Archivio per marzo 2008

neonato.gif  Il nostro blog e la nostra piccola associazione sono nati dall’iniziativa di un gruppo di squinternati nel luglio dello scorso anno. Il Governo Prodi arrancava nelle paludi del Senato. Correre da soli era un’utopia accarezzata da pochissimi. L’attività del PD, a Terni in modo particolare, era ferma al palo. Nell’aria però, c’era già voglia di aprire, in qualche modo, una nuova stagione politica. 

Abbiamo creato dunque questa piccola associazione per racogliere un po’ di energie da riversare nel PD, guardando soprattutto a quei trentenni che per lavoro si sono allontanati da Terni, ma che hanno il desiderio di dire ancora qualcosa sulla politica cittadina. Abbiamo inventato questo blog, e organizzato qualche piccola ma divertente iniziativa. Nel frattempo abbiamo conosciuto nuovi amici e qualcuno, come normale, l’abbiamo perso per strada. Ora è venuto il momento di riversarci nel PD e di farlo con lo strumento per noi più consono: il circolo on-line.

Tra poco troverete sul sito un form di pre-adesione con cui potrete dare la vostra disponibilità ad iscrivervi al costituendo circolo on-line (iscrizione che dovrà essere poi confermata una volta che il circolo sarà formalmente costituito).

Sarà questo un modo per dare continuità alla nostra esperienza, avere una soggetività riconosciuta all’interno del partito e mettere a disposizione del PD questo piccolo strumento di discussione. Questo non vorrà dire che per partecipare alle discussioni di Punto democratico bisognerà essere iscritti al PD (anzi le voci critiche e fuori dal coro rimarranno una delle anime delle nostre discussioni). Vogliamo però fare in modo di sentirci anche formalmente parte dell’esperienza del PD e nel contempo dare la possibilità a tutti i frequentatori del nostro sito di creare la prima Community democratica dell’Umbria, che svolgerà le proprie discussioni e le proprie riunioni tutte rigorosamente on-line.

Un viaggio che prosegue, dunque. Un viaggio che si rilancia con ancora più forza ed entusiasmo. Si può fare. Daje mo’!

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Ascoltando un dibattito alla radio od in TV ci si accorge spesso quanto idee e parole siano confuse…

Sulla laicità ad esempio: Chi è IL LAICO? Chi L’AGNOSTICO? Chi L’ATEO?

Con il supporto della pur non esaustiva Wikipedia proviamo a far chiarezza…

La parola laico viene dal greco λαϊκός, laikós – uno del popolo, dalla radice λαός, laós – popolo.

Il termine ebbe in origine un uso esclusivamente religioso: riferendosi ai fedeli di una religione, veniva usato (e, nel suo senso proprio, viene usato tuttora) per indicare colui che, pur professando un dato culto, non è appartenente alla gerarchia del suo clero. L’insieme dei fedeli laici è detto laicato.

Recentemente il termine laico sta passando ad assumere il significato di “non credente”, e quindi agnostico o ateo, benché quest’uso, non registrato dai dizionari, sia errato. Attualmente è usato spesso per indicare una persona che si ispira ai valori del laicismo o che si ritiene propugnatrice della laicità dello stato; “laico” è usato in opposizione a clericale (questo ultimo termine ha un significato spregiativo). Negli ultimi anni è invalso l’uso del termine spregiativo laicista con un significato simile e opposto a clericale per indicare persone che si autodefiniscono “laiche” e si comportano come anticlericali. Per estensione, il termine laico viene usato nel contesto di professioni specializzate per riferirsi a chi non pratica la stessa professione.L’ agnosticismo è una posizione concettuale in cui si sospende il giudizio rispetto a un problema poiché non se ne ha (o non se ne può avere) sufficiente conoscenza.

L’agnostico afferma cioè di non sapere la risposta, oppure afferma che non è umanamente conoscibile una risposta, e che per questo non può esprimersi in modo certo sul problema esposto. Questa posizione è solitamente assunta rispetto al problema della conoscenza di Dio, ma può anche riguardare l’etica, la politica o la società.

Si suole distinguere, riguardo alle persone non credenti in una religione, tra ateismo e agnosticisimo. La differenza sta nel fatto che, mentre l’agnostico afferma semplicemente l’impossibilità di conoscere la verità sull’esistenza di Dio o di altre forze soprannaturali, l’ateo, al contrario, afferma con certezza che non esiste alcun Dio o un qualsiasi altro tipo di forza superiore.

In pratica la posizione “agnostica” deriva dallo scetticismo, che praticava una simile ma più radicale sospensione del giudizio nell’epistemologia, ritenendo tutta la conoscenza umana sempre dubitabile e perfettibile. Gli agnostici non sono necessariamente indifferenti al problema della fede e all’attività spirituale o religiosa. Molti di coloro che stanno attivamente cercando una fede o sono in dubbio, hanno sostanzialmente una posizione agnostica, paragonabile al dubbio metodologico nella filosofia. Le convinzioni degli atei provengono da mille diverse fonti culturali, filosofiche, sociali e storiche, cosa questa che fa sì che non esista né un pensiero unico né una linea comune di comportamento e di azione tra gli atei. La posizione chiamata ateismo forte (o ateismo esplicito) è quella secondo cui non esiste alcun dio. Ad essa si oppone l’ateismo debole, che è la mancanza o assenza di fede in un certo dio, senza la pretesa che questo non esista.

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ternana1.jpg In attesa dell’epifania veltroniana del 31 marzo facciamo un sondaggio.

Come tradurre lo slogan “Si può fare!” in dialetto ternano?

Io una mezza idea ce l’avrei… Ma voi cosa proponete?

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polizia2.gif ”Nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua indipendenza, messo fuori legge, esiliato, molestato in qualsiasi modo e noi non metteremo mano su di lui se non in virtù di un giudizio dei suoi pari e secondo la legge del paese”

Era la Magna Charta, scritta tanto tempo fa.

Viene da pensare al Tibet, certo. Oppure a Guantanamo. O all’Iran. O ai tanti Stati dittatoriali, in cui non è un tabù per il potere costituito “mettere mano” sui propri cittradini.

Oppure viene da pensare all’Italia. Quella di tanto tempo fa. Quella di Tambroni, quella di Trastulli, quella degli anni di piombo.

Non ce ne siamo accorti, distratti dallo “scandalo Ciarrapico”, dai programmi strappati, dalle soubrette candidate o dai tanti temi futili che attirano i media in campagna elettorale, ma la requisitoria dei pubblici ministeri che hanno indagato sulle violenze perpetrate dalle forze di polizia ai danni dei manifestanti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di genova dimostra che oggi, nell’Italia del 2000, i principi della Magna Charta non sono ancora del tutto rispettati.

In una caserma di Genova è stato riprodotto un vero e proprio Garage Olimpo, con manifestanti inermi oggetto di torture, insulti, minacce e sevizie. Da parte delle forze dell’ordine. Da parte dei rappresentanti della Repubblica, dello Stato, della democrazia.

Nel leggere il magnifico reportage di D’Avanzo, poubblicato ieri su La Repubblica, ho avuto un senso di rabbia, di frustrazione e di impotenza che non provavo da tempo. Possibile che la polizia italiana usi contro manifestanti inermi metodi tanto brutali? E possibile che, di fronte ad accuse così pesanti, i nostri concittadini non avvertano lo scandalo di quanto accaduto?

Uno Stato di diritto non può dirsi tale se non viene rispettata l’inviolabilità della persona umana. Una democrazia non può dirsi tale se reprime brutalmente il dissenso.

E nel caso del G8 di Genova si è scelto il ventre molle dell’Impero (l’Italia vassalla guidata da Berlusconi) per reprimere in maniera feroce e definitiva la marea montante dei gruppi antiglobalizzazione (i cui leader hanno comunque delle responsabilità non indifferenti, per non aver evitato gli scontri).

L’Italia in quei giorni ha cessato di essere uno Stato democratico. L’Italia di oggi è incapace di dare un minimo segnale di sdegno e persino di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sull’accaduto (e se il Parlamento non indaga su fatti del genere, mi chiedo dove debba rivolgere la propria funzione inquirente).

Proviamo pure a crederci assolti; siamo lo stesso coinvolti.

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Veltroni con il PuntoDemocraticoOre 19:00, in piazza della Repubblica, “Un’Italia moderna. Si può fare”

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Altra puntata di Report esemplare, alla ricerca del “modello di sviluppo che non c’è” e delle “buone pratiche” già realizzate da diverse amministrazioni.

Tra gli altri l’esempio di Parma nella mobilità alternativa, città orograficamente favorevole- vi ricorsa qualcosa? – dai 5 parcheggi scambiatori ai bordi cittadini e dai servizi più che sviluppati… http://www.infomobility.pr.it/

A ciascuno di noi le proprie conclusioni e spunti di discussione.

A proposito, quante saranno le amministrazioni e le aziende umbre che hanno nominato in mobility manager ??? 

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obama.gif Correnti? Componenti? Rossipileridibartolidigirolamipaparelli?

Nei retroscena giornalistici alla Minzolini, dopo le elezioni dei coordinatori dei circoli si parla molto di equilibri e di giochi di corrente.

Il dato che mi sembra più importante è invece quello dell’elezione di numerosi giovani: Silvia Camillucci, il mastro birrario Michele Pennoni , babbo Andrea Terenzi, Andrea Delli Guanti, Jonathan Monti (erede dell’ottima tradizione di Collestatte) e Francesco “Obama” Boria che ha sconfitto in una sfida appassionante Rita “Hillary” Castellani, che pure sottolineava la necessità di avere una lunga esperienza politica per guidare un circolo territoriale del PD (e allora come segretario comunale chi dobbiamo eleggere? Tina Anselmi?).

Insomma, complimenti a tutti i giovani eletti. Rinnovare si può, con pazienza e determinazione.

Daje mò!

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 Il 6 marzo è stata organizzata da Confindustria la Giornata della Ricerca e dell’Innovazione.

Il convegno ha concentrato l’attenzione sugli scenari di sviluppo dell’economia e della ricerca, sulle politiche e sui servizi per sostenere l’impegno del Paese verso una nuova crescita basata sulla conoscenza e sull’innovazione a 360°.

E’ emerso un quadro drammatico: sui 30 Paesi OCSE siamo 23esimi per spesa in ricerca sul PIL(l’1,1% !!! – con una spesa dell’industria in ricerca pari solo allo 0,2% - contro il 2,3% ed il 2,6% di Germania e Francia) ed abbiamo appena 2,8 ricercatori ogni 1000 abitanti generalmente pagati molto male e con percorsi di carriera “campati in aria”.

“Se gli altri Paesi hanno il raffreddore, noi abbiamo la polmonite” ha sentenziato Montezemolo che punta l’obiettivo di arrivare nel 2011 ad una spesa per innovazione al 2% e per il 2015 al 3%.

Confindustria rilancia quindi proponendo 5 misure:

1) credito di imposta dal 10% al 20% automatico per la ricerca svolta all’interno delle imprese

2) incentivi statali per 10 anni per la ricerca privata

3) ampliamento del credito di imposta automatico del 40% sulle commesse che le imprese danno agli istituti pubblici di ricerca e le università

4) aumento da 5 a 6 dei filoni strategici

5) aumento del 5% annuo dei finanziamenti alla ricerca pubblica

Strade percorribili ma a mio avviso mettendo mano seriamente anche ad una completa riforma dell’Università (basta con una ogni campanile) e della valutazione della ricerca e una governance della ricerca e sviluppo dall’architettura più semplice ed in grado di supportare più efficacemente le PMI italiane.

Suggestiva la suddivisione di stampo anglosassone proposta da Pombeni sul Messaggero in “Università di istruzione” ed “Università di ricerca” che salverebbe l’esigenza di moltiplicare le sedi difronte ad una domanda molto estesa di qualificazione a livello universitario senza però porre qualsiasi Ateneo sullo stesso piano per cui bisogna dargli gli stessi mezzi di quelli dove si fa una ricerca di qualità e di livello internazionale…

A proposito dello stato della ricerca in Italia segnalo l’interessante contributo del Prof. Battiston, docente di Fisica Generale dell’Università di Perugia, “Ricerca scientifica: alcune considerazioni sul caso italiano” pubblicato sull’ultimo numero di AUR&S del quale condivido sia la lucida analisi che le conclusioni (oltre il simpatico modo di affrontare il delicato argomento). Spesso però mi capita, approcciando il tema da un’ottica di sviluppo locale, di domandarmi (ed in questo mi scuso per la rozza banalizzazione volutamente provocatoria!!!) se tutta la ricerca di base abbia la stessa dignità di finanziamento e sostegno.

Brutalmente: una ricerca su Leopardi o sulle tradizioni culturali delle popolazioni dell’Appennino deve essere sostenuta quanto una su di una sperimentazione su di un polimero o su di una cellula staminale?

Non è il caso di cominciare a finanziare prevalentemente attività che abbiano una ricaduta potenzialmente spendibile (tornando all’esempio di prima una ricerca su Leopardi per la costruzione di un parco letterario che generi occupazione in un territorio)?

In questo modo però quale è il confine ammissibile tra ricerca di base “curiosity driven” e ricerca applicata in un contesto sempre più “a risorse zero”?

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pravettoni.jpgL’apparizione del candidato Calearo nell’ultima puntata di Ballarò è stata davvero inquietante. A parte il suo aspetto che ricorda preoccupantemente Carcarlo Pravettoni, ritengo che le sue affermazioni siano a dir poco sbalorditive.

Il riferimento a San Mastella che ha fatto cadere Prodi è stato detestabile (noi ci abbiamo rosicato come dei fessi, e lui che brindava si ritrova un seggio in Parlamento), così come il giubilo per la mancata ricandidatura di Visco (uno dei migliori personaggi della sinistra di Governo).

Ancor più inquietante il riferimento alla legge Biagi, a suo dire “una legge perfetta”. Si sa che molta colpa va ascritta ai decreti attuativi, ma su un tema come la precarizzazione del lavoro non è pensabile che un candidato del più grande partito di sinistra del Paese tranci giudizi di questo tipo. La legge Biagi non va demonizzata, certo. Ma la precarizzazione del lavoro che in qualche modo ne è derivata ha causato un impoverimento generalizzato dei giovani lavoratori dipendenti ed ha creato un clima di diffusa insicurezza e di precarizzazione della vita delle persone nel suo complesso che non possono essere ignorate e che alla lunga il nostro sistema economico pagherà.

Insomma, credo che il lavoro fatto dal PD per la presentazione delle liste sia stato valido: c’è stato  un discreto processo di rinnovamento (anche se non in tutte le Regioni…) e penso anche che certe critiche rivolte in particolare alle candidature dei giovani (vergognosa quella diretta contro la Madia capolista nel Lazio) siano sterili e pretestuose.

Ma su candidature come quella di Calearo è lecito storcere il naso. Anche perché (e qui sono d’accordo con quanto affermato da Cacciari), non credo proprio che un personaggio così antropologicamente distante dalla cultura della sinistra possa davvero attrarre dei voti. Può dare semmai un’idea di confusione che non giova certo al PD. 

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fasssino2.jpg So che è stato un successone. Molte presenze, ottimi interventi e un Fassino in forma.

Qualcuno può fare un resoconto dell’evento, anche per farlo gustare a chi non ha potuto essere presente?

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