mar
24
2008
Un welfare dialogante si può fare
Scritto da Francesco in Eventi, Senza categoria, tags: appuntamenti, PD, Welfare
Martedì 25 marzo, alle ore 17, presso la sala convegni dell’Hotel Valentino si terrà l’incontro dal titolo “Un welfare dialogante si può fare”.
Partecipano i candidati: Marina Sereni, Leopoldo Di Girolamo e Donatella Massarelli.
Coordina l’impareggiabile Bebbo, anima e colonna di Punto Democratico, che sarà senza dubbio acuto e preciso come al solito.
Partecipate numerosi!
PS Bebbo, mi raccomando: pronuncia welfare con l’accento sulla seconda “e” e non sulla prima come (sbagliando) fanno tutti…
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Bebbo rifiutati di parlare di welfeare (a prescindere dalle “e”) e vai di “Stato Sociale”…
Veramente vorrei che si parlasse di welfàre anche come leva per lo sviluppo locale: non solo sistema per la risposta emergenziale ai bisogni e ai disagi, ma anche (e qui dò sfogo al più ortodosso veltronismo
) strumento per la liberazione di energie sopite per lo sviluppo del benessere diffuso, attraverso la partecipazione attiva e il contributo di tutti gli attori del territorio.
L’incontro sarà animato dalle domande dei presenti. Naturalmente, ogni suggerimento degli amici di Punto Democratico è assai gradito!
Due suggerimanti.
1) Il problema della precarizzazione della vita lavorativa e non si può risolvere limitandosi ad agire attraverso gli ammortizzatori sociali (cioé mettendo una pezza statale agli effetti delle dinamiche lavorative sempre più spostate a vantaggio delle imprese) o occorre un’azione più complessa e strutturata?
2) Visto che Marina Sereni è stata responsabile esteri dei DS si potrebbe esulare un attimo dal tema in oggetto per un accenno alla questione tibetana, quantomeno per esprimere solidarietà e provare a chiarire la nostra posizione in merito.
Apparentemente strano (ma solo apparentemente!) da un sostenitore delle esperienze delle “Banche del tempo” – e del loro significato di rinnovo di un patto di coesione sociale ed economico a scala urbana – l’invito a non caricare “il sociale” tutto sulle spalle dell’operosissimo associazionismo! Troppo facile. In un mondo sempre più “a risorse zero” la tendenza del sistema italiano è stata quella di delegare la sfera del sociale a soggetti terzi attraverso “convenzioni” e/o sul mondo del “volontariato”. Sulle reti di protezione insomma. Bisogna assumersi con capacità e responsabilità la gestione di un sistema che deve evitare sovrapposizioni (ad esempio tra servizi comunali, ASL e III^ Settore), scegliere le priorità degli interventi (a pioggia non servono proprio a nulla!) ed impostare un sistema coraggioso che miri alla risoluzione dei problemi dei soggetti deboli e non si prostri alla corte di sua maestà procedura burocratica! Prendiamo ad esempio il caso degli uffici di cittadinanza, una rete regionali di 12 Ambiti territoriali dalle alte potenzialità tenuta in scacco da una parte della situazione di precariato e di precario supporto degli operatori, dall’altro dalla mancanza di adeguati strumenti: le cartelline “palleggiate” dagli assistenti sociali sono rigorosamente cartacee e non esiste in dotazione un sistema informativo comune…a quando una anagrafe unica (e quindi un’unica cartella socio sanitaria per ogni utente) che consentirebbe da un lato lo storico in tempo reale per ogni soggetto e intervento e dall’altro un controllo immediato per la spesa sociale? Aspettiamo altri due piani sociali regionali? Attiviamo qualche altra sperimentazione o razionalizziamo?
Aggiornamenti dell’ultim’ora.
Al panel dei relatori si aggiunge anche il senatore Francesco Ferrante.
Piatto ricco mi ci ficco.
Tutti a tavola!!!
Sono arrivato tardi all’incontro (sempre prima del Sen.Ferrante) e perciò ho perso l’apertura…ma da quello che ho potuto vedere e ascoltare ho notato un Bebbo al solito preciso e puntuale che ha guidato un tavolo a dire il vero un po’ addormentato, con i candidati narcotizzati e narcotizzanti una sala che comunque gli avrebbe dato il voto.
Su tutti però devo riconoscere una Marina Sereni in forma, una spanna sopra gli altri.
Ciao ragazzi,
ho scoperto da poco questo sito e sono uno dei tanti appartenenti a quella mirabolante galassia di “ggiovani” di cui si dibatte in varei sedi, spesso in modo inappropriato, e che vedo essere argomento di discussione anche in questo blog, oramai circolo virtuale del PD, che invece apprezzo. Abbiamo anche altre caratteristiche comuni: anche Io sono, se così si può dire, di origini umbre, anche Io sono un sostenitore-militante del Pd della prima ora, e sono tra l’altro membro dell’organismo dirigente provinciale oltre che di quelli locali.
Per quanto attiene l’atgomento di discussione ci sarebbe una premessa fondamentale da avanzare: in tutti i paesi Occidentali le differenze tra le coalizioni tendono ad assottigliarsi fino quasi a scomparire. Se c’è invece un elemrnto che rimane ineludibile come vero discrimine tra il raggruppamento conservatore e quello progressista è proprio il welfare state. O meglio, l’interpretazione che di questo si sceglie di dare. Perchè permettetemi la precisazione grossolana ma efficace, ma il welfare state è e rimane, semplicemente, uno strumennto, e non un fine, un mezzo tramite il quale portare all’applicazione le scelte politiche che si è scelto di condividere. Per quello che mi riguarda, entrando brevemente nel merito dopo la premessa, credo che il Pd debba configurarsi come il partito del welfare state universalistico, che non è la sommatoria secca di sanità più pensioni, ma uno strumento in mano della collettività ed in grado di contemperare al proprio interno tutta quella variegatissima realtà del nostro Paese che costituisce una delle nostre caratteristiche peculiari. Insomma dovremmo imbroccare la strada dei una vera e propria welfare community, tramite la quale favorire la promozione sociale e l’emancipazione delle persone e delle loro possibilità. Ma appunto per questo, visto che una tale operazione avrebbe una inevitabile intersezione con il substrato identitario del Paese, sarebbe opportuno declinarlo facendo ricorso anche ai contributi di quelle aree culturali che ne costituiscono la base, tipo quella cattolica.
Il discorso sarebbe lungo e complesso, importantissimo, e come spesso accade per tutti quegli aspetti rilevanti nel nostro paese, viene affrontato con approccio evasivo dai nostri politici, che molto spesso sono del tutto impreparati alla questione. Non parliamo poi di quelli di centrodestra, molti dei quali è probablie che non conoscano nemmeno il significato del termine. Lo dico con grande rispetto, ma anche tra i relatori, eccezion fatta per Marina Sereni, non vedo grandi competenze in materia.
Questo è uno dei più grandi problemi, e cioè che le questioni realmente importanti non vengono minimamente tarattate nel normale dibattito politico nè in camapgana elettorale, nella quale si preferisce invece discutere di sciocchezze o robette del tutto ininfluenti, e enanche all’interno dei partiti! Così, quando si devono prendere decisioni importanti, sono sempre due gruppeti ristertti a decidere in separata sede opernando mediazioni assurde senza fornrie un disegno complessivo.
Lasciamo stare poi la piega assunta dal problema nella “vostra” regione Umbria: in pratica non c’è un vero piano di welfare state, sostituito da interventi isolati e sconculsionati, del tutto scoordinati l’uno rispetto all’altro, fatti spesso per creare o mantenere clientele, piuttosto che per risolvere problemi o favorie l’emersione delle possibilità. Serve un cambio di marcia netto una discontinuità… una nuova stagione veltroniana. Dobbiamo almeno provarci.
Un saluto, lorenme@libero.it
A dire il vero il coordinatore mi è sembrato piuttosto sottotono.
E poi non è stato affatto piacevole il silenzio della “dialogante” platea degli addetti ai lavori.
Credo che il vero problema sia stato il fatto che di “addetti ai lavori” in sala ce ne erano pochini…Spesso mi chiedo se quando si costruiscono delle iniziative si consideri veramente nella costruzione dell’incontro chi si vuole interpellare. A patto che lo si voglia interpellare veramente.
Se le iniziative sono elettorali bisogna invitare e convincere gli indecisi.
Se sono di confronto/audit è necessario mobilitare chi è del mestiere.
Poi si passa a “come” si chiede l’interazione…
Regole elementari di comunicazione che un partito della discontinuità dovrebbe aver fatto sue da parecchio….
Ascoltare la battuta dell’Ass. Massarelli “è più facile coinvolgere e lavorare con l’associazionismo che con le varie PA interessate ad una determinata problematica” è comunque sconfortante. E secondo me per un amministratore un ammissione di non raggiungimento del risultato e per il sistema una dichiarazione di fallimento.
Quel passaggio della Massarelli mi è sembrato uno dei momenti migliori dell’incontro.
Manifestando quel punto di vista, non ha fatto altro che esaltare l’inadeguatezza di approcci che le pubbliche amministrazioni hanno frequentemente praticato nei confronti dei soggetti dell’economia civile, in particolare ai livelli territoriali:
- il proceduralismo esasperato, che invece di produrre un dialogo fecondo nel merito delle questioni che vedono protagonisti soggetti pubblici e soggetti del terzo settore, è stato assai frequentemente finalizzato solo all’ottenimento di adempimenti burocratici (la firma di un verbale al termine di una sterile riunione) in funzione di mero visto di conformità o di nulla osta all’azione ideata e prodotta dalla pubblica amministrazione;
- il compassionevolismo (qualche volta peloso) che vede prevalere i bisogni di talune organizzazioni e dei relativi danti causa (del tipo “ti faccio avere una stanza/una convenzione”) a quelli dei destinatari ultimi dell’azione sociale: il tutto senza alcun disegno generale ed in barba a qualunque accurata lettura preventiva delle criticità ed eccellenze presenti nel contesto all’interno del quale era necessario operare.
Ho apprezzato quindi la franchezza ed il realismo che hanno animato quella dichiarazione, che per me non è solo il punto di approdo (o meglio di arenamento dopo lunga deriva) di un sistema di relazioni fra decisori pubblici, rappresentanti e rappresentati che ha esaurito la sua esperienza storica.
Preferisco considerarlo un punto di partenza, un primo riconoscimento dei limiti e delle risorse, dei punti di forza e dei punti di debolezza che devono dare forma ad un processo sensato ed efficace di pianificazione: in altri termini, ad un progetto politico di governo.
Stiamo attendendo con ansia i positivi esiti elettorali che speriamo potranno preludere gli effetti di questo approccio al governo del paese.
E poi, pacatamente e serenamente, verrà il momento di dedicarci con serie intenzioni e limitata tolleranza ai livelli locali…
Non mi convince Bebbo….E’ proprio per evitare “quel compassionevolismo (qualche volta peloso)” che non si deve “scaricare” sul III settore, sull’associazionismo, sulle cooperative l’ossatura dei servizi come spesso ahimè nel sociale – ma non solo – si tende a fare. Linee guida per la progettazione e monitoraggio degli interventi, service level agreement, carte dei servizi sono il frutto di un costante, faticoso e spesso purtroppo ridondante lavoro quotidiano che le PPAA devono portare avanti. Nelle “regioni rosse” forse – dolorosa ma realistica autocritica – l’inerzia al cambio di paradigma con un vecchio modello di relazioni fra decisori, rappresentanti e rappresentati è maggiore…ma il Piano Sociale ad esempio è del ’99…quasi dieci anni fa…ed in questo arco di tempo c’è chi ha imparato a funzionare, anche in Umbria! Per questo non mi si venga a dire che non si può fare.
Coinvolgere nell’elaborazione e nella realizzazione dei servizi tutti gli attori territoriali, ma non caricarli di responsabilità che non devono avere. Recuperare tutte le energie attivabili nel territorio…la rete è certamente fondamentale (specialmente in un sistema di welfare organizzato come il nostro), ma senza perdere di vista un’omogeneità dell’azione ed uno sforzo sempre più grande verso l’efficienza e la ricaduta reale della spesa. Se le amministrazioni peccano di elefantiasi burocratico-procedurale – e certa politica da abbandonare non aiuta con atteggiamenti ora ammiccanti ora finto compassionevoli appunto – il positivo slancio di associazioni e cooperative spesso si veste di un impeto “da corsa podistica”, concretizzandosi in rivoli di attività di gruppi e gruppetti.
In tutto questo ci perde l’utente. La politica e la dirigenza non devono deresponsabilizzarsi, altrimenti il gioco è a somma zero. Ma si sa le elezioni sono il 13 e sebbene le liste siano bloccate non sarò io a negare una “battuta piaciona”! Sperando come te Bebbo che sia un trampolino verso il cambiamento.
E comunque colgo l’occasione per fare un grosso in bocca al lupo a Bebbo che ho saputo ieri sera essere stato eletto membro supplente dell’esecutivo nazionale ACLI!