano. Colpa solo dei mass-media? Forse è così… ma preferirei che il troppo-buon-walter pensasse un pò meno ad incontrare tutti gli ex/presenti/futuri leader della cdl/popolo delle libertà/comecavolosichiamanoloro per incontrare ad esempio il ministro del lavoro, figura certo ormai sbiadita, ai margini della vita politica, ma magari davanti ad un buon bicchiere di vino rosso parlare un pò di precariato, ovviamente non quello che si prospetta per i poveri Parlamentari in balia delle varie leggi elettorali…
    Un ultima cosa… ancora non riesco a formulare un giudizio sulle ragioni dei camionisti.. Ma leggendo i vostri post mi sorge una domanda: se uno sciopero non crea disagi, che sciopero è? Ci sono categorie che, purtroppo, se “non mostrano i muscoli” nessuno li sta a sentire, altrimenti diventerebbe solo una giornata per non lavorare e per andare a fare una gita… ma il clima non credo lo consenta…
    Scusate l’ironia non troppo bene celata, ma sono stanco di provare “rabbia, dolore e disgusto”, per citare il tuo post, caro francesco…
    “Una volta le chiamavano ideologie…” appunto

  14. corrado pani scrive:

    Caro Mah,
    grazie.

  15. isabella scrive:

    Ripeto: lo sciopero è un diritto sacrosanto. L’interruzione di pubblico servizio è un reato.
    Per questo esistono leggi che regolamentano la libertà di scioperare.
    Tra creare qualche disagio e paralizzare un intero Paese ce ne corre di differenza, caro Corrado.
    Per quanto riguarda gli sforzi di Veltroni, che si stanno concentrando sul tentativo di far approvare una legge elettorale decente, vorrei ricordarvi che questo Governo immobile è il risultato di una cattiva, anzi pessima, legge elettorale e se pensate che possa davvero fare qualcosa, così com’è, per risolvere problemi ben più gravi come il precariato, che sta assumendo i preoccupanti tratti di una piaga sociale, peccate forse un pò di ingenuità.

    Per affrontare i problemi più difficili ci vuole forza e coraggio perché qualcuno, in ogni caso, si dovrà scontentare…figuriamoci se si tratta della categoria dei datori di lavoro…

  16. isabella scrive:

    P.S. Dimenticavo…non possiedo mezzi meccanici di alcun tipo, manco una bici elettrica.
    Vado a piedi o al massimo in autobus…
    Di solito non uso lamentarmi di non poter usare la macchina ma al massimo del fatto che altri la usino troppo e non per esigenze reali!

  17. corrado pani scrive:

    Cara Isabella, conosco benissimo l’art. 340 del Codice Penale, tuttavia ritengo che in questa oasi di cacca qualche atto di coraggio e di sovversione abbia un senso al di là delle regole. E poi, scusami tanto: ma di quali regole stiamo parlando? E com’è che queste benedettissime regole debbono riguardare solo il comune mortale e non i gradi poteri economici, politici e quant’altri? Insomma in un paese allo sbando qualche sovversione e capovolgimenti di fronti e regola non farebbe proprio male, risveglierebbe le coscienze e proporrebbe un cambiamento di cui c’è forte necessità (e non mi pare che nomi e cognomi dei nuovi democratici siano affatto nuovi o esenti da conflitti di interesse spaventosi).

    Sul discorso legge elettorale siamo da capo: non ritengo sia l’urgenza del paese in questo momento poiché, semmai, rappresenta l’esigenza di due parti politiche che, senza alcuna elezione effettiva (ma solo attraverso il giochino abbastanza sporco e poco trasparente delle Primarie) si sentono investiti di colpo dalla necessità di creare una nuova legge elettorale. Ora vorrei ricordarti che sebbene io concordi pienamente sulla inefficienza della presente legge elettorale, tuttavia nessuno ha alzato il braccio, a suo tempo, per dire che il maggioritario promosso da Segni del 1993 e votato dai cittadini non andava toccato (ricordo anche che si votò contro il finanziamento pubblico dei partiti e che poi i politici senza cittadinid eciserò di abolire quella scelta). Ma non vorrei tornare sulla storia penosa degli ultimi anni. Dicevo che ora questo tentativo di bicamerale senza camere mi sembra del tutto inopportuno e sta, di fatto, rappresentando la mancata presa di posizione di un governo che non ha più nulla di sinistra e niente che abbia nemmeno lontanamente il sapore della vecchia Democrazia Cristiana, né tantomeno prospetta soluzioni liberiste o moderne.
    A fronte di questa involuzione preoccuparsi della legge elettorale sembra più un disonesto escamotage per poter avere voti in qualche modo alle prossime elezioni che un problema urgente: ricordo che all’indomani della vittoria del Centro Sinistra (cui ho contribuito anche candidandomi nella mia circoscrizione) tutti avevano intuito l’impossibilità di governare, ma tutti – Prodi per primo – se ne fregarono di affrontare subito (sebbene come maggiornaza risicata) la questione. Ma ricordo altresì i temi della campagna elettorale e il famossimo e biblico programma elettorale: ti invito a sfogliarlo oggi per vedere se qualche punto sia stato anche solo lontanamente toccato; per non parlare delle questioni dell’antiberlusconismo, le stesse che ci hanno fatto vincere le elezioni e che restano a tutt’oggi irrisolte.

    Continuare a credere che sussista l’impellenza della riforma elettorale vuol dire allontanare tanti cittadini da questo centro sinistra che del popolo e dei lavoratori se ne è altamente strafregato.

  18. corrado pani scrive:

    E per finire,
    Vi rpesento una bellissima ed esplicativa lista – perdonate l’atto populista – di quanto ci costano i nostri politici più significativi:

    http://speciali.espresso.repubblica.it/grafici/buste_politici/popup.html

    Non voglio insistere sui conflitti di interesse di ognuno ma mi piace ricordare il visetto candido candido della Pollastrini che sembra così casta e pura da non sembrare nemmeno una politica: sapete chi è il marito/compagno? Iòl presidentuccio del San Paolo IMI… Poverini: guadagneranno troppo poco in due?

  19. mah scrive:

    Qualcosa non mi è chiaro, cara Isabella.
    Nel tuo ultimo post dici, giustamente, che la colpa della debolezza e dell’immobilismo del governo è dell’attuale legge elettorale.
    Bene, sono d’accordo… ma se è così, se con questi numeri non è possibile governare e affrontare temi importanti e delicati allora aveva ragione Berlusconi a chiedere la caduta del governo all’indomani dei risultati delle politiche, forse dovevamo scendere in piazza anche noi con il “popolo del centrodestra” per chiedere le dimissioni di Prodi, semplicemente per il bene dl paese. Ma adesso che succede? ci possiamo permettere altri 3 anni e mezzo di un governo debole? oppure è vero che Santo Walter sta cercando di salvare il paese trovando una nuova legge elettorale con la certezza che all’indomani dell’approvazione di tale legge il governo cade? ma se è così ho una domanda fondamentale: Prodi lo sa, Prodi non lo sa? Oppure ci dobbiamo accontentare se questo governo e il segretario del suo partito più grande l’unica cosa che riescono ad ottenere è una giusta legge elettorale (e al momento ho dubbi anche su questo obiettivo)?
    Ho un altro dubbio: fino ad oggi la colpa delle difficoltà del governo non derivava dal fatto che era “vittima della sinistra etrema”? In realtà se poi andiamo a ritroso ad osservare l’ultimo anno e mezzo di legislatura mi sembra che la sinistra estrema abbia sempre ceduto sui temi importanti, a mio malincuore (vedi welfare), ma che i ricatti, purtoppo accettati, sono sempre venuti dai soliti noti, Dini, Mastella, Manzione e per ultima la Binetti, che insieme non raggiungono il 3 per cento dei voti e che, ricordiamo, sono rappresentanti di quella politica (vedi Margherita) con cui il troppo-buon-walter non ha avuto troppe difficoltà ad apparentarsi…
    Scusate se mi sono un pò allontanato dal tema della discussione, e miei troppi interrogativi, ma sono sempre più confuso…

  20. isabella scrive:

    Sono convinta che uno dei problemi più seri di questo Paese sia proprio la governabilità. E se con una legge elettorale quantomeno decente si riuscisse a contribuire a migliorare la situazione sarebbe già un enorme passo avanti. Sarebbe la base da cui partire per poter affrontare tutto il resto.
    è vero: non è giusto che un Governo sia ostaggio di uno, due o tre personaggi cui non sta certo a cuore il bene dell’intero Paese ma solo il proprio o quello della propria categoria, ma è esattamente per evitare che una simile situazione si ripeta che bisogna ridiscutere le “regole d’ingaggio”.

    Il Governo Prodi, purtroppo, mi da l’impressione di essere tenuto in vita solo perché non si sa bene con che cosa sostituirlo e fino a quando non si sarà delineata una valida alternativa andrà avanti, continuando a subire piccoli e grandi ricatti mentre noi continueremo a ingoiare piccoli e grandi rospi…

    Mi fa paura però, l’idea che uno “sfoggio di muscoli” contro le istituzioni possa essere ben visto…mi ricorda troppo una certa marcia di tanti anni fa di fronte alla quale c’era un Governo debole con a capo un vecchietto che non si sapeva con chi sostituire….

  21. mah scrive:

    Ribadisco il concetto che non credo che si possa sostenere un governo con l’unica speranza di arrivare ad una giusta legge elettorale. E nemmeno che nella situazione in cui viviamo questa legge può rappresentare l’unico impegno del segretario del maggior partito della maggioranza. Non ci vogliono anni per fare una legge giusta, ci vogliono anni per dividersi bene i posti… Tanto è chiaro che non si potrà mai trovare una legge che sta bene a tutti, l’interesse di un partito si scontrerà sempre con l’interesse di un altro. Quindi o si va ad un accordo con una prova di forza Weltroni-Berlusconi, mandando al diavolo la rappresentatività (circa il 35 per cento di italiani non si rivedono in quei 2 partiti) e mandando al diavolo il 70 per cento di italiani che non hanno votato il referendum sul maggioritario, o si lavora sulla penultima legge elettorale con cui, ricordiamo, Berlusconi ha governato per 5 anni.
    D’altronde, come ti ho già detto, a che serve ridurre i partiti se poi i ricatti vengono da persone che fanno parte pienamente del partito più grande della coalizione?

    Però mi dispiace che non mi hai risposto ad una domanda: dopo l’approvazione della legge, secondo te sarebbe meglio tornare al voto? E Quali sono gli obiettivi di Walter? e Prodi ne è a conoscenza?

    Inoltre vorrei dirti, cara isabella, che quelli che tu chiami rospi, qualche altra categoria li chiama speranze…

    Fa paura a me, invece, non notare che un paese, con i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni, che non si siede ad intavolare una discussione che riguarda i contratti con una qualunque categoria ricorda l’atteggiamento di un personaggio, dello stesso periodo di cui parlavi tu, caratterizzato da una mascella un pò pronunciata…
    “Un Paese che sembra incapace di provare rabbia, dolore e disgusto. Un Paese che rischia davvero il declino. Un declino morale, civile ed etico”. Appunto… Come giustamente ha scritto qualcuno.

  22. corrado pani scrive:

    Dopo aver sentito Veltroni al TG1 mi son ricollegato di tutta corsa. Ma dico: come si fa a presentarsi in televisione e dire che l’Italia è un paese con la testa rivolta al passato? Ma dico: Walter hai visto chi siede in Parlamento? Ma Walter: hai mica visto chi sono i deputati e i senatori del PD? ma Water (come avrebbe detto Corrado Guzzanti): hai notato l’età media dei parlamentari o dei dirigenti in Italia? Ma Walter: ci sei o ci fai?

  23.  
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