Ambientalismo del fareLa situazione politica attuale non fa essere molto ottimisti, ma le parole di Firenze di Veltroni mi hanno riconciliato non poco con la sua politica.

Sarà chè ha messo l’accento sul tema dell’ambiente, a me molto caro, e che propone un nuovo modo di fare politica, ma le sue parole mi hanno molto rinfrancato.

Non posso non pensare che Prodi ha tirato fuori il massimo dalla coalizione di centrosinistra. Era impossibile fare di più. Il sistema politico attuale non permetteva e non permette di fare di più. Possono passare altri 10 governi, ma la cultura politica di oggi non partorirà mai un vero governo progressista e innovatore.
Sono perfettamente d’accordo con Veltroni quando dice che c’è bisogno di lasciarsi alle spalle “risse, ingiurie, contrapposizioni e furbizie”, è l’unico che ragiona in questa direzione, se poi a questo affianca il tema dell’ambientalismo, allora mi trovo proprio in sintonia con lui.

Se chiudo gli occhi sui giochi politici e di palazzo, solo in Veltroni trovo una politica innovativa e convincente. Secondo me può fare breccia tra i cittadini, basterebbe spostare l’attenzione sui temi reali, allora sì che si potrebbe iniziare a sperare in qualcosa di nuovo e costruttivo, per la nazione e per il PD.

12 Risposte a “Punto Democratico, e su Veltroni.”
  1. Francesco scrive:

    E’ vero che non bisogna abbattersi troppo per i sondaggi di questi ultimi giorni. Dopo la figuraccia in Senato mi sembra addirittura un miracolo trovare anche una sola persona disposta a votare per il centro-sinistra. Il tempo fortunatamente aiuterà a rimarginare un po’ la ferita.

    Sono certo anzi che in campagna elettorale Veltroni potrà giocarsi alcune carte importanti contro il centrodestra: la maggiore freschezza personale e politica e un partito che corre da solo contro l’ennesima disomogenea coalizione. Ma questo potrà bastare per dare filo da torcere al Berlusca? Al massimo si potrà puntare ad un nuovo sostanziale pareggio al Senato: e saremo punto e daccapo.

    Non so: con la coalizione larga è impossibile governare, ma con la legge attuale senza è impossibile vincere.

    Correre da soli aiuterà di certo il PD a fare un buon risultato alle urne. Ma così si azzerano o quasi le possibilità di vittoria. Salvo miracoli.

  2. alessandro.vincelli scrive:

    Francesco, se si seguono gli schemi politici attuali hai perfettamente ragione. E’ impossibile vincere.
    Ma vincere con gli schemi politici attuali è una vittoria di chi?
    A me sembra che la fase delle coalizioni larghe e leitgiose sia finito sul serio, Prodi ha tirato fuori il meglio dall’ultima grosse-coalition ed i risultati si sono visti.
    Seguire Veltroni ora è seguire un speranza di rinnovamento reale, certo, sta imboccando una strada pericolosissima e piena di incertezze, ma a mio avviso è un rischio che vale la pena correre.
    Se il paese riesce ad intercettare questa rottura con il passato c’è qualche speranza, c’è una speranza di vittoria reale per il paese.

  3. d.lombardini scrive:

    Aspetto l’esito delle consultazioni ma già percepisco aria di elezioni…purtroppo!
    E quindi di sconfitta. Per di più con un partito non pronto.
    Il tema del giorno diventa “come perdere”…ed a questo punto (con tutto il risentimento e la titubanza del caso) condivido il “rischio che vale la pena di correre” a cui faceva riferimento Alessandro.

  4. vi prego aiutatemi scrive:

    Ancora non riesco a capire se quando parlate del PD come una speranza di omogeneità e governabilità ci credete sul serio o meno. Qualcuno in un altro post ha fatto giustamente notare che da quando il PD esiste esistono anche 5 gruppi parlamentari in più al senato, che avete tra le vostre file personaggi come Follini, Rutelli, Manzione, Binetti, Scalera (alla faccia della governabilità) e se non sbaglio un ex missino come Fisichella è stato eletto tra le file della Margherita.
    “Prodi ha tirato fuori il meglio dall’ultima grosse-coalition ed i risultati si sono visti”: ok è vero, ma non potete far finta di non sapere chi è che ha dato la spinta finale a Prodi gettandolo nel baratro in cui adesso è finito anche il nostro paese.
    Sicuramente sono più a sinistra di voi; speravo in un PD che in un gioco di equilibri con una sinistra “radicale” potesse mettere in atto una politica sociale attenta e giusta…; ma ad un PD legato agli ex DC, al vecchio modo di far politica, ai ricatti dell’estremismo cattolico, ai poteri forti, preferisco dare il voto ad una “Sinistra arcobaleno” che si presenti sola, perdente ma coerente.-

  5. d.lombardini scrive:

    Anche io ho spesso alcune perplessità legate alla sofferta e troppo lenta (a volte contraddittoria) costruzione di un partito. Ed ho difficoltà ad accettare di condividere la “militanza” con personaggi tipo Binetti…credo però che è proprio questo lo sforzo, il salto che dobbiamo essere capaci di fare nel PD. Imparare ad essere luogo di confronto e sintesi per rappresentanti di valori anche distanti tra loro. Incontrandoci nel fare. Sull’esempio di altre realtà aggregative molto “larghe” esistenti in Europa o in America. Un nuovo modo di stare attorno al tavolo delle idee e delle soluzioni. Auspicherei tutti gli avventori possibili nel centro sx per questo simbolico banchetto (ed è per questa convergenza riformista che personalmente lavorerò!). Parimenti da Diliberto in su (o in giù) vedo qualche piccola resistenza…

  6. vi prego aiutatemi scrive:

    Caro d.lombardini,
    con tutto il rispetto per il tuo pensiero, ma ho l’inpressione che il tuo post voglia assolutamente ribaltare la realtà. Il tuo Segretario ha intavolato degli incontri per la riforma elettorale partendo da Berlusconi e proseguendo esclusivamente con il centro-destra, con il dichiarato obiettivo di cancellare, con una prova di forza PD-FI, partiti che hanno fatto la storia del nostro paese (e del Partito Democratico). Successivamente sempre il tuo Segretario ha dichiarato (quando il Governo, e quindi la coalizione, era ancora in carica) di volersi candidare da soli, e poi dici che vedi da Diliberto in su (o in giù) resistenze a sedersi intorno ad un ideale “Banchetto” riformista? Credo sia palese che sia stato fatto di tutto perchè questo “Banchetto” non esistesse… Oppure il “Banchetto” di cui parli era quello che auspicava Veltroni in maniera arrogante e un pò dittatoriale di chiedere ad elementi della sinistra di confluire nel PD senza i propri simboli e di convivere con i vari Follini, Rutelli, Manzione, Binetti, Scalera e Fisichella di turno? E poi si accusa il centro-destra di essere un caravanserraglio…

  7. d.lombardini scrive:

    Caro pseudonimo “vi prego aiutatemi”…puoi chiamarmi Daniele tranquillamente…
    Non ho mai detto di essere in linea con le “mosse” del “mio” segretario…ho 30anni, seguo la politica da quando ne avevo grossomodo 18, non mi sento “ex” di nulla e pur rispettando la storia dei “piccoli/grandi” partiti che hanno fatto la storia del nostro Paese (a cominciare dal Repubblicano) avverto la necessità di un nuovo modo non solo di stare insieme, ma sopratutto di FARE. “Confluire”, “convergere”, far parte di un soggetto comune di centro sx a mio modestissimo parere non significa perdere le proprie identità. Certo essere capaci di rispettarle sono d’accordo con te è un altro paio di maniche. A questo si bisogna lavorare alacremente e non abbassare la guardia. Credo però che i simboli siano utili solo a se stessi (o a propri legittimi elettorati). Crescere, cambiare, fare politica, amministrare è però altra cosa. I duri e puri li lascio volentieri agli altri, anche perchè grattando grattando di purezza non ne vedo tanta in giro.

  8. vi prego aiutatemi scrive:

    Caro Daniele,
    anch’io ho trent’anni e seguo la politica da “tesserato” da grossomodo 15 anni. Anch’io non mi sento un ex di niente; mi sento totalmente partecipe di una ideologia, che non è una parola desueta nonostante quello che possano pensare qualunque grillista-populista-qualunquista di questo paese. Un simbolo non è fine a se stesso. Rappresenta un modo di pensare, valori da perseguire, idee per cui lottare, nonostante, come dici tu, c’è chi li strumentalizza per interessi politici, e nonostante il marcio che di conseguenza li sporca. La politica inevitabilmente esiste anche in contrapposizione ad altri tipi di far politica, ed è solo un bene quando si sa bene cosa un partito vuole e rappresenta. Mi sembra molto più marcio, bieco e triste una corsa al centro finalizzata esclusivamente al raggiungimento di poltrone di potere.
    Per ultima cosa, caro Daniele, volevo dirti che parole come “Confluire e convergere finalizzate al FARE”, sono bei concetti, ma solo quando non si ha la pretesa arrogante ed egemonica che tale convergenza sia preceduta da una cancellzione dei propri progetti politici e dei propri ideali.
    Mi sembra chiaro che, purtroppo, le nostre strade politiche si siano ormai divise, vi auguro ottimi risultati elettorali, ma non posso negare che il 15 Aprile, il giorno dopo delle elezioni, se il centro-destra dovesse malauguratamente, ma come penso, vincere le elezioni, riterrò il PD e in particolare il Suo segretario il maggiore artefice ed elettore delle destre, dai Mastella ai Roberto Fiore, passando ovviamente per Berlusconi.

  9. corradopani scrive:

    Le Antinomie del Partito Democratico: il vecchio e il nuovo

    La grande novità politica di cui si è parlato sin dalle primarie nazionali, pare, nella sostanza, avere ben poco di democratico. Ed ovviamente per chi, come me, ha avuto ed ha ancora forti perplessità sul significato della novità che il PD avrebbe dovuto rappresentare, pur essendo stato un sostenitore del rinnovamento partitico in questa direzione, le primarie cittadine hanno dimostrato che quelle stesse titubanze della prima ora hanno avuto semmai conferma.
    Invito tutti voi, qualora ne abbiate tempo e voglia, ad andare a leggere le liste dei candidati e degli eletti nei circoli, che sostituiscono le desuete sezioni, nel Comune e nella Provincia, per poter tastare con i vostri occhi, e, mi auguro, con la coscienza, che di nuovo c’è poco per non dire assolutamente nulla. Ricompaiono i nomi di figli e figliastri di vecchie lobbies politiche cittadine, ricoprendo addirittura, in termini di voto, i primi posti; ho risentito telefonatine alquanto deprimenti per favorire o meno la candidatura di quest’uomo o quella donna da parte dei circoletti dei soliti furbetti della politica ternana, che indirizzavano i soliti votanti ad esprimersi a favore di questa o quella persona non per competenza, ma per convenienza; ho assistito, ancora una volta, impassibile e impotente, al gioco del favoritismo subdolo di una politica non certamente nuova.
    Pare che l’introduzione della quota paritaria di donne e uomini sia soltanto volontà degli uomini, che hanno appunto deciso in prima persona quale donna candidare e perché (per quanto arcane siano le presunte motivazioni); pare che nessun potere riconosciuto in città abbia abdicato dalle primarie, riconfermando semmai una vocazione partitica che del nuovo vestito americano ha solo, appunto, lo stile di presentazione, ma non certamente la sostanza, le procedure e la trasparenza.
    E sebbene questa impostazione che chiunque aborrisce sia la sostanza e la forma di tutti gli schieramenti che andremo a votare (per chi andrà) pare che nella definizione e nell’impostazione di queste primarie democratiche si rintraccino, senza difficoltà, i germi di quelle becere affermazioni dell’attuale opposizione: è questo che fa male per chi crede al nuovo.
    Se volessimo tuttavia rincuorarci guardando alla situazione nazionale, tuttavia il paesaggio di forme e colori che ha espresso Terni sarebbe forse più sconcertante: a fronte di un Veltroni che indica questo o quel nuovissimo rappresentante, si ritrovano al contrario tra i nuovi candidati nomi come Serra o Colaninno, riciclati alla politica forzista oppure alla Confindustria (per non parlare di un Bassolino che continuerà ad amministrare i rifiuti): vien da pensare che questa grandissima novità abbia tanta necessità di confrontarsi con il voto piuttosto che con la sostanza dei programmi e delle innovazioni di cui l’Italia e Terni avrebbero, al contrario, estrema necessità.
    Si dimostra dunque che il vecchio e il nuovo nella sostanza non appaiono se non attraverso una forzata e forzosa ermeneutica dello specchio, in cui il vecchio appare riflesso sotto forma di novità attraverso una sana e deplorevole mistificazione dei sensi delle parole stesse; in verità il vecchio è travestito da nuovo: una versione un po’ comica della democrazia. E tuttavia il fatto più sconcertante non si legge tra le righe delle scelte corporative e partitiche – a cui il cittadino consapevole è decisamente abituato – quanto nell’ignoranza più avvilente di chi, in ossequio al favore personale, si ostina a ripetere azioni del tutto illogiche: chi ha votato alle primarie rispondendo alle richieste del circoletto in bianco e nero, sta perdendo definitivamente i colori del rinnovamento e sta imponendo a tutti gli altri di poterli anche solo intravedere.

    Corrado Pani.

  10. Bebbo scrive:

    Quel che più mi lascia interdetto – certamente non sorpreso, ma interdetto sì – del modo in cui è stato vissuto l’appuntamento di domenica scorsa a Terni è il sistematico prevalere di un persistente e diffuso analfabetismo politico, che continua a rappresentare se non la causa, certamente il brodo di coltura delle resistenze ad ogni forma di evoluzione dei contenuti, degli stili, delle forme e delle visioni del fare politica a Terni.

    Sintomatico è il sistematico ricorso all’espressione “elezioni primarie” che ha corrotto il lessico di tutti, noi compresi, nel definire l’appuntamento di domenica.

    Quelle di domenica non erano elezioni primarie, ma elezioni fondative dirette. Elezioni fondative alle quali, singolarmente, era stata riservata arbitrariamente la partecipazione a quanti avevano preso parte ad un’altra elezione diretta spacciata per primaria; escludendo i tanti che, osservando positivamente incuriositi il processo innovativo innescato il 14 ottobre, avrebbero invece potuto dichiarare la piena adesione al nuovo partito sottoscrivendo statuto, codice etico e carta dei valori ed esprimendo non solo la propria candidatura – curiosamente consentita – ma anche la propria preferenza.

    Si è assistito inoltre ad altri curiosi siparietti:
    - candidati al coordinamento di circolo che pensavano di partecipare alle elezioni circoscrizionali (con il risultato che all’atto della presentazione della autocandidatura hanno indicato numero e nome della circoscrizione in luogo di quelli del circolo) ai quali qualcuno dovrà pur dire che la partecipazione alle riunioni del circolo non farà maturare alcun gettone di presenza;
    - alcuni circoli-seggi nei quali (eccezion fatta dai variopinti bugiardini generosamente spediti via posta e consegnati brevimano), dopo incessanti ricerche di segni di democratica trasparenza, il disvelamento dell’arcano dei nomi dei candidati e dell’ardua successiva loro identificazione si poteva sciogliere solo dopo aver materialmente preso in mano le schede elettorali;
    - scene di disperazione da parte di chi, avendo parametrato il consenso su una partecipazione non superiore al 35% degli aventi diritto, osservava con sgomento l’inattesa affluenza alle urne e scrutava con terrore i volti dei “non allineati non preventivati” per indovinarne le intenzioni.

    Ciò nonostante, l’adagio che lega diavolo, pentole e coperchi ha in qualche modo trovato conferma anche domenica: nei circoli e al comunale alcuni cardinali papabili sono usciti con indosso la porpora sdrucita, travolti dall’anarcodemocratico entusiamo delle masse allo stato brado; ed anche la lettura dei risultati del provinciale nel quadro sinottico dei quattordici circoli fa emergere fin troppo chiaramente un che di preordinato e stantio nei gloriosi percorsi di molti eletti. Il che non giova soprattutto a loro.

  11. corradopani scrive:

    Il che non giova, consentimelo caro Bebbo, a nessuno….
    E, almeno nel circolo Borgo Rivo-Campitello, leggere al primo posto quel nome fa inorridire chi, come me, ha vissuto l’intera e controversa stagione del notissimo padre…e scusatemi tanto se mi piace parlar chiaro! Vogliamo davvero che questa benedettissima novità nasca dalle ceneri dell’ancora presunta, ma riscontrabile nei fatti, parentopoli?

  12. corradopani scrive:

    E perdonami se le ho chiamate primarie…. era solo per semplificare il voto partitico di domenica scorsa, una specie di primarie interne o indotte o guidate? mah…

  13.  
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