Chissà che cosa avrà regalato Berlusconi alla fresca diciottenne Noemi, di certo lui si e’ fatto un bel regalone: le frequenze del digitale terrestre.
20 giorni fa Corrado Calabrò, presidente della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha emesso un comunicato stampa dove viene stabilito come verranno assegnate le 21 reti nazionali in tecnica DVB-T.
La delibera sul dividendo digitale prevede che quattro canali siano dati a Rai, quattro a Mediaset, tre a Telecom Italia, due a ReteA e uno a Europa TV. Quanto ai restanti cinque canali, alcuni dettagli portano a pensare che a Rai e Mediaset sarà assegnato un ulteriore canale a testa. Restano quindi solo tre canali su cui sarà effettuato un beauty contest limitato a operatori televisivi.
Questo significa che le frequenze, che faranno la fortuna delle televisioni del fututo, saranno assegnate senza che lo stato chieda un soldo! Vi ricordate i soldi che vennero incassati dalla stato grazie alla vendita delle frequenze (sola) dell’UMTS?
Perché’ lo stato non mette all’asta le ben più’ appetibili frequenze del digitale terrestre? se non altro per recuperare i soldi spesi nelle ultime finanziarie del precedente governo Berlusconi per il bonus per l’acquisto del decoder.
Nel resto d’Europa i governi stanno mettendo all’asta le frequenze, e per aumentare la competizione invitano a partecipare anche gli operatori di telefonia mobile e i provider internet.
In un periodo dove lo stato e’ alla disperata ricerca di soldi, si regalano le licenze ai più’ grandi veicolatori di pubblicità!
Il fresco direttore generale della RAI e’ uno di quei personaggi di cui e’ giusto iniziare a parlare.
“Pensavo che in Rai fosse stato nominato un direttore generale e non un Grande Inquisitore. Il professor Masi si è insediato a viale Mazzini il 6 aprile e in soli 7 giorni lavorativi ha nell’ordine: messo sotto inchiesta Annozero, sospeso Vauro e inviato al giudizio del Comitato etico dell’azienda per una puntata di Report, dedicata alla Social card, che, a quanto sembra, non era piaciuta al ministro Tremonti. Torquemada sarebbe stato più cauto”
è questa la reazione del consigliere di amministrazione di Viale Mazzini Nino Rizzo Nervo (nominato dal Pd).
Chi e’ Mauro Masi:
Mauro Masi ha una carriera bipartisan: è stato capo di gabinetto di Massimo D’alema, nel precedente governo, mentre Silvio Berlusconi lo ha nominato segretario di Palazzo Chigi. Nato a Civitavecchia, sposato e padre di due figli, Masi si è laureato in giurisprudenza nel 1977 e si è diplomato, l’anno successivo, alla scuola di direzione aziendale della Bocconi di Milano, in gestione e controllo dell’attività bancaria. Nel 2000 ha preso anche il diploma alla Harvard Law School.
Entrato in Banca d’Italia nel 1978, Masi ha lavorato nella sede milanese alla Vigilanza bancaria. Dal 1988 al 1990, ha ottenuto il distacco presso la presidenza del Consiglio dove è stato nominato consigliere per la comunicazione economica (capi di governo Giulio Andreotti e Ciriaco De Mita). Il ministro del Tesoro, Lamberto Dini lo ha poi nominato capo della segreteria particolare, direttore dell’ufficio stampa e suo portavoce.
Quando Dini è diventato premier lo ha portato con sè a Palazzo Chigi affidandogli l’incarico di direttore dell’ufficio stampa. Nel 1996, nominato capo del Dipartimento per l’Editoria, è stato parte attiva nella stesura delle leggi sul diritto d’autore, sull’editoria e sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali.
Tra una docenza e un premio come miglior comunicatore, nel 1999 il nuovo dg Rai è diventato commissario straordinario della Siae, la società degli autori e degli editori che Masi ha riportato in attivo in poco tempo. E’ stato quindi nominato vicesegretario generale della presidenza del Consiglio nel secondo governo Berlusconi. Nel maggio 2006 Massimo D’Alema, vicepremier, lo ha voluto con sè come capo di Gabinetto.
Nel 2008, tornato Berlusconi a Palazzo Chigi, Masi venne nominato segretario generale della presidenza del Consiglio e nuovamente capo del dipartimento dell’Editoria. Oggi, l’approdo in Rai come direttore generale. (fonte Repubblica.it)
Con un curriculum cosi’, come non aspettarsi che in RAI accada “… di tutto di più” … e considerando l’aria che tira:
Viene presentato oggi al pubblico della Camera la bozza definitiva del Ddl del PD: banda larga in tutta Italia entro il 2012, accesso aperto alla rete, libertà di software.
I firmatari del testo sono i senatori del PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati.
Sembra un buon testo e un buon punto di partenza.
Vincenzo Vita su Punto Democratico afferma che
“Questo testo va letto in controluce come una vera proposta alternativa di governo – spiega Vita – Un’alternativa alla linea antica e autoritaria che ritiene che quando un fenomeno nuovo risulta non controllabile sia meglio censurarlo”.
Per quanto riguarda il software open-source Vita usa uno slogan che condivido:
“Non è solo la solita questione di Linux contro Microsoft: se davvero il software è l’alfabeto del nuovo millennio deve essere aperto. Cosa accadrebbe se l’alfabeto italiano fosse coperto da royalty?”.
Interessante anche il modo in cui il testo e’ nato:
“Io e il mio collega Vimercati – spiega il senatore Vita – ci siamo buttati in questa avventura mesi addietro assieme ad un gruppo di giovani giuristi preparati: abbiamo fatto la scelta di mettere in Rete il testo prima di depositarlo, e stiamo raccogliendo numerose osservazioni sia positive che critiche”.
Il percorso parlamentare inizierà il 22 aprile, sono proprio curioso di vedere come il nostro parlamento affronterà un tema cosi’ complicato.
Penso spesso a come dare un contributo a questa campagna elettorale ternana. Spesso penso di fornire idee e contributi informatici, sia come consulenza diretta durante la campagna elettorale, sia qualche idea su come migliorare i servizi informatici di Terni.
Piu’ spesso, in verità, i miei pensieri sulla campagna elettorale si intrecciano con la qualità e l’efficenza che ogni giorno riscontro nelle città olandesi dove vivo e lavoro. Vivo in un quartiere periferico di Amsterdam, non sembra proprio di essere nella città vecchia trai i ponticelli e i canali, non troppo distanete c’è anche una ciminiera che ricorda quella della Polimer. Sono tutte casette a due piani, un po’ monotone a dire il vero, palazzi praticamente non ce ne sono, e se li trovi sono circondati da verde e da laghetti. La sera vado a correre sulle piste ciclabili, durante il primo chilometro mi trovo a passare tra dieci campi da calcio e uno da rugby, tutti in erba, poco dopo mi ritrovo tra boschetti e canali, vicino passano anche due ferrovie e due superstrade che si incrociano. Una periferia dunque, ma con un perfetto bilanciamento tra cemento e verde.
Quando passo tra i campi da calcio vedo i calciatori che si allenano, in alcuni di questi ci sono anche dei gruppetti di bambini, ragazzi e signori senza abbigliamento sportivo che si divertono a tirare due calci al pallone. I miei pensieri allora corrono veloci, penso ai benefici che porta al quartiere tutto cio’. Gente di ogni età, razza e religione che fanno sport tutti insieme. Penso a quando ero piccolo e giocavo davanti casa nel campetto da calcio del comune, libero, gratuito e mal ridotto, quello che c’era a Borgo Rivo vicino alla ferroveria. Ci avro’ passato metà della mia giovinezza, insieme a meta’ dei ragazzi del quartiere. Quando siamo diventati grandi continuavamo ad andarci, ci abbiamo organizzato dei tornei seri, abbiamo anche scollettato per rattoppare la rete e le porte.
Tutti intorno c’era un sacco di verde, tutto del comune, sotto c’è la scuola media e l’asilo. Per anni mi sono chiesto perchè in tutta quell’area verde al centro di Borgo Rivo non facessero un giardino attrezzato. Nel frattempo Borgo Rivo è cambiato, sono sorti un bel po di palazzoni, uno attaccato all’altro, e al posto della zona verde sopra la scuola sono sorti altri tre palazzi stretti stretti. Il comune ha concesso l’ area all’impresa edile Tombesi per la costruzione di appartamenti di pregio.
Un comune, in quanto rappresenate della comunita’, puo’ fare un uso molto migliore dei proprio verde attrezzato.
Quello che mi aspetto dalla prossima amministrazione cittadina è che faccia realmente l’interesse della gente, che si offra una sviluppo sostenibile dei quartieri. Mi aspetto che i terreni del comune siano destinati al bene della città, mi aspetto che le strutture del comune vengano ben amministrate (piscine, giardini…). Mi aspetto che il comune approvi dei piani regolatori con tanto verde e poco cemento.
Se uno dei candidati a sindaco mi promettesse una attenzione seria al problema delle cementificazione delle aree urbane avrebbe il mio voto.
Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.
Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.
Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.
Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.
Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.
In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.
Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima.
Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.
Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD
Negli ultimi tempi sono alla disperata ricerca di qualche parola che mi ispiri un nuovo modello sociale, politico, economico e culturale. Ne ho disperatamente bisogno! Alcune le ho trovate in un articolo di Giorgio Ruffolo pubblicato su La Repubblica del 9 marzo di cui vi riporto la parte finale. Allego l’articolo completo.
…
È la logica della sterminatezza che sta alla base sia dei disastri ambientali che di quelli finanziari. E dovrebbe essere venuto il momento di opporre a questa logica dissennata l´etica dei limiti. Di combattere la vergogna criminale dei paradisi fiscali. Di limitare la «creatività» delle scommesse finanziarie. Di rallentare i movimenti di capitale speculativi. Di reintrodurre politiche dei redditi che proporzionino lavoro e produttività. Di introdurre misure di decenza nella sfrenata corsa delle rendite manageriali. Di osservare proporzioni programmatiche nella dinamica rispettiva dei consumi pubblici e di quelli privati.
Insomma, di realizzare una «moral reentry» dalla follia che ci ha condotto a questo passo. E che non riguarda solo l´economia, ma anche e soprattutto la politica. Vedete: quando dalla sommità della politica, si fa per dire, giunge un messaggio di comprensione dell´evasore fiscale, è lì che si misura il guasto arrecato all´etica del capitalismo. Quando io difendo le ragioni dell´antiberlusconismo non mi curo delle battute sulle donne (ciascuno ha i suoi gusti) ma dell´immoralità politica di quel messaggio (come di tanti altri dello stesso «tenore», nel doppio senso) e dell´insensibilità che insigni maestri di «liberalismo» dimostrano nell´accantonarlo.
Vi segnalo questo articolo di Irene Tinagli pubblicato su Il Riformista il 17 febbraio scorso dal titolo “Meno iscritti all’università il vero segnale del declino”.
Ai tanti dati di segno negativo di questi ultimi tempi se n’è aggiunto un altro: il calo delle immatricolazioni universitarie. Un dato che forse fa meno notizia di un calo del Mibtel, dell’occupazione o dei prezzi delle case, ma che dà indicazioni molto preoccupanti sulla situazione in cui versa il nostro Paese e soprattutto sulle sue prospettive. Secondo i dati recentemente diffusi dal ministero dell’Università gli iscritti nell’anno 2008-2009 sono diminuiti del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente, il 4,4 per cento in meno rispetto a due anni fa e quasi l’8 per cento rispetto al 2003. Insomma, un trend che va avanti da anni e che si sta rapidamente aggravando.
Al di là dei soliti commenti sul fallimento della riforma del 2001, questo dato ci dice due cose.
Innanzitutto ci mostra che negli ultimi quindici anni mentre l’economia globale è diventata più esigente in termini di competenze e mentre molti paesi hanno quasi raddoppiato il livello di istruzione della popolazione, l’Italia è rimasta pressoché ferma.
Seconda cosa, ci dice che gli italiani non credono che questa tendenza si invertirà, non credono che l’economia e il mercato del lavoro in Italia si riqualificheranno. Quando c’è crisi nel mercato del lavoro per un diplomato dovrebbe essere più conveniente andare all’università che cercare lavoro: si tira fuori dal mercato quando è debole e vi rientra più formato quando questo ricomincia a crescere, ristrutturato e più esigente.
Il fatto che in Italia osserviamo il contrario ci dice sostanzialmente che gli italiani non hanno fiducia nella capacità di rinnovamento e riqualificazione del nostro mercato del lavoro.
Questo fenomeno preoccupa perché avrà ripercussioni negative sulla capacità innovativa del nostro Paese e sulla mobilità sociale, le due debolezze principali del nostro sistema socio-economico. È noto infatti che i primi a uscire o a non entrare nel sistema scolastico e universitario sono i giovani provenienti dai ceti medio-bassi, che non possono permettersi di investire anni importanti (gli anni della formazione professionale, in cui si può imparare un mestiere) in percorsi universitari che funzionano sempre meno da ascensori sociali. Non è un caso se, all’interno del dato nazionale sul calo degli immatricolati, si vedono enormi differenze tra atenei del Nord, che tengono bene (con Milano che vede un complessivo balzo in avanti) e atenei del Centro-Sud che subiscono i cali maggiori.
Ecco, questi sono i dati a cui dovremmo pensare quando vediamo le posizioni disastrose dell’Italia nelle classifiche sulla competitività, non all’Ici o all’imposta di successione.
Qualsiasi pacchetto o intervento “anticrisi” dovrebbe affrontare in modo serio questo problema ormai strutturale dell’Italia.
Un problema che con la crisi non farà altro che aggravarsi. Questo non significa investire in chissà quali alte tecnologie o presunti centri di eccellenza che producano qualche brevetto, ma in massicci interventi che aiutino i tanti ragazzi che a malapena finiscono le scuole dell’obbligo a completare le scuole superiori, e magari li portino all’università, e che riportino sui banchi di scuola o all’interno di percorsi formativi adeguati le migliaia di lavoratori scarsamente qualificati che corrono i maggiori
rischi di povertà e disoccupazione.
Purtroppo non si vede niente di tutto questo. Si parla di incentivi per le lavatrici, i mobili, le ristrutturazioni e le auto, evocando spesso i massicci aiuti varati dal nuovo governo americano.
Ma curiosamente ci si scorda che il pacchetto anticrisi di Obama non dispensa solo aiuti a grandi banche e aziende, ma include anche il più grande aumento di spesa in istruzione mai visto in America. Il budget del dipartimento per l’Educazione è passato dai 60 miliardi di dollari del 2008 a 135 miliardi di dollari per il 2009 e circa 146 miliardi per il 2010.
Altri 20 miliardi di dollari saranno allocati ad agenzie federali per supportare programmi collegati all’istruzione. Il provvedimento è molto variegato, include fondi per l’edilizia scolastica, borse di studio (quasi raddoppiate) e una serie misure per sostenere il mercato dei prestiti studenteschi.
Si può discutere sui metodi e i criteri di distribuzione di tali fondi, ma quello che l’Amministrazione
Obama sta dando è un segnale molto forte sull’importanza dell’istruzione, sulla volontà di investire nel futuro del Paese, e di fare sì che l’America, nonostante i suoi mille difetti, possa continuare a essere (o tornare a essere) un Paese in cui anche chi nasce in contesti meno favorevoli possa accedere alle risorse necessarie per crescere e realizzarsi.
Leggo sul sito del comune che e’ stata riaperta da pochi giorni via Guglielmi. Bel lavoro. Leggo anche che alla fine dei lavori ci saranno circa 4 ettari di verde e 1000 posti auto sotterranei; senza dubbio un bel progetto.
Vorrei segnalarvi una cosa che mi sembra un po’ stonare: il palazzo che si sta costruendo all’inizio di Corso del Popolo sorge su quella che prima era il marciapiede di Corso del Popolo, anzi forse arriva la’ dove prima c’era il parcheggio lungo la carreggiata. Non sono un architetto, ma a me sembra che sia stato costruito troppo a ridosso della strada. Passando con l’auto si puo’ notare molto bene come il palazzo stia sorgendo a ridosso della rotonda dell’obelisco e della strada.
Ritengo sia un peccato restringere cosi’ tanto una strada importante come Corso del Popolo.
Riconoscete il parlamentare che sta onorando gli scranni di Montecitorio?
Ieri e’ stata approvata una risoluzione del radicale Marco Cappato, che proponeva la pubblicazione sul web delle presenze in aula e commissione dei parlamentari europei. La risoluzione e’ passata a grande maggioranza. Ma c’e’ stata una bella fetta di deputati del PDL che ha votato contro. La nostra destra di governo non finisce mai di soprendere, le contraddizione politiche sono sempre piu’ sorprendenti. Forse Brunetta non sara’ felice dell’esempio fornito dai sui compagni di partito in Europa. E Berlusconi? probabilmente non fa i sondaggi sulle questioni europee, non sono cosi’ rilevanti per l’opinione pubblica di massa.
Che paese surreale:
siamo il paese con i parlamentari Europei con la piu’ bassa percentuale di presenze.
allo stesso tempo e’ un parlamentare italiano a presentare una mozione per pubblicare le presenze
i parlamentari del PDL che appartengono ad una destra di governo, la quale nelle questioni interne sta usando il “pugno di ferro” contro i fannulloni, in Europa vota contro una simile mozione
Ogni volta che qui in Olanda cerco di raccontare l’Italia, taglio corto e chioso: siamo un paese pieno di contraddizioni…
Non mi piace segnalare su questo blog inchieste come questa di P. Gomez e M. Lillo su l’Espresso. Non fanno parte di un discorso costruttivo per questo partito e per questa nazione. Ma se quello che si legge e’ vero, sono qui a domandarmi: ma perche’, quando in Italia si parla di televisioni, le cose sono sempre peggio di quanto uno si possa immaginare?