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da il Blog di Job 24, di Rosanna Santonocito
La Suprema corte sentenzia, Fabrizio Buratto ne fa una questione di etimologia. Perchè le parole sono importanti. E su questo concordo appieno. Chi è dis-occupato, chi è free-lance mezza lancia, chi apre una partitita Iva avendola già persa, la partita, prima del fischio di inizio. E poi chi è più atipico, almeno come tendenza, tra i lavoratore che ha un contratto a tempo indeterminato e quello che ha un contratto di altro tipo…
di Fabrizio Buratto.- La Corte di Cassazione pare attenersi all’etimologia del termine disoccupato, ovvero “male occupato”, nel dare ragione ad un lavoratore precario, ovvero con assunzione temporanea, che aveva omesso il suo stato di occupato precario nell’ambito della partecipazione ad un concorso pubblico. Per questo motivo il lavoratore era stato condannato in primo e secondo grado, senonchè la Cassazione ha sentenziato che “il fatto non sussiste”, motivando così tale asserzione: “Un rapporto di impiego precario e temporaneo non può essere ritenuto sufficiente a far venir meno il requisito dello stato di disoccupazione”. Prendendo alla lettera questo concetto, peraltro difficilmente confutabile, la percentuale di disoccupati nel nostro paese, e non solo, registrerebbe un’impennata.
Del resto le parole sono importanti, e risulta facile, a chi le usa per mestiere, conferire loro il significato più opportuno. Così si confonde la precarietà (qualcosa che si subisce) con la flessibilità (qualcosa che si sceglie), i professionisti a Partita Iva con chi ha perso la partita in partenza – costretto ad aprirsi la Partita Iva pur rimanendo di fatto un dipendente – per non parlare del popolo dei freelance, letteralmente “lancia indipendente”. Già, perché il termine comparì per la prima volta nel romanzo storico “Ivanhoe” di Sir Walter Scott, intendendo l’autore in questo modo designare il guerriero medievale mercenario, una lancia libera, appunto. Ma oggi il freelance worker, troppo spesso, è costretto a combattere con una lancia spezzata a metà, e la parte del manico ce l’ha in mano il suo datore di lavoro.
L’armata Brancaleone dei freelance italiani, in realtà è composta da precari nel senso etimologico, ovvero da chi ottiene qualcosa tramite preghiera, in questo caso il lavoro, disposto persino a rinegoziare diritti che parevano sacrosanti. E se le parole sono importanti, vorrà pur significare qualcosa la recentissima sparizione del termine “atipico”, rintracciabile solo in certa burocrazia contrattuale. Ciò che fino a pochi anni fa era “atipico”, ovvero il lavoratore precario, co.co.co o a tempo determinato, ora è diventato tipico, e non vedo come si possa tornare indietro, né a fatti, né a parole. Vi sono ragioni macroeconomiche che la ragione non conosce (ma i colpevoli impuniti, sì) e, stando così le cose, occorre una divisione più equa nel pagare queste colpe non nostre.
Per continuare nella metafora biblica, abbiamo appurato sulla nostra pelle come le colpe dei padri ricadano sui figli, specie quelle finanziarie, ma in Italia questo fardello è molto più sbilanciato verso i giovani, rispetto agli altri paesi europei. “È così che l’Italia diventa il Paese dei paradossi e degli sprechi: ha la vita attesa più lunga e l’età di pensionamento più bassa, la quota di anziani e donne inattive più elevata e il cuneo fiscale sul lavoro più grande, la scuola meno efficiente per introdurre sul mercato del lavoro e il tasso di disoccupazione
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Il 2009 è l’ anno europeo della creatività e dell’innovazione.
Che dire…ci diamo una mossa anche in Umbria e soprattutto a Terni?
dal sito della Commissione europea:
L’Europa deve stimolare la sua capacità di creare ed innovare, per ragioni tanto sociali quanto economiche. È per questo che la Commissione ha adottato oggi una proposta diretta a far dichiarare il 2009 “Anno europeo della creatività e dell’innovazione”. La decisione, che spetta al Consiglio e al Parlamento europeo, sarà presa nei prossimi mesi.
Il mondo moderno mette l’accento su un utilizzo più efficiente della conoscenza e su uno sviluppo rapido dell’innovazione. Richiede quindi una moltiplicazione delle forze creative in tutta la popolazione. In una società della conoscenza caratterizzata dalla diversità culturale, le persone hanno in particolare bisogno di qualifiche e di competenze che le metta in grado di abbracciare il cambiamento come un’occasione da cogliere e di aprirsi a nuove idee. L’insegnamento e la formazione sono, a tale riguardo, fattori determinanti.
Secondo il commissario europeo all’istruzione e alla cultura Ján Figel’, l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione sarebbe “un mezzo d’azione efficace, poiché permetterebbe di sensibilizzare l’opinione pubblica, di divulgare informazioni sulle buone pratiche, di stimolare l’insegnamento, la ricerca, la creatività e l’innovazione, nonché di promuovere il dibattito ed il cambiamento. Associando misure a livello comunitario, nazionale, regionale e locale, l’Anno europeo può generare sinergie e contribuire ad orientare il dibattito su questioni precise.”
La Commissione non propone di assegnare all’Anno europeo della creatività e dell’innovazione un bilancio specifico, in quanto ritiene che esso possa essere organizzato utilizzando i programmi comunitari esistenti e le risorse amministrative già previste. Per coinvolgere tutti I soggetti che potrebbero essere interessati, la Commissione invita gli Stati membri a designare coordinatori nazionali che potranno collaborare attraverso un comitato direttivo ristretto istituito a livello dell’UE.
Le attività dell’Anno europeo dovrebbero essere anzitutto dirette ad instaurare un ambiente propizio alla creatività e all’innovazione e a fare di tali questioni una priorità politica di lunga durata. Per esempio, occorrerebbe privilegiare l’insegnamento di un’ampia gamma di materie, fra cui la matematica, le scienze, l’informatica e altre tecnologie. Attirare l’attenzione sulla creatività attraverso queste competenze dovrebbe stimolare la capacità di risolvere i problemi e l’uso pratico delle conoscenze e delle idee. Dovrebbero essere prese in considerazione tutte le forme d’innovazione, anche quelle nel settore sociale e nel mondo delle imprese.
Occorrerebbe anche prestare la dovuta attenzione alla creazione artistica e all’innovazione culturale come strumenti importanti di comunicazione tra i popoli europei e come prolungamento dell’attuale Anno europeo del dialogo interculturale.
L’Anno europeo della creatività e dell’innovazione è un’iniziativa trasversale che include non soltanto l’istruzione e la cultura, ma anche altri settori, come quelli dell’impresa, dei media, della ricerca, delle politiche sociali e regionali, dello sviluppo rurale. Esso dovrebbe prevedere campagne d’informazione e di sensibilizzazione, la promozione delle buone pratiche, l’organizzazione di dibattiti, riunioni e conferenze e il sostegno di un’ampia gamma di progetti a livello regionale, nazionale ed europeo.
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Ho perso il conto…ma quanti sono/saranno “ingabbiati” in questi giorni? Predicozzi alla Ezio Mauro a parte condivido il fatto che il PD si debba seriamente interrogare (e rapidamente!) sia sulla moralità pubblica che sull’innovazione politica. Ed aggiungo che, senza vestirmi di abiti giustizialisti o populisti nè volermi far male a tutti i costi, generalmente chi ha la responsabilità politica di rappresentare un’organizzazione nei marosi DEVE essere messo in discussione.
Che ne pensate?
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Presentato a Roma sarà (si spera) un utile strumento di consultazione per gli operatori – pubblici e privati che si muovono nel mondo dell’energia e delle fonti rinnovabili, e svolgerà un duplice compito: da una parte fornirà dati e informazioni, dall’altra metterà in evidenza le criticità del sistema come ad esempio l’eccessivo ricorso ai tribunali amministrativi regionali per dirimere questioni legate alla politica energetica.
http://www.pubblicaamministrazione.net/governance/news/1480/presentato-a-roma-il-codice-delle-energie-rinnovabili.html
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Obiettivi intermedi solo indicativi, non obbligatori…un modo di pensare ed agire non solo legato all’ambiente…in Italia.
Da sole24ore.com:
Ha avuto esito positivo, stamattina a Bruxelles, il negoziato a tre fra Europarlamento, presidenza di turno francese del Consiglio Ue e Commissione europea sulla direttiva per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, uno dei pilastri del pacchetto su clima ed energia che sarà al centro delle discussioni al vertice dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì prossimi. Lo riferiscono fonti del Parlamento europeo.
Il relatore dell’Europarlamento, il verde lussemburghese Claude Turmes, ha accettato l’inserimento nel testo di compromesso della clausola di revisione della direttiva al 2014, come chiedeva l’Italia,e non c’è stata opposizione da parte degli altri gruppi politici, secondo quanto riferiscono le agenzie di stampa. In altre parole, il testo negoziato con il Consiglio Ue dovrebbe essere ora facilmente approvato dalla Plenaria, durante la prossima sessione di Strasburgo, dal 15 al 18 dicembre. La direttiva prevede che entro il 2020 il consumo energetico finale dell’Ue nel suo insieme sia coperto al 20% dalle fonti rinnovabili, e prescrive 27 diversi sotto-obiettivi nazionali per ciascuno Stato membro (per l’Italia il traguardo da raggiungere sarà il 17%).
La clausola di revisione approvata ieri dai ministri e confermata oggi riguarda i meccanismi di cooperazione fra gli Stati membri (ovvero la possibilità di scambiare fra loro energia prodotta con fonti rinnovabili, contabilizzandola nello paese che l’acquista). Nel 2014 si valuterà se questi meccanismi funzionano bene, o se li si debba migliorare per aumentarne l’efficacia, sempre in vista del conseguimento dell’obiettivo europeo del 20%, e a condizione che gli Stati membri conservino il controllo sui loro sistemi nazionali di incentivazione e sostegno alle energie verdi prodotte sul proprio territorio. Secondo l’interpretazione della clausola di revisione che viene data dalla presidenza di turno dell’Ue (nel caso specifico rappresentata dal ministro francese dell’Ecologia, Jean-Louis Borloo) e dal relatore del Parlamento europeo, Claude Turmes, la clausola non potrà intaccare nè l’obiettivo europeo del 20%, nè i sotto-obiettivi nazionali assegnati a ciascuno Stato membro per il 2020 e giuridicamente vincolanti. Il testo di compromesso, tuttavia, come voleva l’Italia, prevede che gli obiettivi nazionali intermedi siano solo indicativi e non obbligatori.
L’associazione europea dell’industria eolica (Ewea) ha commentato entusiasticamente l’accordo, affermando in una nota da Bruxelles che «oggi è stato cambiato il futuro dell’energia dell’Europa», e che l’Ue «si conferma come leader della rivoluzione energetica di cui ha bisogno il mondo».
L’accordo con l’Europarlamento sulle rinnovabili rende ora un po’ più facile l’impresa in cui è impegnata la presidenza di turno francese, mirante a garantire un accordo politico dei Ventisette su tutto il pacchetto clima/energia entro la fine dell’anno, e possibilmente già durante il vertice dei capi di Stato e di governo che si terrà giovedì e venerdì a Bruxelles. Fra tutte le proposte sul clima, finora, oltre a questa direttiva solo un altro trilogo (negoziato a tre, ndr) con il Parlamento europeo è andato a buon fine, quello sul regolamento che limiterà le emissioni di CO2 dalle autovetture.
Restano, invece, diversi punti controversi nelle due direttive «Ets» ed «Effort Sharing» sulla riduzione obbligatoria delle emissioni di gas serra, riguardanti rispettivamente la nuova borsa dei diritti di emissione per i settori industriali, e gli obiettivi nazionali per gli altri settori (agricoltura, trasporti, servizi, turismo ed edifici). Difficile si preannuncia anche l’accordo fra Europarlamento e Consiglio Ue sul finanziamento pubblico dei 12 progetti pilota di installazioni per la cattura e lo stoccaggio geologico del CO2 (Carbon Capture and Storage, Ccs): gli Stati membri sembrano intenzionati ad accordare solo poco più di un quinto di quanto chiede l’Assemblea di Strasburgo.
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Continua l’esaltante dibattito programmatico nella Conca…ferve l’elaborazione politica…si accavallano le idee di città che indicheranno potenzialmente la via a Terni per i prossimi 10 anni!
E siamo alla settimana della verità per quanto riguarda la possibile candidatura di Enrico Micheli a Sindaco di Terni (Di Girolamo e Finocchio “saliranno” a Montefranco nei prossimi giorni!).
Dal sondaggio SWG (che tutti conoscono, ma che nessuno ha visto) commissionato da Roma risulta un vantaggio di Micheli su Baldassarre del 14% (52 a 38) e il telefono dell’ex presidente dell’IRI non smette di squillare: da Veltroni alla Lorenzetti tutti chiedono una sua discesa in campo…
Le alternative? Un “ripescaggio” di Di Girolamo? Rossi? Ed il risiko della Provincia come si risolve?
Liviantoni oggi dalle colonne del Giornale dell’Umbria auspica “un sindaco giovane con energie da spendere“
Intanto il tempo passa…tanto Febbraio è lontano…
CHI SI RICORDA NEL FRATTEMPO DELLE PRIMARIE? Si. Di quello strumento previsto dallo Statuto per il quale in molti hanno aderito allo stesso PD?
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Leggi l’articolo.
interessante il fatto del riutilizzo della tessera in altre città…
MA le piste ciclabili? Magari per uscire e rientrare direttamente con la bici…troppo ardito in una città pianeggiante?
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Ringraziamo il sito del PD di Terni (www.pdterni.it), in particolare Alessio Cicioni, per aver “rimediato” il testo dello Statuto Regionale (di non così facile reperibilità!!!).
Da una prima veloce lettura mi sembra che ci sia stato nella nostra Regione un bel disimpegno riguardo la questione Circoli on line, nonostante la nostra segnalazione al segretario regionale e ad altri esponenti del partito coinvolti nella gestazione statutaria.Ciò personalmente mi rammarica molto, ma è coerente con una organizzazione del Partito lasciata molto più alla buona volontà dei singoli (ed agli umori dei notabili) che ad una effettivo ragionamento di apertura, partecipazione e coinvolgimento.
Dove sono i risultati dei Forum (tipo quello sul lavoro)?
Come si fa a parteciparvi?..il forum per sua natura è un luogo di confronto e audit permanente…
Gli aggiornamenti dei siti istituzionali non possono essere lasciati ad uno sforzo volontario.
Un paio di persone in redazione devono essere retribuite e poter consentire un’interazione vera. Meno staff amministrativo e più personale 2.0 nel senso ampio, non solo virtuale.
Perchè data la difficoltà di scrivere verbali (buona l’idea dei resoconti di pdterni.it che però non basta per comprendere la varietà delle proposte) non si pensa ad un sistema di streaming delle sedute?
Perchè non si “riforma” il “galateo delle riunioni”?
Basta sedute che iniziano in ritardo e finiscono a notte fonda…e che servono solo teatralmente a stabilire pesi e contrappesi come in una macchina teatrale!
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L’ art. 29 del decreto legge n.185/2008 “introduce”
1) il silenzio rifiuto in luogo del silenzio assenso (e sappiamo tutti cosa significa)
2) in modo retroattivo per di più su di una legge di incentivazione
3) con un plafond minimo prefissato sulla base dell’ordine di presentazione delle domande tra il 15 gennaio ed il 27 febbraio 200 (inoltro di un modello telematico ancora non disponibile)
http://www.corriere.it/economia/08_novembre_30/sgravi_risparmio_energia_bd757a3a-befc-11dd-b8e9-00144f02aabc.shtml
http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/ambiente/efficienza-energetica/sgravi-fiscali-difficili/sgravi-fiscali-difficili.html
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