inceneritore-9464f.jpg 

Leggere i giornali in questi giorni è diventato un incubo.

E non solo per i rifiuti in Campania, per Totò Cuffaro che festeggia per essersi beccato solo 5 anni in primo grado, per l’epitaffio di ogni meritocrazia pronunciato da Clemente Mastella (“Ma non ce l’abbiamo un ginecologo nell’Udeur?”) e celebrato da inquietanti applausi parlamentari provenienti da tutto l’emiciclo, per la fila di esponenti del PD che hanno risposto all’ennesima chiamata ruiniana che ha utilizzato a bella posta l’angelus papale.

Ci si mette ora anche la cronaca locale. Disastro ambientale. Un’accusa da far tremare le vene ai polsi. L’inceneritore di Maratta che, secondo le accuse della Procura, emette polveri sottili e diossina, brucia addirittura materiale radioattivo ed inquina suolo, acqua ed aria.

Sarà vero? Sinceramente immaginare un’azione dolosa del sindaco e dei vertici ASM mi risulta difficile. Che ci sia stata negligenza? Sottovalutazione dei rischi? Incapacità di capire la gravità di certe situazione? O un ennesima riedizione del così fan tutti applicata alla mala gestione degli inceneritori? Oppure si risolverà tutto, come auspico, in un ballon d’essays?

Faccio fatica a capire. Ancora una volta. Davvero non mi sento in grado di formulare giudizio alcuno. Mi trovo disarmato e davvero mi sembra incredibile che possano essere verosimili accuse di quel tenore e di quella gravità.  E il PD cosa fa? Ribadisce piena fiducia, come ovvio. Ma c’è una conoscenza diffusa, chiara e approfondita della situazione inceneritori a Terni? L’opinione pubblica ternana sa di cosa stiamo parlando o ci si limita a cianciare qualche opinione un tanto al chilo ( di difesa accorata o di accusa senza appello) solo ora che i buoi sembrano irrimediabilmente scappati?

Insomma, mettiamoci in rete e cerchiamo di capire qualcosa. Proviamo ad utilizzare questo post per raccogliere un po’ di materiale in generale sugli inceneritori e sul ciclo dei rifiuti e per fare la cronistoria della situazione ternana. Aiutiamoci almeno a capire qualcosa. Proviamo a conoscere per poi farci un’idea non preconcetta e deliberare. E’ l’unico modo per essere, davvero, democratici.

 Per iniziare a capire qualcosa sull’argomento può essere utile la lettura della  voce-inceneritore-da-wikipedia.doc

5 Risposte a “La fiducia incenerita”
  1. Francesco scrive:

    L’articolo di Bonini su La Repubblica
    15 gennaio 2008 – Carlo Bonini
    Fonte: Repubblica

    Indicano l’inceneritore come un animale da cui guardarsi, accucciato in una conca dove l’aria stagna anche nei giorni di tramontana, in via Ratini, un budello sterrato tra le ciminiere e i silos della zona industriale del Sabbione. E lo fanno a maggior ragione ora, che l’animale tace della sua rugginosa ferraglia. Che i suoi due camini non esalano più bave di fumo.

    Un nastro bianco e rosso e una macchina del corpo forestale dello Stato tengono lontani i curiosi (che non ci sono) e gli operai, che qui non metteranno più piede. A lungo. Affissi al cancello di ingresso, due fogli dattiloscritti dell’Agenzia Speciale Multiservizi (Asm) datati 14 gennaio avvisano “il personale degli impianti di termovalorizzazione, selezione e trasferenza che, per cause di forza maggiore, gli stessi non sono accessibili e pertanto tutto il personale è posto provvisoriamente in libertà fino a nuova disposizione”.

    Comunicano che 32 operai, entro le prossime 48 ore, “dovranno recarsi presso lo studio medico del dottor Barconi, in via Pacinotti, per sottoporsi ad esame radiologico”. La città già sa dal primo mattino. La Procura della Repubblica ha disposto il sequestro dell’impianto con un provvedimento che racconta una storia lugubre, un “disastro ambientale” nella civile, ordinata e pulita Umbria. Che vale nove informazioni di garanzia e accusa il sindaco di una giunta di centro-sinistra eletta al secondo mandato con il 70 per cento dei suffragi di aver avvelenato la propria gente. L’aria che respira, la terra che calpesta, il fiume di cui va fiera, il Nera.

    Vecchio di trentadue anni, l’inceneritore ha ruminato e bruciato sino al dicembre scorso (quando ne era stato disposto dal comune un fermo temporaneo per lavori di manutenzione straordinaria) oltre il 50 per cento dei rifiuti urbani della città e della sua intera provincia producendo, sin quando è economicamente convenuto, energia elettrica (5 megawatt l’ora). Ma in uno scambio diabolico, a leggere le sette pagine con cui il pubblico ministero Elisabetta Massini avvisa gli indagati dello scempio di cui li ritiene responsabili.

    Perché la pulizia della città ne avrebbe significato di fatto la lenta e silenziosa intossicazione. A cominciare dal 2003 e fino a qualche settimana fa. I liquami dell’inceneritore – scrive il magistrato – venivano scaricati nel Nera in disprezzo dei limiti di concentrazione fissati dalla legge per il mercurio, per i residui dei cosiddetti metalli pesanti (selenio, cadmio, cromo totale, nichel, piombo, manganese, rame, zinco). E i responsabili dell’Asm (la municipalizzata che controlla l’impianto) ne sarebbero stati a tal punto consapevoli da tentare di “diluirli” nel tempo “aggiungendo acque di raffreddamento provenienti dalle torri dell’impianto”.

    I forni bruciavano senza autorizzazione, anche ciò che non avrebbero potuto – si legge ancora – lasciando che le ciminiere alitassero nell’aria “acido cloridrico” e “diossine”, liberate da una “combustione” tenuta al disotto dei limiti (850 gradi) e dissimulata da false attestazioni dei cicli di lavorazione. Ancora: avrebbero bruciato anche rifiuti radioattivi. Come dimostrerebbero cinque “incidenti” registrati lo scorso anno. Il 16 marzo 2007 – scrive il pubblico ministero – viene dato ingresso nell’impianto a legno e carta provenienti da Monza e risultati radioattivi. Il 27 giugno, una nuova “positività”. Anche se questa volta i rifiuti sono ospedalieri. Arrivano da dietro l’angolo. Dal “Santa Maria di Terni”. E non sembra un’eccezione.

    Perché il 4, il 9 e il 24 ottobre sono ancora “rifiuti sanitari” a far muovere gli aghi dei rilevatori di radiazioni. Va da sé – accusa il pubblico ministero – che agli operai che lavorano nella pancia dell’inceneritore venga taciuto in quale crogiolo di veleni siano immersi.

    A quale sorgente cancerogena siano esposti, “nonostante, già nel 2002, uno studio commissionato dalla stessa Asm avesse accertato come ragionevolmente prevedibile il rischio di contaminazione”. Nell’impianto nessuno sembra preoccuparsene. Peggio: nel reparto di “trasferenza”, dove i rifiuti vengono separati e compattati, i filtri sono a tal punto ostruiti che “gli operai, per poter respirare, sono costretti a tenere aperte porte e finestre dei locali, provocando continue immissioni nell’aria di polveri nocive, da carta, nylon e altri rifiuti leggeri”.

    Paolo Raffaelli, il sindaco, parla con un nodo alla gola. Alle tre del pomeriggio, di fronte al magnifico palazzo Spada, la casa municipale, attraversando una piazza che brilla come uno specchio, c’è chi lo ferma e lo abbraccia scoppiando in lacrime. È stato nel Pci e nei Ds. Sarà nel Partito democratico. È stato fino al ’99 parlamentare. È un uomo intelligente e non gli sfugge cosa significhi l’avviso di garanzia che ha ricevuto qualche ora prima insieme all’intero vertice della municipalizzata che gestisce l’inceneritore (il presidente dell’Asm Giacomo Porrazzini, anche lui ex parlamentare europeo dei Ds; i consiglieri di amministrazione Stefano Tirinzi, Antonio Iannotti, Attilio Amadio, Francesco Olivieri; il direttore generale Moreno Onori; i delegati per i servizi di igiene e prevenzione Giovanni Di Fabrizio e Mauro Latini).

    Dice: “Stavo già passando settimane umanamente terribili per la Thyssen, che qui ha il suo stabilimento madre. E non sarei sincero se ora sostenessi che sui rifiuti sono tranquillo perché nel merito di questa vicenda ritengo che, nel tempo, siano state fornite alla magistratura tutte le controdeduzioni tecniche necessarie a far cadere gli addebiti gravi e direi pure infamanti che ci vengono mossi.

    La verità è che questo sequestro non solo sporca la mia immagine politica, ma fa riprecipitare in tutto il Paese e nella sinistra la discussione sullo smaltimento dei rifiuti a un’antica e improduttiva guerra di religione: “inceneritore si”, “inceneritore no”. A Napoli, Bassolino e la Iervolino sono stati “impiccati” per non averlo ancora costruito. Io, da tempo, vengo “impiccato” dalla destra e da settori dell’ambientalismo per averlo fatto funzionare in un quadro integrato di raccolta differenziata, termovalorizzazione, uso delle discariche, sviluppo di nuove tecniche di bioriduzione.

    Una cosa sola è certa. Questo sequestro non riuscirà a sporcare la città, anche perché, sensibilizzata dal prefetto, la magistratura ha compreso che per evitare che Terni sia sommersa di rifiuti nel giro di quattro giorni, almeno i reparti di raccolta dei rifiuti dell’impianto possano continuare a funzionare come snodo di smistamento”.

    A un costo, però. Che apre un nuovo capitolo dell’emergenza trecento chilometri a nord della linea del Garigliano. Da questa mattina, tutti i rifiuti urbani di Terni e della sua provincia saranno avviati “tal quali” (così si definisce in gergo l’immondizia non separata) nelle “crete” di Orvieto, la discarica che, sino ad oggi, ha raccolto solo il 20 per cento degli scarichi del ternano. Il cielo umbro respira. La sua terra comincia a gonfiarsi. Al veleno non sembra esserci rimedio. Neppure qui. Tra ulivi e colline smeraldo che il mondo ci invidia.

  2. d.lombardini scrive:

    Ho la nausea a forza di leggere giornali e lanci di agenzia…ma mi disturba ancora di più non avere le chiavi per comprendere la situazione. Sogno delle iniziative di informazione alla cittadinanza “anglosassoni”: giornalista che riassume l’attualità (o il recente passato) e divulgatore scientifico che informa sul ciclo dei rifiuti, sulle tecniche maggiormente utilizzate, sulle “buone pratiche”…

  3. fabio.speranza scrive:

    Questa situazione sarebbe veramente grave se dovessero essere confermati i capi di imputazione. Bruciare rifiuti “non consoni” e effettuare cicli di combustione al di sotto dei limite rappresentano qualcosa di grave: ci sono delle normative, dei parametri tecnici da seguire. Anche la medicina giusta se presa senza le dovute indicazioni va a diventare un veleno. Spero che tutto ciò sia solo una bolla di sapone: non ci voglio credere.
    L’opinione pubblica nel frattempo mi sembra molto confusa: quando si parla di un argomento che sfocia nel “tecnico” qualunque opinione può essere condizionata da fonti non attendibili.

  4. alessandro.vincelli scrive:

    hai proprio ragione nel dire:

    “L’opinione pubblica nel frattempo mi sembra molto confusa: quando si parla di un argomento che sfocia nel “tecnico” qualunque opinione può essere condizionata da fonti non attendibili.”

    ma la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici. A me sembra che il sentore comune sia che non ci si possa fidare più di nessuno…

  5. fabio.speranza scrive:

    Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispensano, l’una come l’altra, dal riflettere.
    Jules-Henri Poincaré

  6.  
Scrivi un Commento

XHTML: You can use these tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>