La lettera di Irene Tinagli uscita su “il Riformista”. 21 nov 2008

Caro Walter,
ti scrivo perche’ ho deciso di dimettermi dal Coordinamento Nazionale del Partito Democratico. Una scelta non facile che nasce dall’esperienza di quest’ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacita’ del PD di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva detto di voler fare un anno fa. Un’obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti piu’ cruciali per la crescita del paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il PD. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il PD si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative. Di fronte alle posizioni del PD su questi fronti non posso che essere sconcertata. Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i piu’ scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. E’ questa la linea nuova e riformista del PD? Cavalcare l’Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti certe logiche di funzionamento anziche’ difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.
La mia delusione e’ tanto piu’ forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all’apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del PD e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone? Quali nuove modalita’ di coinvolgimento e ricambio ha creato il Partito? Io stessa, che ero stata contattata (cosi’ mi era stato detto) per le mie competenze “tecniche”, in un anno di vita del PD non sono stata consultata mai nemmeno per un parere. Questa emarginazione non ha certo offeso ne’ me ne’, credo, le altre persone gia’ molto impegnate fuori dalla politica. Mi chiedo pero’ come mai, un anno fa, ci era stata chiesta una collaborazione con tanto apparente entusiasmo quando evidentemente di questa collaborazione non c’era bisogno. Mi chiedo se era necessario fare tanto chiasso sul ricambio generazionale quando basta guardare chi sta ancora in cabina di regia per capire che, in fondo, non e’ cambiato niente.
Inneggiare al cambiamento, all’idea di una societa’ e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su cio’ che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudichera’ per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilita’. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilita’ delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilita’ di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi.

3 Risposte a “Lettera di Irene Tinagli che lascia il PD”
  1. E’ da ieri che cerco di capire come intervenire su questa lettera.
    Negli ultimi giorni i miei post erano carichi di sfiducia nei confronti dei leaders del PD. Un periodo certo. Abbiamo iniziato a scrivere su questo blog per costruire qualcosa di nuovo insieme, non certo per contribuire ad affossare l’idea del PD.
    Ma quando ti trovi di fronte ad una ricostruzione cosi’ lucida della situazione, che conferma ed enfatizza tutti i tuoi dubbi, si fa veramente fatica ad andare avanti in modo costruttivo,
    La rabbia e’ tanta. Si sta perdendo un occasione storica. C’e’ una generazione di giovani che e’ pronta a mettersi in discussione che e’ pronta a partecipare per un’Italia migliore, ma dove sono le braccia aperte di Veltroni per accogliere queste energie?
    Questa lettera e’ una delle tante prove che Veltroni e il PD ci hanno venduto un’idea di partito in campagna elettorale ma che la realta’ e’ ben altra.
    Io credo ancora nell’idea di un partito riformista in grado di rappresentare la parte migliore dell’Italia e continuero’ a lavorare per questo. Ma non ho piu’ fiducia nell’attuale leadership di Veltroni. E’ tempo che il PD incarni realmente una nuova idea di Italia.

  2. Roberto Pettorossi scrive:

    “Con tutto quello che sta accadendo nel mondo uno scontro di cortile è quanto di più mediocre e provinciale si possa immaginare” (Eugenio Scalfari, La Repubblica di oggi)

    Non è immaginazione, caro Eugenio: e durissima e crudissima realtà.

    Due politici pur capaci, come novelli capponi di manzoniana memoria, continuano a logorarsi da oltre 25 anni in una rissa condominiale sterile e inconcludente (perfetta in proposito l’immagine del cortile), spalleggiati da vecchi e nuovi gregari che si atteggiano a tenenti e caporali al comando di truppe logore ed inadeguate, rimesse a nuovo con l’innesto di qualche giovane idealista messo in prima linea come carne da cannone per preservare l’integrità di chi si rifugia nelle retrovie.

    Allora, preso atto di questa triste, deprimente, offensiva realtà, non dobbiamo meravigliarci se la ricercatrice che applica all’Italia il modello delle 3T lascia l’angolo del cortile nella quale era stata relegata in bella mostra per la benedizione pasquale: vogliamo misurare la creatività del PD (o meglio della sgangherata coalizione di minoranze che ne ha assunto il nome e le sembianze)?
    Dov’è il talento?
    Dov’è la tolleranza (apertura alla società, partecipazione)?
    Dov’è la tecnologia (capacità di innovare processi e proposte della politica)?

    Come si fa a smascherare gli inganni di Berlusconi se è proprio questo PD (come somma negativa di leadership contrapposte) il primo ad ingannare i suoi elettori, i suoi iscritti, i suoi dirigenti di base?

  3. [...] la chiamano, la ascoltano e mettono in atto quello che dice (non facendole fare la fine di Irene Tinagli), può darsi anche che  lasci perdere le minoranze e voti [...]

  4.  
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