E i big umbri plaudono al rinnovamento (altrui…)
Scritto da Francesco in Senza categoria, tags: PD, Umbria
Cito da un interessante articolo di Sandro Petrollini sul Messaggero di ieri, a proposito della carenza di innovazione in Umbria, tanto nel tessuto economico che in quello politico:
“Quando Veltroni venerdì a Perugia ha presentato la capolista in Campania di appena 26 anni, più di altri si sono spellati le mani per gli applausi i big umbri, dalla Regione a scendere. Segno che proprio loro si candidano a favorire il ricambio. A meno che il rinnovamento che aggrada sia soltanto quello del giardino del vicino.”
Speriamo che le liste umbre per le politiche possano smentire la chiosa, un po’ triste e un po’ sarcastica, dell’articolo. Anche perché il rinnovamento delle candidature, voluto con una certa dose di coraggio e di astuzia da Veltroni, sta offrendo una spinta decisiva alla campagna del PD. E’vero: qualcuno storce il naso dicendo che si tratta di operazioni di immagine e magari non ha tutti i torti. Ma forse bisognerebbe chiedersi se in politica esista ancora una distinzione tra piano simbolico e sostanza o se essi siano ormai indistinguibili e inestricabili.
Insomma, anche noi plaudiamo al rinnovamento campano. Sperando di poter esultare presto per un analogo rinnovamento in Umbria.
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Rinnovamento che, a quanto è dato osservare, non arriverà mai….
Chissà magari la Presidente della regione prima di andare a Roma o qualche altro amministratore locale deciderà di farsi da parte: ma chi ci crede?
Si faranno da parte quando noi avremo 50 anni…a quel punto ci sarà il ricambio generazionale nella politica: peccato che non avrà più effetto alcuno…
eccomi sono pronto. Chi va a roma, la presidente? Beh perde la poltrona.
Sono un coglione, lo so.
Sperare si può.
Ancora la tassa sulla speranza non c’è.
Poi Spes ultima dea.
E speriamo che l’ultima SPESa di 2 euro sia una rappresentazione del nuovo che avanza.
Rinnovare tutto è stato troppo spesso sinonimo di status quo. (Caos calmo).
Forse tra Umbri e Campani ci sono molte più similitudini di quanto sembrerebbe a prima vista.
Anche noi abbiamo il mare … di Terni.
Anche noi abbiamo da troppo tempo i problemi di inquinamento (acqua, aria, fiume).
Anche noi ci dibattiamo tra le varie spazzature e gli avvisi di garanzia.
Anche noi abbiamo uno Stabilimento siderurgico come quello già chiuso a Bagnoli.
Anche noi, forse, con un po’ di fantasia, non ci facciamo mancare volti duraturi e tosti come i Bassolino, Mastella, Iervolino, Degregorio, De Mita. Proviamo ad indovinare delle somiglianze con attori ed attrici nostrane della politica.
Non avevamo certo personaggi come Cutolo: in un baleno è stato arruolato qui a Sabbione.
Mozzarelle e bufale: scaramanticamente meglio evitarle.
Giorgio è solo… Napol.tano.
Noto nelle vostre risposte la mia stessa amarezza…. Sarà mai possibile che chi dirige non nota mai una piega? O fanno sempre finta…perché mentire di mentire è peggio che mentire…
Candidati P.D. per la regione Umbria ( Perugia -Terni)
Alla Camera: Sereni, Bocci, Verini, Gozi, Stramaccioni, Trappolino, Benedetti, Pesaresi, Sidori.
Al Senato: Rutelli, Agostini, Fioroni A.R., Di Girolamo, Ferrante, Massarelli D..
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Caro 7 7 7, le analogie con Napoli? Leggi l’editoriale di Macaluso sul Riformista.
lo trovi qui:
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=HCDIQ
I problemi non sono quasi mai semplici, e l’articolo che sottolinea l’ampiezza della crisi conferma. Spesso si dimostrano anche molto articolati.
Perciò richiedono molta esperienza, competenza, professionalità e reale progettualità tecnica.
Troppo spesso vengono semplificati, sottovalutati ed assoggettati alla convenienza di parte.
Poiché gli sprovveduti non esistono, conviene il più delle volte, rispolverare gli esercizi di dietrologia tanto in voga negli anni 70.
Imprudente forse è stato confrontare la provincia minore della piccola Umbria con il capoluogo della regione Campania? Ci mancherebbe: ad ognuno il suo.
Ogni schiena porti il suo basto.
Ricordo Report su Rai 3, una puntata di qualche e qualche mese fa condotta da Milena Gabanelli in prima serata, in cui furono trasmesse le reazioni e le parole incazzate del dimissionante citato, a telecamera principale spenta e senza i bip. Gli spettatori italiani pensanti quella sera si sono fatti una idea chiara di certi modi di fare e dire di alcuni personaggi.
Conveniva allora, prima dell’esplosione del problema rifiuti, chiudere un occhio e tappare un orecchio? Comunque stare per il futuro con gli occhi ben aperti e le orecchie dritte si può fare!
Certo che la partita delle candidature in Sicilia si è chiusa in un modo inquietante…
Ma Lumia non ce l’aveva una figlia da candidare?
“Comunque stare per il futuro con gli occhi ben aperti e le orecchie dritte si può fare!”… Verissimo 7 7 7, tuttavia lasciami dire che mi pare si continui a tapparsi gli occhi, le orecchie e la bocca… Tanto che più che parlare di nuova stagione verrebbe da parafrasare in vecchia stagionatura: che sia un nuovo slogan?
sulla situazione siciliana mi hanno segnalato questo sito:
http://www.casadellalegalita.org/
dal sito segnalato da Alessandro: Aggiornamento
Veltroni ci ripensa e candida Lumia
Scritto da Corriere
… Il vicepresidente della commissione parlamentare antimafia, Beppe Lumia guiderà la lista del Pd al Senato in Sicilia. Lo ha annunciato il segretario Walter Veltroni, spiegando che la ricandidatura è stata possibile grazie alla rinuncia di Ignazio Marino alla doppia candidatura, nell’isola e nel Lazio. «Sono convinto – sottolinea Veltroni – che contro la mafia sia indispensabile schierare e spendere tutte le migliori energie della società e delle istituzioni. Ho chiesto perciò al professor Ignazio Marino, candidato anche nel Lazio, di rinunciare alla sua doppia candidatura per far posto, come capolista al Senato in Sicilia, a Beppe Lumia. Il professor Marino, per la sua sensibilità e il suo amore per la Sicilia, ha accettato la mia proposta». «La battaglia contro le mafie, contro la criminalità organizzata, per la difesa della legalità – ha proseguito il leader del Pd – è al centro non solo del programma e della concreta azione del Partito democratico, ma della sua stessa identità. …
Tipico di Veltroni: recupera Lumia perché sennò aveva tra i candidati solo l’amico dei mafiosi (cfr. M. Travaglio, Annozero, puntata del 6 marzo 2008).
Intanto Vi segnalo un link dove approfondire le nostre delusioni:
http://www.disinformazione.it/massoniesinistra.htm
Per completezza di informazione, sempre nel sito sopra menzionato c’è questo contributo pubblicato direttamente dagli autori.
Sul Crisafulli – “Mirello l’amico del boss”
Scritto da Peter Gomez e Lirio Abbate
martedì 04 marzo 2008
[...] L’idea che con la mafia si possa convivere, del resto, non è solo appannaggio degli esponenti della Casa della Libertà. Trova anche numerosi estimatori nelle file dei Ds siciliani…
Persino ai livelli più alti. La cosa diventa evidente quando finisce in manette Raffaele Bevilacqua, il boss della provincia di Enna. Pure lui, come ormai quasi tutti i capimafia di terza generazione, è un borghese: di professione fa l’avvocato e, nei primi anni Novanta – quando era ancora sottocapo della Commissione provinciale di Cosa Nostra e reggente della famiglia mafiosa di Barrafranca – era stato iscritto alla Dc (corrente andreottiana) venendo eletto consigliere provinciale. Allora il suo referente nell’onorata società era Piddu Madonia, che in quel periodo trascorreva la latitanza a Bagheria assieme al capo dei capi.
Un rapporto quasi simbiotico il loro, tanto che Bevilacqua, nel 1991, partecipa persino a una riunione della Commissione interprovinciale di Cosa Nostra organizzata a Enna alla quale erano presenti Riina, Provenzano e il catanese Nitto Santapaola. Uscito di prigione, Bevilacqua sale di grado e diventa il mammasantissima di tutta la sua provincia. La sorpresa degli investigatori della Squadra Mobile di Enna è insomma grande quando, in un video registrato in un albergo, accanto al volto di Bevilacqua compare la faccia rotonda e simpatica dell’allora Vice Presidente diessino della Assemblea Regionale Siciliana (ARS), Vladimiro “Mirello” Crisafulli. Seduti uno di fronte all’altro nell’ufficio del direttore dell’hotel Garden di Pergusa, i due appaiono distesi e sorridenti. Il politico chiede un posacenere, uno dei titolari dell’albergo porta anche una penna e un bloc-notes, “No, non mi serve la carta”, risponde l’avvocato-boss, “tutto a mente, non si lasciano tracce”.
Inizia così, alle 13:45 del 19 dicembre 2001, il primo colloquio tra un capomafie e un leader istituzionale, interamente ripreso da una videocamere investigativa. Un documento straordinario, che apre una finestra sui rapporti diretti mafia-politica in Sicilia e che, nell’estate del 2003 quando diventa pubblico, crea divisioni e imbarazzo nei Ds, proprio nel momento in cui il Presidente della Regione Totò Cuffaro (Udc) finisce indagato per fatti di mafia e il suo vice, Giuseppe Castiglione (Fi), viene condannato in primo grado a dieci mesi per tentativo di turbativa d’asta (sarà però assolto in appello).
Il caso esplode a Enna, dove Crisafulli, cresciuto nel PCI, soprannominato “cappeddazzo” per i suoi cappelli a larghe falde, genuino, sanguigno, e schietto, ha costruito un solido sistema di potere, per sua stessa ammissione, borderline con il codice penale. «Il mio concetto di legalità», ha detto una volta Crisafulli a Francesco Forgione, deputato di Rifondazione, «è più elastico del tuo». [...] Bevilacqua è scortato da due guardaspalle, mentre il monitor segna le ore 13,40. Due minuti dopo le videocamere inquadrano Crisafulli col suo autista. Segue immancabile il bacio sulle guance tra il boss e il deputato (se lo avesse raccontato un pentito non ci avrebbe creduto nessuno). [...] Poi si comincia a parlare di politica. Il boss, che tradisce una certa deferenza nei confronti di Crisafulli, chiede e il parlamentare risponde. L’avvocato si lamenta di Piazza Armerina, un comune dell’Ennese, dove un rimpasto rischia di privilegiare candidati che non gli piacciono. «Spererei», dice, «che mi facessi contento questo gruppo. Se sono amici miei sono anche amici tuoi». Crisafulli ascolta. [...]
Quindi discutono di appalti. [...]«Allora, per quei taglialegna», dice Bevilacqua, «avevi detto due». «Magari di più», risponde Crisafulli, «tre, quattro». Si riferiscono a un disboscamento affidato a una ditta calabrese, nel quale anche il boss Bevilacqua, titolare di un’impresa, vuole, a giudicare dal tenore delle richieste, inserire dei suoi raccomandati. E non solo in quello. [...] Si parla del campus universitario, centoventi miliardi di vecchie lire, da realizzare a Enna Bassa e di certi lavori nella “salita di Enna”. [...]
Infine sul video scorrono dei fotogrammi destinati a riaprire il dibattito sul terzo livello, sui rapporti di forza tra mafia e politica. Chi comanda chi? Il summit Bevilacqua-Crisafulli offre una risposta inequivocabile: «A chi lo hai dato?», chiede il boss a proposito di un appalto. «Agli unici che lo possono fare», risponde Crisafulli, «i fratelli Gulino». [...] All’avvocato la cosa non va giù e se ne lamenta. Ma l’onorevole DS risponde con decisione: «Fatti i cazzi tuoi». [...]
L’incontro si chiude alle 14,05, le microtelecamere della squadra mobile, piazzate all’Hotel Garden all’insaputa del direttore per sorprendere una banda di estorsori, hanno registrato un documento straordinario che spinge il direttivo regionale dei DS a censurare il compagno Mirello perché «frequentare boss è inammissibile», mentre quasi tutte le sezioni DS di Enna si stringono attorno a lui, chiedendogli di revocare l’autosospensione dalla carica di vicepresidente dell’ARS.
Alla fine la Procura, il 19 febbraio 2004, chiede e poi ottiene dal GIP l’archiviazione perché quel colloquio non portò ad alcun beneficio a Cosa Nostra. Scrivono però i PM nella richiesta di archiviazione che è «dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte politiche dello stesso, ascoltando la sua istanza e rispondendo alle domande sulle possibili iniziative politico-amministrative, in particolare in materia di finanziamenti e appalti». Quell’incontro e gli altri che seguirono, nonché le numerose telefonate fra i due, costituiscono per la Procura «un complesso di contatti e disponibilità al dialogo di inquietante valenza: il solo fatto che un autorevole rappresentante politico incontri un personaggio del quale non poteva ignorare (ogni contraria ipotesi appare irrealistica) [...] la nota caratura nel
contesto della illiceità mafiosa, è fatto troppo grave perché sia il caso di insistere [...]. La pubblicità dell’incontro [...] enfatizza in tutti i presenti al congresso l’idea di stabili contatti mafia-politica, con ovvio vantaggio per la prima».
Ma tutto ciò non basta a provare il reato, perché «Crisafulli appare disponibile a esplorare con Bevilacqua l’area delle ipotesi strettamente politiche nel territorio e, in parte, ad addentrarsi nell’area grigia dell’affarismo politico-elettorale, ma in ambedue i casi senza fornire alcun apprezzabile apporto causale ai fini associativi [...]. Nell’ambito affaristico non risulta che le richieste di Bevilacqua siano state esaudite, e quindi l’ascolto e la discussione appaiono piuttosto finalizzate a mantenere aperto un canale di collegamento. Sinteticamente e globalmente considerata, la condotta di Crisafulli può apparire oggettivamente legittimante rispetto a Bevilacqua e quindi pericolosamente vicina al sottile confine della attività penalmente illecita [...]. Però si deve concludere che non vi sono sufficienti elementi di prova per sostenere che abbia arrecato significativa, rilevante utilità al Bevilacqua, al sodalizio criminoso di appartenenza dello stesso o all’intera Cosa Nostra». [...]
Ce n’è abbastanza per chiudere tutto sul piano penale. Ma ce ne sarebbe a sufficienza almeno per stroncare la carriera politica di Crisafulli in nome della “questione morale” tanto cara a Enrico Berlinguer, oggi caduta in prescrizione. Soprattutto nel partito che fu di Pio La Torre, morto ammazzato da Cosa Nostra per aver rifiutato anche il minimo compromesso con i mafiosi. Mirello Crisafulli invece viene addirittura promosso. [...]
Integramente tratto da
“I COMPLICI tutti gli uomini di Provenzano da Corleone al Parlamento”
di Lirio Abbate e Peter Gomez
La Milena Gabanelli dà i numeri? Ebbene si!
La puntata di domenica 9 va in replica oggi su rai sat (il giorno dopo) alle ore 21.
Ecco qualche spunto che potrebbe aiutare qualche coscienza…
- Ci sono in Campania 2551 aree da bonificare
- Ad Acerra la diossina è diecimila volte superiore ai limiti di legge
- Gomme e plastiche bruciate ai bordi delle strade dai cittadini per recuperare rame da rivendere
- A Calbricito (?) comune di Acerra usano come concime carcasse di pecore morte e rifiuti industriali
- Cavolfiori, fragole, insalata (anche quella venduta in buste), e mele annurche arrivano sulla tavola degli italiani dopo essere stati concimati con diossina, amianto, PCB (olio per trasformatori elettrici altamente cancerogeno).
- Smaltiti sul terreno in tre anni rifiuti per un valore di un milione di euro
- Da nov 2002 ad Acerra sono stati spalmati un milione di tonnellate di rifiuti di origine industriale su 100 kmq di territorio agricolo.
- Da Sogin: 85% di pozzi inquinati
- Inquinamenti da 3dicloroetilene e 2dicloroetilene.
- In località Casarella 85% di malformazioni in più.
Jacorossi, Recam, Pellini sono nomi di altrettante vicende di cui sono protagonisti i gestori e politici locali.
I numeri anche se ignorati, rappresentano un modo di argomentare ben diverso da quelli di alcuni politici vecchi e purtroppo nuovi.
Anche questo proveniente dall’Italia, … E’ un segnale per cambiare!
Diossina 10.000 volte superiore alla norma ad Acerra???
Veramente incredibile…
L’immagine della Campania, che vive in gran parte di turismo ed agricoltura, è definitivamente compromessa.
Ed anche dopo aver visto scene come questa solo l’11% degli elettori del PD, ed una percentuale inferiore di tutti gli elettori italiani, considerano quello della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile come la principale priorità della politica.
sono dati sconcertanti e terribili!
… BERNARDO IOVENE FUORI CAMPO
Stanno bruciando la gomma per tirare fuori il rame dai fili elettrici. Questa è l’operazione che produce più diossina in assoluto, che si disperde nell’aria e poi si deposita sul terreno. Nel comune di Acerra, località Calabricito, la Sogin, ha recintato un terreno dove la presenza di diossina è 10 mila volte superiore ai limiti imposti dalla legge. Ma qua sotto ci sono anche rifiuti tossici. Intorno è tutto coltivato e pascolano le pecore.
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sul sito seguente si possono trovare i dialoghi completi della puntata del 2008 : terra bruciata. Invito a visitarlo.
http://www.report.rai.it
Ottimo link!