158 kg di C02
Scritto da Daniele Lombardini in Discussioni, Segnalazioni, tags: ambiente, carbon tax, fonti rinnovabili, sostenibilità
Pubblichiamo il contributo che ci ha inviato il Prof. Battiston estratto dalla conferenza che si è svolta in BCT Giovedì 15 sul ruolo dell’energia nella storia.
Cogliamo l’occasione ancora una volta per ringraziare Battiston per il bel rapporto con Punto Democratico!
“Questo mese parliamo di non di particelle elementari, ma di atomi e molecole, nonchè di leggi fisiche che hanno a che vedere non con le origini dell’ universo ma con la nostra sopravvivenza sulla terra. Nel fare l’ultima prenotazione di un volo aereo low cost mi sono imbattuto nella tassa (opzionale) di 3,04 € per rimborsare il costo della gestione dei 158 kg di C02 che il mio volo di 2000 km, Roma-Ginevra e ritorno, avrebbe immesso nell’ atmosfera. 158 kg, due volte il mio peso in gas, una sorta di scoreggia gigante in grado di riempire un un cubo di quasi 5 metri di lato, lascito perenne di una azione apparentemente innocua come un breve viaggio aereo. Lo confesso, è stato il mio primo vero impatto con la carbon tax, reso possibile grazie alla scarnificazione dei costi che solo una compagnia low cost puo’ fare e che mi ha fatto riflettere su quanto grande possa essere l’effetto di azioni individuali quotidiane. Il semplice misurare questo impatto in chili, metri cubi, euro mi ha fatto pensare a molte altre cose. Ad esempio alla catena di processi che portano a questi 158 kg. Al costo del petrolio che serve a trasportarmi e al costo degli effetti prodotti dalla sua combustione. A quanto questi costi siano o meno giustificati. Ad esempio un litro di benzina, depurata dalle tasse, costa all’incirca 0,7 €, come un litro di acqua minerale. Con una differenza sostanziale: l’acqua viene usata, ma poi viene inevitabilmente restituta all’ambiente, magari sporca, ma intatta nella sua struttura molecolare. Essa è riutilizzabile all’ infinito, se opportunamente purificata. Lo stesso è vero per la maggior parte delle materie prime che sono veramente tali, come gli elementi della tabella di Mendeleev e molti dei loro composti chimici. Un pezzo di ferro, una lattina di alluminio, un tubo di rame, finito il loro uso possono essere interamente recuperati per fare altri oggetti dello stesso materiale. Questo invece non è il caso di tutti i materiali da cui viene ricavata energia. Essi infatti hanno la caratteristica di avere al loro interno una quantità di energia, chimica o nucleare, che possono cedere a patto che la loro struttura venga distrutta. Per cui, inevitabilmente, se parto con un litro di petrolio, dopo averne ricavato energia nella forma di lavoro e calore, mi ritrovo con altri materiali che prima non c’erano ed il petrolio, invece, non c’è piu’. Non solo, ma uno dei principi fondamentali della fisica, il secondo principio della termodinamica, mi dice che per ogni unità di energia utilizzata produco anche un altro effetto, secondario, ma non meno importante. Ho prodotto disordine, nella forma di calore a bassa temperatura che si disperde nell’ambiente, scaldandolo.
Questo accade quando estraggo l’energia dai materiali in cui la natura la ha pazientemente accumulata. A torto chiamiamo il petrolio materia prima, dovremmo piuttosto chiamarlo serbatoio o pila primaria. Infatti cosi’ come una pila non ricaricabile dopo l’uso diventa un rifiuto da smaltire, dopo l’uso di un materiale da cui si ricava energia non abbiamo piu’ un serbatoio ma materali diversi che hanno perso l’unica caratteristica che li rendeva interessanti, quelli di contenere energia utilizzabile. E questo accade tutte le volte che usiamo energia da fonti non rinnovabili. Ma allora quale è il prezzo giusto per qualche cosa che non è recuperabile, il cui uso immette nell’ ambiente qualche cosa che prima non c’era, come scorie gettate in un grande immondezzaio ? E’ giusto che queste materie costino tanto quanto materie molto piu’ abbondanti e per di piu’ rinnovabili, il cui uso non lascia traccia nell’ ambiente ? Quando sento che il prezzo del petrolio supera i 123 $ al barile penso alle centinaia di milioni di anni che mi separano da quel bosco preistorico dove si sono fissati i legami tra carbonio ed idrogeno che sto bruciando in questo rapido volo sopra le Alpi. Davvero centinaia di milioni di anni di lenti processi chimici, metri e metri cubi di legname macerati e trasformati dalla natura, per non contare la trivellazione, il trasporto, la raffinazione, valgono solo 0,7 € al litro ? E davvero i miei 158 kg di CO2 che si aggiungono alle migliaia e migliaia di tonnellate di gas serra immessi in ogni istante nell’ atmosfera valgono solo 3,04 € di impatto ambientale?
Ne dubito fortemente.”
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Effettivamente 3,04 € non compensano ciò che è stato immesso in atmosfera. Tuttavia mi pare di capire che questa bella storiella delle Filiere CO2 – che stanno nascendo come funghi in tutta Europa – possa vere un senso se davvero ci fosse la necessaria conseguenza di curare e colmare l’immissione di CO2 attraverso un uso razionale delle foreste o la costituzione di nuove foreste.
Speriamo non sia, come accade spesso, una nuova bolla di sapone o, per restare in tema, una inutile scorreggia!