Compagni che svalvolano
Scritto da Francesco in Senza categoria, tags: rifondazione, sinistra
Oggi si parla molto dell’emendamento sui precari che, impedendo la reintegra nel posto di lavoro per i precari i cui contratti non avessero le caratteristiche proprie di un contratto a progetto, fa carne di porco della tradizione giuslavoristica italiana.
Si tratta della conseguenza ideologicamente necessitata del Lodo Alfano. Il lodo crea un sovrano che si pone al di sopra delle leggi. L’emendamento che impedisce ai precari di far valere un proprio sacrosanto diritto nelle cause già in corso (e che viene loro sottratto ope legis) crea dei sudditi al di sotto del diritto e dei principi giurisprudenziali.
Il fatto che proprio in questo momento davvero drammatico, si assista alle comiche avventure del congresso di Rifondazione la dice lunga sull’impossibilità di nutrire qualsivoglia speranza per la sinistra italiana.
Del resto la Sinistra cosiddetta radicale aveva una sola speranza per rinascere: affidarsi all’unico politico della sinistra capace di vincere sia le primarie che una difficilissima competizione elettorale regionale e di dare un respiro più ampio e profondo al suo armamentario ideale. Nichi Vendola, però, è stato battuto da una raccogliticcia coalizione di trostzkjsti, exdemoproletari e pasticcieri anarchici di morettiana memoria, che ha festeggiato sgolandosi sulle note di Bandiera rossa.
Così Rifondazione e destinata ad allearsi con gli altri sbalorditivi compagni del PDCI per rinverdire i fasti del glorioso Partito Comunista Italiano (che molti di loro insultavano, quando era ancora in vita: ironia della sorte), con la prospettiva di arrivare a raccogliere fino al 2% dell’elettorato.
Rimane una speranza: che gli esponenti più sani e raziocinanti della sinistra italiana (penso a Vendola, ma anche a Mussi, Fava e qualche ambientalisti non pecoraroscanizzato), abbandonino le zavorre ideologiche e si alleino con il PD per costruire una sinistra moderna. Che sia davvero sinistra. E che sia davvero moderna. Sarà possibile?
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Bella domanda.
Se qualcuno avesse la risposta dovremmo probabilmente eleggerlo a prossimo candidato premier!
Da buona pugliese non potevo non fare il tifo per Nichi. è andata diversamente. E comincio a pensare che ci aspetti un lungo periodo di regno di Silviodoro I (di benniana memoria)
Santa speranza…e santa pazienza. Anzi laica.
Ma siamo sicuri che il PD guardi a SX? Dove guarda il PD? E a che punto è il PD?
Io mi sono proprio emozionato nel vedere tutti quei pugni chiusi alzati e bandiera rossa cantata a squarciagola. Al cuor non si comanda!
La mente, invece, mi dice di valutare attentamente e leggere tra le righe gli interventi di Bertinotti e Ferrero :
- La fusione tra PRC e PDCI è naturale visto che la loro scissione non era stata di tipo strategico-ideologico ma esclusivamente tattica (continuare a sostenere o meno il governo di centro-sinistra) ;
- La conservazione del simbolo può effettivamente dare una marcia in più nelle occasioni elettorali rispetto ad un arcobaleno politicamente acerbo;
- Tornare alla lotta di classe come preconizza Ferrero significa molto semplicemente essere più vicini alle esigenze di una classe operaia che si è fatta interamente carico del risanamento pubblico del paese (a partire dalla politica dei redditi dell’ex Ministro del Tesoro Ciampi) senza avere un minimo di protezione né dall’inflazione crescente (il famoso fiscal drag che fine ha fatto ?) né dal precariato imperante ;
- Ha ragione Bertinotti quando dice che un operaio con tessera CGIL continuerà a votare Lega fino a quando non si sentirà di nuovo protetto dalla sinistra;
- All’interno di una forza politica priva di rappresentanza parlamentare ad avere la meglio è spesso l’ala più radicale ed estrema ;
- L’opposizione portata avanti dal PD è oggettivamente debole e le misure del governo saranno percepite negativamente nei prossimi mesi dall’opinione pubblica aprendo la strada al “successo” di una forza extraparlamentare come il PRC alle prossime Europee (secondo me almeno il 6%)
- Distanziarsi dal PD significa oggi prendere voti (Di Pietro docet) quindi è inevitabile che lo faccia anche il PRC ;
Caro Roberto, sono perfettamente d’accordo che c’è un pezzo di Italia che paga da anni il prezzo più salato per tenere in piedi il Paese (giovani precari e immigrati su tutti) e che oggi vengono ancor più mazzolati (insieme agli statali, diventati i nuovi “disfattisti”).
Ma sei proprio sicuro che la risposta passatista e identitaria della Rifondazione di Ferrero sia la risposta che si attendono? Gli operai del Nord votano Lega perché i leghisti si sono dimostrati bravi amministratori, capaci di governare bene gli enti locali (Treviso docet). Ferrero vuole invece uscire da molte giunte locali ed esplicitamente afferma di non voler governare mai.
Insomma i lavoratori attendono risposte concrete, vere, che puoi dare solo stando al governo, e non proclami o attese di rivoluzioni palingenetiche. In questo senso la scelta di alleanza con il Pdci, la più retriva tra le forze politiche presenti in Italia, è esiziale.
E poi scommettiamo una birra che Rifondazione alle europee non arriva al 4% (mentre con Vendola avrebbe potuto fare molto ma molto di più).
Caro Francesco,
Più che una scelta reputo una necessità per non dire un vero e proprio istinto di sopravvivenza il ritorno al passato e all’identità vista la recente batosta elettorale. Inoltre, dinanzi ad un Partito Democratico sempre più lanciato alla conquista del centro tramite la futura alleanza con l’UDC di Casini e sempre più indirizzato a divenire partito liquido e aterritoriale (sul modello americano tanto per intenderci) è inevitabile che si cerchi nel PRC di sottolineare le radici comuniste e marxiste per far tornare il popolo deluso della sinistra alle sue origini e alle sue idee primarie. Sul passatismo, poi, credo che sarebbe interessante fare qualche riflessione. Storicamente sinistra e riformismo sono sempre andate a braccetto (le lotte per l’ampliamento dei diritti dei lavoratori, ad esempio) mentre oggi il cambiamento sociale punta alla riduzione di tali diritti e quindi si associa più alla destra (non più reazionaria ma almeno a parole progressista quindi ) che alla sinistra (che infatti viene definita conservatrice). Se per passatismo si intende un ritorno alla lotta di classe attraverso la difesa dei lavoratori più deboli (non sindacalizzati, precari, a tempo determinato, etc.) e la redistribuzione del reddito in favore delle classi meno abbienti (introdurre la patrimoniale, colpire le rendite, punire le speculazioni finanziarie, etc) allora evviva il passatismo ed evviva la rivoluzione di Ferrero.
Sul successo della Lega, resto fermamente convinto che sia tanto un voto di pancia (i meno colti dicono no alla globalizzazione, no all’immigrato, insomma il classico nemico esterno da additare come causa di tutti i mali) quanto un voto di testa (i più colti dicono sì alla rete clientelare che, come accade in tutte le regioni, province e comuni si coagula attorno ad una classe dirigente che detiene il potere per un certo numero di anni).
Preparati ad offrirmi una bella birra piace bionda e ghiacciata!!!
Ritengo però che sottolienare le radici marxiste e leniniste, insomma questo sacrosanto diritto di ritorno al passato rappresentarà, se ancora ce ne fosse bisogno, il definitivo collasso della sinistra radicale. Non so quanto e come i politici sinistrorsi frequentino davvero le fabriche – come dicono di voler fare – ma se lo facessero si troverebbero di fronte una copiosa schiera di votanti che di sinistra non hanno più nemmeno gli arti!
Credo che Corrado abbia assolutamente ragione…anche perché sta collassando drammaticamente anche la solidarietà tra lavoratori.
Ormai, se ci si ritrova in cattive acque, sempre più spesso, invece che lottare per migliorare, si gioisce (o peggio lo si pretende) se anche le condizioni altrui peggiorano.
Permettetemi una riflessione critica…..ma il Partito Democratico che approccio e che “POSIZIONE” ha rispetto a tutto il mondo della legislazione sul lavoro?Soprattuto che approccio e che “POSIZIONE” ha con il mondo del lavoro precario?
Se qualcuno di voi, lo avesse capito, estrapolato o solo leggermente compreso da qualche dirigente nazionale o locale ce lo riferisca…
Credo seriamente che il PD si regga ( se si regge ) su fondamenta fragilissime e che sia evidente come non riesca a trasmettere messaggi chiari all’elettorato e alla societa’ tutta, non solo quella civile, ma anche quella “incivile” e che soprattutto la smania di costruire un partito inglobante e includente come spesso si e’ detto prima e dopo i congressi dei DS e DL abbia solo generato e creato un mostro politico che ha invece escluso, altro che inglobato, i problemi reali del paese delle classi di popolazione che una volta difendeva la SINISTRA.
In una società fluida come la nostra, si rintraccia male, se non per niente, il vecchio collante della sinistra italiana, ovvero quella della difesa della classe operaia etc etc…OGGI oltre alla classe operaia un po’ dimenticata, la lotta della sinistra dovrebbe riguardare il lavoro precario a tutte le condizione di precarieta’ che questa societa’ post-moderna liberista e mercatista ci propone
Non significa che bisogna tornare alla falce e martello, ma tra visione comunista e visione sostanzialmete centrista o riformista ( anche qui riformisti rispetto a cosa e come ce lo spieghino ) ci passa una leggera sfumatura che oggi si chiama SOCIALDEMOCRAZIA…o meglio quella posizione nella societa’ che in europa si identifica nel PARTITO SOCIALISTA EUROPEO e che secondo il mio modesto avviso e’ l’orizzonte ottimale per contrastare un’ idea di societa’ che sta prendendo piede e che schiaccia gli individui…
CONCLUDO CON UNA DOMANDA…Possibile che in ITALIA ,dove una volta c’era il PARTITO COMUNISTA piu’ forte dell’occidente, oggi si rifiuta anche l’appartenenza al PSE…
…FORSE IN ITALIA MANCA UN GRANDE PARTITO SOCIALISTA?
è proprio per i motivi che illustra Andrea che sarebbe stato meglio se nel PRC fosse prevalsa la linea di Nichi Vendola che, confluendo nel PD, avrebbe potuto far pendere a sinistra l’ago della bilancia e aiutato il partito a schierarsi tra le file del PSE, cui appartiene senza ombra di dubbio (oserei dire cui DEVE appartenere) e a superare l’attuale confusione.
Non posso nascondere che Andrea dice delle verità… Direi quasi che queste sue parole nascondono solo in parte quelle ovvietà che gran parte dei “democratici” (o presunti tale) devia in ogni discorso…
Non è che ricadiamo nella classica impasse del forum-lavoro?…aspettiamo…
Concordo con Isabella, ma non vorrei si spostasse il fuoco sugli “altri”. Dove è il PD???
Bene (si fa per dire).
Raccolgo gli ultimi spicci che mi danzano nelle tasche e parto per una vacanza che rappresenta molto più una necessità psicofisica che un breve svago.
Durante il soggiorno alpino apprendo, costernato ed indifferente al tempo stesso, del definitivo suicidio politico della sedicente sinistra radicale, che con una invidiabile capacità di lettura del presente decide di affrontare le immani sfide del XXI secolo affidandosi al trotzkismo in salsa valdese e alla luminosa perzpektiva Diliberto. Il tutto, mettendo insieme una compagine di arditi manipoli (si sa, gli opposti si attraggono…) da far invidia ad uno di quegli improbabili elenchi dei presenti snocciolati da Rosario Fiorello nell’imitazione radiofonica del grande Gianni Minà. Saggezza popolare ricorda che “chi è causa del suo mal, pianga sè stesso”. Fatti democraticamente loro, aggiungo io.
Torno dalla settimana di break, per fatti miei non meno depresso di quanto già lo ero alla partenza e, anche attraverso le posizioni e le sensazioni riportate nel nostro blog, prendo atto della ormai conclamata regressione del progetto del Partito Democratico ad un CAZZO di impresentabile e crepuscolare pentapartito, ormai insignificante se non come luogo-nonluogo degli scontri all’ultimo esangue fra i partiti personali di Veltroni e di D’Alema, delle furbesche giocate di sponda dei rutelliani-bobbiani-ruiniani, del surplace dei popolari, della resistenza passiva degli ulivisti di rito parisiano.
Qualcuno si ostina pateticamente a sostenere che stiamo assistendo alla fine delle ideologie.
Magari fosse.
Qui sono finite le idee, per chi ha capacità di elaborazione del pensiero; ed anche il repertorio dei tanti, troppi, tristi commedianti di contorno.
Il tutto, inevitabilmente, si concluderà con il tradizionale lancio del gatto morto, caronte di ogni fallimentare rappresentazione di avanspettacolo.
Spero almeno che non si spargano in giro i vermi della povera carogna.
It’s only entertainment.
A proposito di gatti morti, ne avete mai visto uno?
Sapete che la povera bestiola, quando si rattrappisce mortalmente, assume una forma simile ad uno stivale?
Dov’è il PD ? Possiamo iniziare con il dire dove non è e soprattutto cosa non è. Il PD non è un partito di sinistra tanto nella connotazione tradizionale comunista che in quella moderna socialdemocratica. Il PD non fa parte e non farà mai parte della grande famiglia del Socialismo Europeo (va dato atto ad i reduci della Margherita, Rutelli e Franceschini in testa, di esser stati chiari sin dall’inizio su questo punto). Il socialismo in Italia è morto nel 1993 e il suo principale erede non è mai riuscito ad avere i numeri per diventare un partito di massa (il PDS nel 1994 prese il 17% dei voti alle politiche e su questa cifra è praticamente rimasto nel decennio successivo). L’idea di un grande partito di sinistra che riunisse insieme le insegne post-comuniste non è mai decollato. In questo senso, il PD è l’emblema della sconfitta della sinistra progressista che accetta di essere minoranza nel paese e quindi non può fare a meno di trovare forti alleati al centro (ieri la Margherita domani l’UDC) diventando esso stesso un partito di centro.
Cos’è il PD ? Il PD nasce per superare la tradizionale distinzione tra le due grandi famiglie europee socialiste e popolari. Il PD guarda oltreoceano, ai due partiti senza identità che ci sono negli Stati Uniti. Si tratta di due partiti che si influenzano reciprocamente e che si scambiano idee ed elettori ad ogni tornata elettorale (dalla più piccola locale sino a quella presidenziale). Questo è il PD oggi e domani : senza sezioni e senza strutture, ma con tante fondazioni e associazioni autonome (ciascuna delle quali facente capo ad una personalità politica) che avranno il compito di indirizzare il partito verso quella o l’altra direzione, verso quella o l’altra priorità.
Vedi, Roberto, a mio avviso il socialismo in Italia è morto ben prima del 1993, se con questa data vuoi far riferimento alla caduta del craxismo.
Anzi, proprio l’ascesa del craxismo è stata la concausa della distruzione di questa gloriosa esperienza politica, in ciò supportata dal cieco e sistematico antisocialismo del PCI (sono abbastanza “vecchio” da ricordare la allora dilagante diffidenza della “base” nei confronti del dialogante Napolitano) e dalle prime performances antipolitiche di Beppe Grillo e della buonanima di Gianfranco Funari.
Il socialismo italiano è morto negli anni ottanta, e sepolto con Sandro Pertini.
Certamente sarebbe necessario, invece della consueta apologia del socialismo, ricominciare ad avvicinarsi alle grandi e consolidate correnti socialiste (o socialdemocratiche) europee: sarebbe, forse, uno dei sostanziali aspetti ideologici che darebbe una conformazione ed un’identità a questo PD che è ancora un vestito senza corpo…
E mi viene in mente – proprio a proposito di compagni che svalvolano -del caso Bassolino e del suo rifiuto di firmare la lista per la grande manifestazione d’autunno del PD. Bassolino, infatti,non firmerà l’appello del PD contro il governo perchè, dice, lui sta collaborando egregiamente col governo Berlusconi per il problema immondizia: compagno molto ipocrita…