Se una squadra di calcio perde un derby in casa per 1-0 iniziano le prime contestazioni.

Se si guarda ai risultati degli ultimi 15 anni e si vede che la squadra ha inanellato una sconfitta dietro l’altra, si decide inesorabilmente di fare piazza pulita: dall’allenatore, ai giocatori, fino ai massaggiatori, mettendo in discussione la struttura organizzativa e la filosofia di gioco.

Ebbene: come misurare il successo o l’insuccesso di una formazione politica di sinistra? Se per Bobbio la sinistra è contraddistinta dal perseguimento del valore dell’uguaglianza, possiamo dire che l’aumento dell’uguaglianza sociale è l’obiettivo primo di una formazione di sinistra. L’aumento delle diseguaglianze ne segna invece, irrimediabilmente, la sconfitta.

Secondo stime recenti, l’Italia è ad oggi il settimo Paese OCSE quanto a tasso di diseguaglianza tra ricchi e poveri. I ricchi in Italia guadagnano 12 volte più delle fasce basse di reddito. Il 10% degli italiani incassano il 28% del reddito. Dagli inizi degli anni ’90 (da quando siamo diventati liberisti: strana coincidenza…) la classe media italiana si è drasticamente impoverita. Insieme con la Gran Bretagna abbiamo il recordo dell’immobilismo sociale: la nostra posizione nella scala sociale è ancora molto influenzata da quella dei nostri genitori.

Bene: questi sono i risultati degli ultimi 15-20 anni. Un Paese con mille magagne, ma che poteva vantare una difesa sociale quasi scandinava, non ha recuperato quasi nessuno dei suoi difetti e sta ora sgretolando la classe media e impoverendo il lavoro salariato a vantaggio del profitto e, soprattutto, della rendita.

Che sia il caso di riflettere un po’ su questi dati?

Una Risposta a “La sconfitta”
  1. Isabella scrive:

    Purtroppo l’analisi piuttosto triste di Francesco rispecchia un trend che non è solo italiano ma di tutto il cosiddetto mondo occidentale.
    Sembra poi che la differenza di reddito tra “ricchi” e “poveri” sia più netta in quei Paesi dove la meritocrazia è poco rispettata. (La mia fonte è Francesco Giavazzi)

    Sinceramente, non credo nell’uguaglianza tout court per il semplice motivo che gli uomini non saranno mai tutti uguali, ne tantomeno tutti buoni.
    Credo invece, come ha ben detto (una volta tanto) Veltroni domenica scorsa, che lo Stato dovrebbe garantire a tutti uguaglianza nelle opportunità.
    tutti i bambini e i ragazzi dovrebbero avere le stesse possibilità e lo Stato dovrebbe intervenire nel momento in cui il gap familiare rischia di diventare discriminante.

    Non può non venirmi il mente il decreto Gelmini….o meglio il decreto Tremonti (quello di luglio, quello contro il quale non si poteva manifestare perché faceva troppo caldo….) e i tagli devastanti che ha apportato al nostro già traballante sistema scolastico ma soprattutto universitario.
    e non può non venirmi in mente che l’opposizione qualunquista e cialtrona di questi giorni (al di là di qualche meritevole eccezione) non ha certo migliorato le cose, nè informato correttamente i cittadini….

    Si stanno ponendo le basi perché il gap tra ricchi e poveri diventi sempre più grande ed evidente….ma tanto ci hanno tolto l’ICI, chissenefrega di come staremo fra sei mesi o fra un anno…il palinsesto televisivo dura 7 giorni….mio figlio? Sapessi che insegnante fannullona che ha….

  2.  
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