Il crollo del Muro di Wall street
Scritto da Francesco in Senza categoria, tags: crisi economica, fine del capitalismo
Per carità, non dico che si debba festeggiare perché l’attuale crisi economica i cui nesfasti effetti sconteremo tutti.
Non dico che bisogna prendersela con chi, alla caduta del comunismo, ha inneggiato alla nascita del pensiero unico turbocapitalista, senza rendersi conto che il mercato, non più temperato dalla pressione dell’ideologia avversa, avrebbe portato agli sfaceli che abbiamo tutti sotto gli occhi.
Non dico che dovremmo iniziare ad apostrofare Berlusconi chiamandolo “Zombie con le grandi orecchie” o dare alle stampe impegnativi volumoni dal titolo “il libro nero del capitalismo” in cui si descrivono le molteplici atrocità perpetrate in nome del libero mercato.
Non dico che bisognerebbe andare da un incravattatissimo broker neolicenziato da una banca d’affari, con un mesto scatolone in mano, e definirlo “Sconfitto alla prova della storia”.
E’ vero: non si può non essere preoccupati per la grande crisi del capitalismo finanziario… Però, a 20 anni di distanza dal fatidico 1989, mi consentirete di sorridere sotto i baffi, assistendo al crollo del muro di Wall Street e alla sconfitta del pensiero unico iperliberista…
Articoli (RSS)
Non vorrei apparisse di nuovo Tremonti in TV a richiamare i catastrofici effetti realitivi alle scelte di “certi illuminati” per spiegare al mondo i disastri di questo stranissimo capitalismo col turbo…. Una risata, amara, me la concedo anche io, caro Francesco….
A Francé…
Francamente non è da te abbandonarti a rigurgiti post-ideologici.
O meglio, se lo fai anche te…che Dio ci scampi (Almeno, fino a quando è la Massarelli a non rielaborato il lutto della fine del PCI, passi…)
Ti concedo che sei giovane…
Ma quello che ho visto nel 1987 a Berlino est e gli occhi di quei ragazzi non riesco a scordarmeli più…
Non faccio una difesa d’ufficio del capitalismo (soprattutto di quello sfrenato e poco etico americano…) ma l’immagine che riporti nel post parla della speranza di una “vita libera” a cui milioni di persone hanno per anni aspirato invano…
Consiglio un libro: C’ERA UNA VOLTA LA DDR (Anna Funder, edizioni Feltrinelli)
Concordo con l’amarezza di Corrado…anche se in verità più che triste sono incazzato…
Riccardo.
No no, non è un rigurgito post-ideologico. Semmai è un rigurgito anti-ideologico. Quella che sta crollando in questi giorni, infatti, altro non è che una forma di ideologia.
Non ci siamo accorti, infatti, che il mito dell’infallibilità del nuovo pensiero unico, quello della reaganomics, della scuola di Chicago, del turbocapitalismo finanziario i cui grandi magnati vanno a ricoprire gli incarichi di Ministro del Tesoro (Paulson con Bush, ma accadde anche con Clinton), dei grandi colossi che giocano in borsa come al casinò e non sopportano regole e vincoli di alcun genere, del meno Stato e più mercato, altro non era che una nuova pericolosissima ideologia.
Questa ideologia, per rimanere in piedi, aveva bisogno del nemico comunista (un’ideologia uguale e contraria, anche se di certo più perniciosa nella sua pratica applicazione), esattamente come al livello geo-politico gli Usa avevano bisogno del contraltare sovietico.
Non mi auguro certo di leggere, in futuro, un libro dal titolo “C’erano una volta gli USA”. Ma certo è assolutamente incredibile che la nostra attuale riflessione politica non consideri gli effetti potenzialmente epocali di questa crisi, provando a ripensare il nostro modello di sviluppo e di economia.
Non so se un altro mondo sia davvero possibile; di sicuro provare a pensare un altro mondo (non saprei dire se purtroppo o per fortuna) è necessario. E spero che proprio dall’Europa possa nascere un nuovo modello di sviluppo, più equo, più controllato, più equilibrato e più sostenibile.
Segnalo sul tema una pubblicazione interessante che conto presto di trovare:
http://www.macrolibrarsi.it/autori/_serge_latouche.php
Come sempre Daniele mi ha letto nel pensiero.
Il libro in questione parla di de-crescita o, per essere più precisi, di a-crescita. Ovvero di abbandono del dogma consumista dello sviluppo economico continuo e crescente.
Un’utopia? Forse. Un mondo “altro” è possibile? Difficile a dirsi. Dal momento in cui le “riserve” della Terra si stanno esaurendo, di certo un altro modo di concepire l’economia è necessario.
E forse il crollo del muro di Wall street potrebbe costituire un’importnate occasione per guardarsi allo specchio e riflettere sul futuro dell’economia.
Ecco perchè perdiamo le elezioni…
Di questo passo ci trascinerete verso un’altra opposizione permanente (la prima è durata una cinquantina di anni…almeno fino a Prodi… e questa quanto durerà?)
Riccardo.
In questo caso non è questione di vincere o perdere un elezione. Sai di solito sono molto pragmatico…ai limiti del cinismo. Malgrado la nausea che un PD così “concepito” mi procura.
C’è bisogno di educarci ed educare i nostri figli ad un altro modo di concepire lo sviluppo. Attraverso la politica (anche) e non in un’ottica nè grillista, ne da torre d’avorio.
A parte che non mi pare che a livello elettorale si stia passando di trionfo in trionfo…
Il punto è proprio quello di guardare alla cultura politica non solo come uno strumento per vincere la prossima tornata elettorale intercettando il consenso popolare, ma come uno strumento utili ad interpretare la realtà.
Che ci piaccia o no, che ciò ci garantisca o meno il consenso degli elettori, la realtà ci offre, ad oggi, una profonda crisi del modello di sviluppo liberista e mercatista e del predominio geopolitico americano. Lo dimostrano la crescente difficoltà degli USA nello scacchiere mondiale (di cui la crisi georgiana è solo il più recente epifenomeno), il tonfo di Wall Street (che gli Usa pagheranno con una pesante frenata dell’economia reale e con l’aggravarsi dell’indebitamento nei confronti delle banche centrali straniere che ne sostengono artificiosamente i consumi acquistando titoli del Tesoro) e con la preoccupante scarsità delle risorse del pianeta.
Poi, per vincere le elezioni possiamo anche far finta di non vedere quello che accade.
Io penso che noi per vincere le elezioni dovremmo smettere soprattutto di pensare a come vincere le elezioni.
E dedicare il tempo che sprechiamo in questi sofismi nell’analisi approfondita dei fenomeni. Per capirli in ogni loro aspetto ed affrontarli di conseguenza.
Qualche esponente di vaglia del PD (e non parlo di quanti si pongono “a est di Paperino”, per parafrasare i mitici Giancattivi), commentando la debacle delle merchant bank americane si è avventurato nella prefigurazione dello scenario della fine del capitalismo. Che per me è un pò come confondere la caduta di un bastione dei pirati del settecento con la fine dei commerci internazionali.
E per lo stesso motivo, ad acque chetate, il PD farebbe bene a relazionarsi con la vicenda Alitalia chiamandola con il suo nome proprio: salvataggio pubblico e successiva privatizzazione delle sopravvenienze derivanti dalla ristrutturazione finanziaria di AirOne-Intesa & C.
Tornando a bomba, vista la situazione di oggi: http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/borse8/vz-30-sett/vz-30-sett.html
Condivido le considerazioni degli ultimi due capovesi del buon Zucconi.
Oggi Rifkin dava gli Stati Uniti per spacciati, considerando però la situazione economica europea decisamente più solida.
Secondo Rampini anche noi stiamo messi male, come dimostra il salvataggio della più grande banca d’affari belga (un colosso con una capitalizzazione superiore al PIL dell’intero Belgio).
Comunque alla Camera USA stanno facendo harakiri.