Pare che il buonismo di Veltroni debba lasciare il passo alle vecchie, ma sempre benvenute, polemiche politiche – spesso anche molto costruttive e coesive – che hanno animato gli anni trascorsi della politica italiana. Proprio ieri sono stati infatti presentati in Senato dai relatori al Decreto Legge sicurezza Carlo Vizzini e Filippo Berselli un paio di emendamenti “salva Berlusconi” relativi, cioè, alla possibilità di sospendere quei procedimenti penali relativi a fatti avvenuti prima del 30 giugno 2002.
E di nuovo risentiamo Berlusconi parlare di atto proprio, poiché in questo modo si renderà più celere il lavoro della magistratura sui processi realtivi alla “contemporaneità” e al contempo si riapre il tema dell’immunità parlamentare “completa”, ovvero dell’impossibilità dei magistrati di aprire inchieste sugli alti esponenti istituzionali (la casta).
Sarà il caso di cambiare strategia d’opposizione? e Voi, quale credete sia la migliore strategia filosofico-politica di contrapposazione al privilegio?
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Non capivo il perché di questi emendamenti, nei quali si specifica che vengono sospesi anche i tempi per la prescrizione.
Che utilitá puo avere allora sospendere dei processi…
Stamani ho letto l’editoriale di Mauro su Repubblica e ho capito, meglio tardi che mai…
Hanno bisogno di tempo per ripresentare il lodo Schifani che introduce la l’immunitá per le piú alte cariche dello stato.
Tutto ció é assurdo, o sbaglio?!
Mah, non so’ piú che pensare, certo non credo sia possibile dialogare con questa maggioranza.
Lavoriamo per costruire una seria alternativa sociale e di sostenibilitá economica! Voglio continuare a sperare!
Non è la prima legge discutibile di questo governo, ma questa ha il privilegio di aver (forse!) ridestato la minoranza. E’ arrivato finalmente il momento in cui l’opposizione inizia a fare il suo lavoro?
Perchè, c’è una strategia di opposizione?
Dice Corrado:
“Sarà il caso di cambiare strategia d’opposizione?”
Io rispondo: sicuramente.
Dopo 15 lunghi anni dobbiamo persuaderci che la contrapposizione frontale con il berlusconismo non paga, ed anzi è controproducente. La mia è una analisi basata sui fatti, ahimé ben lontana da qualsiasi giudizio etico che pure la questione impone.
Il problema non è, non è più, il Berlusconi che sta a Palazzo Chigi: ma i milioni di Berlusconi che si sono insediati nei pigri crani della maggioranza degli italiani, dando forma e legittimazione ai loro peggiori e preesistenti istinti: la corruzione, l’asservimento ed il meretricio assurti a filosofia di vita; la pronta individuazione di facili capri espiatori per le personali bassezze e debolezze; la dissoluzione del bonton, della cortesia, della solidarietà in una indistinta poltiglia di favori non dovuti o non richiesti che umiliano chi li riceve e forniscono sensazione di potere a chi li fa.
E’ questo esercito di Berlusconi insediato nelle teste degli italiani che dobbiamo combattere e sconfiggere: d’altronde, il nano arcorensis nella sua furbizia sa ammantare di lusinghe e di paure i provvedimenti nei quali cela le misure a suo favore.
La fantomatica abolizione dell’ICI non soddisfa forse il Berluschino che nella testa dell’italiano medio ripete “meno tasse anche per te!”?
Il provvedimento anti intercettazioni non soddisfa forse il Berluschino che nella testa dell’italiano medio ripete “dai, continua a vantarti liberamente con gli amici delle prestazioni particolari della tua segretaria (quella che assomiglia vagamente alla Gregoraci), e continua pure a lavorarti quel geometra per quella questione che tu sai”?
Va da sè che poi se fra le misure sulla sicurezza trovano posto anche alcune misure atte a riparare il buco nella gomma della macchina del capo, i piccoli Berlusconi devono star tranquilli e satolli… dopo tanto lavoro e tanti frutti a loro beneficio…
Quindi, se fossi in Veltroni, punterei le mie luci sulle misfatte dei macellai della Santa Rita di Milano, e sul fatto che senza intercettazioni sarebbero ancora lì a scannare allegramente tante persone, e tanti ospiti di Berluschini, in nome della partita doppia e a carico del servizio sanitario nazionale.
E poi incalzerei il simpatico Scajola, uomo dai testicoli fragili, sul perchè viene differita la class action e su quali sono le modifiche che ha in mente di apportare alla legge, così da tenere informati i tanti, ed i tanti ospiti di Berluschini, che avanzano pretese nei confronti di banche, assicurazioni, promotori finanziari, gestori di servizi a rete e compagnia gabbante.
Ed infatti, carissimo bebbo, ritengo che le questioni ovvero l’analisi dei fatti da te compiuta rispecchi perfettamente le mie impostazioni.
Insomma viene da dire che sia il caso di agire sui “nostri” fatti onde convincere (ovvero dimostrare) che i Berluschini non siamo noi e che sotto le apparenze c’è molto altro.
Un saluto.
Raccolgo il tuo invito, caro Corrado, e ti dico che io sono fermamente convinto che si debba tornare al passato. Il buonismo non paga: lo abbiamo tristemente verificato alle elezioni, come in questi primi scampoli da opposizione, dove nonostante leggi discutibili e uscite infelici della maggioranza, il governo guadagna in popolarità nei sondaggi. E questo succede perchè non c’è nessuno che protesta e che dice come stanno le cose (a parte, bisogna ammetterlo, il povero Di Pietro). E qui la mancanza di una Sinistra radicale si sente tutta. C’è bisogno di un’opposizione attiva e propositiva, ma allo stesso tempo estremamente dura, come c’è bisogno che noi continuiamo ad indignarci e, quando c’è bisogno, riprendiamo a scendere nelle piazze. E se qualcuno vuole chiamarlo Antiberlusconismo lo faccia pure, ma io so che la mia posizione non dipende da un pregiudizio o da un odio personale, e sarei “anti” di tutti quei Berlusconi di cui parla Bebbo.
Attenzione però: i berluschini a cui faccio riferimento io sono numerosi ed infestanti, al punto di essersi annidati anche nelle teste di tanti democratici e di tanti radicali di sinistra, di tanti sindacalisti, di tanti lavoratori…
Per alcuni il Berlusconi idealizzato è un idolo, per altri un alibi. In ogni caso è qualcosa di cui l’Italia tutta farebbe bene a farne a meno.
Sempre sul tema di come fare opposizione: date un’occhiata a questo link, ai nomi citati e alle fotografie. Potrebbero tornarci di grandissima utilità assai a breve.
Quanti brutti scherzi fa la memoria corta…
Caro Bebbo, proprio per questo ti invito a leggere il mio piccolissimo e modestissimo contributo al blog del Vescovo responsabiliperilfuturo (che, per fortuna, è stato pubblicato!):
vedrai che siamo sulla stessa linea d’onda…
Per Bebbo, ripubblico quì il mio articoletto cinico pubblicato su http://www.responsabiliperilfuturo.com:
IL VESCOVO CHIAMA, IL COMICO DELL’ARTE RISPONDE
di Corrado Pani
Non si può non restare ammaliati dalla pletora di interventi che stanno caratterizzando, in questi giorni, il dibattito prima della conferenza del 14 giugno. Ciò vuol significare che se c’è un merito almeno nelle intenzioni del Vescovo Paglia è certamente quello di aver risvegliato – direi meglio, resuscitato – i politici locali. Politici che, a ben vedere, dopo mesi di sonno e silenzio, si presentano su queste pagine pronti a combattere le ingiustizie sociali, gli squilibri economici (sin troppo presenti nella nostra città), i corporativismi e tutto quanto appaia, di primo acchito, a-morale e dunque di per sé poco apprezzabile dalla Curia.
In verità varrebbe la pena spendere qualche parolina fuori dal coro; fuori dall’ipocrisia della vetrina pre-elettorale; fuori da tutto quanto abbia anche il lontano sapore della recita demagogica. Se il lettore si mette in un’ottica critica decisamente brechtiana, se, insomma, lo spettatore è spettatore sportivo – ovvero conosce le regole del gioco – si accorgerà senza troppa fatica che gli attori in scena hanno molto poco del politico accorto e tanto più dell’attore da commedia dell’arte (con tutto il rispetto per quelli che davvero lo furono).
Al politico il cittadino chiede molta meno oratoria e molta più attenzione ai problemi reali delle persone, molta meno abilità e capacità in diritto societario e molta più velocità nel far funzionare la cosa pubblica (a domanda segue, a breve, risposta), molte meno “buone intenzioni e buoni propositi” e molta più realizzazione degli stessi. Ciò vuol dire che i nomi della politica ternana avrebbero dovuto prendere semmai le distanze dalla vetrina diocesana, non per svilire la volontà e l’iniziativa apprezzabile del Vescovo, ma semmai per dimostrare, finalmente, onestà intellettuale. Ciò vuol dire che coloro i quali si stanno (ri) presentando come campioni del nuovo, di nuovo non hanno nulla, o molto poco, poiché sono in scena da parecchi anni per fingere di non conoscere le cause dei disastri: l’attore che mostra di fingere è artista sublime, il politico che finge di fingere perde credibilità.
In verità le personalità che stanno partecipando attivamente al dibattito aperto dalla lettera del Vescovo sono gli stessi personaggi che negli ultimi anni, attraverso la creazione di vere e proprie lobbies di potere, attraverso la forzata nomina delle medesime persone dentro eterogenei – per competenza ed oggetto – consigli di amministrazione di società pubblico-private o di cooperative sociali, hanno caratterizzato le scelte e la strada del nostro sottosviluppo; hanno favorito l’occupazione per conoscenza e non per competenza; hanno impostato politiche urbane del tutto retrograde, invece di guardare – per quel che era possibile – ai modelli nord-europei di gestione (pure richiamati, in fasi storiche diverse, dai partiti cui appartengono); hanno impostato un sistema di relazioni tra classe dirigente e cittadino da cui vorrebbe addirittura liberarci un comico (state a vedere che domani facciamo senatore un cavallo!).
La politica ha lasciato che la città dimenticasse le alchimie della vecchia e lontanissima tangentopoli, ma ha trasformato quelle aberranti soluzioni per farle apparire sotto le mentite spoglie della novità, della diversità: in realtà tutto ha continuato a fluire sotto il nome del favoritismo, del clientelismo, della logica dello sponsor (politico, sindacale o quant’altro) e del ricatto personale (che ha assunto molto più i tratti delle bambinesche ripicche). Si è dunque sospesa la discussione vera sullo sviluppo, sulla diversificazione dei distretti industriali, sull’attuazione di strategie del lavoro che avessero privilegiato le assunzioni di neo-laureati – piuttosto che lo sfruttamento atipico delle intelligenze. Infine la politica ha lasciato che a fare i politici rimanessero quegli individui che hanno dimostrato di saper ben parlare (quando non copiano) e di non essere effettivamente in grado di attuare le idee, vuoi per compiacere a qualcun altro, vuoi per il timore di sbagliare il passo.
E dunque il politico, come l’attore dell’Arte, ha rispettato un canovaccio già scritto, sempre uguale a sé stesso a seconda delle teatrali convenienze, ma poi ha improvvisato su temi e questioni in cui, diversamente dal comico dell’Arte, non aveva affatto conoscenza e competenza: ha eluso le aspettative del pubblico e tenta oggi di rientrare in scena per un applauso che difficilmente arriverà.
Du quì, aggiungo, la necessità di eliminare, alla foce, i berluschini di turno…
Bebbo, credi che possiamo utilizzare le firme raccolte dalla Brambilla contro i ticket proposti dal governo Berlusconi?
Credo non sia giusto disperdere le energie migliori del nostro paese!
Come fare opposizione al Governo Berlusconi? Bella domanda.
Proviamo a ragionare su cosa sia l’entità “Governo Berlusconi”, giacchè il Governo Berlusconi quater (se non erro) mi pare che si proponga con lo stesso identikit di fondo dei Berlusconi bis e ter, con i vizi di fondo resi più eclatanti dall’assenza di personalità forti opposte al leader all’interno del PdL.
In sostanza tali governi possono ridursi a questa sintesi: sbandieramento di misure eclatanti, ciccia ZERO. Decisionista a parole, i Governi Berlsuconi sono dorotei nei fatti.
Cosa hanno votato gli italiani, il doroteo o il decisionista? O tutti e due, cioé il buffone?
La risposta mi fa paura.
Titolo: Escursione “derivata”…
Tanto per essere, come al solito, il rompicoglioni di turno, questa sera, non avendo nulla da fare se non guardare il programmino di TeleGalileo “60 minuti”, mi imbatto in un confronto tra l’Avv. Orsini e il capogruppo in Consiglio DS e vengo a sapere, senza esserne stato a informato – ahimé – sino ad ora, che anche la nostra amministrazione pubblica ha fatto ricorso ai “derivati”, ovvero a questa specie di sottoprodotto finanziario che reca, secondo scienza economico-finanziaria, solo danni (e Vi rimando alla famossissima puntata di “Report” in merito).
Ed ecco dunque che, per riportare il dato dal generale al nazionale, e per richiamare un po’ il discorso di Bebbo sui Berluschini, credo sia il caso di cominciare a fare qualche esamino di coscienza anche da parte di certi amministratori (molto berluschini) che hanno osato con le tasche degli altri (un po’ come, volgarmente si dice, fare i froci con il culo degli altri: non è elegante ma rende l’idea). Questo vuol significare che prima di sbandierare le proprie ideologie della legalità e della correttezza sarebbe forse il caso di rivedere certe scelte e soprattutto di cominciare a far pagare gli sbagli di pochi.
Ora il fatto più preoccupante è che Malatesta per controbattere all’argomentazione di Orsini sui derivati sposta l’argomento su tutto il bilancio e riferisce possibili sbilanciamenti alle mancate entrate dell’ICI eliminata da Berlusconi per un valore pari a circa un milione e mezzo di euro; dice che il derivato è stato più conveniente rispetto alla cassa depositi e prestiti; elude l’argomento: il derivato ci costa cinque milioni di euro!
Un uomo nuovo, ovvero un uomo del PD, avrebbe certamente mostrato più onestà intellettuale – e dunque si sarebbe avvicinato alla gente – se avesse ammesso l’errore. E di errore si tratta poiché gli interessi variabili ricontrattualizzati – come da delibera di giunta n. 618 del 20/12/2007 (cfr. http://www.comune.terni.it/portaldata/UserFiles/Atto/2007/12/0618%2020.12.2007.pdf) sembrano piuttosto dare ragione alle detrazioni di Orsini, nonché – spiace dirlo – a quanto aveva “scoperto” Milena Gabanelli non solo sugli interessi, ma anche sulle spese di apertura, gestione e chiusura.
Insomma spiace dover dire che un’amministrazione di centro sinistra scivoli sulla banana della sinistra! E spiace sapere che il buon governo del PD si sia dovuto sostentare attraverso un derivato: lo hanno fatto molte amministrazioni – trasversalmente – ma non si era detto che questa amministrazione ha raggiunto obiettivi impensabili? Anche il derivato è uno di questi obiettivi? E al cittadino quando si dirà che dovrà pagare interessi per spese di gestione pubblica piuttosto che per la realizzazione di opere? Esporrà, l’Amministrazione, l’elenco delle spese sostenute attraverso il ricorso al derivato? E quali banche si sono avvantaggiate dall’operazione?
Infine, prima di chiedere che Berlusconi smetta di fare leggi ad personam, cerchiamo di dare il buon esempio (e ve lo dice chi odia profondamente le scelte dittatoriali del “Santo di Arcore”)!
Caro Pani, l’amministrazione ternana ha usato tutto l’utilizzabile per indebitarsi.
I derivati non vanno demonizzati, ma certo vanno “maneggiati con attenzione”.
Tendenzialmente sono sfavorevole al loro impiego da parte degli enti locali, ma non é detto che quello utilizzati a Terni siano stati congegnati male. Certo é che l’amministrazione comunale (quella ternana come quella del 90% dei comuni italiani) non ha professionalità adeguate ad una loro compiuta valutazione, dovendosi pertanto rimettere completamente alle considerazioni dell’advisor, cioé la banca che glieli vende.
Non é una gran cosa. Il Tesoro – Direzione generale debito pubblico, monitora da due anni tutti i contratti swap (in Italia i derivato sono di solito interest rate swap) fatti da enti locali e segnala quelli “anomali”.
M’é partito il post prima che finissi, me ne scuso (anche se non ho capito cosa é accaduto).
In sostanza volevo dire che non é vero che i derivati rechino sempre e solo danni. La puntata della Gabanelli da questo punto di vista non é stata molto corretta. In periodi di tassi decrescenti molte amministrazioni hanno ben utilizzato lo swap per variabilizzare i tassi fissi di vecchi mutui Cassa depositi e Prestiti, facendo buoni affari.
I derivati sono strumenti e come tutti gli strumenti possono essere utilizzati bene o male.
E qui sta il problema. Chi li utilizza e con quale scopo.
E’ vero che le condizioni in cui operano la maggior parte degli enti locali ha reso questi strumenti pericolosi per le finanze locali. Congiurano in tal senso la scarsa indipendenza e competenza specifica dei servizi economico finanziari, la non effettiva terzietà degli organi di revisione interna e soprattutto, ciliegina sulla torta, l’irresponsabilità dei politici, che ovviamente amano spendere ora e scaricarne l’onere sul futuro.
La volontà di spesa del politicante si combina con ansia da piazzista della banca advisor, facilitata dalla scarsa competenza specifica dei servizi finanziari di un ente pubblico (anche nella Direzione debito pubblico dello Stato sono pochi quelli che sanno maneggiare questi strumenti, figuriamoci quanti ce ne sono nei comuni!).
So che la questione swap é stata oggetto di attenzione da parte della Corte dei conti, ma non so se in concreto fossero illegittimi quelli fatti a Terni e se effettivamente abbiamo comportato un danno per l’erario.
Il fatto che ci costi 5 milioni di euro di per sé non significa nulla: si deve vedere quanto ci sarebbe costato il debito sottostante se non fosse stato fatto lo swap.
Ho letto la delibera, non é sufficiente per esprimere un giudizio. Per giudicare la bontà o meno dell’operazione si dovrebbero avere in mano non solo tutti i contratti richiamati, ma anche le curve dei tassi fw che i contraenti avevano presente al momento della stipula.
Molte amministrazioni hanno ceduto al facile richiamo delle sirene dell’abbassamento dei tassi, abbandonando i cari vecchi mutui a tasso fisso della Cassa depositi e Prestiti, contando su curve di tassi attesi mirabolanti. Il problema é che le curve fw sono previsioni che non hanno alcuna garanzia di avverarsi. Ogni derivato é un po’ una scommessa. Certo, un buon collar può indirizzare da molti rischi.
Ma qui torniamo al punto: possiamo permettere che la Ragioneria di un ente pubblico, seppur ottima, che é abituata a maneggiare solo contabilità finanziaria, si trovi a dover giudicare e gestire strumenti di tale complessità?
Possiamo mettere in mano ai politici un giocattolino che aumenta nel presente la loro capacità di spesa spostando nel futuro, per importi indefiniti, l’onere connesso?
Un’amministrazione responsabile e che non avesse l’acqua alla gola si sarebbe imbarcata nel 2005 nell’impresa swap?
Attendiamo sempre la trasparenza dell’Amministrazione per comprendere, appunto, a quanto sarebbe ammontato il debito con gli swap o senza: sarebbe, è questo il punto, un modo per rendere partecipe ogni cittadino delle spese che finanzia attraverso le tassazioni.
E attendiamo, appunto, la visione dei contratti: per ora è stata richiesta dall’opposizione….
Errata “Certo un buon collar può indirizzare da molti rischi”
Corrige “Certo un buon collar può indennizzare da molti rischi”
Un saluto e un benvenuto al buon Bardani sul nostro blog, innanzitutto.
Per quel che riguarda la faccenda dei derivati, si dice spesso che le amministrazioni locali non hanno competenze per gestire strumenti finanziari complessi. Prescindendo dal caso ternano, che non conosco, chiedo: visto che però gli enti locali spesso investono in consulenze di varia natura, alcune delle quali piuttosto fantasiose, perché non avvalersi della consulenza di qualche tecnico capace di districarsi nella jungla di tali strumenti?
Per quel che riguarda il dialogo in Parlamento mi sento di essere tranchant. Dopo quanto accaduto nei giorni scorsi, dopo l’ennesima dimostrazione di spregio delle istituzioni e dello Stato di diritto offerta dal premier, non è neanche minimamente pensabile andare ad un tavolo di trattativa per le riforme istituzionali. La Costituzione avrebbe bisogno di ritocchi, è vero. Ma dopo quanto accaduto non ci si può fidare. Lasciamo stare la Costituzione.
E notate che questo episodio è forse il peggiore tra quelli che hanno portato all’emanazione delle leggi ad personam, perché attraverso la gravissima lettera recapitata l’altro ieri al Senato, c’è stata un’aperta rivendicazione di quanto si stava facendo. Come dire che il Cav. si è assunto la responsabilità politica, storica e morale sell’utilizzo delle Istituzioni a favore della sua situazione processuale. E allora mi dispiace: non facciamo anche l’ennesimo capolavoro di fare di Costui un padre costituente.
La lettura della sola deliberazione non é sufficiente ad esprimere giudizi.
Tuttavia già solo da essa emergono alcuni profili che potrebbero qualificare un’ipotesi di danno erariale, oltre ad una possibile illegittimità del contratto originario collegato (come di altri contratti del tipo purple collar visti altrove).
Il danno potrebbe annidarsi nella compensazione fra costo di estinzione anticipata ed entrate derivanti dalla nuova struttura proposta. Se fossi un magistrato della Corte dei conti aprirei subito un’istruttoria.
In ogni caso, se fossi un cittadino normale, non voterei centro-sinistra se mi ricandidassero le stesse persone che hanno firmato questo atto:) Perché?
Non so se fate caso ma nella delibera l’orizzonte temporale e di soli due anni! La delibera paga un botto alla BNL per ottenere certezza di flussi per i prossimi due anni!!! Cioé giusto in tempo per le elezioni e poi regalare una bella torta alla prossima giunta. Molto seri, non c’é che dire.
Come vedi Massi,
se non altro in questa prospettiva aveva visto bene la Gabanelli.. E poi Massi, dammi del tu sono il Totemico di Terninrete…..suvvia!
Scusandomi sempre per la latitanza (motivata però!) di questi gg e salutando l’ingresso in Punto Democratico di Bardani mi inserisco nella discussione non per “demonizzare” i derivati, però nel lanciare una riflessione di “sostanza etica” dello strumento in un ente locale. Mi spiego meglio. Gli strumenti finanziari di cui stiamo parlando sono sicuramente dei prodotti complessi, ma che si strutturano a partire da una scommessa sui tassi di interesse. Può un ente locale indebitarsi sulla base di una scommessa che poi pagheranno eventualemente i cittadini o le amministrazioni futre? Prodotti distribuiti abilmente dalla banche (esemplare il caso del funzionario della BNL che nella nostra Regione ha venduto di tutto – vedi Baschi – per poi essere irrintracciabile perchè immediatamente pensionato -) e maneggiati un po’ troppo allegramente dagli amministratori locali. Con il risultato di assumere dei “rischi”, risultare sempre più esposti all’indebitamento e ad eventuali perdite. Alla fine del 2005, ultimo anno per il quale è disponibile il dato Istat sul PIL regionale, il debito delle Amministrazioni locali della regione era pari al 22,6 per cento del PIL, valore molto superiore rispetto alla media nazionale a motivo delle emissioni di BOR- Buoni ordinari regionali. Alla fine del 2006 il debito delle Amministrazioni locali umbre era pari a 4.355,5 milioni di euro e costituiva il 4% di quello complessivo delle Amministrazioni locali italiane (Fonte: Banca d’Italia, L’economia dell’Umbra nel 2006 Banca d’Italia, aggiornata al 29 maggio 2007).
Daniele, non fa una piega il tuo ragionamento!
Totemico! Ma certo, mi pareva, ma non ne ero sicuro.
La Gabanelli nel complesso ha fatto un buon servizio, ma mancante di quei distinguo che sono il succo della questione. Il problema, cioé, non sono i derivati in sé, ma la capacità di un ente di maneggiarli. Scaricare tutta la responsabilità sulle banche non mi pare corretto in questi casi. Il piazzista BNL non ha di fronte una povera casalinga inesperta (e forse inquieta?), ma il servizio economico finanziario, che ha sicuramente la competenza per comprendere se é in grado o meno di valutare correttamente il prodotto che gli propongono. Dalla Ragioneria generale di un comune medio-grande, quale Terni, si può e deve pretendere non la competenza a valutare a tutto tondo un derivato, ma il know how per capire se é competente a farlo sì! E se io valuto che non so valutare un prodotto (scusate la bruttura), non lo sottoscrivo.
Per quanto riguarda l’aspetto etico sollevato da Lombardini. Quel che dici é corretto, ma non vale solo per i derivati e quindi non può essere un argomento contro questo specifico strumento di debito. Ogni forma di debito scarica sul futuro i costi di una spesa attuale.
Certo lo swap presenta un rischio aggiuntivo, dato dalla variabilità dei tassi, che vien escaricata sul futuro. Ma su questo due cose vanno dette. Se ci pensiamo bene, anche un mutuo tasso fisso scarica sul futuro il rischio dei tassi: se dopo due anni che ho fatto un mutuo a tasso fisso il tassi crollano, la collettività futura si troverà costretta a pagare un tasso molto superiore a quello che una gestione attiva del debito avrebbe consentito. Anche un mutuo a tasso fisso nasconde una scommessa.
Non solo. Ma un derivato fatto bene prevede la possibilità di accomapagnare l’IRS con un collar, che mi immunizza da un’oscillazione eccessiva verso il basso o verso l’alto dei tassi.
In sostanza. Gli strumenti sono neutri, non ci sono strumenti etici e strumenti non etici. Demonizzare lo strumento tecnico serve solo ad assolvere o comunque a spostare il fuoco dall’attenzione sul reale problema: la responsabilità POLITICA (non etica) di chi certi strumenti usa e la capacità TECNICA degli uffici dell’amministrazione di offrire un valido supporto. Vorrei ricordare come, accanto ad enti locali che hanno fatto swap senza criterio, ve ne sono molti altri che sono riusciti a cavalcare la tigre con enormi benefici per le collettività amministrate.
Il punto dolente é IL MANICO. E qui veniamo ad un ulteriore problema umbro, giustamente sollevato da Lombardini. I nostri enti locali umbri sono fra i più indebitati d’Italia: il problema é lo stock di debito in sé, esistente sotto forma di BOR, BOC, mutuo CDP o altro; é un problema in sè, indipendentemente dal fatto che sia stato “swappato” o meno. Anzi, dato l’ammontare enorme una sua gestione attiva – oculata – non é di per sè da contestare a priori, in quanto in grado di liberare risorse.
Ma mi voglio spingere oltre, osando un po’: il problema non é neanche il debito in sé, ma quello che gli enti locali hanno fatto con quei soldi.
Si può contestare sotto un profilo giuridico la scelta della Corte dei conti di condannare la Giunta ternana per aver utilizzato i proventi BOC per asfaltare le strade. Si potrebbe anche sostenere che da un punto di vista tecnico quella é spesa d’investimento e non spesa corrente. Concesso (ma non ammesso): ma politicamente vi pare ammissibile che un ente ricorra al debito per fare interventi sulle strade di questo tipo?
Il Crotalo non si smentisce mai.
Ineccepibile.
Intendi la parte sulla casalingua inquieta?
Quella in particolare.
L’immagine olografica dell’assessore Morelli nei succinti abiti che negli anni ottanta furono propri del grande Freddy Mercury sarà conservata negli annali del blog!