di Francesco Patrizi

Signor Direttore,

l’altra sera mi sono recato a teatro a vedere Amleto di Lella Costa. Mi sono accomodato in poltrona, poi ho avvertito un’impellenza fisiologica, mi sono quindi recato su un angolo del palcoscenico, ma mi è stato spiegato che, durante la stagione di prosa, non era consentito espletare simili esigenze. Tornato quindi dalla toilette, ho trovato la platea invasa da ragazzi deportati a teatro.

Poi è comparsa la lellacosta, bravissimissima e coraggiosissima a proporre un testo così azzardato e spiazzante, in una rivisitazione che non era una rivisitazione, ma una semi-conferenza che spiegava la straordinaria attualità di Amleto (perché, sotto sotto, siamo tutti danesi problematici!).

Il giorno dopo, la coraggiosissima lellacosta ha incontrato il pubblico, a dire il vero alcune insegnanti in pensione, alcune molto anziane e già morte, e altre vive e operanti. Neanche uno studente. Brava, bravissima, bravissimissima. Applausi e sì sì con la testa, Amleto attuale, ragazzi scemi però è piaciuto… hanno pure detto bello! (ma sì, oh! giuro).

Ok, Direttore, arrivo al dunque. Poco interessa, a Lei e a noi, degli scambi di pasticcini tra le prof e lellac. Volevo dire, ma non me la sono sentita, che io in platea tra i mocciosi c’ero e non hanno seguito mezza parola. E, diciamola tutta, non sono neanche scemi come li dipingono.

Ma se li dipingono come mezzi scemi ritardati, un motivo ci sarà… Da una parte, c’è un mondo che sta prendendo un’impennata impulsiva, dall’altra parte, e qui la sparo grossa, un mondo che non gli sta appresso.

Da qualche parte nel globo, non in Italia, c’è gente giovane che progetta un nuovo linguaggio, nuova tecnologia, nuova comunicazione e persino nuova arte. L’onda ci sta arrivando, ma chi se ne accorge? Non le insegnanti pre-defunte, non i nostri adulti analfabeti, non i nostri… va bè, non inferiamo inutilmente, Tullio De Mauro (un vecchio giovane prof) lo ripete da secoli: l’istruzione non può fermarsi ai 18 anni, se no si resta tagliati fuori dal mondo… vedi il nostro Paese dove sopra i 40 non si sa mandare un’email!

Insomma, mancando un ponte tra Nuovo mondo e Vecchio mondo, il Vecchio si è convinto che il Nuovo è guidato da un manipolo complottardo che intende rapire il cervello dei giovanissimi per renderli schiavi, ecco perché è necessario e salvifico deportarli a teatro e spiegare loro che siamo tutti danesi problematici.

Ho visto ragazzini chattare, ascoltare musica e guardare la tv simultaneamente, imparare a giocare al pc a 5 anni senza saper neanche leggere la parola PLAY, da cervelli così iperstimolati, non nascono scemi, mi creda, Direttore, la favola che i nostri figli stanno crescendo come poveri idioti non regge (sono i cocci che ci ha lasciato la scuola di Francoforte!).

Questi ragazzi, Direttore, hanno facilità di adattamento e di apprendimento, sanno usare tutto e sanno fare tutto quello che gli occorre (cioè nulla per la sopravvivenza, dirà Lei, ma quella non serve nel nostro mondo). Nuotano come pesci in un mare pulsionale e istintivo, dove tutto è immediato e simultaneo.

La conquista di un livello intellettuale più elevato non è sociale, ma individuale… suvvia, non raccontiamoci balle protosocialiste!

Che stavo dicendo? Mi scusi, mi ha distolto la chat… aspetti che abbasso l’ipod… dunque, lellacosta brava, i miei ragazzi hanno detto teatro-bello, poi bau e coda in su, hanno capito subito che li facevo uscire, pensi, sono intelligenti come le persone!

Francesco Patrizi

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