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	<title>Commenti a: La Giornata della Ricerca e dell&#8217;Innovazione</title>
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	<description>Circolo on-line del Partito Democratico</description>
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		<title>Di: Corrado Pani</title>
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		<dc:creator>Corrado Pani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 14:11:56 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Bebbo,

infatti sono ben sicuro che questa frase è sinceramente onesta ed abbia una sua valenza oggettiva... Solo che dovremo convincere di queste necessità di saper vendere una classe dirigente che, come sai, non è così propensa a certe tipologie di innovazione nella gestione degli atenei, dei dipartimenti e di tutto ciò che ruota attorno al mondo accademico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Bebbo,</p>
<p>infatti sono ben sicuro che questa frase è sinceramente onesta ed abbia una sua valenza oggettiva&#8230; Solo che dovremo convincere di queste necessità di saper vendere una classe dirigente che, come sai, non è così propensa a certe tipologie di innovazione nella gestione degli atenei, dei dipartimenti e di tutto ciò che ruota attorno al mondo accademico.</p>
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		<title>Di: Bebbo</title>
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		<dc:creator>Bebbo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 14:01:17 +0000</pubDate>
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		<description>Nella frase pronunciata al minuto 9.35 del video postato da Daniele c&#039;è l&#039;essenza del problema.

&quot;C&#039;è un&#039;ottima conoscenza teorica in Italia, di gran lunga migliore di quella che hanno gli americani; ma l&#039;abilità di commercializzare quello che si fa, di andare oltre, non è per niente contemplata - almeno per quello che ho visto io - nelle facoltà italiane e in generale nelle università europee&quot;.
Vance Bjorn, Digital Persona</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nella frase pronunciata al minuto 9.35 del video postato da Daniele c&#8217;è l&#8217;essenza del problema.</p>
<p>&#8220;C&#8217;è un&#8217;ottima conoscenza teorica in Italia, di gran lunga migliore di quella che hanno gli americani; ma l&#8217;abilità di commercializzare quello che si fa, di andare oltre, non è per niente contemplata &#8211; almeno per quello che ho visto io &#8211; nelle facoltà italiane e in generale nelle università europee&#8221;.<br />
Vance Bjorn, Digital Persona</p>
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		<title>Di: Corrado Pani</title>
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		<dc:creator>Corrado Pani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 09:23:05 +0000</pubDate>
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		<description>Lo avevo capito carissimo... La mia, come sempre, era una mera ma efficace provocazione...Sai che sono esperto in questo!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo avevo capito carissimo&#8230; La mia, come sempre, era una mera ma efficace provocazione&#8230;Sai che sono esperto in questo!</p>
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		<title>Di: d.lombardini</title>
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		<dc:creator>d.lombardini</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2008 06:40:17 +0000</pubDate>
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		<description>Io parlavo di cultura di capitale di rischio non di meta-group...il video di La7 era sul loro sito. C&#039;ero arrivato tempo fa cercando materiale sul venture capital. Se vogliamo parlare di soggetti di incubazione, tecnostrutture, società per il traferimento di conoscenza ce ne sarebbe da dire per giorni e giorni...da Sviluppo e Innovazione Italia in giù!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io parlavo di cultura di capitale di rischio non di meta-group&#8230;il video di La7 era sul loro sito. C&#8217;ero arrivato tempo fa cercando materiale sul venture capital. Se vogliamo parlare di soggetti di incubazione, tecnostrutture, società per il traferimento di conoscenza ce ne sarebbe da dire per giorni e giorni&#8230;da Sviluppo e Innovazione Italia in giù!</p>
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		<title>Di: Corrado Pani</title>
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		<dc:creator>Corrado Pani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 21:21:49 +0000</pubDate>
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		<description>Magari prima Daniele indaghiamo anche un attimino sulla politica e sui politici che hanno fatto nascere e proliferare Meta Group..tanto per chiarezza... Sai com&#039;è, prima die video, la sostanza storica...(a proposito di ricerca, visto che la ricerca umanistica è sempre sottovalutata....)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Magari prima Daniele indaghiamo anche un attimino sulla politica e sui politici che hanno fatto nascere e proliferare Meta Group..tanto per chiarezza&#8230; Sai com&#8217;è, prima die video, la sostanza storica&#8230;(a proposito di ricerca, visto che la ricerca umanistica è sempre sottovalutata&#8230;.)</p>
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		<title>Di: d.lombardini</title>
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		<dc:creator>d.lombardini</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 18:52:41 +0000</pubDate>
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		<description>Anche però una sana cultura del &quot;venture capital&quot; non guasterebbe:  http://www.meta-group.com/video.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche però una sana cultura del &#8220;venture capital&#8221; non guasterebbe:  <a href="http://www.meta-group.com/video.html" rel="nofollow">http://www.meta-group.com/video.html</a></p>
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		<title>Di: Corrado Pani</title>
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		<dc:creator>Corrado Pani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 17:29:23 +0000</pubDate>
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		<description>Diciamo che Gilo ha fatto la parte del Leone: bisognerebbe capire quanta parte avrà la Gilo venture nella gestione e nel reinvestimento del capitale: forse si scoprirà che tutti questi soldi sono l&#039;affare di un singolo che ha fiutato l&#039;affare (come molti stranieri in Umbria).

Il problema, mi duole ribadirlo, sta tutto nel pubblico: è il pubblico che deve favorire gli investimenti nella ricerca!

Un ben venuto a Roberto!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo che Gilo ha fatto la parte del Leone: bisognerebbe capire quanta parte avrà la Gilo venture nella gestione e nel reinvestimento del capitale: forse si scoprirà che tutti questi soldi sono l&#8217;affare di un singolo che ha fiutato l&#8217;affare (come molti stranieri in Umbria).</p>
<p>Il problema, mi duole ribadirlo, sta tutto nel pubblico: è il pubblico che deve favorire gli investimenti nella ricerca!</p>
<p>Un ben venuto a Roberto!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
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		<title>Di: Bebbo</title>
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		<dc:creator>Bebbo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 16:50:33 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Alessandro,
sul capitolo relativo al sistema imprenditoriale, in particolare a livello locale, ho prefertito sopravvolare (come diceva un tale...).
Però, quando parlavo di cultura dell&#039;indotto, facevo riferimento proprio alla imperante logica del massimo ribasso che lascia spazio nullo alla valorizzazione del capitale umano.
Per Terni parlano le cifre: il 54% della domanda di lavoro delle imprese consiste in manodopera despecializzata (cioè manovali). Solo il 2% è relativa a quei profili che richiedono il diploma di laurea. E gli addetti alla R&amp;S sono ragionevolmente una frazione subdecimale di questi.
Morale della favola: i migliori (come d&#039;altronde è giusto che sia) vengono sottratti al territorio dai poli di attrazione dei talenti. Gli altri non trovano qui quasi nessun riscontro alle proprie legittime aspirazioni e rimpiangono amaramente di non aver accettato di andare a fare l&#039;apprendista dallo zio idraulico quando avevano sedici anni. 
Come succede ora a me, a venti anni di distanza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Alessandro,<br />
sul capitolo relativo al sistema imprenditoriale, in particolare a livello locale, ho prefertito sopravvolare (come diceva un tale&#8230;).<br />
Però, quando parlavo di cultura dell&#8217;indotto, facevo riferimento proprio alla imperante logica del massimo ribasso che lascia spazio nullo alla valorizzazione del capitale umano.<br />
Per Terni parlano le cifre: il 54% della domanda di lavoro delle imprese consiste in manodopera despecializzata (cioè manovali). Solo il 2% è relativa a quei profili che richiedono il diploma di laurea. E gli addetti alla R&#038;S sono ragionevolmente una frazione subdecimale di questi.<br />
Morale della favola: i migliori (come d&#8217;altronde è giusto che sia) vengono sottratti al territorio dai poli di attrazione dei talenti. Gli altri non trovano qui quasi nessun riscontro alle proprie legittime aspirazioni e rimpiangono amaramente di non aver accettato di andare a fare l&#8217;apprendista dallo zio idraulico quando avevano sedici anni.<br />
Come succede ora a me, a venti anni di distanza.</p>
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	<item>
		<title>Di: Bebbo</title>
		<link>http://www.puntodemocratico.it/2008/03/09/la-giornata-della-ricerca-e-dellinnovazione/comment-page-1/#comment-6242</link>
		<dc:creator>Bebbo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 16:23:44 +0000</pubDate>
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		<description>Anch&#039;io do il mio benvenuto sul blog a Roberto Battiston!

Alla provocazione di Daniele, ho risposto con un&#039;altra provocazione, etichettando con il termine miracolo quel che miracolo non è.

Dalla lettura dei giornali di questi giorni emerge infatti questo quadro: 

&quot;La sorpresa Wimax: il magnate israeliano che ama l&#039;Umbria 
di Carmine Fotina 
 
L&#039;asso pigliatutto del Wimax italiano si chiama Davidi Gilo. È un finanziere israeliano, ha messo sul piatto oltre un terzo dell&#039;incasso della gara per la banda larga senza fili e la sua è quasi una storia da film. Negli Usa se lo ricordano ancora per l&#039;operazione con cui, in piena new economy, cedette alla Intel per 1,6 miliardi di dollari una delle sue creature, la Dsp Communications. 
Ma oltre che per gli affari, Davidi Gilo ha una passione per l&#039;Umbria e 14 anni in vacanza sulle colline di Todi ne fanno una sorta di cittadino onorario. 
Ancor di più dopo che ha investito in Ariadsl, un provider fondato da tre giovani amici di Perugia e dintorni. 
I piccoli imprenditori del web non avrebbero mai pensato di ritrovarsi un &quot;cliente&quot; così. 
Perché Davidi Gilo, dopo essersi rivolto a loro per un collegamento a banda larga nella sua casa tra il verde, ha deciso di affiancarli e attraverso il fondo Gilo Ventures ha rilevato il 75% della società. 
A riflettori spenti, con i suoi giovani soci umbri Gilo ha stravinto la gara aggiudicandosi licenze in tutta Italia: quasi 50 milioni su 130 totali. Roba da far scappare anche i big italiani delle tlc.
Il Sole 24 Ore, 27 Febbraio 2008&quot; 

---
E&#039; la storia dell&#039;incontro fra un autentico venture capitalist ed una dinamica PMI italiana. E in questa storia ci sono tanti elementi da tenere presenti.

C&#039;è la competenza e la specializzazione degli attori in gioco: il venture capitalist è un vero venture capitalist, non uno speculatore travestito; i giovani di Ariadsl sono providers di servizi internet wireless con banda garantita, e non altro.

C&#039;è la propensione al rischio. Chi non risica non rosica...

C&#039;è il determinante ruolo giocato dal fattore territorio (e qui tanto di cappello al pensiero e all&#039;opera del buon Ermete Realacci): quando i nostri docenti dovranno spiegare agli studenti cosa è il capitale sociale e cosa sono gli intangibles assets, disporranno da ora di un bell&#039;esempio. E di Very Important Person che come Gilo amano l&#039;Umbria e gli umbri ce ne sono molte (per rimanere nell&#039;ambito delle tlc, lo stesso Bernabè mi pare abbia realizzato ad Orvieto qualcosa di simile, seppur non così eclatante).

C&#039;è la qualità del servizio. Se la connessione del dottor Gilo avesse funzionato a singhiozzo e comunque non sensibilmente meglio dei servizi standardizzati dei big players italiani, tutto ciò non sarebbe successo.

C&#039;è l&#039;applicazione pratica di quel meccanismo reputazionale alla base delle più innovative teorie di management aziendale (e di alcuni degli ultimi Nobel per l&#039;Economia).

Ribadisco: Come si può pensare uno sviluppo locale senza favorire la costruzione (e talvolta solo il mantenimento in essere) di reti relazionali ad alto indice di creatività, fortemente connotate dal legame con il territorio?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io do il mio benvenuto sul blog a Roberto Battiston!</p>
<p>Alla provocazione di Daniele, ho risposto con un&#8217;altra provocazione, etichettando con il termine miracolo quel che miracolo non è.</p>
<p>Dalla lettura dei giornali di questi giorni emerge infatti questo quadro: </p>
<p>&#8220;La sorpresa Wimax: il magnate israeliano che ama l&#8217;Umbria<br />
di Carmine Fotina </p>
<p>L&#8217;asso pigliatutto del Wimax italiano si chiama Davidi Gilo. È un finanziere israeliano, ha messo sul piatto oltre un terzo dell&#8217;incasso della gara per la banda larga senza fili e la sua è quasi una storia da film. Negli Usa se lo ricordano ancora per l&#8217;operazione con cui, in piena new economy, cedette alla Intel per 1,6 miliardi di dollari una delle sue creature, la Dsp Communications.<br />
Ma oltre che per gli affari, Davidi Gilo ha una passione per l&#8217;Umbria e 14 anni in vacanza sulle colline di Todi ne fanno una sorta di cittadino onorario.<br />
Ancor di più dopo che ha investito in Ariadsl, un provider fondato da tre giovani amici di Perugia e dintorni.<br />
I piccoli imprenditori del web non avrebbero mai pensato di ritrovarsi un &#8220;cliente&#8221; così.<br />
Perché Davidi Gilo, dopo essersi rivolto a loro per un collegamento a banda larga nella sua casa tra il verde, ha deciso di affiancarli e attraverso il fondo Gilo Ventures ha rilevato il 75% della società.<br />
A riflettori spenti, con i suoi giovani soci umbri Gilo ha stravinto la gara aggiudicandosi licenze in tutta Italia: quasi 50 milioni su 130 totali. Roba da far scappare anche i big italiani delle tlc.<br />
Il Sole 24 Ore, 27 Febbraio 2008&#8243; </p>
<p>&#8212;<br />
E&#8217; la storia dell&#8217;incontro fra un autentico venture capitalist ed una dinamica PMI italiana. E in questa storia ci sono tanti elementi da tenere presenti.</p>
<p>C&#8217;è la competenza e la specializzazione degli attori in gioco: il venture capitalist è un vero venture capitalist, non uno speculatore travestito; i giovani di Ariadsl sono providers di servizi internet wireless con banda garantita, e non altro.</p>
<p>C&#8217;è la propensione al rischio. Chi non risica non rosica&#8230;</p>
<p>C&#8217;è il determinante ruolo giocato dal fattore territorio (e qui tanto di cappello al pensiero e all&#8217;opera del buon Ermete Realacci): quando i nostri docenti dovranno spiegare agli studenti cosa è il capitale sociale e cosa sono gli intangibles assets, disporranno da ora di un bell&#8217;esempio. E di Very Important Person che come Gilo amano l&#8217;Umbria e gli umbri ce ne sono molte (per rimanere nell&#8217;ambito delle tlc, lo stesso Bernabè mi pare abbia realizzato ad Orvieto qualcosa di simile, seppur non così eclatante).</p>
<p>C&#8217;è la qualità del servizio. Se la connessione del dottor Gilo avesse funzionato a singhiozzo e comunque non sensibilmente meglio dei servizi standardizzati dei big players italiani, tutto ciò non sarebbe successo.</p>
<p>C&#8217;è l&#8217;applicazione pratica di quel meccanismo reputazionale alla base delle più innovative teorie di management aziendale (e di alcuni degli ultimi Nobel per l&#8217;Economia).</p>
<p>Ribadisco: Come si può pensare uno sviluppo locale senza favorire la costruzione (e talvolta solo il mantenimento in essere) di reti relazionali ad alto indice di creatività, fortemente connotate dal legame con il territorio?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: d.lombardini</title>
		<link>http://www.puntodemocratico.it/2008/03/09/la-giornata-della-ricerca-e-dellinnovazione/comment-page-1/#comment-6241</link>
		<dc:creator>d.lombardini</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 14:37:23 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho dati recenti, ma l&#039;incidenza è grossomodo quella nazionale. La parte più ampia della falla viene appunto dal privato dove il problema è dimensionale fino ad un certo punto. Certo la struttura produttiva italiana è quella che è, ma ci sono medie imprese che potrebbero davvero investire un po&#039; di più. Le più piccole devono iniziare a comprendere che associarsi per fare ricerca (o affidarsi al trasferimento tecnologico proposto dai soggetti della governance dell&#039;innovazione - spesso in verità troppo affollata e claudicante!-) conviene, anzi è l&#039;unco modo per essere competitivi. In più siamo ad una svolta generazionale nel settore privato..che si aprano gli occhi? Per quanto riguarda il pubblico, citando Battiston, dovrebbe valere la regola delle tre Q &quot;Qualità, qualità e qualità&quot;!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho dati recenti, ma l&#8217;incidenza è grossomodo quella nazionale. La parte più ampia della falla viene appunto dal privato dove il problema è dimensionale fino ad un certo punto. Certo la struttura produttiva italiana è quella che è, ma ci sono medie imprese che potrebbero davvero investire un po&#8217; di più. Le più piccole devono iniziare a comprendere che associarsi per fare ricerca (o affidarsi al trasferimento tecnologico proposto dai soggetti della governance dell&#8217;innovazione &#8211; spesso in verità troppo affollata e claudicante!-) conviene, anzi è l&#8217;unco modo per essere competitivi. In più siamo ad una svolta generazionale nel settore privato..che si aprano gli occhi? Per quanto riguarda il pubblico, citando Battiston, dovrebbe valere la regola delle tre Q &#8220;Qualità, qualità e qualità&#8221;!</p>
]]></content:encoded>
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