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	<title>Punto Democratico &#187; Angela</title>
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	<description>Circolo on-line del Partito Democratico</description>
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		<title>I &#8220;tempi lunghi&#8221; della giustizia italiana</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 12:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo negli ultimi anni ha messo in luce, tra i principali filoni problematici italiani, L&#8217;ECCESSIVA DURATA DEI PROCESSI, soprattutto quelli civili, in conseguenza della quale sussiste un deficit grave di tutela dei diritti patrimoniali (ad avviso di molti in grado di incidere significativamente sul sistema economico, sulla competitività del sistema [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2009/11/toga66.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1527" title="toga66" src="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2009/11/toga66-150x150.jpg" alt="toga66" width="150" height="150" /></a>La Corte Europea dei Diritti dell&#8217;Uomo negli ultimi anni ha messo in luce, tra i principali filoni problematici italiani, L&#8217;ECCESSIVA DURATA DEI PROCESSI, soprattutto quelli civili, in conseguenza della quale sussiste un deficit grave di tutela dei diritti patrimoniali (ad avviso di molti in grado di incidere significativamente sul sistema economico, sulla competitività del sistema Paese e sulla capacità di attrarre investimenti internazionali).<br />
La durata media dei processi penali appare invece tendenzialmente in linea con quella europea, tanto che il Governo italiano ha chiesto, a suo tempo, al Comitato dei Ministri la sospensione dell’osservazione del fenomeno.<br />
In merito ai tempi lunghi della giustizia civile, la Corte di Strasburgo ha rilevato più volte l’esistenza di lacune strutturali dell’ordinamento nazionale, chiedendo l’adozione di misure risolutive a carattere generale, in grado di “riparare” il diritto retroattivamente e non solo per i ricorrenti.<br />
Il rimedio interno alla lungaggine processuale costituito dalla legge Pinto n. 89/2001 è di tipo meramente indennitario, non interviene sul piano strutturale ed è giudicato insuffiente a garantire la tutela convenzionale. Secondo la Relazione del Governo sull’esecuzione delle sentenze Cedu 2006 (p. 55-56), a seguito della sentenza della Grande Chambre, Scordino e a. del 29 marzo 2006, la Corte EDU conserva il potere di intervenire in via sussidiaria ove il rimedio interno predisposto non si dimostri effettivo e i dati in proposito sono definiti “allarmanti”: i giudizi pendenti per violazione di durata ragionevole del processo sono infatti 1.100 e l’arretrato della Corte supera i 2.000 ricorsi.<br />
Più o meno dichiaratamente, sono ispirate agli inviti del Consiglio d&#8217;Europa anche le numerose riforme del processo civile intervenute negli ultimi decenni, tutte motivate dall’intenzione di rendere il sistema italiano più rapido ed efficiente. Intenzione, dati alla mano, regolarmente delusa.<br />
Se volessimo prospettare soluzioni, che sicuramente non dipendono da modifiche dei termini di decadenza nel codice di rito, a me vengono in mente due terreni (tra quelli &#8220;INTOCCABILI&#8221;) sui quali si potrebbe lavorare.</p>
<p>1) IL SISTEMA TARIFFARIO FORENSE<br />
Alcuni economisti hanno contestato il sistema tariffario forense italiano, mettendone in luce, con interessanti argomentazioni, gli effetti negativi sul sistema produttivo, soprattutto in conseguenza dei tempi processuali, (V. F. GIAVAZZI, Lobby d’Italia, Bur, 2005, p. 5 ss., che riferisce interessanti comparazioni in materia di giustizia civile: la durata media di un procedimento di recupero credito è di 3-5 anni in Italia, 2-3 mesi in Olanda, 4-6 mesi in Danimarca, meno di un anno in Francia, poco più di un anno in Germania. Più in generale, la durata processuale italiana supera del 70% la media Ue. I tempi della giustizia producono effetti economici rilevanti: l’A. cita, ad esempio, una ricerca che ha dimostrato che nelle province in cui i tempi dei procedimenti sono più lunghi, le banche applicano tassi più elevati. Sugli effetti per il sistema produttivo delle inefficienze della giustizia, v. anche M. BIANCO, S. GIACOMELLI, Se la giustizia non aiuta le imprese, in www.lavoce.info, 26 ottobre 2006: le A. sostengono l’esistenza di relazione tra i dati relativi all’inefficienza del sistema “giustizia” e quelli relativi alla natalità e alla dimensione delle imprese).<br />
Sotto accusa è, in particolare, il meccanismo di calcolo individuato dalla legge per la determinazione degli onorari di avvocato: se la parcella è il risultato della somma di moltissime singole tariffe applicate per altrettante singole prestazioni (memorie, studio della causa, udienze etc.), il sistema incentiva gli avvocati ad utilizzare i poteri di gestione tecnica della pratica per allungare i processi (Così, D. MARCHESI, Litiganti, avvocati e magistrati, Il mulino, 2003. V. anche ID., Professioni, farmaci e concorrenza dopo il decreto Bersani, in www.lavoce.info, 3 luglio 2006, in cui l’A. sostiene che la liberalizzazione Bersani non produrrà gli effetti virtuosi desiderati, se non sarà associata ad una formula di determinazione degli onorari a forfait).<br />
In Germania gli avvocati sono remunerati forfetariamente rispetto alla causa e, a parità di causa, il loro compenso è più elevato di quello dei colleghi italiani: questo evidentemente li incentiva a chiudere le controversie il più rapidamente possibile, anche favorendo transazioni stragiudiziali. Una riforma efficace, prodromica di ogni riforma del processo civile, dovrebbe quindi separare il sistema di compenso degli avvocati dalle caratteristiche di svolgimento delle cause. Ragionando sulla stessa linea, la commissione tecnica per la spesa pubblica era giunta a proporre, accanto all’applicazione rigida della regola della soccombenza per il pagamento delle spese di lite, un meccanismo “ad orologeria” attraverso la definizione di un tempo standard per ciascun tipo di processo, con conseguente abbassamento del compenso per l&#8217;avvocato in caso di durata eccedente. Sarebbe stato molto divertente.<br />
Ad avviso dell’Antitrust che si esprime senza mezzi termini, la fissazione di tariffe obbligatorie in deroga al libero mercato è da ritenersi ingiustificata poiché non riconducibile al perseguimento di un interesse generale: non ha infatti riscontro, nella teoria economica, l’idea che la qualità della prestazione sia assicurata da un prezzo predeterminato. Lo svantaggio è particolarmente evidente per i giovani professionisti che incontrano ostacoli nell’accesso al mercato (provvedimento 9 ottobre 1997, Indagine conoscitiva nel settore degli ordini e collegi professionali; e successivamente, pareri del 5 febbraio 1999 su d.d.l. A.C. 5092/XIII legislatura; del 27 aprile 2005 su d.d.l. A.S. 3344/XIV legislatura; del 14 luglio 2005 sul schema di d.lgs., atto n. 543/XIV legislatura; e da ultimo, segnalazione del 16 novembre 2005).</p>
<p>2) USO DEI POTERI DIRETTIVI DA PARTE DEI PRESIDENTI DEI TRIBUNALI<br />
Goodnews: adottando un semplice decalogo comportamentale, il presidente del tribunale di Torino ha aumentato in modo notevole la produttività del suo ufficio giudiziario (riduzione del 33% del carico in 5 anni), senza risorse finanziarie aggiuntive, a parità di organico e a legislazione processuale invariata.<br />
Il decalogo reca una serie di banali norme di comportamento (rivolte a giudici e cancellieri): per rendere più fruttuoso il tempo trascorso in udienza, si sollecitano la trattazione orale (da preferire a quella scritta) e l&#8217;esercizio effettivo del potere di direzione del processo che la legge affida al giudice (al quale è richiesto di conoscere approfonditamente il fascicolo, insieme ai legali); si promuove una tendenziale concentrazione di attività per cui tra un&#8217;udienza e l&#8217;altra non devono passare più di 40-50 giorni e i rinvii richiesti dalle parti devono essere concessi con parsimonia e solo se utili; in materia di istrutturia, si invita all&#8217;applicazione rigida delle norme procedurali, normalmente trascurate nella prassi: testimoni sentiti solo se necessario, nel numero minimo, su fatti e circostanze precisamente individuate; consulenti del giudice chiamati al rispetto dei tempi e a fornire documentazione adeguata della attività svolta in contraddittorio. Infine, il giudice deve adoperarsi ogniqualvolta gli paia opportuno per la conciliazione della lite, potere che gli è affidato dalla legge.<br />
Al decalogo, si è aggiunto un sistema di incentivi minimi, con la soddisfazione di tutti: “per i magistrati, la menzione del contributo offerto da ciascun giudice per il conseguimento degli obiettivi nei pareri redatti per la progressione in carriera; per il personale amministrativo, l’inclusione del programma fra i cosiddetti progetti finalizzati concertati con i sindacati e rilevanti ai fini del premio di produttività previsto da Ccnl”.<br />
Sollecitare lo scambio di buone prassi è molto &#8220;contemporaneo&#8221; ed &#8220;europeo&#8221;. Forse un po&#8217; troppo per noi.</p>
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		<title>Riduzione dei costi versus diritti inviolabili</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 18:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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&#160;
Il 24 ottobre la Corte costituzionale ha bocciato alcuni commi di un decreto-legge del 1992 (d.l. contenente misure urgenti per il risanamento della spesa pubblica, noto come decreto Amato): la pronuncia riguarda i criteri di calcolo dell’indennità per i casi di occupazione acquisitiva, un tipo irrituale di espropriazione spesso usata dalle Pubbliche amministrazioni locali. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><a href="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/10/images4.jpg" title="images4.jpg"><img src="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/10/images4.thumbnail.jpg" alt="images4.jpg" /></a> </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Il 24 ottobre la Corte costituzionale ha bocciato alcuni commi di un decreto-legge del 1992 (d.l. contenente misure urgenti per il risanamento della spesa pubblica, noto come decreto Amato): la pronuncia riguarda i criteri di calcolo dell’indennità per i casi di occupazione acquisitiva, un tipo irrituale di espropriazione spesso usata dalle Pubbliche amministrazioni locali. La faccio breve e poco tecnica: la norma riduceva l’entità del ristoro di circa il 50% rispetto al valore reale dell’immobile, in barba al Protocollo n. 1 allegato alla Convezione europea dei diritti dell’uomo, tra i quali si annovera anche quello di proprietà. </font></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'"><font color="#474747">Con questa decisione (in realtà sono due sentenze) è stata definitivamente rappresentata la ricaduta dei Trattati internazionali sull’ordinamento nazionale, alla luce della riforma del Titolo V Costituzione, per la precisione dell’ art. 117, primo comma, ove si stabilisce la necessità di armonizzare il diritto interno con «i vincoli derivanti […] dagli obblighi internazionali», cosa che comporta per il legislatore ordinario (Stato centrale o Regioni, ciascuno nell’ambito delle materie di rispettiva competenza) l&#8217;obbligo di rispettare le norme contenute in tutti gli accordi sottoscritti in sede ultranazionale.</font></span><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'"><font color="#474747">La finanziaria <span>  </span><metricconverter ProductID="2007 ha" w:st="on"></metricconverter>2007 ha previsto anche che tutti gli enti locali (inclusi i Comuni) che violano il diritto internazionale o comunitario dovranno risarcire lo Stato per i danni che lo Stato dovrà sopportare in caso di sanzioni internazionali o europee (cosa tutt’altro che rara!). </font></span></p>
<p style="line-height: 13.5pt; text-align: justify"><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'"><font color="#474747">Buon lavoro dunque ai nostri legislatori e ai nostri amministratori che dovranno tenere in conto<span> </span>imprescindibilmente i diritti riconosciuti in sede internazionale e comunitaria.</font></span></p>
<p><span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'"><font color="#474747">Mi pare che si stia concretizzando ogni giorno di più la <em>multilevel gevernance</em> di cui si parla da tempo. La cosa ha enormi profili di interesse da moltissimi punti di vista e mi sembra che dimostri come sia impensabile deprofessionalizzare completamente la classe politica proprio per l’elevato tecnicismo richiesto, al giorno d’oggi, a tutti i <span> </span>livelli decisionali.</font></span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Courier New'"> </span><span style="font-size: 10pt; font-family: 'Courier New'"> </span></p>
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		<title>Il banco vince&#8230; e i cittadini pagano!</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Oct 2007 08:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualcuno di voi ha avuto occasione di vedere l&#8217;inchiesta di Milena Gabanelli e Stefania Rimini trasmessa da Report ieri sera? Vi giro un estratto.
&#8220;Gli Enti pubblici hanno sempre bisogno di soldi e li trovano facendo mutui e obbligazioni. Poi si fanno sistemare i debiti dalle banche che si inventano operazioni di finanza strutturata. E così si spostano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno di voi ha avuto occasione di vedere l&#8217;inchiesta di Milena Gabanelli e Stefania Rimini trasmessa da Report ieri sera? Vi giro un estratto.</p>
<p>&#8220;Gli Enti pubblici hanno sempre bisogno di soldi e li trovano facendo mutui e obbligazioni. Poi si fanno sistemare i debiti dalle banche che si inventano operazioni di finanza strutturata. E così<strong> si spostano i debiti in là nel tempo e il pacco se lo ritroveranno le giunte future</strong>. Questi scherzetti poi costano cari: <strong>le banche hanno un debole per le Regioni, le Province e i Comuni, perché di solito non capiscono i rischi che corrono e non si accorgono dei costi impliciti nelle operazioni “swap”</strong>. Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne.<br />
Sono strumenti complessi e rischiosi, dove chi ne sa di più lucra profitti abnormi, e chi ne sa di meno perde tutto. Pare che in Italia non si possa vivere senza i derivati perché non hanno lasciato fuori nessuno, dalla grande Regione al piccolo Comune di montagna, dalla lavanderia, al policlinico, all’istituto delle suore. Sono almeno 30 mila le imprese private coinvolte, e <strong>900 gli enti pubblici che ci stanno rimettendo centinaia di milioni</strong>. Siccome però nel caso degli enti pubblici <strong>passano per perdite potenziali, non vengono scritte da nessuna parte, e rimangono debiti fantasma</strong>. Per esempio all’azienda dell’Acquedotto Pugliese, di proprietà della Regione, le banche hanno fatto assumere un rischio così elevato che i cittadini pugliesi rischiano un domani di restare senza i soldi per riparare le tubature.&#8221;</p>
<p>Il testo integrale della puntata è al seguente link:</p>
<p><a href="http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243^1074824,00.html">http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243^1074824,00.html</a></p>
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		<title>W Romano Prodi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Aug 2007 08:29:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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Qui la lettera di Prodi agli elettori, ecco quello che mi piace sentire!
http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&#38;sid=70&#38;doc=1997
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/08/br_prodi1.jpg" title="br_prodi1.jpg"><img src="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/08/br_prodi1.thumbnail.jpg" alt="br_prodi1.jpg" /></a></p>
<p>Qui la lettera di Prodi agli elettori, ecco quello che mi piace sentire!</p>
<p><a href="http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;sid=70&amp;doc=1997">http://www.romanoprodi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&amp;sid=70&amp;doc=1997</a></p>
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		<title>A proposito di leader e di quello che vorrei sentire&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jul 2007 12:58:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto oggi con ritardo i 10 punti programmatici di Veltroni sulle riforme istituzionali apparsi sul Corriere della sera di martedì 24 luglio, reperibili nel sito dei ds &#8211; articolo dal significativo (e non troppo felice) titolo: “La democrazia italiana è malata, ecco le 10 riforme per cambiare” (http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42748). 
Mi permetto di respingere l’accusa: secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Ho letto oggi con ritardo i 10 punti programmatici di Veltroni sulle riforme istituzionali apparsi sul Corriere della sera di martedì 24 luglio, reperibili nel sito dei ds &#8211; articolo dal significativo (e non troppo felice) titolo: “La democrazia italiana è malata, ecco le 10 riforme per cambiare” (</font><a href="http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42748"><font face="Times New Roman">http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42748</font></a><font face="Times New Roman">). </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Mi permetto di respingere l’accusa: secondo me, non è la democrazia italiana ad essere malata; malata è la politica italiana (scusate, ma non posso proprio fare a meno di citare Nanni: “le parole sono importanti!”). A mio avviso, è una distinzione fondamentale, sulla linea della quale personalmente potrei anche far passare il confine tra “il vecchio” e “il nuovo”. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Quello descritto nell’articolo è un programma che in gran parte (con qualche significativa differenza) ripercorre la linea della riforma costituzionale approvata da Berlusconi, bloccata dal referendum di giugno 2006; un programma di riforme, secondo me, del tutto contestabile sul piano tecnico-costituzionale (potrei spendere pagine ad argomentare sull’inutilità, nella migliore delle ipotesi, di ciascuna delle misure “pensate” e forse appena avrò un po’ di tempo lo farò). Ma la cosa più grave è che è un programma tanto vecchio da sapere di stantio, autoreferenziale, che si occupa dei problemi dei politici e non di quelli del Paese, che sceglie una priorità e dimostra mancanza di fantasia. Che sbaglia comunicazione.</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Insomma: possibile che si pensi a modificare le regole del sistema istituzionale, nei giorni in cui si ha in mano la possibilità di creare un nuovo partito, di rifondarne le regole, di sceglierne la forma partendo da zero? A me, e non solo a me, sembra un’occasione storica irripetibile per ricostruire il rapporto tra la politica e la società (v. intervento di Bersani, questo sì musica per le mie orecchie:<span>  </span>in </font><a href="http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42774"><font face="Times New Roman">http://www.dsonline.it/gw/producer/dettaglio.aspx?ID_DOC=42774</font></a><font face="Times New Roman">).</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Proviamo anche a lanciare qualche idea concreta (qualcosa di politico o, addirittura, se vogliamo essere provocanti, <span> </span>“qualcosa di sinistra” &#8211; questo è sempre Nanni che rispunta…) su cui si possa discutere, su cui qualcuno possa guadagnarsi la leadership (bello sarebbe un partito in cui la leadership non si assume per plebiscito, ma si guadagnasse sul terreno della discussione!) e attorno a cui si possa costruire consenso (ed anche appassionare gli animi, perché sinceramente io di parlare di riforme istituzionali non ne posso più e temo che con me molti altri!). </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Ci sono tante cose da fare (che non richiedono alcuna riforma costituzionale e sono più urgenti delle riforme costituzionali perché non è con le riforme costituzionali che si avrà più governabilità). Lancio alcuni temi, <span> </span>i primi banalissimi che mi vengono in mente: </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- l’Italia è un paese spaccato in due, in cui il sistema dei trasporti è allo sfascio (non funzionano le ferrovie, abbiamo strade in condizioni allucinanti, fino al punto che dobbiamo persino sentirci il rimbrotto del Vaticano sulla Salerno-Reggio Calabria!); </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- mettiamo le targhe alterne nei centri storici, ma non abbiamo fatto nulla per sviluppare il trasporto pesante su rotaia o, meglio ancora, sulle grandi vie navigabili di cui disponiamo in abbondanza (pensiamo solo<span>  </span>all’Adriatico); </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- abbiamo la metà meridionale del Paese abbandonato all’illegalità e alla criminalità organizzata, che continua ad avere un giro d’affari impressionante, tanto da essere una delle maggiori imprese del Paese (con tutte le conseguenze che questo produce: dalla arretratezza economica all’immondizia);</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- abbiamo un tessuto di piccole e medie imprese che farebbe invidia a qualsiasi nazione, vere eccellenze in molti differenti settori (dalla ricerca, alla sanità, alla cultura, all’imprenditoria) abbandonate a se stesse, il cui successo è rimesso esclusivamente alla buona volontà dei singoli;</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- abbiamo un sistema giustizia allucinante, inefficiente, indegno di un Paese del Terzo mondo, che rende i prestiti bancari più cari del necessario, tanto per dire di una conseguenza economica che produce un freno per gli investimenti stranieri (provaci a recuperare un credito in Italia!), con dei margini di intervento molto rilevanti a costo zero (se si volesse…): basti pensare che gli atti non sono ancora gestiti telematicamente dalle cancellerie, nonostante una legge in attesa di normativa di attuazione dal 2000 (con intuibili sprechi di risorse, rischi privacy e quant’altro); basti pensare che nei 15 anni di riforme processuali che abbiamo subito, il livello politico, di qualsiasi colore fosse, non è riuscito ad accorciare di un giorno i tempi medi dei processi, mentre a Torino un intelligente Presidente di Tribunale, evidentemente dotato di senso pratico e buona volontà, ha saputo dimezzare in un anno i tempi processuali a legislazione invariata e senza spese; </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- abbiamo relazioni delle Autorità di controllo che elencano ogni anno alla politica le priorità su cui intervenire ma che molto spesso rimangono lettera morta (v. telecom);</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">- abbiamo un sole che spacca le pietre e, ogni estate, parliamo del rischio black-out (conseguenza ultima della ns. dipendenza energetica) ma restano chiacchiere di secondo piano per la politica le idee di volgerci nella direzione di usare questo sole per produrre energia (ancora una volta, scelta rimessa alla buona volontà dei singoli più evoluti);</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">-<font> abbiamo acquedotti che perdono oltre la metà dell’acqua e parliamo di piani di emergenza siccità;</font></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">-<font> abbiamo una ricchezza territoriale incredibile (praticamente ciascun paesino dispone di beni artistici e naturali di immenso valore che quasi mai fanno sistema, a parte la “banana” lanciata da Rutelli che tutti ovviamente ricordiamo…), con potenzialità di sviluppo turistico che riesco solo ad intravedere e uno dei profili costieri più lunghi d’Europa, con un giro d’affari importante in termini di pesca, di cantieristica, di diporto, di turismo di cui ci si occupa troppo poco.</font></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Questo, veramente, per dire le prime cose che mi vengono in mente; ma sono certa che ciascuno di noi saprebbe individuare molti altri temi interessanti, in parte già emersi nelle discussioni di questo blog. Basta solo un po’ di fantasia.</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Conclusione.</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Anche questo è banale ma vorrei che il prossimo fosse un governo di centrosinistra che mi rendesse orgogliosa della mia appartenenza politica, che addrizzasse le tante storture di questo Paese, che toccasse l’intoccabile ed intervenisse, con lungimiranza, alle radici delle cose, come nessuna maggioranza ha mai fatto nell’Italia repubblicana (se si eccettuano i provvedimenti necessitati dall’appartenenza all’Unione europea, gli unici veramente “rivoluzionari” che mi sovvengano). </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Sono certa che se questo fosse, se si alzasse il profilo, se ci fosse il coraggio dei pensieri di lungo respiro, il consenso verrebbe da sé, senza necessità di acquisirlo con il solito vecchio sistema (miope) della captatio benevolentiae, che lascerei volentieri al patrimonio delle altre parti politiche.</font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Oggi penso, da sostenitrice del centro-sinistra, che otterrò quello che auspico tra 150 anni. </font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman">Vorrei un leader che mi togliesse questo brutto pensiero. </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font></p>
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		<title>La riduzione dei costi di Camera e Senato</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2007 09:46:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ancora a proposito di riduzione di costi, gli uffici di Presidenza di Camera e Senato, in attuazione del decalogo Prodi, hanno approvato alcune misure che produrranno un risparmio stimato di 60 milioni all’anno. In sintesi: 1) soppressione della contribuzione volontaria ai fini del riscatto; 2) modifica dell’assegno vitalizio; 3) estensione dell’istituto della sospensione del vitalizio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Ancora a proposito di riduzione di costi, gli uffici di Presidenza di Camera e Senato, in attuazione del decalogo Prodi, hanno approvato alcune misure che produrranno un risparmio stimato di 60 milioni all’anno. In sintesi: 1) soppressione della contribuzione volontaria ai fini del riscatto; 2) modifica dell’assegno vitalizio; 3) estensione dell’istituto della sospensione del vitalizio, nel caso di elezione a determinate cariche; 4) dulcis in fundo, soppressione del rimborso spese per viaggi all’estero per motivi di studio (si trattava di un budget di 3.100 euro/anno per ciascun parlamentare). Ho sempre pensato che i nostri politici si confrontano poco col resto del mondo che rapidamente si evolve e che spendono poco tempo in formazione che addirittura dovrebbe essere obbligatoria come per tante altre professioni intellettuali, ma mi viene il dubbio che non sia un pensiero di sinistra&#8230; </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Due punti interessanti della delibera approvata: le modificazioni dell’assegno vitalizio si applicano ai parlamentari eletti per la prima volta a partire dalla prossima legislatura, mentre per i parlamentari attualmente in carica (e ovviamente coloro che già percepiscono il vitalizio, che sono poco meno di 3.000 persone), resta fermo il trattamento previsto dalla legislazione vigente (Grundnorme del tacchino americano e del rinvio della data del Natale); le misure si applicano a partire dalla prossima legislatura, cioè (a voler essere minimamente maliziosi ma sicuramente pecco del solito eccessivo pessimismo), c’è tempo per tornare sugli argomenti nel momento in cui le misure diventeranno efficaci, con la possibilità teorica di addossare la responsabilità politica dei ritocchi ad altre maggioranze.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">In sostanza, dal mio punto di vista, si tratta di misure “facili”, che mettono d’accordo tutti, un po’ troppo svelatamente demagogiche (e temo che questo sia ciò che appare). Potrei dire anche, misure quasi innocue, se non fosse che <strong>il costo di questi provvedimenti è nella frustrazione delle grandi aspettative</strong> della società in attesa. Bertinotti dice che si tratta di un segnale d’ascolto all’antipolitica. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">A me sembra, al contrario, che la società italiana stia chiedendo politica a questa maggioranza, come anche Luca diceva nel suo commento, e sia profondamente delusa proprio per il fatto la politica si faccia troppo poco.</span></p>
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		<title>Quali sono i costi da tagliare (e le riforme da fare)?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jul 2007 15:34:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Prosegue qui la discussione aperta dall&#8217;articolo di Angela: &#8220;Quali sono i costi da tagliare?&#8221; )
 L&#8217;ultimo commento di Francesco sulla questione della riduzione del numero dei parlamentari mi solletica alcune riflessioni sul tema delle riforme costituzionali. Anche se ammetto che ci sono punti perfettibili, sono sempre molto prudente di fronte all&#8217;idea di toccare la Carta fondamentale. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Prosegue qui la discussione aperta dall&#8217;articolo di Angela: &#8220;Quali sono i costi da tagliare?&#8221; )</p>
<p> L&#8217;ultimo commento di Francesco sulla questione della riduzione del numero dei parlamentari mi solletica alcune riflessioni sul tema delle riforme costituzionali. Anche se ammetto che ci sono punti perfettibili, sono sempre molto prudente di fronte all&#8217;idea di toccare la Carta fondamentale. Mi sembra, infatti, che quasi tutte le riforme che sono state fatte, in particolare negli ultimi anni (forse ad eccezione della riforma del Titolo V) abbiano prodotto parecchi danni, molti più dei vantaggi che miravano a perseguire.<br />
Che dire della modifica dei quorum per l&#8217;approvazione delle leggi di <strong>amnistia e indulto</strong>, decisa nei tempi del rigurgito moralistico dell’epoca di “mani pulite”? Sappiamo bene cosa ha comportato: carceri in sovraffollamento per decenni e la prima legge di indulto senza amnistia della storia italiana, che oltre ad essere un “pasticciaccio” di mediazione politica (rectius: di mediazione di interessi), continuerà a produrre per anni processi inutili, con costi a carico del solito contribuente più o meno ignaro e a carico del già sofferente sistema giustizia (in termini di aggravio di lavoro).<br />
E cosa dire della <strong>circoscrizione estero</strong>? Mi piacerebbe sapere se esistono altri Stati al mondo che consentono l’elezione di “rappresentanti dedicati” a coloro che, per quanto possano mantenere un legame più o meno stretto con il proprio Paese d’origine, tendenzialmente, in quanto non residenti, non sono soggetti ad imposizione fiscale in Italia e non usufruiscono dei servizi pubblici; su cosa si radica, quindi, il diritto di partecipare alla decisione politica, che è in primo luogo la decisione su come spendere il denaro pubblico? Per converso, chi si occupa dei diritti politici degli immigrati che lavorano in Italia, con regolare permesso di soggiorno, usufruiscono dei servizi resi dalle amministrazioni e partecipano al gettito erariale?<br />
E pensiamo forse che le <strong>“quote rosa”</strong> saranno davvero utili ai fini dell’incremento della rappresentanza politica femminile? Introdurre incentivi economici ai partiti in ragione delle donne elette &#8211; e non meramente candidate -, non sarebbe stato molto più efficace della riforma dell’art. 51? Avrebbe semplicemente reso “conveniente” per i partiti eleggere donne. La cosa non avrebbe intaccato il diritto di elettorato passivo maschile e non avrebbe richiesto alcuna modifica costituzionale. Ove ci fosse stata una reale volontà in questo senso…<br />
Sono tre esempi di riforme costituzionali passate quasi sotto silenzio, accettate dalle maggioranze e dalle opposizioni, per le quali nessuno, a suo tempo, ha chiesto referendum costituzionali o è sceso in piazza.<br />
Meno problematica mi sembra la riforma del <strong>Titolo V</strong>: le disfunzioni prodotte, soprattutto in termini di contenzioso Stato-Regioni, a mio avviso, sono da imputare più che alla modifica costituzionale, alla politica centralista del governo Berlusconi (sempre pronto ad impugnare le leggi regionali, con buona pace della devolution, tanto sbandierata alle cronache).<br />
Ho come l’impressione che quando la politica non riesca a fare il suo mestiere o non intenda assumersi certe responsabilità, pensi a modificare le regole costituzionali. Ma nella maggior parte dei casi, ove ci fosse una reale volontà di raggiungere certi obiettivi, l’effetto utile perseguito con la riforma costituzionale potrebbe essere raggiunto con modifiche legislative o dei regolamenti parlamentari, come Francesco suggeriva, o addirittura semplicemente applicando differenti comportamenti da parte delle forze politiche.<br />
La Costituzione è molto leggera anche sugli aspetti della forma di governo e si dimostra compatibile con molti sistemi politici differenti.<br />
<strong>I parlamentari in Italia sono tanti</strong>, è vero. Questo è uno dei punti perfettibili. Ma possiamo considerare una priorità politica ridurre il loro numero? I risparmi prodotti da una riforma del genere quanti sarebbero? Facciamo due conti: la liquidazione di Cimoli sarebbe stata sufficiente per pagare lo stipendio dei nostri parlamentari per quanto tempo?<br />
Inoltre: quante delle disfunzioni di inefficienza del sistema parlamentare dipendono dalla regole e quante dalla politica? Forse ne soffriremmo di meno, se avessimo governi stabili e maggioranze coese, obiettivo raggiungibilissimo, a Costituzione invariata, con una riforma elettorale seria.<br />
L’aspetto relativo all’ordine di priorità delle cose da fare mi sembra importante da considerare.<br />
Questa argomentazione mi è utile anche in riferimento alle fondate argomentazioni sollevate dall’utente “<strong>Osservazione</strong>” nel suo commento odierno: ovviamente, dal mio punto di vista, sono ben accetti i provvedimenti che limitano abbuffate e telefonini (chi può sparare sulla croce rossa?), ma continuo ad aspettarmi molto di più da un governo riformatore di centro-sinistra. Qualcosa che abbia lo stesso spirito delle “lenzuolate” di Bersani per esempio.<br />
 </p>
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		<title>Quali sono i costi da tagliare?</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jul 2007 13:18:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Se il ddl per la riduzione dei costi politico-amministrativi potrebbe comportare un risparmio di spesa di 800 milioni di euro (più 500 milioni per gli enti locali), ce li siamo già ampiamente rimangiati con il rinnovo dei contratti dei 200mila ministeriali che,secondo i giornali, dovrebbe prevedere un aumento medio di 101 euro mensili; la prossima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/07/costi1.jpg" title="costi1.jpg"><img src="http://www.puntodemocratico.it/wp-content/uploads/2007/07/costi1.thumbnail.jpg" alt="costi1.jpg" /></a> Se il ddl per la riduzione dei costi politico-amministrativi potrebbe comportare un risparmio di spesa di 800 milioni di euro (più 500 milioni per gli enti locali), ce li siamo già ampiamente rimangiati con il rinnovo dei contratti dei 200mila ministeriali che,secondo i giornali, dovrebbe prevedere un aumento medio di 101 euro mensili; la prossima Finanziaria, secondo l’accordo di maggio, dovrà prevedere <strong>3,7 miliardi</strong> aggiuntivi per tutto il settore pubblico. Considerate le prassi dei premi, l’aggancio al criterio della produttività, peraltro secondo criteri fumosi (e temo che non sia un caso!), mi sembra, a prima vista e salvo eccesso di demoralizzato pessimismo, solo un contentino demagogico privo di reale consistenza.</p>
<p>Di questa misura, di cui dovremmo ringraziare anzitutto il sindacato italiano per la consueta lungimiranza nella scelta delle politiche, immagino che il Paese reale sentisse proprio il bisogno, soprattutto in considerazione di una valutazione comparata rispetto al “resto del mondo” che statale non è.  Ma mi rendo di avere un punto di vista eretico, in un Paese dove alcuni privilegi non sono solo intoccabili, ma anche indiscutibili (e in molti casi, previsti per legge).</p>
<p> Continuo a pensare che non si dovrebbero tagliare i costi della politica: vorrei amministratori locali e nazionali ottimamente pagati, almeno quanto lo sono quelli privati se valgono, sottratti alle lusinghe della corruzione, in grado di spendere in tempi di formazione e di ragionamento creativo. Quelli invece da combattere mi sembrano i costi degli interessi trasversali che navigano sopra una politica sempre più debole, di qualunque colore essa sia, ricattandola e piegandola ai propri tornaconti. Dagli arcinoti amministratori di nomina governativa, in giù.</p>
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		<title>Referendum, Parlamento e legge elettorale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jul 2007 14:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Angela</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La via maestra per le riforma elettorale è senz’altro il Parlamento. Su questo credo che ci sia accordo pressoché unanime, condiviso anche dagli stessi promotori del referendum.
Il punto però è che la storia ha ripetutamente dimostrato come sia veramente difficile per le forze politiche in campo intervenire sulle leggi elettorali: metaforicamente, è come decidere le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La via maestra per le riforma elettorale è senz’altro il Parlamento. Su questo credo che ci sia accordo pressoché unanime, condiviso anche dagli stessi promotori del referendum.</p>
<p>Il punto però è che la storia ha ripetutamente dimostrato come sia veramente difficile per le forze politiche in campo intervenire sulle leggi elettorali: metaforicamente, è come decidere le regole del gioco a carte in mano (nella specie, previa visione di sufficientemente precisi sondaggi elettorali), in assenza di quel “velo di ignoranza” che i costituzionalisti americani hanno evidenziato come la migliore condizione storica per la scrittura dei meccanismi equilibrati di funzionamento del sistema politico. Così è stato in Italia ai tempi della Costituente: nessuno realmente sapeva, nel momento della scrittura delle regole del gioco, chi avrebbe governato e chi sarebbe stato opposizione. Ergo: nessuno poteva pensare di  “fregare”, l’altro per avvantaggiare se stesso e tutti, piuttosto, avevano interesse a creare un meccanismo di pesi e contrappesi che tutelasse tutte le parti e il sistema nella sua interezza.</p>
<p>Oggi sarebbe mai credibile pensare di chiedere al Parlamento italiano di introdurre una soglia di sbarramento decisiva, ad esempio? Sempre per restare in ambiente americano, qualcuno ha scritto che è molto difficile chiedere ad un tacchino di fissare la data del Natale…</p>
<p>Ovviamente, per come è disegnato nel nostro ordinamento costituzionale, il referendum abrogativo è un succedaneo e “un’arma spuntata” rispetto al potere legislativo creativo delle Camere: al massimo da abrogativo, può diventare manipolativo (togliendo alcune parole delle disposizioni di una legge, tento di modificarne il contenuto). Ma è proprio in questo modo e con il suo limite “negativo” che può essere utile.</p>
<p>Quando all’inizio degli anni ‘90 il sistema politico era in piena crisi, completamente avvitato su se stesso dopo 40 anni di pentapartito, e le istituzioni rappresentative apparivano del tutto delegittimate, la crisi è stata tamponata dal capo dello Stato, organo costituzionale di garanzia, “reggitore dello Stato nei momenti di crisi del sistema” (secondo la teoria di Esposito). Ma si è usciti definitivamente dalla crisi proprio grazie all’intervento del corpo elettorale che, “manipolando” l’allora vigente legge elettorale del Senato, ha di fatto introdotto il sistema elettorale maggioritario. Le imperfezioni dell’intervento demolitore sono state poi “limate”  da un successivo intervento del legislatore che però non ha potuto disattendere la volontà popolare chiaramente espressa.</p>
<p>Mi sembra che l’episodio dimostri come il referendum, quale correttivo “minimo”  di democrazia diretta al sistema parlamentare-rappresentativo, funzioni efficacemente come puntello e stimolo per tutti i casi in cui sia necessario superare un conflitto di interessi del tutto fisiologico. </p>
<p>Il Parlamento dovrà intervenire sulla legge elettorale prima o poi (e a maggior ragione prima o dopo il referendum). Meglio che intervenga rapidamente e nella direzione autorevolmente indicata da una bussola più interessata al funzionamento del sistema che ai sondaggi.</p>
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