Ed ora? che ne pensate?

Vorrei iniziare il confronto con voi dal post di Angela inserito questa mattina molto presto (…a proposito Angela come è andata a Porto San Giorgio???)

Scrive Angela:

Si dice che le analisi a caldo non vengono bene.
Però tre cose.

1. Chi vince, governi: è la regola del bipolarismo. Speriamo per il meglio e buon lavoro a tutti.

2. E’ solo il primo giro di carte ed il mondo è cambiato grazie al gesto politico del pd di correre da solo. Senza una riforma costituzionale, istituzionale o elettorale il sistema politico è già un altro: i partiti rappresentati in Parlamento si contano sulle dita di una mano. Una rivoluzione che auspicavamo da 15 anni e che, in un modo o nell’altro, ci traghetterà fuori dal pantano della seconda repubblica. E’ prevedibile infatti che non ci saranno più “minoranze di blocco” sulle riforme necessarie a migliorare la governabilità (a partire dalla riforma elettorale).

3. Abbiamo scoperto che la politica è cosa profonda e l’entusiasmo da solo non basta a rimuovere la disaffessione, il dissenso e la critica. E’ un lavoro lungo ed impegnativo, ma occorre tornare a “fare politica”, a mettere in circolo pensieri, ad avere coscienza del futuro (oggi ha vinto la politica del presente!). Il pd è la forza riformista di questo Paese chiamata più di tutte a colmare la distanza tra la politica e la società. E’ la Fabbrica del nostro futuro e la nostra speranza. Oggi ancora di più.

49 Risposte a ““A li cunti facemo li pianti….””
  1. Bebbo scrive:

    Negli ultimi giorni non mi avete visto molto presente, e di questo mi scuso.
    Càpitano periodi della vita controversi, che per vari motivi fanno inclinare ciascuno di noi verso quel sentire che viene talvolta confuso con lo stato di depressione. E’ stato (ed è tuttora) il mio turno, ed ora mi trovo a vivere con voi queste ore che, in ogni caso, rimarranno scolpite nei nostri ricordi e rappresenteranno con ogni probabilità un evento in sé rappresentativo di un’epoca.

    Abbiamo vinto? Certamente no.
    Abbiamo perso? Probabilmente no.

    Semplicemente, dalle urne è emersa una scossa dirompente che ha agitato l’ormai paludato catino della politica e della società italiana. E niente sarà più come prima.
    E’ una svolta irreversibile nella portata ma non negli effetti. Ed è sugli effetti che siamo chiamati ad agire.

    Come? Proseguendo senza esitazione lungo la rotta tracciata da Veltroni.

    Il vascello del PD è stato varato in fretta e furia, con un anno di anticipo rispetto ai tempi stabiliti, con gli alberi e le vele incompleti e fuori posto, con l’equipaggio reclutato frettolosamente fra chi era al momento disponibile.
    Siamo salpati. Abbiamo coraggiosamente provato a raggiungere la meta, ma la mancanza di rodaggio, la difficoltà della rotta, le condizioni meteorologiche impreviste ci hanno costretto a riparare sottovento e a lasciare alla corazzata del corsaro azzurro e ai suoi lupi di mare e bucanieri il desiderato approdo.
    Ora, come dicevo, siamo al riparo sottovento, salvi ma insoddisfatti per l’esito dell’impresa. Però quel che conta è che non siamo naufragati e che il vascello non ha neanche subito particolari danni.

    Ed ora?
    Abbandonarsi su questa anonima isola come naufraghi non ha senso.
    Tornare indietro men che meno.
    Allora consolidiamo gli alberi, sistemiamo le vele, addestriamo l’equipaggio; studiamo attentamente le correnti e le onde dell’oceano che dovremo tornare ad affrontare.
    Soprattutto, accettiamo coerenti, convinti e determinati le nuove sfide che ci attendono: quelle di corto cabotaggio e quelle continentali. Per questo dobbiamo individuare prima possibile i capitani e gli agili e potenti equipaggi cui affidare le missioni.
    E soprattutto, in ogni caso: sosteniamo compatti il nostro Comandante coraggioso!

  2. il signor g. scrive:

    4 – è sempre meglio l’originale delle copie. Anche quelle che sembrano autentiche.

  3. Bebbo scrive:

    Per dirla tutta e per tenere in ordine la contabilità, io sono molto soddisfatto del risultato conseguito dal PD in Umbria e in particolare a Terni. Ero convinto che ci potevamo fermare un paio di punti più in basso del 46% conseguito da soli e del 49,4% preso con l’IDV.

  4. isabella scrive:

    Angela ha sicuramente ragione a proporre il risultato elettorale di ieri come un inizio e non una fine….
    è vero che l’entusiasmo non basta e che il cammino che abbiamo davanti è ancora lughissimo.

    Capisco però anche lo scoramento di chi ci aveva creduto davvero fino in fondo in questo progetto.
    Oggi è tempo di raccogliere i cocci. Domani si riparte, forti comunque di un risultato elettorale di tutto rispetto e in un quadro politico che rischia di essere piuttosto diverso dal solito…forse forse la seconda repubblica inizia davvero….per ora questo è il risultato migliore conseguito dal PD. Per il resto….speriamo per il meglio e buon lavoro a tutti.

  5. d.lombardini scrive:

    Sto somatizzando la sconfitta volutamente in modo lento, cercando di guardarmi intorno con attenzione.
    Non ero tra i più “illusi”, ma comunque mi ero affidato al mio “capitano coraggioso (per forza)” con trasporto. Meglio di così non poteva fare (cosa poteva dire più di moderato per “succhiare voti al centro”?).
    Anche le sconfitte sono importanti e non per retorica sportiva. Resto però prudente e cerco di capire. Ora è veramente il momento della verità.
    Per comprendere se e come la partecipazione al PD, alla costruzione del nuovo si tramuterà in impegno, in luoghi di dibattito, in una progettualità non troppo “liquida”, in uno svecchiamento reale (anche di riti) e non in una rincorsa al facile posto al sole. A maggior ragione in Umbria e nelle Regioni rosse.
    Continuo a non essere ottimista circa “il popolo italiano” così abilmente stolto da venerare il mito del furbo, del pilota che accelera per non far passare il pedone e contemporaneamente del pedone che attraversa prima delle strisce “che tanto stanno a 10 metri”, dell’elettore anche di una classe sociale medio alta che “hai sentito? forse non mi tassano le rendite come in Europa…io lo voto, tanto fuori chi lo sa?”(vedi exit polls approssimativi per natura ma inutili in Italia).
    Un popolo italiano così senza spina dorsale civica…un popolo? Una nazione? (ed il successo della Lega?).
    E non mi si venga a dire adesso che a sx manca una rappresentazione politica di una certa parte dei cittadini e quindi, equazione automatica, opposizione sociale = possibilità di terrorismo.
    La sx radicale mediterà sui suoi errori come noi sui nostri e alla prossima tornata rientrerà unita a recitare un ruolo sulla scena politica italiana. Accanto ad un PD solida realtà socialdemocratica.
    Reclamo un ruolo della cultura contro i facili processi di semplificazione, dello sviluppo del senso critico e della capacità di contributo/ascolto.
    Il nostro sviluppo sia politico, che economico che sociale ha bisogno a tutti i levelli territoriali di una crescita di consapevolezza e responsabilità dell’agire e della creazione di bene pubblico.
    Non è più tempo per i cafoni della marsica di siloniana memoria, sia a sx che a dx. Perchè il gioco per il Paese non deve essere più nel migliore dei casi a “somma zero”!
    Altrimenti ci meritiamo tutto.

  6. isabella scrive:

    Il problema credo sia proprio quello: ognuno ha l’infinito (e il governo) che si merita!

  7. Corrado Pani scrive:

    Pare che, senza nulla togliere ad Angela, il primo commento a caldo sia stato fatto dal sottoscritto…e non certo di mattina presto quanto semmai ieri sera a giochi compiuti….Tanto per vare, almeno nel forum, un primato inutile….

    Un commento? Non c’era quella novità che il popolo (strana espressione di sinistra) chiedeva: troppi nomi vecchi, troppe lobbies di potere che hanno effettivamente stancato la gente…. Vi è sembrata una novità la candidatura di Di Girolamo? A me proprio no….

  8. il caustico g. scrive:

    beh la non novitàdi leo di girolamo qui in umbria ci ha fatto prendere il 44%. Pensa se c’era un giovane. Avremmo preso il 51% da soli. E ci avrebbe fatto vincere al nord. Avremmo strapazzato la lega. Come abbiamo fatto a non pensarci?

  9. 7 7 7 scrive:

    A li cunti facemo li pianti..
    … E Noi andremo avanti! Anche a dispetto di tutti quanti…!

    Grazie. Grazie a Voi tutti per questo blog, una occasione di confronto , di dialogo e qualche volta di sfogo, ma anche di riflessione ed apprendimento. Mi collego ogni giorno con interesse. Rinnovo a tutti una infinita stima ed un invito a continuare così.
    Mi auguro che Angela abbia vinto, comunque che sia chiamata ad impegni sempre più ampi e significativi.
    Proponiamoci sempre di trasformare ogni evento in opportunita!

    Vorrei condividere, giocosamente con Voi questa mia fantasia (nella speranza che oggi invece di rincorrere tante giustificazioni, più di qualcuno si ponga la stessa domanda):

    Mi hanno affidato il compito di redigere un progetto che fra 5 anni, ma anche prima e speriamo non dopo, raccolga un consenso maggioritario per il governo ed il riferimento del Paese.
    Operando sin da subito con lealtà, coerenza e concretezza.
    Con verifiche ed aggiustamenti continui ma tenendo conto anche di tutte le condizioni al contorno di cui solo alcune esposte di seguito:
    - Il livello sociale attuale dei cittadini: obiettivi, esigenze, riferimenti, motivazioni, grado di partecipazione, aspettative, modelli culturali
    - Il grado di sviluppo nel 2013 (sociale economico e culturale ambientale energetico)
    - I desiderata a quel tempo di cittadini e strutture il tasso di longevità, la natalità
    - La preparazione dei nuovi dirigenti politici ( senza improvvisazioni)
    - L’impatto sociale economico, religioso, internazionale, emotivo, culturale in itinere ed all’appuntamento conclusivo
    - L’impatto con il presente, le attuali classi dirigenti: politiche, religiose, economiche, giustiziali, territoriali, mafiose, corporativistiche, sindacali,
    (ovvero come rimuovere l’acquisito di ognuno)
    - I giovani, gli anziani, le donne, gli emigrati, gli immigrati
    - La partecipazione alle missioni militari
    - Le economie emergenti
    - L’industrializzazione l’ecologia e lo sviluppo energetico
    - Il confronto con altre realtà europee o di altri continenti
    - Il coordinamento tra le istanze del Paese Nord-Centro-Sud.
    - Il grado di innovazione da proporre senza traumi, in confronto con gli avversari che propongono un diverso livello di rinnovamento: riformismo in quale dose ?
    - Una giusta misura tra seguire quanto la gente vuole ed una necessaria politica di indirizzamento
    - Quanto di razionale proporre e quanto di emotivo? O sensazionale.

    Se qualcuno Vi chiedeste un aiuto, sapreste da ora indicarne le traccie concrete evidenziandone sempre i pro ed i contro o gli elementi oggettivi validanti?

  10. 7 7 7 scrive:

    correzione: Se qualcuno Vi chiedesse un aiuto, sapreste da ora indicarne le tracce concrete evidenziandone sempre i pro ed i contro?

  11. Corrado Pani scrive:

    Credo che il 44% non sia legato affatto al nome, quanto alla volontà partitica degli elettori della nostra Regione… Non credo infatti che questa personalità politica abbia in sé un grande fascino di attrattiva elettorale né un carisma particolare (senza certamente misconoscere la sua preparazione politica): semplicemente era a capo di una lista (il tuo ragionamento avrebbe avuto senso se la legge elettorale avesse permesso di scegliere i nomi).

    Detto questo se qualcuno di Voi fa qualche sondaggino alle persone che conosce o che incontra rileverà – ed ecco il mio personale disappunto su certe desuete candidature – che il popolo del PD cercava proprio volti nuovi e freschi, sebbene certamente preparati ad affrontare le grandi questioni irrisolte della Regione e della Nazione.

  12. d.lombardini scrive:

    Credo che il simpatico ed interessante “giochino” proposto da 777 possa essere adattato alla situazione ternana sul post http://www.puntodemocratico.it/2008/04/16/il-punto-su-terni/

    ed anche le osservazioni di G. e Corrado, aspettando anche il racconto dell’esperienza di Angela da tenere a tesoro per il futuro..

  13. Francesco Clementi scrive:

    Carissimi,
    concordo su molte valutazioni che sono state espresse, sicchè, senza tediarvi, sinteticamente, io penso che:

    1. ogni elezione, deve essere valutata, nel contesto politico, nei numeri e nei flussi dei voti, cioè degli spostamenti interni/esterni dell’elettorato rispetto all’offerta elettorale e ai risultati ottenuti. E qui vi consiglio per chi li vuole i dati Cattaneo che ho.

    2. Parto dal contesto:
    - 6 mesi dalla nascita partito (con primarie in molti casi di lacerazione). Il partito non c’è, e si è vista la sua assenza nel sentire profondo dei territori (sì nelle città, no nei comuni sotto i 15.000…) ;
    - 2 anni di governo che, con troppa durezza, ha scelto la riduzione del debito come priorità, nella speranza di far prima soffrire e poi gioire con la redistribuzione gli italiani, piuttosto che far partire subito dopo un anno la risposta alla recessione incipiente, non ci ha per nulla aiutato. Sicchè “buttarla in caciara” (il problema non è il gov.Prodi ma 15 anni di ingovernabilità…) non è stata una strategia brillantissima, insomma da “polvere sotto il tappeto”. Ammettere qualche errore in più, forse, avrebbe aiutato.
    - liste fatte non adeguatamente. La rottura, in molti casi, è apparsa (o lo è?) d’immagine e non di sostanza.
    - la recessione economica mondiale (tipo la Spectre che invade tutto…)

    I numeri:

    1. come in un gioco dell’oca, siamo ripartiti dall’inizio della nostra storia. Sicchè, condivido Angela: è un inizio.
    2. i flussi, per quanto ci riguardano, indicano che noi non abbiamo “ucciso” SA. Sono morti da soli, e i ‘loro’ voti che ci siamo ritrovati è poca roba. Diciamolo in giro il più possibile: ho paura che qualche nostro sostenga che dobbiamo tornare con rifondazione o Salvi in una grande sinistra socialista…;
    3. i flussi, per quanto ci riguardano, indicano che non siamo riusciti -per tempo, capacità, e proposte- a rompere il pak dell’area moderata italiana (da Casini verso Silvio). Come il buon Duverger ricorda da sempre, le elezioni non si vincono con il centro ma verso il centro. Indi…
    4. Non dobbiamo aver paura dei conflitti sociali che vi saranno (e che saranno senza rappresentanza palese parlamentare). Consideriamo quello che verrà ma non cerchiamo spasmodicamente i voti di rifondazione & socii (che non sono tanti quanto millantano, anche se tutto l’astensionismo etc avesse votato per loro…) e lasciamo laddove possibile la parte dei girotondini a Di Pietro, lanciandoci veramente nella sfida riformista fino in fondo, ventre a terra.
    Quei voti saranno ripresi dalla forza delle nostre proposte, e non da quella delle parole di piazza che in cinque anni voleranno alla grande…
    5. Insomma, la sfida è aperta. E guarda dritta dritta ai voti di Casini (mal interpretati e gestiti dai nostri margheriti, si licet…).
    6. A mio avviso, e concludo,:

    a) non pensare ad una visione binaria del Pd (ai laici-diessini, la laicità e ai cattolici del Pd il cattolicesimo). Questa è una fesseria forte, che tra l’altro ci fa perdere pesantemente. E’ finista-spero- quella stagione. La laicità è un metodo. E non una casacca. Come il cattolicesimo, cioè il credo, è una religione che ispira i singoli e non una cotta da combattente.

    b) fare del governo ombra una vero esempio british e non una vetrina

    c) rilanciare con coraggio anche dentro di noi il cambiamento. Non ci crogioliamo in Umbria, che i numeri oggi vincenti, lo sono -a mio avviso- più perchè abbiamo un elettorato vecchio, poco mobile, che guarda al passato, e quindi morente…che per reale cambiamento proposto. Prima ci adeguiamo, prima eviteremo di perdere (v. Todi, Marsciano etc…).

    Avrei altro, ma lasciamo andare…
    Ciao,

    Francesco

  14. Angela scrive:

    Cari Amici,

    anche noi abbiamo perso. Il centro-destra ha vinto al primo turno sull’onda del successo nazionale e il nostro purtroppo non è l’unico Comune che nella Provincia passa di mano. Quello che mi dispiace è che il programma e le persone coinvolte nella nuova amministrazione produrranno ancora una volta danni irreversibili alla città (e di solito non sono mai drastica nei giudizi, come sapete). Spero di cuore di essere smentita dai fatti.

    Il pd è riuscito a far entrare solo tre consiglieri: un avvocato, un ingegnere e un allenatore sportivo, oltre ovviamente al candidato sindaco. Sono persone serie e impegnate, che hanno a cuore gli interessi collettivi e non quelli individuali, che hanno testa e anima e una visione lucida del futuro oltre che del presente; che probabilmente hanno in testa l’idea semplice di lasciare alle prossime generazioni una città migliore di quella da loro “usata”.
    Sono sempre onorata di collaborare con persone così, che oggi sembrano davvero tanto rare.
    Personalmente dovrei essere la seconda dei non eletti.

  15. Corrado Pani scrive:

    E comunque tante detrazioni e critiche del post-voto avreste potute rintracciarle nel mio intervento dal titolo “Le Antinomie del Partito democratico”. In quelle osservazioni pre elettorali avreste certamente potuto trovare i germi – certamente anche qualunquistici – della sconfitta odierna…

  16. Bebbo scrive:

    I miei saluti al Professore, con il quale mi congratulo per l’eccellente e assai condivisibile analisi.

    E un abbraccio ad Angela. Frequento abbastanza spesso le tue zone, per vacanza e perché ho alcuni amici fra Grottammare, Altidona e Lido di Fermo, e ricordo bene a quante e quali tensioni è esposto il tuo comune (mi par di ricordare l’ampiamento del porto turistico e possibili megaprogetti ricettivi nell’area delle colonie…).
    Sono sicuro che in ogni caso saprai dare un grande contributo in termini di competenza e di saggezza al dibattito locale del tuo bello e maltrattato paese.

    A presto e… speriamo di rivederci presto, magari in occasione di un “puntodemocratico on the sea”…

  17. Massimiliano scrive:

    È vero. Il pd ha preso quasi il 35%. Ma gli altri?
    Io credo che per vincere le prossime elezioni e arrivare a raggiungere gli elettori dell’altra sponda sia necessario analizzare, capire, mettersi in mezzo alla gente e lasciarsi spiegare dai cittadini come vanno le cose, confrontarsi.
    Troppo spesso politici e amministratori locali stanno rintanati perdendo il contatto con la realtà, non comprendendo fino in fondo le modificazioni sociali e le nuove esigenze, relegandosi nell’imbuto dell’autoreferenzialità.
    Le persone hanno paura, i redditi sono fermi e i costi sempre più alti. Un mio amico benzinaio si lamenta dei molti soldi da incassare dalle ditte che non pagano più con continuità da qualche mese. Un mio amico commerciante ha dovuto chiudere un nuovo negozio per evitare di vedersi risucchiare in un paventato fallimento anche un’altra attività. Un altro mio amico commerciante, proprietario di una catena di negozi è preoccupatissimo: fatturato in calo del 40%. Altri amici imprenditori alle prese con sofferte riduzioni del personale.
    Il quadro economico e sociale è questo. e le persone per paura hanno votato a destra. Perché da sempre la destra infonde sicurezza al popolo italiano. nel 1922 il fascismo non andò al governo con un colpo di stato, fu semplicemente votato e al re mussolini parve l’unico in grado di dare risposte concrete in un paese spaccato e difficile.
    E il pd… Il pd ha fabbricato sogni, ha generato entusiasmo e certamente ha avvicinato i giovani. Ma è poco per attrarre commercianti e imprenditori con l’acqua alla gola e le scadenze a fine mese, che pensano che pagare qualche tassa in meno aiuti a tirare avanti un po’ meglio e pazienza se il debito pubblico sale, tanto poi prima o poi finiranno le vacche magre…

  18. Francesco scrive:

    E’ dura, dura davvero tentare un’analisi del voto. Personalmente la delusione è forte: per una volta la sinistra italiana è riuscita ad impostare una campagna elettorale scevra dai vizi che l’hanno negativamente condizionata in passato. Niente alleati estremisti in grado di spaventare con le loro sparate l’elettorato moderato. Ottima comunicazione. Una leadership capace di parlare alla gente e di fare ottime performance televisive. Tanto ottimismo a sostituire quell’aria eternamente depressa tipica della sinistra italiana. Proposte serie, moderate, responsabile per accattivare l’elettorato moderato.

    Risultato? Nullo. Ci siamo trovati con un pugno di mosche in mano. Il blocco sociale della destra (molto simile a quello fascista prima e democristiano poi) ha tenuto in maniera granitica e la miscela di individualismo anarcoide, gretto materialismo egoistico ed autoritarismo soft, proposta da Berlusconi ha trionfato ancora, dimostrando che i moderati italiani vogliono Berlusconi.

    Il famoso ceto medio produttivo, i tanti Calearo del Nord, gli imprenditori in difficoltà al cui capezzale ci siamo dichiarati disposti ad accorrere non vogliono la responsabile ricetta economica del PD. Ci abbiamo provato e abbiamo visto che non funziona. E continueremo a sbagliare se (inseguendo formule politologiche valide certamente per gli altri Paesi europei, ma che vanno comunque riportate al contesto italiano), iniziassimo un’improbabile rincorsa ai voti dell’UDC. A parte il fatto che la cosa mi indispone personalmente (avete visto in quali realtà regionali l’UDC prende la maggior parte dei voti? E come li prendiamo i voti dei cuffariani? Iniziamo anche noi a mangiare cannoli?), non credo che ciò porterà a nulla.

    Ora il problema non è quello di andare a cercare i voti di Rifondazione né di pensare ad alleanze con Mussi e Salvi. Il problema che si pone ora è insieme tattico e culturale. Da una parte dobbiamo presidiare “il lato sinistro” per dare una rappresentanza parlamentare ad istanze, interessi ed esigenze che non possono non essere rappresentate in Parlamento. Dall’altra dobbiamo contribuire fattivamente, una volta che l’antimodernismo utopistico di Pecoraro e Bertinotti è stato liquidato, a ricostruire una sinistra moderna, dialogando fin da subito con gli esponenti più avveduti ed innovativi di quella parte (un solo nome per tutti: Nichi Vendola). E insieme impostare una battaglia culturale che dia risposte nuove ed aggiornate ai problemi del precariato, del crollo dei salari, della qualità della vita nei centri urbani, dell’approvvigionamento energetico. Perché questi, tanto per rispondere al “gioco” di 777, saranno i temi su cui si giocherà la partita del 2013, quando l’Italia sarà piena di 40enni precari senza pensione e senza i servizi pubblici, tagliati dalla cura Tremonti per far risparmiare i soldi del bollo ai proprietari dei SUV . Se continuiamo a parlare di tasse e di immigrati facendo di questi temi il “campo di battaglia” su cui si combattono le campagne elettorali, continueremo a consegnare il Paese alla destra, le cui risposte saranno sempre più radicali ed incisive delle nostre. Se torneremo a parlare (in modo nuovo, senza le utopie salottiere alla Bertinotti) al mondo del lavoro riusciremo a togliere più voti alla destra (a cominciare dalla Lega) di quanto non faremmo inseguendo il voto di una borghesia moderata, illuminata e moderata che in Italia è poco presente e che, probabilmente, vota già a sinistra.

    PS. Per Corrado: se a Terni c’è una persona onesta, preparata e degna di fare il parlamentare, quella è Leo Di Girolamo, a cui tutti, tanto alla Camera quanto al Senato, riconoscono unanimemente la propria stima. Se conta il merito e la concretezza e non solo l’anagrafe e le capacità mediatiche di autopromozione, credo che la candidatura di Leo Di Girolamo e la sua elezione vadano festeggiate e non criticate.

  19. Bebbo scrive:

    Fughiamo subito un equivoco.

    E’ vero che il PD non ha vinto le elezioni.
    E’assolutamente falsa la teoria che descrive una fantomatica sconfitta di Veltroni!

    Se c’è qualcuno che ha perso è la sinistra arcobaleno e – udite, udite! – il PDL di Berlusconi nelle regioni del nord e del centro! Ciò con sommo gaudio della Lega, assurta ad oscura ma indiscutibile trionfatrice della competizione elettorale.

    Questi sono i risultati ottenuti dal PDL alla Camera a nord di Roma, in rapporto alle elezioni del 2006:

    Piemonte 1 -2,1
    Piemonte 2 -4,6
    Lombardia 1 -5,5
    Lombardia 2 -8,0
    Lombardia 3 -5,9
    Veneto 1 -11,0
    Veneto 2 -8,8
    Trentino -5,3
    Friuli -6,5
    Liguria -0,8
    Emilia -2,0
    Toscana +1,0
    Marche -0,2
    Umbria -0,3

    Per me questi dati dimostrano che il PDL è stato letteralmente cannibalizzato a nord del Po dalla Lega. Con buona pace del presunto successo dell’appello al voto utile.

    Per questo non condivido molto l’analisi del presidente (evvai! Scatta la fronda in Punto Democratico!). Berlusconi, secondo me, esce paradossalmente vincente ma indebolito da questa competizione elettorale. Un po’ come il ciclista che arriva a ruota di un gregario scatenato nella tappa di montagna, dopo aver staccato gli avversari, ma a costo di una “cotta” mostruosa a malapena arginata nell’ultimo chilometro. Dovrà gestire il pur cospicuo vantaggio nelle tappe che verranno, consapevole del fatto di disporre di poche energie e di essere esposto al rischio di fughe da lontano, che gli avversari dovranno saper preparare con intelligenza e coraggio. E l’intelligenza e il coraggio del PD stanno nel mantenere ben presente l’obiettivo di costruire un progetto politico chiaro, coerente e definito. La soluzione che proponi tu, Francesco, è piuttosto diversa e consisterebbe nel riavviare da capo un progetto di partito, diverso dal PD: un partito socialista alla francese o alla spagnola che, a mio avviso, non è per vari motivi riconducibile alla realtà italiana. E, detto per inciso, mostra dei segnali di cedimento più o meno marcati anche nei paesi d’origine.

    La riflessione di Massimiliano è secondo me assai opportuna e condivisibile, e può aiutare a risolvere l’enigma del trionfo della Lega. Come sapete sono figlio di artigiani e conosco bene dinamiche, aspirazioni e problemi di quella fondamentale fetta di società che vive di lavoro autonomo e che troppo spesso ed assai inopportunamente è stata nel passato accomunata nel calderone degli “autonomi” alla ben diversa categoria-casta delle professioni riconosciute.
    Sono entrato nella lavanderia dei miei genitori all’età di otto giorni e ne sono uscito quattro mesi fa quando hanno cessato la loro attività. Da quel punto di osservazione ho preso atto del lento declino di quell’orgoglio per l’indipendenza e per la legittimazione sociale di chi “fa bottega”, che derivava dalla piena assunzione delle responsabilità e dalla gratificazione non solo e non soprattutto economica generata dal lavoro prodotto. Un orgoglio soffocato dalla quotidiana fatica della gestione corrente dell’attività, prima ancora che dal peso della concorrenza degli ipermercati o dei famigerati cinesi.
    E sbaglia chi, semplicisticamente o furbescamente riduce il problema alle famigerate cinque lettere che compongono la parola TASSE: il lavoratore autonomo non è, nella sua più larga parte, ostile al fisco in sè, ma al pachidermico, ottuso, volubile e oneroso sistema che ruota intorno all’esercizio del dovere fiscale.
    Restando alla microdimensione aziendale vissuta nella mia esperienza di vita, debbo dirvi che attività con tre addetti e margini irrisori non possono continuare a subire un incidenza dei costi per adempimenti fiscali, previdenziali ed amministrativi compresa fra il 5% e il 10% del fatturato annuo! E questo è un elemento di costo che va incluso a pieno titolo nel calcolo della pressione fiscale, perchè assolutamente simbiotico ad essa.
    Credetemi, conosco più di un artigiano e più di un commerciante che vivono con profonda umiliazione il fatto di dover ricorrere alla evasione fiscale di necessità, magari per pagare – in nero – la notula di chi gli tiene le contabilità…
    Nell’azione di governo, Visco ha certamente colto nel segno costruendo un sistema efficace di tracciabilità dei pagamenti, che guarda caso ha trovato la massima ostilità proprio in quelle categorie professionali che – solo in Italia! – fanno del supporto contabile ed amministrativo alle imprese la pressoché esclusiva attività: ha invece commesso un errore madornale nella gestione grossolana e confusa della partita degli studi di settore, che per come sono costruiti sono inevitabilmente uno strumento di approssimazione della capacità contributiva: clemente con le imprese che hanno i mezzi – più o meno leciti – per attuare una strategia elusiva nei confronti del fisco; severo oltre ogni limite con le piccole realtà, spesso marginali e difficilmente riconducibili nelle specificità a parametri statistici generici e indifferenziati.

  20. Angela scrive:

    La campagna elettorale è stata perfetta ma forse non è (solo) con la campagna elettorale giusta che si vincono le elezioni. Forse la società va penetrata più profondamente di quanto si possa fare in qualche mese.
    Probabilmente è giusto non lasciare scoperti i territori tradizionali (domandandosi perchè i precari, gli operai veneti e persino emiliani votano berlusconi) e questo non dovrebbe significare perdere di modernità. Certo è che se non rappresentiamo chi ora vota più a dx saremo per sempre minoranza…

    Quello che mi sta a cuore oggi è che non passi l’idea autoreferenziale che gli elettori non sono lungimiranti e hanno più a cuore l’interesse individuale che quello generale. Se c’è del vero, è comunque semplicistico. Noi abbiamo comunque il dovere di riflettere su cosa non abbiamo saputo interpretare del Paese che invece gli altri hanno colto.

  21. Francesco scrive:

    “Milioni di persone a destra e a sinistra non avranno rappresentanza nel nuovo Parlamento. Sono precari, ecologisti, disoccupati, giovani. Lasciarli fuori dal Parlamento mentre dentro ci sono un centinaio tra condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio non è una buona idea. Senza libera informazione non c’è democrazia. Loro non molleranno mai, noi neppure.”

    Questo lo dice Beppe Grillo nel suo blog e la cosa è preoccupante. Dobbiamo invece essere NOI a dare rappresentanza a queste istanze e a queste esigenze in Parlamento, senza lasciarle al furore piazzaiolo dei Grilli di turno, ma anche senza snaturare la nostra natura di partito di sinistra riformista, responsabile e moderno. Qualora poi nascesse un partito alla nostra sinistra per dare diretta rappresentanza a questi interessi, abbandonando gli schematismi ideologici bertinottiani e le fisime di Pecoraro Scanio e soci, noi avremmo il dovere di instaurare un dialogo, anche facendoci portavoce in Parlamento di alcune delle loro proposte e pensando magari ad una futura alleanza di governo.

    Cito da un brillante articolo di Francesco Merlo, che condivido in pieno: “Ora Veltroni potrebbe far sua la gentilezza di sinistra di Vendola e maritarla con la cultura di impresa, salvare i salari, aggredire il fantasma della povertà ma al tempo stesso progettare il futuro. Parafrasando Gramsci: non contro il capitale ma per il capitale. Suscitarlo ed addomesticarlo”.

    Questo non vuol dire dimenticare il nostro profilo riformista e di governo, ma cercare di ternere in qualche modo parte di quei voti “in prestito” che arrivano dall’elettorato della sinistra radicale, in parte per il voto utile e in parte per insoddisfazione rispetto alla Cosa rossa (Il 40% dei voti di Rifondazione è passato al Pd. Vogliamo lasciarli andar via?).

    E sono convinto che tanto elettorato popolare e di destra potrebbe essere attratto da un PD che sappia dare una rappresentanza ai ceti più deboli. Non solo gli operai delle grandi fabbriche, ma anche i lavoratori dei call center, i commercianti e piccoli imprenditori strozzati dalle tasse e dalla burocrazia di cui parlava il frondista Bebbo. L’una cosa non esclude l’altra. Quello che escluderei, per la prossima volta, è candidare nuovamente un Calearo che innalza il suo peana in favore dell’attuale stato di cose del mercato del lavoro. Non ci fa guadagnare voti e non credo sia utile alla costruzione della nostra identità.

  22. d.lombardini scrive:

    Secondo me alla fine le posizioni di Francesco e di Bebbo non sono poi così distanti…una preghiera però: non incapuniamoci in dispute di “contenitore” o di “titoli”, già visto.
    E’ chiaro che quello che si intende costruire è un partito socialdemocratico europeo in grado di ben rappresentare la realtà italiana e questo si fa DANDO RISPOSTE e senza mai perdere di vista il COME fare le cose (compresa la campagna elettorale…che a livello regionale ha fatto piuttosto ridere con iniziative scollegate ed andando ad intercettare il voto di chi tanto te lo dava lo stesso –> ottima invece l’idea replicata dai giovani democratici del We can tour e dell’intercettare i giovani e nuovi elettori).

  23. osservazione scrive:

    Sono esterrefatto!

    Sono passati giorni.. La tristezza e la malinconia per i risultati elettorali va via via lasciando il posto alla rabbia e all’incredulità. Leggo di post che dicono che “non è stato un insuccesso”, “che la campagna elettorale è stata perfetta”, Veltroni dichiara che “bisogna continuare su questa strada”. Trovo tutto ciò incredibile. In questo utilissimo sito, più volte avevo sottolineato che si parlava troppo in astratto sulla situazione politica, trascurando i dati reali. E adesso mi sembra si voglia fare lo stesso. Leggevo in tutti i commenti che il PD rappresentava la novità, ribadivo che le liste non erano su questa lunghezza d’onda, leggevo che finalmente c’era unità, ripetevo che i candidati del PD avevano punti troppo lontani tra di loro. Facevo nomi, citavo punti del programma, analizzavo dati e parlavo di esigenze reali, e anche nell’analisi del voto vorrei parlare di cose concrete.

    – Non è un insuccesso? Il PD ha preso solo 1,9 % in più dell’Unione di 2 anni fa. Ma non bisogna essere dei politologi per sapere che quando un partito si presenta da solo senza avere in coalizione partiti “scomodi” accresce il consenso. Senza dimenticare il fatto che il PD ha impugnato l’arma della novità e dell’antiberlusconismo, e che sicuramente Veltroni era più carismatico di Prodi. Tra 5 anni, quando probabilmente il PD non potrà chiedere un voto esclusivamente contro Berlusconi ai votanti di sinistra, che non potrà urlare alla novità, secondo voi ce la farà a raggiungere il quorum?

    – Analizziamo più da vicino i risultati e facciamolo sulle amministrative che presentano uno scenario politico simile a quello di 2 anni fa. A Roma, città di Veltroni, e roccaforte del PD, il centro-sinistra ha avuto la percentuale più bassa alle comunali degli ultimi 15 anni. Effetto Veltroni?
    In Sicilia la Finocchiaro, punta di diamante del PD, è andata lontanissimo dal risultato ottenuto due anni fa dall’”estremista” Borsellino. Questi 2 dati che vi fanno pensare?

    – Bertinotti, Giordano, Boselli, Angius, Diliberto hanno riconosiuto i loro errori personali e del loro partito e si sono dimessi. Era troppo chiederlo di farlo ad un Veltroni che per interesse personale ha fatto cadere anche un governo amico come quello di Prodi, ma addirittura non riconoscere che le sue “operazioni” sono state causa di una deriva politica, è inaccettabile.

    – La sinistra estrema per Veltroni doveva scomparire per la coesione del governo e in nome della governabilità. Ebbene già Martedi scorso, all’indomani dei risultati, su Repubblica leggevamo gli attacchi di Fassino a Franceschini, di quest’ultimo a Bettini e della Bonino alla Bindi.

    – A vostro avviso la situazione politica ante-PD non era decisamente migliore. Sarete felici che non ci sono più i Ferrero, i Salvi e che a loro posto oggi comanda Borghezio, e che negli scranni di quelli di sinistra c’è Calearo?

  24. Francesco scrive:

    Ti aspettavo. E rispondo.

    1) Sì, è stato un insuccesso. Il dato del PD non è minimamente confortante, nè può essere confrontato facilmente con i dati delle passate elezioni. Dovevamo vincere: non l’abbiamo fatto. Dovevamo vender cara la pelle: non l’abbiamo fatto. Dovevamo accrescere il consenso del Pd e l’abbiamo fatto, pur di poco, ma potendo contare sui “voti in prestito” degli elettori della sinistra radicale che solo in parte rimarranno al PD (specie se il Pd non saprà parlare a quella parte di elettorato e di società).

    2) Le amministrative. A Roma non c’è stato un effetto Veltroni. C’è stato un effetto Rutelli. E spero che ora sia chiaro il destino di un partito che non riesce a rinnovarsi e presenta una “minestra riscaldata”. Quanto alla Finocchiaro, stiamo parlando di uno dei migliori politici italiani in circolazione. Forse non le ha giovato il fatto di essere vissuta come una paracadutata. Forse la Siciliaè (lo dico a malincuore) inemendabile. Ma questo ci dovrebbe far riflettere quando ci illudiamo di poter andare a caccia dei voti dell’UDC, che in Sicilia ha il suo bacino elettorale più consistente.

    3)Veltroni si dovrebbe dimettere? No, ha avuto davvero troppo poco tempo per giocarsi la partita. Deve andare avanti, salvando quanto di buono ha fatto, ma riflettendo su quanto accaduto. C’è stata una disponibilità al voto utile deglil elettori più a sinistra. Dovremmo cercare di rappresentare quella parte di Italia, non lasciarli senza parlamentari, dialogare con la nuova sinistra che nascerà dalle macerie di S-A ed aprire le porte a chi vorrà costruire insieme una moderna sinistra di governo (che sia moderna, che sia di governo, ma che sia anche di sinistra). Il richiamo al voto moderato non è servito a nulla, nonostante le nostre proposte fossero teoricamente ottime per attrarre voti di centro e ci siamo fatti scippare frange importanti di voto popolare dalla destra. Questo ci deve far riflettere e ci deve portare a costruire un partito vero e non un partito leggero, che sappia dialogare con la gente (e non solo rinchiudersi in cenacoli intellettuali) e portare avanti una bataglia di lungo periodo che ora deve essere soprattutto una battaglia culturale conto il materialismo nihilista e anarcoide della destra. PS Continuo a non pensare che Veltroni abbia fatto cadere Prodi.

    4) I retroscena vanno a caccia di pettegolezzi ed è normale che qualche nel PD scazzo ci sia. Quello che conta è che non siano volati gli stracci e che non ci siamn fronde. E’ bene invece che si formino delle correnti che si confrontino apertamente sull’idea di partito e sull’idea di società che propongono.

    5) A sinistra non c’è solo Calearo come a destra, per la verità, non c’è solo Borghezio. La situazione è comunque terribile, ma la battaglia per i prossimi 5 anni si condurrà soprattutto fuori dal Parlamento. Ma noi siamo ancora attrezzati per combatterla?

  25. Corrado Pani scrive:

    A proposito di allontanamento dalla base vorrei ricordarVi un piccolissimo ma significativo atto che ha fatto il Governo Prodi prima di lasciare la mano al toto ministri di Berlusconi, il così detto Decreto milleproroghe che, in barba alle leggi vigenti in tema di riscossione tributi, rappresenta un altro piccolissimo atto di tradimento verso i cittadini. Vi presento dunque dunque un elemento tangibile della disfatta, se non di percentuali almeno di filosofia del diritto (del cittadino/contribuente), del PD.

    Nel novembre 2007 una sentenza della Corte Costituzionale stabiliva che erano viziate quelle cartelle esattoriali e quegli atti emessi dalle agenzie per la riscossione tributi dove, in totale disaccordo a quanto stabilito D. Lgs 212 del 2000 – conosciuto come Statuto del Contribuente – non erano riportati nome, cognome e firma del responsabile del procedimento, l’atto cui la cartella fa riferimento, la copia del documento di riferimento ed una serie di altre piccolissime, ma sostanziali, sfumature che Vi invito a leggere semplicemente scaricandovi il testo integrale dello Statuto del cosntribuente. Poco prima delle elezioni il governo vara il decreto milleproroghe che, guarda caso, dà ragione al contrbuente sostenendo che legittimi sono quesgli atti che rispettano la legge 212 ma fa una sanatoria verso Equitalia S.p.A. obbligandola a rispettare la legge dal 1 giugno 2008, ma sanando tutti quegli atti “irregolari” già emessi. Nessuno ne ha parlato, nessun giornale ha approfondito, nessun esponente politico ne ha fatto un tema di discussione anche nella appena trascorsa campagna elettorale.

    Mi chiedo e chiedo a Voi: possibile che se sbaglia il cittadino a compilare il mod. 740 (o qualsiasi altro atto amministrativo) commettendo anche solo un errore formale debba pagare delle multe salatissime ed essere oggetto di indagine da parte della GdF e che, al contrario, se sbaglia chi deve vigilare amministrativamente sul cittadino esso possa essere oggetto di sanatorie? Vi pare democratico?

    E soprattutto com’è che noi che dovremo essere i democratici nelle intenzioni poi nei fatti, ovvero nella corsa alla ricerca del voto, ci siamo letteralmente prostituiti, esattamente come fanno tutti, a certi poteri per ingraziarci consensi? Sapete com’è….è dalle piccole cose che ci si avvicina alla gente vera, alla gente che ci crede, alla gente che vota, alla gente che lavora, alla gente onesta. E non crediate che sia un esempietto da avvocati e giudici di pace, poiché se cercate nella rete troverete tantissimi – troppi – esempi di contribuenti democratici che sono rimasti offesi dall’indifferenza al tema.

  26. d.lombardini scrive:

    Dice Corrado: “Mi chiedo e chiedo a Voi: possibile che se sbaglia il cittadino a compilare il mod. 740 (o qualsiasi altro atto amministrativo) commettendo anche solo un errore formale debba pagare delle multe salatissime ed essere oggetto di indagine da parte della GdF e che, al contrario, se sbaglia chi deve vigilare amministrativamente sul cittadino esso possa essere oggetto di sanatorie?”

    …aggiungerei anche l’Unico, i mille regimi che gravano sul popolo delle partite IVA (che non sono solo gli avvocati), gli studi di settore e gli oneri gravosissimi agli avvii e gestione di impresa.
    Il post era in verità di taglio politico ma credo che la riforma del regime fiscale sia un argomento importantissimo. In Italia il contribuente aspira ad evadere non solo per la mitologia del furbetto (questo si tema anche politico) fin troppo pervasiva MA ANCHE perchè sballotato negli umori intestinali di una legislazione barocca fatta di scadenze, acconti,invii, saldi ed una logica sanzionatoria della gestione delle entrate non giustificata da un adeguata informazione. Urge una semplificazione. Perchè concettualmente si devono “anticipare” i soldi allo Stato ed aspettare nel caso di posizione di credito i “rimborsi” (a babbo morto?). Solo nel caso dell’Unico vi sono due versamenti annuali mi pare: il saldo dell’anno precedente+il primo acconto del successivo ed il secondo acconto….
    E parlo da persona “contenta” di pagare le tasse…se avessi anche dei servizi adeguati addirittura “felice”.
    E siccome non mi piace evadere neppure le responsabilità mi piacerebbe che lo Stato facesse lo stesso.
    Lasciamo stare il discorso sulla responsabilità nella PA altrimenti vado veramente fuori argomento del post.

  27. Corrado Pani scrive:

    Appunto… Non posso non concordare con Daniele…. Ma, proprio per questo, mi chiedo se non sia il caso che il futuro governo ombra, fantasma o ectoplasma voglia mettere in chiaro la questione e soprattutto spiegare come si sia potuto approvare un drecreto milleproroghe a discapito del cittadino e a favore delle Agenzie di Riscossione Tribute: la vera bufala del terzo millennio…. mah…

  28. Corrado Pani scrive:

    Tributi..pardon..ma, come sapete, quando mi infervoro rischio la dislessia ortografica…

  29. Osservazione scrive:

    Abbastanza d’accordo con Pani e Lombardini per quanto detto sulla situazione fiscale. Aggiungerei qualche altro passaggio ma aspetto un post dedicato.
    Mi preme più urgentemente fare una domanda a Francesco. “Veltroni si dovrebbe dimettere? No, ha avuto davvero troppo poco tempo per giocarsi la partita. Deve andare avanti, salvando quanto di buono ha fatto”. Queste sono le tue parole.. Ti prego, e senza voler essere insolente, ma da quando Veltroni è segretario del PD che cosa di buono ha fatto?
    Lo sai che amo parlare di cose concrete. Io di cose negative che le sue “mosse” hanno causato te ne ho dette tante, e la lista sarebbe ancora lunga. Ma credo sia inutile perchè le conseguenze disastrose sono sotto gli occhi di tutti.

  30. Corrado Pani scrive:

    Secondo me il caro Walter dovrebbe più spesso accendere il proprio PC, collegarsi ed iscriversi modestamente a puntodemocratico.it e leggere quanto di buono può produrre la nostra sana ed intelligente critica. Potrebbe essere davvero l’inizio del nuovo…

    Buon week end a tutti Voi…

  31. Osservazione scrive:

    Alemanno Sindaco di Roma.

    Non riesco ancora a crederci. Cerco di trovare le parole per esprimere la mia tristezza e la mia delusione, ma non le trovo. Ne abbiamo già sprecate tante negli ultimi giorni. Non mi resta da far altro che ringraziare per l’ennesima volta chi è stato l’artefice di questo ennesimo tracollo. Grazie Veltroni! Grazie per esserti dimesso da Sindaco della capitale e di averla consegnata alla destra, come d’altra parte hai fatto con il resto del paese. Grazie! Visto che di dimissioni da segretario del PD non se ne parla, non ti resta da fare altro che una umile e mediocre opposizione per cinque (lunghissimi) anni e il compito di consegnare personalmente a Berlusconi le chiavi del Quirinale.

  32. Corrado Pani scrive:

    Solo per ricordare ad Osservazione che la colpa della sconfitta romana, semmai, porta il nome di Francesco Rutelli che di nuovo aveva ben poco…. Oltretutto la sua sconfitta porta via dal collegio Umbria Francesco ferrante, ovvero quel senatore che poteva portare un po’ di innovazione sostenibile nella nostra regione…. La colpa delle sconfitte è sempre di tutti sicché poca demoralizzazione e molta volontà di continuare il percorso iniziato con alcune ovvie riconsiderazioni:

    Trasparenza sulle responsabilità: chi sbaglia va messo in vetrina esattamente come si fa in campagna elettorale;
    Innovazione tecnologica e dirigenziale;
    Sostenibilità;
    Impegno serio sui temi sicurezza e immigrazione: la solidarietà per tutti non è un concetto della sinistra progressista europea, non vedo perché debba esserlo da noi;

    Questi i punti per iniziare un percorso che sia davvero nuovo…

  33. Osservazione scrive:

    “La colpa della sconfitta porta il nome di Francesco Rutelli”. Non c’è dubbio, ma mi piace ricordarti che Rutelli era il candidato del PD, e il segretario del PD avrà anche le sue responsabilità nella scelta delle candidature (candidatura discutibile quella di un ex ex sindaco che tra l’altro aveva già abbandonato il Campidoglio prima della scadenza del mandato per diventare ministro, ma candidatura discutibile come il resto delle candidature alle politiche). Ma se la scelta del candidato non si può imputare al segretario, allora la colpa è delle correnti interne al PD? E se così fosse, la favoletta della grande coesione politica del centro-sinistra una volta cacciata la “sinistra radicale”, dove va a finire?
    Inoltre mi chiedo perchè dal 13 aprile al giorno del ballottaggio Veltroni non ha mosso un dito in favore di Rutelli. Non si è visto una volta in giro al fianco del candidato sindaco del PD. Devo iniziare a pensare che continua l’opera di annullamento degli avversari politici del segretario a discapito di tutti noi.
    Ma la cosa più importante, che sostenevo nel mio precedente post, è che se Alemanno oggi è sindaco di Roma è solo perchè Veltroni tra le sue tante mosse geniali dell’ultimo anno c’è quella delle dimissioni da sindaco di Roma.

  34. Osservazione scrive:

    Per quanto riguarda i punti necessari per iniziare un percorso serio, quelli da te citati sono sacrosanti. E proprio sul primo punto di cui tu parli, caro corrado, sulle responsabilità politiche, che io mi accanisco contro Veltroni. Ribadisco che la situazione politica prima dell’ascesa di Walter, seppur precaria, era decisamente migliore di quella di oggi. L’effetto Veltroni c’è stato, ed è stato del tutto negativo. C’è bisogno di fare dei passi indietro. Ammettere i propri errori. E riconoscere che c’è bisogno della presenza e di un dialogo con un partito che abbia ancora qualcosa di sinistra, una SA o una RC che però deve diventare più moderno e più giovane. Questo è l’unico modo per rappresentare un’alternativa a Berlusconi, e non certo inseguendolo sui suoi campi preferiti: tasse, sicurezza e imprenditoria, e tanto meno candidando Ichino e Calearo o con l’ennesima idea suicida e cioè quella di fondare un PD del nord.

  35. Francesco scrive:

    Quando ho saputo della candidatura di Francesco Rutelli a sindaco di Roma sinceramente non credevo ai miei occhi. Se il Pd è riuscito a lanciare con forza un messaggio (almeno uno…) è stato quello dell’esigenza di rinnovamento. Come pensare di ricandidare a Roma chi ha già fatto per due volte il sindaco, oltre ad aver ricoperto svariati incarichi a livello nazionale? Ci si stupisce poi del fatto che molti hanno votato Zingaretti e non Rutelli e si grida al complotto… Insomma, chi è causa del suo mal non ha che da piangere che se stesso… Io al secondo turno ho votato Rutelli, ma non mi stupirei, ad esempio, se qualche elettore laico avesse ricordato nel segreto dell’urna le intemerate rutelliane a proposito della fecondazione assistita (tanto per dirne una…). Va bene il senso di responsabilità, ma quando si sceglie una linea politica estrema, come quella abbracciata da Rutelli su alcuni temi etici, poi non si può non pensare di subirne i contraccolpi a livelllo elettorale.

    Sempre a proposito di Roma, sono rimasto colpito dai caroselli infiniti dei tassinari che festeggiavano la vittoria di Alemanno (dopo aver fatto una campagna elettorale costante all’interno sei taxi)… Ricordate quando di fronte al decreto Bersani fu proprio Rutelli a porsi in difesa dei tassisti? e questo è stato il ringraziamento! Come spesso accade, per cercare di parlare a tutti, si finisce per non parlare davvero a nessuno.

    Il colpo inferto a Roma è stato comunque terribile. Personalmente sono affranto al pensiero di quanto questa città sia cresciuta negli ultimi anni, diventando una vera capitale europea, colta, aperta e dal respiro internazionale. Si perderà tutto questo? C’è da sperare che non sia così e che Alemanno sia capace di incarnare il lato più pragmatico e capace della destra, ricacciando indietro i fantasmi di una destra assai poco presentabile, che a Roma è ben presente e con cui si troverà a dover fare i conti.

  36. d.lombardini scrive:

    E se mettessimo sul banco degli imputati (e degli sconfitti) oltre a parecchia dirigenza (anche locale) una intoccabile eminenza grigia come Bettini? Non era poi così solido questo “modello Roma”. Riproporlo a livello nazionale…

  37. Bebbo scrive:

    Se si devono fare processi, bisogna produrre prove.

    In valori assoluti, al secondo turno Alemanno ha preso 783.000 voti (106.000 voti in più rispetto al primo turno). Rutelli ne ha presi 676.500 (900 in meno).

    Alemanno non ha fatto apparentementi; Rutelli si è apparentato con tre liste minori che al primo turno hanno preso complessivamente 20.000 voti.

    Zingaretti nelle sezioni del comune di Roma ha preso 55.000 voti in più di Rutelli. Antoniozzi ha preso 80.000 voti in meno di Alemanno.

    Al primo turno delle comunali La Destra ha preso 55.000 voti, l’UDC poco più di 52.000, la Rosa Bianca 12.000.

    Possono essere successe molte cose.
    Di sicuro La Destra ha votato massicciamente per Alemanno.
    Di sicuro una quota consistente dell’elettorato UDC e Rosa Bianca ha fatto voto disgiunto fra Comune e Provincia. E tutto ciò nonostante il feroce attacco subito da Alemanno ad urne aperte da parte di un pezzo da novanta delle gerarchie vaticane come il Card. Martino. Evidentemente si conferma la tesi che descrive Roma come assoggettata agli ordini ecclesiali e alle prelature, e non al “Vaticano”. Più che Rutelli e Veltroni, a Roma hanno perso Caritas e Sant’Egidio…

    Resta il mistero degli oltre 90.000 voti non dichiaratamente di destra espressi al primo turno per le tante liste minori (Socialisti, “grillini”, apparentati, ecc.). Possibile che Rutelli alla prova dei fatti non sia riuscito ad intercettarne neanche uno? O c’è dell’altro?

  38. d.lombardini scrive:

    Hai ragione Bebbo. Ogni tanto fammi uscire dal cinismo e tuffarmi nell’emotività! E’ che non ne posso più di scelte come quella ad esempio di candidare a Roma Ciccio Rutelli. Fossi residente là avrei anche io avuto difficoltà a votarlo. E poi come paracadute il posto da senatore in Umbria e forse forse la vicepresidenza di una Camera???
    Lascio il tempo a Veltroni perchè si è accollato delle grosse responsabilità in poco tempo e lo “aspetto al varco” dell’organizzazione del partito. Ma uno come Rutelli che ha perso (ed in quale modo!) non offro posti al sole. E’ ora che ce la piantiamo con la politica dei contentini e degli inamovibili. Ti sei assunto l’onere/onore di correre e rappresentare politicamente qualcuno? Hai perso? Te ne stai buono in qualche posizione di rincalzo o te ne torni a fare il tuo lavoro…a proposito che lavoro fa?
    Cerchiamo di prendere qualcosa di buono dal mondo anglosassone, dove i politici “fanno cassa” dopo essere stati da giovani rappresentanti…non mentre.

  39. Bebbo scrive:

    Vedi Dà, a Roma è successo qualcosa di drammaticamnte importante.

    La candidatura Rutelli ha dimostrato molti punti deboli, ma alcuni in particolare devono essere segnalati. La scelta è stata nelle forme e nei modi incoerente con il messaggio politico incarnato dal PD.
    a) la scelta è stata calata dall’alto quando il PD si è candidato a rappresentare una stagione nuova della politica caratterizzata dal protagonismo della base (ancora una volta non si sono fatte le “primarie vere”… e neanche qualcosa di simile a un caucus dei presidenti di circolo… è bastata una riunione di loft in tutto e per tutto analoga alle famigerate sedute carbonare del Bottegone o di Piazza del Gesù, fatta salva ovviamente la location);
    b) ci siamo presentati con un progetto politico diverso da quello a vocazione maggioritaria che in sè giustifica e legittima il progetto del PD. Il risultato ottenuto da questa singolare Unione in edizione minor è, nei fatti, ancor più deludente di quanto si voglia rappresentare quello del PD alle politiche, sancendo ancor più nettamente la fine per consunzione di una stagione politica.
    c) i cavalli di ritorno – anche se con un buon palmares – raramente riescono a bissare i propri successi.
    d) non bisogna mai dare nulla per scontato: e qui qualche grossa responsabilità rimane in capo al buon Walter che negli ultimi mesi non ha fatto granchè per garantire continuità ed innovazione alla sua esperienza amministrativa. E dire che persone da sostenere anche nell’area politico-culturale che avrebbe dovuto rappresentare Rutelli nella Capitale ce ne sono, e pure di qualità. A me su due piedi viene in mente il nome di Giovanni Bachelet. Walter ha tirato i remi in barca e non ha lavorato per una sua già prevedibile sostituzione: e questo fallace atteggiamento dovrebbe rappresentare un monito ed un insegnamento anche alle nostre latitudini.

    Come diceva quel grande maitre à penser degli anni sessanta che risponde al nome di Calimero, sbagliando si impara…

  40. d.lombardini scrive:

    Adoro Calimero, soprattutto come pensatore. Ce ne fossero.
    Il problema è che è sempre drammaticamente “tutto già visto” (non si è imparato molto a nessun livello). E non tollero più gli “addetti ai lavori” che si meravigliano degli esiti delle varie campagne o fingono di meravigliarsi.

  41. Francesco scrive:

    L’analisi sul “modello Roma” è certamente assai complessa. Dal mio punto di vista (quello di uno che abita a piazza Bologna e lavora in centro), il giudizio sull’operato di questi anni non può che essere positivo. Roma è davvero cresciuta molto, sia economicamente che culturalmente ed ha innovato tantissimo la propria immagine, diventando una città moderna, colta ed attraente. L’offerta culturale che ogni giorno offre Roma a chi abbia i mezzi e le possibilità di fruirne è davvero incredibile.

    Anche sui problemi “storici” di Roma si è fatto qualcosa di importante, investendo finalmente sull’ammodernamento del sistema delle metropolitane, in cui Roma è clamorosamente arretrata rispetto a tutte le altre capitali europee.

    Però… c’è un però. I tanti che vivono nelle borgate, che per arrivare all’Auditorium o al Palazzo delle esposizioni in meno di un’ora dovrebbero prendere l’elicottero (e che fondamentalmente poco si interessano di cultura), si sentono spaesati. Non si sentono parte di questa Roma d’elite, che poco capiscono e il cui scintillio li infastidisce (provate a prendere l’autobus durante la Festa del cinema… La maggior parte dei cittadini pressati appenderebbero volentieri Clooney e Di Caprio per gli alluci). Se forse è inevitabile che tanta gente non si senta parte dell’identità della “Roma capitale”, la Roma colta, moderna ed europea che è stata costruita, è grave il fatto che sia scomparsa del tutto un’identità di quartiere o di borgata. Rimane qualche esempio virtuoso di tentativo di recupero di questa identità (penso a Garbatella), ma sono esempi tutto sommato isolati.

    Questa farattura identitaria viene oltretutto esacerbata dalla presenza, fortissima in alcune borgate, dei migranti, che vengono percepiti come una minaccia molto più di quanto non lo siano realmente. Una minaccia all’identità prima ancora che alla propria incolumità.

    Insomma: il modello Roma non può essere cestinato, perché la crescita che ha vissuto questa città nell’ultimo decennio è forse una delel migliori eredità amministrative che lascia la sinistra italiana. C’è però da interrogarsi, a Roma come nella Bassa padana o nella Sicilia di Lombardo, su una parte di Italia (la più povera, la più incolta, la più impaurita e la meno riflessiva) a cui la sinistra non riesce più a parlare. Un’Italia istintiva e viscerale con cui dobbiamo riannodare i fili, ma certo non sarà facile…

  42. d.lombardini scrive:

    Da “esperto di sviluppo locale” quello che posso dire è che in ambito economcio sociale ragionare di “modelli” è sicuramente comodo a livello teorico, di schema logico in cui inquadrare la possibilità di mettere in campo determinate politiche pubbliche e di cercare di prevederne le ricadute…il tutto con la consapevolezza dei limiti intrinseci di un approccio di questo tipo. Ma in ambito politico?

  43. Corrado Pani scrive:

    Credo che la sconfitta di Rutelli/Veltroni al Campidoglio non sia solo un mero fatto di flussi dei voti. Credo dietro ci sia stata la volontà dei cittadini romani di distruggere alcune piccole lobbies che in quindici anni di goveno di centro-sinistra si erano create a Roma. Vedremo nei prossimi giorni che fine faranno tante belle cooperative che si sono sostentate soltanto grazie ai flussi di denaro del Comune; vedremo anche che fine farà la stroriella (quali leggenda metropolitana) della gestione parcheggi STA in cui pare siano implicate la Palombelli e la De Filippi che hanno smentito ma non hanno portato prove a conferma della verità o della falsità della vox populi.

    Insomma io credo – cosa che ovviamente penso anche per Terni – che la politica debba ricominciare a fare la politica, senza troppe implicazioni imprenditoriale: fermo restando che i politici che si improvvisano imprenditori sono i primi a fallire (semmai fallisce il governo della città e pagano i cittadini)…

  44. Osservazione scrive:

    Erano anni che non mi trovavo così d’accordo con D’Alema, poche ore fa ha dichiarato: “Dobbiamo riflettere sulla sconfitta e dobbiamo fare un fronte unico delle opposizioni dentro e fuori dal Parlamento, con l’Udc e con i partiti della sinistra”. Per una volta bravo baffetto..
    C’è stata una farneticante risposta di Franceschini: “Non si torna indietro, nessuna coalizione più esclusivamente contro Berlusconi”. Ma se in tutta la campagna elettorale il duo Veltroni – Franceschini hanno cercato il voto dell’elettore di sinistra e dei centristi contro Berlusconi..

  45. Francesco scrive:

    Il dubbio è amletico… Provare a rappresentare tutti nel PD o allearsi con altri? Sarà questo il tormento dei prossimi mesi…

    Per quel che mi riguarda, vedo bene un alleanza con un soggetto alla sinistra del PD, ma solo se si emenda da una parte di sinistra iper-radicale ed antistorica, che pone spesso problemi condivisibili, che pretende però di risolvere con ricette da fine ’800.

    Quanto all’alleanza con l’UDC, mi dispiace, proprio non riesco a vederla positivamente. Allearsi con Cuffaro? Con tutto il rispetto proprio non ce la faccio.

  46. isabella scrive:

    “In Italia, il centrosinistra ha mutato più volte le proprie insegne senza mai riuscire a rinnovarsi, e quand’è stato al governo non ha cambiato sostanzialmente nulla. Nessuna delle cose di sinistra che si sarebbero potute fare (dalle unioni civili alla libertà di ricerca scientifica, dal conflitto di interessi alla procreazione assistita, dall’antiproibizionismo alla riforma del mercato del lavoro) è stato fatto dalla “sinistra italiana”: che dunque, diversamente dalla sinistra inglese, ha perduto senza aver mai vinto.”

    Sono parole di Fabrizio Rondolino. Piuttosto dure, ma assolutamente condivisibili. è da una riflessione di questo tipo che si dovrebbe ripartire. Sinceramente, se il PD dovesse allearsi con Cuffaro e UDC, perderebbe il mio voto e quello di parecchie altre persone oneste.

  47. Bebbo scrive:

    Io trovo molto condivisibile il commento di Giancarlo Bosetti pubblicato sulla Repubblica di ieri.

    Sottolineo in particolare la chiusura:

    “Una prospettiva riformista vincente non può presentare il proprio progetto come un protocollo di appalto; la competizione con la destra riguarda la chiarezza delle politiche proposte, ma anche la qualità, coerenza, bellezza del rifugio ideologico, del guscio simbolico che offre in tempi di difficoltà. È una storia antica come la democrazia: le politiche bread and butter funzionano finché c’ è butter, cioè crescita florida e ricchezza da distribuire, ma quando ci sono sacrifici quello che si chiede al politico sono: personale acclarato disinteresse, grande credibilità e, importantissimi, buoni motivi per affrontarli, i sacrifici. Pensare che un faticoso programma di rientro dal deficit, con inflazione e salari in sofferenza, possa produrre da solo consensi è un errore serio. Pensare che le riforme liberali, necessarissime in Italia, dalle farmacie ai tassisti, dall’ Alitalia ai contratti flessibili, per il fatto di essere utili al paese siano anche popolari è un errore ancora più serio. Sentito il giubilo dei gruppi di tassisti alla vittoria di Alemanno? Si tratta di un genere di errori al quale vien voglia di applicare la etichetta suggerita da un classico pensatore liberale inglese (Michael Oakeshott): «Razionalismo in politica». Non si può immaginare, se non in una prospettiva da avanguardia giacobina e rivoluzionaria, che il razionalismo in politica vinca per virtù propria, a forza di calcoli economici, specialmente in tempi di paura. Piacere a Barroso e Almunia non vuol dire sfondare tra gli elettori. Un tassista si potrà anche convincere che l’ aumento del numero delle licenze migliori il servizio anche se la sua licenza, faticosamente pagata, perderà un po’ di valore. Così il pensionato in un quartiere di Milano invaso dai cinesi, che fanno scendere il valore della sua casa, potrà anche convincersi che l’ immigrazione è utile. Ma anche questi rari – e introvabili – esempi di mentalità cartesiana avranno bisogno di poderosi argomenti per accettare una prospettiva che contraddice la loro urgenza esistenziale. Non basta il competente richiamo al principio di realtà, che certo da ultimo nessuno potrà eludere, neanche Berlusconi. La impopolarità accumulata dal governo dell’ Unione è rimasta largamente al di qua del pons asinorum e il Partito democratico è appena all’ inizio della costruzione del suo edificio ideologico per oltrepassarlo. Se la parola «ideologia» disturba, si parli di idee, di discorso, di fini e di simboli. All’ elemento economico la politica deve associare l’ elemento persuasivo e narrativo. Non si tratta solo di retorica, ma di sostanza ideale, che è contenuto della politica, almeno tanto quanto i programmi di governo. Non basta essere concreti bisogna anche saper essere astratti. E convincenti. Il «razionalista in politica» pensa che non serva altro che la conoscenza tecnica necessaria per risolvere un problema, non vede tutto il contorno fatto di tradizione, contesto sociale, cultura, paura. Il riformismo in Italia, forse perché reduce da una storia sovraccarica di ideologia, tende ad avere i difetti del razionalista di Oakeshott, è privo di un racconto compiuto sul progetto che ha in mente per l’ Italia. Crede di sapere perché vuole vincere, ma non lo sa spiegare e questo vuol dire che forse in realtà non lo sa neppure lui.”

  48. Osservazione scrive:

    Non ero un girotondino quando Nanni Moretti da Piazza Navona accusò il centro – sinistra di fare un’opposizione troppo debole e i leader dell’allora Ds e Margherita di non essere abbastanza capaci (Fassino e Rutelli), ma oggi sogno in maniera profonda una persona capace di ridestare la sinistra dal suo torpore e di portare in piazza milioni di persone in una manifestazione apartitica (ricordate piazza San Giovanni?). Oggi a stento sono riuscito a trattenere le lacrime vedendo “l’emisfero sinistro” del parlamento che a tratti addirittura applaudiva alla richiesta di fiducia di un governo Berlusconi fatto di ministri del calibro di Bondi, Alfano, Carfagna, Vito, Calderoli, Rotondi, Ronchi, Bossi, Gelmini e Prestigiacomo. Perchè Veltroni (di cui ancora attendo le dimissioni in un gesto di grande dignità) alle parole di Brunetta sui fannulloni, non ha rilasciato una intervista sottolineando come tra questi ministri ci sia uno che è stato cacciato da un consiglio comunale per inoperosità? Questo falso, inutile e distruttivo buonismo quando finirà?

  49. Corrado Pani scrive:

    Speriamo soltanto che questo buonismo del “ma anche” abbia una fine il prima possibile.
    Mi pare altrettanto ovvio che se queste sono le persone della presunta novità – su cui avevo nutrito qualche dubbio sin dall’inizio (ci farebbe bene riguardare l’archivio) – vuol dire che lo sforzo e la fatica spesi in questi mesi son serviti alla costruzione di una scatola fantastica e allettante, ma assolutamente vuota, dove possiamo scorgere, a tratti, i fantasmi di un passato che non ha smesso di manifestarsi sotto il tocco della cipria.

  50.  
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