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Dopo l’annuncio della sua candidatura a segretario del Partito Democratico, la figura di Ignazio Marino è stata lasciata un po’ in ombra sui media e nel dibattito politico nazionale, almeno rispetto agli altri due candidati principali, Franceschini e Bersani. Tutto questo era in fondo prevedibile e conferma il ruolo di outsider di Marino rispetto alle gerarchie e agli equilibri interni al partito. Tuttavia la novità e il significato della sua candidatura meriterebbero di imporsi con più attenzione agli occhi dell’opinione pubblica. In Italia si parla da molti anni della necessità di un rinnovamento e di un ricambio all’interno della classe politica. Ebbene, Marino è, a tutti gli effetti, un uomo nuovo. È vero che il rinnovamento di per sé non è sempre e necessariamente un fatto positivo ed è vero che anche Franceschini e Bersani incarnano un’idea di ricambio, se non altro perché finora non hanno mai ricoperto ruoli di vertice. Tuttavia la “diversità” di Marino è lampante e salta agli occhi. La sua vicenda biografica parla chiaro. In un paese dove la perdita di fiducia dei cittadini nei confronti della politica e dei suoi rappresentanti è uno dei problemi più seri, soprattutto a sinistra (ripeto, soprattutto a sinistra), Marino può rappresentare la risposta giusta e la carta vincente da giocare. La sua faccia, le sue idee, il suo modo di parlare e di proporsi possono costituire una risposta all’antipolitica, una risposta più convincente ed efficace rispetto a quella di persone che, per pensiero e formazione, rinviano a un’idea di politica più tradizionale e quindi richiamano anche quei difetti (autoreferenzialità, distanza dalla società e dai suoi problemi, mancanza di trasparenza, incapacità di innovare e di guardare al futuro) che alla politica, soprattutto da sinistra, vengono rimproverati. Il fenomeno popolare e mediatico di Beppe Grillo (della cui improvvisata proposta di candidatura si è molto parlato sui media, ben più che di Ignazio Marino) rappresenta una risposta sbagliata e poco seria ad un’istanza reale e serissima, che sale da ampi strati della società: la domanda di una classe politica nuova, onesta, preparata, in grado di rispondere alle sfide attuali e future. Su un piano diverso, la stessa improvvisa popolarità di Debora Serracchiani dimostra quanto sia forte il desiderio di volti nuovi all’interno del PD. Ignazio Marino è una persona nuova, “altra” rispetto alla figura del politico tradizionale, ma allo stesso tempo è un uomo serio, convincente, concreto, non populista e non improvvisato, come dimostrano la sua storia personale e i traguardi raggiunti, prima ancora che il suo programma e le sue idee. La sua attività politica, così come i suoi interventi pubblici, sono stati sempre improntati alla massima chiarezza e sorretti da un pensiero lucido e coerente, concentrato soprattutto sulle tematiche di sua diretta competenza (com’era giusto che fosse). Mi rendo conto che, nell’Italia e nel PD di oggi, immaginare Marino segretario del partito e, un domani, a capo del governo del paese possa apparire alquanto idealistico e velleitario, un’illusione senza speranza. Si tratta però di una possibilità così vera e autentica di cambiamento, così densa di significato (nel panorama desolante dell’Italia del 2009), che credo valga la pena di provarci con tutte le forze. “Non vinceremo mai se attaccheremo un po’ di più o un po’ di meno il nostro avversario politico, ma vinceremo quando sapremo convincere gli italiani che siamo radicalmente diversi da lui e che le nostre idee sono più utili per ogni persona e per tutta la comunità” (www.ignaziomarino.it/wp-content/uploads/allegati/mozionemarino.pdf).

8 Risposte a “Qualche considerazione estiva su Ignazio Marino. 1. Un uomo nuovo”
  1. Francesco scrive:

    Caro Fulvio, hai messo il dito nella piaga…
    Perché i media ignorano la canditatura di Marino? Sia chiaro, non mi riferisco al TG5 o a quel concentrato di “Notizie buffe dal mondo” che è diventato il TG1 (Minzolini che ti è successo?)
    Mi riferisco, ad esempio, al principale “partito-giornale” della sinisitra, ovvero La Repubblica, che si è distinto per ignorare clamorosamente Marino.
    Basti un esempio recente: Marcello Lippi ha dichiarato la sua volontà di andare a votare alle primarie del PD. Simpatia a parte, è pur sempre il CT del mondiale e per il PD non è certo una cattiva notizia. Pare però che il ct abbia anche espresso la sua stima per Ignazio Marino: questa notizia è stata però taciuta da Repubblica. Strano, no?
    Del resto (e non sarà un caso) gli stessi radicali sono costantemente ignorati da Repubblica e dalla grande stampa progressista (Unità a parte). Si è parlato in prima pagina delle Frecce tricolori in Libia e delle critiche di Franceschini: ma chi ha presentato un’interrogazione parlamentare a proposito? I radicali, ovviamente. Ma anche di questa interrogazione su Repubblica non c’era traccia…

  2. Giusto ieri a Radio Radicale 2 ore di conversazione tra Marino, Pannella e Bordin:
    Conversazione di Marco Pannella con Ignazio Marino

  3. … Marino sara’ a Terni il 2 settembre per la Festa…
    P.S. argh io torno solo il 3 …

  4. Massimiliano Bardani scrive:

    Relata refero:

    Nessun candidato alla Segreteria del PD è oggi contro il Trattato con la Libia? ”

    “Le affermazioni del Commissario ONU per i diritti umani sull’illegalità dei respingimenti – ha dichiarato Matteo Mecacci, Deputato Radicale, Relatore OSCE sui Diritti Umani, Democrazia e Questioni Umanitarie, Membro della Commissione Esteri della Camera -, ribadiscono che quelli effettuati dall’Italia verso la Libia a seguito dello “storico” accordo stipulato con la Libia, non rispettano il diritto internazionale in materia di assistenza ai rifugiati e ai migranti.

    Con la ratifica di questo Trattato, condivisa dal Partito Democratico salvo qualche eccezione, l’Italia si avvicina pericolosamente alle pratiche in tema di violazioni dei diritti umani che sono commesse dai regimi autoritari nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. La partitocrazia italiana ancora una volta dimostra di non essere una democrazia.

    Mi chiedo, e chiedo, allora se questi mesi di dibattito sui respingimenti, e queste dichiarazioni del Commissario ONU per i Diritti Umani non abbiano portato all’interno del Partito Democratico, alla maturazione di una posizione diversa rispetto al Trattato con Gheddafi e se, ad esempio non ci sia nessuno dei candidati alla Segreteria del PD che sostenga che occorra rivedere radicalmente gli accordi in materia di respingimenti con la Libia?”.

  5. Massimiliano Bardani scrive:

    Qual é la politica estera del PD?
    Ne ha una?
    I candidati del PD parlano di queste cose o sono troppo presi dal problema di come piazzare i loro tarocchi Floris e Santoro e come spartirsi la torta RAI?

  6. Francesco scrive:

    La politica estera è drammaticamente assente da questo congresso. Sembriamo quasi rassegnati a non poter esprimere alcuna linea politica in materia.

    Apprezzo molto le posizioni di Mecacci e Perduca sulla questione del Trattato con la Libia e per questo ritengo che il contributo dei radicali sia insostituibile.

    Mi sembra che Marino, del resto, sia il candidato più interessato all’interlocuzione e alla collaborazione con i radicali. Ed anche questo è un merito importante.

  7. Fulvio scrive:

    E’ vero che Marino, a quanto ne so, non ha preso una posizione esplicita contro il trattato con la Libia. Egli tuttavia si è più volte chiaramente espresso contro i respingimenti in mare e a favore della tutela dei diritti degli immigrati, dal diritto imprescindibile alla salute fino al permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro e alla cittadinanza per chiunque nasca sul suolo italiano.

  8. Massimiliano Bardani scrive:

    Scusate, lo scrivo qui perché non so dove altro scriverlo, a chi chiederlo.
    C’é qualcuno che condivide la mia idea per cui Di Pietro e Grillo sono esattamente identici a Brlusconi, anzi, a guardarli meglio, MOLTO più pericolosi per la democrazia?

  9.  
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