Sarebbe proprio bello, domani mattina, svegliarsi e sentirsi tutti americani…
Tutto il mondo incrocia le dita e spera nel miracolo di un candidato nero, con un programma spiccatamente di sinistra, che conquista la Casa Bianca.
Dandoci così una triplice lezione. Sull’importanza dell’integrazione e del meticciato. Sulla necessità di un cambio generazionale a sinistra. E sul fatto che si vince se si è moderati nei toni, ma chiari e netti nelle idee e nei valori.
E speriamo che domani sia, per tutti, the rising…
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aggiungerei:
… il miracolo di un candidato nero nato e cresciuto in una semplice famiglia… non appartenente a nessuna elite o casta…
… una quarta lezione: la forza di un candidato figlio di elezioni primarie vere.
speriamo bene…
… ON THE DAY THIS IS, THE TIME IS NOW…
P.S. DAJE MO !!!
Come tutti mi sono svegliato dopo una notte attaccato alla TV fino a quando ce l’ho fatta con un po’ di speranza in più!!!
Ma ancora una volta leggo nelle elezioni americane un consenso sul personaggio, sull’immagine del candidato. Necessario perlatro stavolta data l’alternativa!
Quali però i contenuti? Non è che siano proprio emersi dalla campagna…si veda ad esempio questione irachena e lotta al terrorismo internazionale.
Non aspettiamoci un “idealista” al governo, ma un realista. Ed anche in questo caso direi per fortuna! Certo che per qualche verso si potrebbe dire con malizia che Obama ha ben condito con concerti ed un’azione promozionale (questa si!) veramente innovativa il programma della Clinton…
semplicemente: SONO FELICE!!!
ho seguito tutta la campagna elettorale, da quella per le primarie e quella per le presidenziali, tifando per Obama dal primo momento. giorno dopo giorno ho assistito al concretizzarsi di un sogno.
perchè tanto entusiasmo per una vicenda così distante dalla realtà italiana? perchè Obama incarna tutto ciò che noi trentenni, nel nostro Belpaese, non siamo ancora riusciti a toccare con mano: la possibilità di un cambiamento profondo e reale, la speranza di una poltica migliore, la consapevolezza, come ricordava prima Alessandro, che pure chi non appartiene a caste o elite, che pure chi non parte da situazioni famigliari vantaggiose, può arrivare lontano credendo fortemente nelle proprie idee.
Obama è anche il mio presidente.
Non lo so, da oggi in poi, come si svilupperà il sogno del neo presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama, ma per il solo fatto di essere stato eletto ha regalato a tutto il mondo una speranza: non è vero che il mondo non può cambiare, non è vero che tutto cambia perché nulla cambi…..
si può davvero cambiare, si può fare, SI PUO’ FARE!!!
che risveglio è stato questo!!!! sarà prematuro, sarà ingenuo…ma sono tanto felice!!!!!
di NELSON MANDELA
Questo è il testo della Lettera spedita da Nelson Mandela a Barack Obama
(Traduzione di Anna Bissanti)
Oggi è un giorno nuovo che cambia le sorti del pianeta, mette finalmente in circolo un’ALTRA CULTURA e anche, ai più scettici tra noi, dimostra che la speranza va coltivata con pragmatismo.
Come Francesco, penso che ci sono diverse lezioni di storia, di politica e di democrazia da apprendere dalla grande america e dalla sua società variegata:
- anzitutto il valore-aggiunto dell’integrazione e del mix culturale/razziale/religioso;
- poi che il mondo può stare in mano anche ad infra50enni, senza per questo andare in frantumi;
- la selezione di buoni dirigenti è possibile lontano dalle caste e dalle corporazioni;
- l’avversario che perde le elezioni non grida ai brogli elettorali e agli imbrogli mediatici o giudiziari, non dà la colpa a terzi o alla società, ma dedica 2/3 del proprio discorso di ringraziamento all’ex avversario e dice:
“Sen. Obama has achieved a great thing for himself and for his country. I applaud him for it […]. Sen. Obama and I have had and argued our differences, and he has prevailed. No doubt many of those differences remain. These are difficult times for our country. And I pledge to him tonight to do all in my power to help him lead us through the many challenges we face. I urge all Americans who supported me to join me in not just congratulating him, but offering our next president our good will and earnest effort to find ways to come together to find the necessary compromises to bridge our differences and help restore our prosperity, defend our security in a dangerous world, and leave our children and grandchildren a stronger, better country than we inherited. Whatever our differences, we are fellow Americans.”
E, non sa, caro Mc Cain, quanto vorremmo esserlo anche noi oggi…
[NB: buoni leaders possono fare la società migliore, non vale solo il contrario!].
E sopratutto, voglio pensare che sia un inizio di speranza per la nostra generazione, disillusa e bastonata, cresciuta con le ali tagliate e con davanti agli occhi la cultura “vincente” del cinismo e dell’individualismo, con il disvalore dell’inutilità di ogni progettualità collettiva progressista. Credo che ci sia stata chiesta la “santità individuale” per credere ad altro.
If you could, maybe we can too.
Thanks America!
Era un giorno che valeva davvero la pena vivere!
And now i want to send a nessage for italians and local democrats:
“Wake up and keep on moving!”
Confesso che questa notte mi sono addormentato con la TV accesa. Ogni tanto aprivo una palpebra per scoprire che Obama stava cavalcando, sempre più inarrestabilmente, verso una vittoria storica.
Poi questa mattina, i vari alfieri del cinismo ad ogni costo (Luttwak, Della Vedova ed altri “relitti” di un’epoca che sta fortunatamente passando) erano lì che gufavano, prevedendo un futuro alla Jimmy Carter, elencando difficoltà incipienti, negando il messaggio progressista di Obama e parlando di continuità inevitabile con le passate Presidenze.
Non credo che sia così. Credo anzi che anche i contenuti del messaggio politico di Obama siano da guardare con interesse, specie se confrontati con quelli della Presidenza Bush. Barack ha parlato di redistribuire il reddito, aumentare i controlli nella finanza, ritirare le truppe dall’Iraq, dialogare con l’Iran, puntare sulle energie rinnovabili. Insomma, un programma davvero progressista, specialmente per un americano.
Ma è anche vero che bastano la sua immagine e la sua storia, da sole, a veicolare una grande spinta verso il rinnovamento.
Il sogno di Obama, infatti, ci dice che non siamo nati già sconfitti.
E, questa, per la nostra generazione cresciuta nel cinismo e nella disillusione, è la rivelazione più preziosa.
Coraggio Mr. President, abbiamo solo voglia di cambiare il mondo!
Sono d’accordo con Zucconi: la cosa straordinaria è che alla Casa Bianca torna un giovane secchione!
“Non sappiamo, e nessuno lo può dire, se Barack Hussein Obama sarà un buon presidente, se riacciufferà l’economia americana dall’abisso nel quale sta precipitando e dove trascinerebbe anche noi se ritesserà la maglia di amicizia e di stima internazionale che Bush ha lacerato nonostante la piaggeria degli inutili cortigiani alla Berlusconi, se sarà una delusione come Carter o un successo come il vecchio, prudente Bush.
Ma sappiamo che finalmente nello Studio Ovale siederà qualcuno che conosce la differenza fra un libro e una sega a motore, che non considera la cultura e la sintassi come espressioni di “fighettismo”, secondo l’atroce neologismo caro ai duri e puri. Non uno “come me”, ma uno migliore di me, capace di ascoltare, ma anche di riflettere e di circondarsi di persone delle quali non teme la concorrenza, perché non soffre di complessi di inferiorità”.
Dal discorso di Obama:
“Il nostro messaggio è che non siamo solo una massa di individui”.
Era quello che volevo sentire….
Ragazzi…”chi vuol esser lieto sia”. ED IO SONO LIETO!
I sogno aiutano a vivere, ma la politica – quella buona – è capacità di avere una visione nutrita però da un sano disincanto e capacità di progettazione.
Sull’Iraq Mr President si è già ridimensionato molto mi pare. Andiamoci propositivi, ma cauti. L’onda (tanto per usare un termine caro alla cronaca di questi giorni) è quella giusta, la giornata di ieri ossigeno rinfrescante…ma la retorica e l’eccessivo entusiasmo possono offuscare la nostra capacità di giudizio.
La vittoria di Obama ci ha ovviamente riempito di entusiasmo…ma sinceramente in me prevale una profonda tristezza…perchè noi, in Italia e a Terni in particolare siamo distanti anni luce dal poter realizzare tutto ciò. Non è sufficiente tradurre lo slogan in italiano…c’è molto altro dietro da fare e qui non si è ancora mosso nulla!!!
Questa volta in america hanno avuto davvero il coraggio di cambiare,di dare in mano ad un giovane, un paese comunque sia importante come lo sono gli USA.Sono davvero certo che non tradirà le attese createsi intorno a lui.La cosa che mi ha più colpito,apparte la prima volta di un afro-americano alla casa bianca (COSA STRAORDINARIA),è stato il discorso di mcCain hai suoi elettori.Un discorso dove elogia Obama,dove dice che da oggi Obama è il mio presidente e che sara’ pronto a collaborare con lui per il bene degli States.GRANDE DEMOCRAZIA e GRANDE SENSO DI RESPONSABILITA’.
In Italia,qualcuno dovrebbere prendere esempio…e vi lascio intendere a chi mi riferisco.
Detto ciò,mi lascio con un “banale” pensiero: Chissà,e dico chissà,quando nel nostro paese avremmo il coraggio di cambiare?
NB : un saluto al mio ex-compagno di classe ALESSANDRO VENTURI. COMPLIMENTI DAVVERO ALESA’,MI HA FATTO MOLTO PIACERE VEDERTI A CAPO DEI GIOVANI DEMOCRATICI DI TERNI!
Su questo non c’è dubbio.
L’entusiasmo dei semplici cittadini per Obama, per quanto possa essere a volte ingenuo, è il segno della consapevolezza che quanto avviene negli States ha un’influenza diretta anche sulla nostra vita quotidiana. Ed è il segnale del risveglio di una nuova speranza collettiva che potrà portare buoni frutti.
L’entusiasmo dei nostril eader che cercano un po’ di luce riflessa è sinceramente più sconfortante.
Però quando sento Rutelli dire che bisogna tenere a bada gli entusiasmi, mi piacerebbe rispondergli che dopo l’immensa batosta di Roma vorrei avere il diritto di riprendermi un po’ di ottimismo.
A proposito: ma come fa uno che ha perso in quel modo le elezioni nella Capitale a rilasciare interviste in cui delinea scenari fantapolitici (citando ancora le “alleanze di nuovo conio” che tanta sfiga hanno portato) per raggiungere future mirabolanti vittorie. Pensavo che dopo una sconfitta del genere uno, minimo minimo, si ritirasse in un convento a meditare.
Al Gore, dopo aver perso con Bush a causa dei brogli in Florida, ha dovuto vincere un Nobel per riaccreditarsi. A Rutelli basta cambiare pettinatura. America, quanto sei lontana…