Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato stampa con cui l’associazione Pensare Democratico propone di continuare a chiamare Festa de L’Unità la festa annuale del PD ternano. Del resto non è proprio all’insegna dell’unità che è nato il partito democratico? E non sono state proprio le Feste de L’Unità un fondamentale momento di incontro e di gestazione del nuovo partito?
A voi, amici di Punto Democratico, la lettura e il commento…
“Pensare Democratico ritiene sbagliata e forviante l’idea che un partito nuovo, per dimostrare di essere tale, abbandoni tutto ciò che appartiene alla migliore tradizione dei soggetti politici che ne hanno contribuito alla nascita.
Ci riferiamo, in particolar modo, alla decisione, un po’ salomonica, di rinunciare al nome “Unità” per le feste del PD che si terranno a partire dalle prossime settimane, lasciando libertà di coscienza alle diverse articolazioni territoriali del partito.
Non crediamo, infatti, che in questo modo si riconosca la insostituibilità delle sensibilità e culture che provengono da esperienze diverse: popolari, cattolico-democratiche o altre. Crediamo, inoltre, che mantenere quel nome non significa “privilegiare” il quotidiano che porta lo stesso nome a differenza di altri giornali della stessa area politica.
Mantenere quel nome significa, al contrario, riconoscere il ruolo insostituibile di migliaia di persone, donne e uomini, ragazze e ragazzi, che preferendo “le salsicce e gli stand” al mare e alle vacanze, danno un contributo invidiabile alla politica nella sua dimensione migliore. Quella dell’impegno in prima persona, del servizio alla comunità, del sacrificio di gran parte del proprio tempo per produrre un evento, un’occasione, una festa per tutta la città.
Senza chiedere nulla in cambio migliaia di ragazzi e ragazzi, uomini e donne anche non impegnati direttamente nella vita del partito che le ha organizzate, talvolta addirittura provenienti da altre esperienze politiche, hanno dato a quel nome “Unità” non solo una connotazione propagandistica. Hanno incarnato con il proprio lavoro e con grande generosità uno spirito che ha elevato una festa di partito a festa della città e della cittadinanza tutta. In cui anche i momenti di socialità e di intrattenimento hanno voluto essere il più possibile piacevoli e soprattutto accessibili (visto che sono sempre state offerte al pubblico dagli organizzatori con le risorse derivanti dalla gestione della festa stessa). E in cui anche l’iniziativa politica ha guardato a quella “Unità” che non è stata solo un’etichetta.
Il Partito Democratico ha vissuto la sua gestazione proprio nella nostra festa. I volontari, gli ospiti dello spettacolo e gli ospiti dei dibattiti politici non hanno mai dovuto giustificare o ostentare una propria appartenenza politica. Tanto meno i visitatori che negli anni questo sforzo e questo impegno hanno premiato con la propria presenza e, ricordiamocelo, con il proprio apprezzamento.
Per questo ci pare fuori luogo dare a queste feste un altro nome. Ci pare un’operazione non solo inutile, ma addirittura controproducente. Significherebbe non avere creduto in quello che si è fatto o, peggio, averlo fatto sempre considerandolo una cosa soltanto “propria”, di parte.
Significherebbe rompere una tradizione, ma noi vogliamo dire una storia, che ha significato tanto anche per la nostra città così radicalmente cambiata, invece, nel corso degli anni. E altrettanto si potrebbe dire per il partito che l’ha organizzata in cui talvolta i cambi di nome sono stati privilegiati rispetto alla strategia politica, e le etichette anteposte alla “visione” e al progetto politico.
Per tali ragioni lanciamo un appello al gruppo dirigente del PD della provincia di Terni, come accade in altre importanti realtà italiane, di mantenere la denominazione di Festa de l’Unità per gli appuntamenti che si terranno da qui alle prossime settimane.”
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Non ce la faccio.
Questa è una delle poche querelle che non mi affascina…tranne per il fatto che tante persone generosamente contribuiscono con grande impegno alla realizzazione di un evento. Rispetto il loro sacrificio. Ma non mi sono mai sentito “coinvolto” dalla festa. Nè mai l’ho “aspettata”…per cui oltre a sorridere sulle debolezze o preferenze di dirigenti che disputano sul nome più opportuno (occuparsi di altro no?) non riesco.
Vogliamo andare a vedere quali nella ridda di dibattiti dell’anno scorso sono stati realmente interessanti?
E chi c’era a seguirli?
E chi sarebbe stato ospite della festa se non per prendere una boccata d’aria nell’afa estiva ternana?
Non si può utilizzare diversamente quel patrimonio di energie di tanti che senza chiedere nulla in cambio hanno dato una mano?
Un partito nuovo può essere molto di più di pizza e pizzole.
Comprendo il senso del comunicato degli amici di “Pensare Democratico”, ma non sono d’accordo con loro.
Anch’io, come Daniele, non sono normalmente affascinato dalle discussioni sui contenitori nel momento in cui è invece assai più urgente parlare dei contenuti, però credo che la decisione di archiviare nel nome (e mi auguro anche nella formula organizzativa) l’happening di uno dei partiti sciolti nel PD sia corretta e coerente con il progetto (tuttora in fieri…) di costruzione di un partito nuovo.
Da neofita della militanza partitica, l’idea di passare da una festa dell’Unità al maiuscolo ad una al minuscolo mi troverebbe alquanto infastidito. A quale unità si farebbe riferimento, se non alla fantomatica fusione fredda fra DS e Margherita? Ovvero quella soluzione politica che poco o nulla ha a che vedere con qualunque idea di Partito Democratico dotata di una minima prospettiva di successo? E in tutto questo, i tanti che come me hanno creduto di partecipare alla fondazione di un partito nuovo, quale ruolo avrebbero in un processo di fusione per unione (o per incorporazione?) fra due entità preesistenti e conseguenti nelle già ricostituite correnti?
Per me, è molto meglio lasciar stare.
Passando ai contenuti, per il futuro appuntamento estivo del PD dovremo riuscire ad affrancarci dalla formula organizzativa che ultimamente aveva appiattito la pur gradevole Festa dell’Unità provinciale sulla dimensione della sagra paesana (con tanto di stands degli aspirapolvere e dei materassi ed esibizioni plurime delle scuole di ballo) in un sistema di coesistenze che finiva per mettere in secondo o terzo piano il programma politico: risultato, grande caciara con programmi di intrattenimento che sovrapponevano i suoni amplificati e dibattiti non sempre entusiasmanti spesso riservati a pochi addetti ai lavori e senza nessun visitatore della Festa presente.
La festa del partito nuovo per me dovrà avere come riferimenti la sobrietà e la concretezza, rimettendo la politica al centro del programma. Dovranno essere garantiti spazi di dialogo e occasioni di coinvolgimento con i visitatori, che, come nel caso della Festa dell’Unità, tradizionalmente non sono tutti aderenti o simpatizzanti del partito organizzatore.
Personalmente proporrei una significativa riduzione degli incontri-dibattito tradizionali, che nel tempo hanno dimostrato i loro limiti quanto a capacità di coinvolgimento, e che possono mantenere un senso solo in presenza di ospiti di reale caratura nazionale: naturalmente a condizione che l’appuntamento non rappresenti solo l’occasione di una passerella per i notabili locali… Inoltre bisognerebbe portare sistematicamente la politica sul Palco Centrale: basterebbe dedicare la mezz’ora antecedente l’esibizione o l’intrattenimento che vi si svolge ad un momento di approfondimento, nel quale un responsabile d’area / un parlamentare / un tecnico possano affrontare un singolo tema di pubblico interesse, oppure un amministratore possa rendere conto dell’operato connesso al suo mandato, oppure ancora possa rappresentare l’occasione per lanciare campagne o iniziative politiche.
Insomma, per capirci, una occupazione del palco in puro stile “Borzini degli esordi”. Sarebbe sicuramente un modo per tornare a parlare di politica fra la gente.
Ah, il nome… Per quel che può contare, a me potrebbe andar bene qualcosa che suoni come “Incontri democratici – Festa dell’Ulivo”.
Ben vengano innovazione e miglioramenti qualitativi per la festa.
Ma io preferisco che rimanga il nome. La festa ha una tradizione e una storia che io credo vada preservata ed arricchita.
Approvo con entusiasmo la riproposizione della Festa de l’Unità…
A patto che poi, magari, si faccia anche quella del PARTITO DEMOCRATICO.
(Come recitava un felice slogan di qualche tempo fa…”SONO PARTITO DEMOCRATICO, E NON TORNO INDIETRO !”)
Premettendo che sono completamente d’accordo sulla inopportunità di cambiare nome alla festa ed anche sulla sterilità di questo genere di dibattito, volevo solo dire che mi era paiciuto molto lo slogan sopra citato da Riccardo ma temo che sia ora di togliere il freno a mano altrimenti il motore si brucia…!