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Pur ribadendo che è preferibile non tesserarsi on-line, ma è meglio farlo direttamente presso i circoli, segnalo a chi si sia già tesserato on-line e abbia problemi a ritirare la tessera presso il proprio circolo, che è possibile ritirare la tessera presso il coordinamento provinciale, che deve garantire il diritto all’iscrizione.
PROCEDURE A GARANZIA DEL TESSERAMENTO
Delibera n. 5 del 7 luglio 2009
Al fine di garantire a tutti i livelli la corretta attuazione delle procedure per le iscrizioni on line di cui ogni coordinamento provinciale è responsabile nel proprio territorio la Commissione nazionale delibera che tutti coloro che hanno fino ad oggi attivato le procedure – attraverso il sito nazionale PD – per la iscrizione on line – nonché tutti coloro che lo faranno nei prossimi giorni – in caso di difficoltà o impedimenti a ritirare la tessera presso il circolo territoriale o di ambiente, possono recarsi presso il coordinamento provinciale che deve garantire il diritto alla iscrizione, il suo perfezionamento, il rilascio della tessera entro e non oltre il 21 luglio 2009
Roma 7 luglio 2009 ..Approvato all’unanimità
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Dalla discussione sul ddl in materia di sviluppo delle imprese e di energia.
SANGALLI (PD). “Al contrario, avremmo dovuto lavorare per ricostituire il nucleare italiano partendo dalla ricerca, seguendo le traiettorie del nucleare di quarta generazione e cercando di patrimonializzare quel poco o molto che è rimasto all’industria energetica nazionale riguardo alla capacità di progettare e proporre innovazione in materia”.
BUBBICO (PD).”Sul nucleare abbiamo detto parole molto precise, molto chiare, e riconfermiamo quella nostra preoccupazione. Vorremmo che si tornasse a discutere partendo dalle obiezioni che abbiamo formulato in quest’Aula e che non sono contestabili in alcuna misura”.
Quindi il Pd intende lavorare per ricostruire il nucleare italiano, pur di quarta generazione? O quantomeno vorrebbe tornare a discuterne, pur partendo dalle proprie obiezioni?
Ecco un tema su cui si deve discutere al congresso. Quale dovrà essere la politica energetica italiana? Vogliamo investire davvero nella green economy, come stanno facendo gli Stati Uniti, o ci limitiamo agli slogan? Qual’ è la posizione dei candidati segretari sul nucleare? Come ci poniamo di fronte alla volontà espressa da milioni di italiani al referendum?
Mi auguro che al congresso se ne parli in maniera chiara e si prendano delle decisioni, spiegandone i motivi e assumendosene la responsabilità. E che alla fine sia a tutti comprensibile e chiara la posizione del PD su un tema così cruciale.
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Avevo 17 anni e mi ero appena iscritto alla Sinistra giovanile, quando il segretario di sezione interruppe la mia sudata versione di greco per dirmi: “C’è il congresso del PDS: voti per D’Alema o per Veltroni?”. Era il 1994: un giovane Bill Clinton era da poco entrato alla Casa bianca, Kohl e Mitterand guidavano la politica europea, Internet era una neonata invenzione che incuriosiva solo qualche appassionato.
Sono passati 14 anni: Gli Stati Uniti hanno fatto in tempo a cambiare tre Presidenti, Kohl si gode in pace la pensione, la vita senza il Web ci sembrerebbe semplicemente impensabile. Quanto a me, ho messo i capelli bianchi e non saprei più distinguere un aoristo mediopassivo da un ferro da stiro.
Forse per questo motivo quando ho sentito che, ancora una volta, nell’anno del Signore 2009, si sarebbe aperta una sfida tra veltroniani e dalemiani per conquistare la segreteria del Pd ho avuto un mancamento. La massima gattopardesca può essere dunque rinnovata: i nomi dei partiti cambiano, per fare in modo che i cognomi dei dirigenti rimangano gli stessi.
Poi però ho capito che si può fare qualcosa. Anzi, ho capito che si deve fare qualcosa. E ho deciso di sostenere la candidatura di Ignazio Marino.
Qualcuno accusa Ignazio Marino di parlare solo di laicità: non è così, ma confesso che se anche fosse, sentire qualcuno che di questi tempi combatte per l’autodeterminazione dell’individuo e l’uguaglianza dei diritti è un piacere che disperavo di provare.
Ignazio Marino parla anche di meritocrazia e può farlo oltrepassando oltre ogni finta retorica, perché sa quanta fatica costi conquistarsi un ruolo di eccellenza nella propria professione, sudando sui libri e trovando il coraggio di trascorrere 20 anni all’estero, per tenere alto il nome della scienza italiana nelle più prestigiose università americane.
Parla di nuove generazioni e di precariato e lo fa insieme ad una squadra di giovani determinati che non si accontentano di un ruolo da mascotte, ma vogliono ridare voce ad una generazione costretta a sostenere in silenzio tutto il peso della crisi del nostro sistema di produzione e di consumo.
Ha il coraggio di dire, a costo di risultare impopolare, che in fatto di immigrazione e di respingimenti in mare le regole vanno rispettate, ma che la prima regola in un Paese civile è il rispetto profondo della persona umana, quale che sia il colore della sua pelle e il grado della sua disperazione.
Da uomo di scienza, conosce il valore degli studi di ricercatori come Carlo Rubbia sulle energie rinnovabili e sa che il ritorno al nucleare voluto dall’attuale Governo è una scelta miope che va contrastata con nettezza.
Se Silvio Berlusconi (parafrasando Gobetti) rappresenta l’autobiografia di una parte della nazione, Ignazio Marino, con il suo rigore, la sua etica, il suo temperamento riservato e deciso, rappresenta plasticamente l’altra parte dell’Italia, che oggi si sente quasi soffocare in un Paese che stenta a riconoscere.
Per questo è necessario fare un gesto di libertà e responsabilità, recandosi entro l’21 luglio nel circolo più vicino alla propria residenza per ritirare la tessera del PD.
Così sarà possibile partecipare al Congresso e consentire, con il proprio voto, ad Ignazio Marino di partecipare alle primarie. Dobbiamo essere in tanti per ottenere il cambiamento. Contiamoci per contare, diamoci una chance e sosteniamo una candidatura coraggiosa.
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Debora Serracchiani ha sciolto le riserve, appoggiando quello stesso Franceschini sulla cui gestione fu assai critica nell suo primo intervento pubblico.
Comprendo il suo timore, anche se una sua candidatura (al di là delle possibilità di vittoria) avrebbe smosso positivamente le acque. Capisco assai meno l’endorsement per Franceschini e le critiche troppo velenose a Bersani. Il titolo del suo prossimo instant book (“Il coraggio che manca”) offre solo un pizzico di involontario sarcasmo a questa storia.
Qualcuno saprà interpretare la voglia di cambiamento, di chiarezza e di rigore che migliaia di simpatizzanti e militanti avrebbero riversato sulla Serracchiani?
Ignazio Marino, forte dei consensi derivanti dal suo bell’intervento al Lingotto, ci sta seriamente pensando, stando a quanto riferisce la sua pagina facebook.
Ritengo che sarebbe un ottimo candidato, capace di rappresentare “plasticamente” la parte migliore del Paese: speriamo che al dottor Marino non manchi il coraggio, di cui davvero abbiamo molto bisogno…
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O ticket Serracchiani-Marino…
Nell’un caso o nell’altro, insieme sarebbero capaci di sbancare le primarie del PD.
E di rappresentare la parte migliore dell’Italia, stanca della mediocrità berlusconiana.
Che dite, è solo un sogno?
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A volte basta poco per essere convincenti. Basta essere razionali e coerenti, appassionati senza troppa retorica e convinti delle proprie idee e delle proprie emozioni. Basta avere il coraggio di dire che chi non crede nell’uguaglianza dei diritti se ne può anche restare a casa. Basta avere la forza di dire che è una vergogna ricacciare dalle nostre cose navi cariche di disperati, senza avere pietà nemmeno per le giovani ragazze incinte che su quegli stessi barconi finiscono per morire nell’indifferenza generale.
Basta avere la voglia di ricordare che un partito di sinistra non può non farsi carico della vita infame a cui costringiamo migliaia di lavoratori precari (non solo giovani) e che insieme alla questione settentrionale bisognerebbe ricordarsi che un Paese civile non può obbligare migliaia di persone ogni anno ad attraversare la penisola verso nord per avere un’assistenza sanitaria decente.
Il futuro del PD non può prescindere da persone come Ignazio Marino, che rappresentano con grande dignità (parola assai rara in questi tempi cupi) la parte migliore dell’Italia.
Speriamo che il Congresso sia l’occasione per far emergere le migliori intelligenze che può vantare il PD: perché l’intelligenza tout court – non solo quella politica – dovrebbe tornare ad essere considerata un valore.
Sono convinto che un ticket con la Serracchiani darebbe davvero al PD la possibilità di rappresentare la parte migliore del Paese.
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Che danno sugli schermi del Partito Democratico a pochi mesi dal congresso, dopo aver incassato con classe una discreta batosta elettorale (il 26%, del resto, non si può chiamare altrimenti…)?
In cartellone c’è un classico, neanche troppo d’essai. E’ “L’eterna sfida all’OK Corral”, con Massimo D’Alema e Walter Veltroni, avvinghiati in una lotta senza fine, senza quartiere e senza costrutto, che dura ormai da quando avevamo i pantaloni corti. E ancora oggi, bolsi e sdruciti come Mickey Rourke in “The Wrestler”, suonati da un quindicennio di sconfitte, recitano per una platea sempre più stanca la replica ammuffita del loro scontro.
L’unica novità offerta dal copione è che questa volta i due contendenti, non potendo metterci la faccia appesantita dalle troppe disfatte, si apprestano ad una lotta per interposta persona. Ed ecco profilarsi lo scontro a dire il vero poco titanico (salvo legare l’aggettivo all’idea di una nave che affonda) tra Franceschini “Monsignore ma non troppo” e l’ex trinariciuto Bersani, con la possibilità di un terzo incomodo, che molti scommettono essere Chiamparino “terzo uomo”, pronto a portare sul campo di battaglia niente poco di meno che la questione settentrionale (massì, copiamo un altro slogan alla Lega, che porta fortuna!).
Cresce lo sgomento al botteghino, fredda la critica, semplicemente raggelato il pubblico. E allora c’è rimasto qualcosa o qualcuno in cui sperare? Si dà il caso che la storia si diverta a scegliere in modo beffardo i suoi protagonisti (sarà per questo, come si sa, che la storia dà i brividi…).
E un giorno abbiamo visto una giovanile signora con meno di quarant’anni (qualcuno direbbe una “giovane”), alzarsi in piedi in un dibattito e dire: “La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” A seguire: 92 minuti di applausi, un impazzimento generale nella rete, un gruppo di fan su Facebook da far concorrenza ad Obama e un’elezione a suon di preferenze al Parlamento europeo. 
Debora Serracchiani segretaria del PD: ecco un film che varrebbe la pena di vedere. Il plot è classico ma avvincente, con la giovane e preparata avvocatessa che, in nome di una generazione tenuta ai margini del potere in ogni campo, sfida la gerontocrazia e, spinta dall’entusiasmo di migliaia di coetanei che si contagiano sul web, vince le primarie del Partito Democratico. Lo so che somiglia molto ad un recente successo hollywoodiano (“Indovina chi va alla Casa Bianca?”), ma se ha funzionato in America, perché non dovrebbe funzionare qui?
Insomma, per rispondere alle sollecitazioni di Roberto e di altri amici: perché non proviamo a ripartire da Debora? Che ne pensate?

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Può sembrare incredibile. Siamo nel bel mezzo di una crisi globale che ha messo seriamente in discussione i dogmi del neo liberismo rampante e del capitalismo iper-finanziarizzato. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente schiettamente, apertamente e magnificamente “di sinistra”, che fa della rivoluzione verde, del pacifismo e della difesa della mddle class i suoi punti di riferiento. Nonostante questo la vecchia sinistra della vecchia Europa arretra quasi dappertutto.
Come spesso accade nel bel mezzo della crisi molti elettori cercano ricette di destra, di più corto respiro, certamente meno complesse e forse per questo più rassicuranti. Va notato, però, che la sinistra meno tradizionale (da Cohn Bendit in Francia ai Verdi tedeschi) aumenta nettamente i propri consensi, raccogliendo con nettezza le sfide dell’ecologia, della nuova politica energetica, della vivibilità dei centri urbani, dei diritti individuali e dell’integrazione dei migranti.
Sarebbe dunque sbagliato porsi in una prospettiva “geometrica” e chiedersi se la sinistra europea debba andare più al centro o più a sinistra. Sarebbe invece utile studiare davvero il “caso Obama”, per capire come il fronte progresista può raccogliere davvero le sfide della modernità, senza tentennamenti, lanciando messaggi chiari e innovativi, rompendo con le tradizioni più arcaiche della sinistra continentale, ma avendo il coraggio di lanciare messaggi chiari, comprensibili e non paludati.
Soprattutto bisognerrebbe smetterla di inseguire eternamente la destra, facendosi portare sul suo terreno di battaglia. Bisogna invece trovare messaggi forti da contrapporre: alla paura dello straniero dobbiamo contrapporre la bellezza di una multiculturalità ordinata, al bellicismo destrorso il coraggio del dialogo internazionale, alle smanie nucleariste di ritorno le opportunità della rivoluzione verde, ad un’etica conservatrice e retriva una laicità rispettosa delle diversità di ciascuno.
E’ ovvio: per rinnovarsi occorrono donne e uomini nuovi. A chi ha gestito la sinistra europea (e italiana) negli ultimi anni, va chiesto con nettezza un ultimo atto di coraggio: farsi da parte.
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PORETTI (PD). Signor Presidente, colgo l’occasione per chiederle formalmente di rivedere la decisione in merito all’improponibilità dell’emendamento 7.104, che potrebbe anche essere collocato in un altro luogo. Nell’ottica di avere una legge chiara, vorrei chiedere all’Aula di esprimersi e di votare a favore dell’emendamento 7.104, che prevede che il medico può disattendere le dichiarazioni anticipate, dopo aver sentito però non solo il fiduciario, ma anche il Santo Pontefice.
PRESIDENTE. Senatrice Poretti, l’emendamento 7.104 è improponibile perché si riferisce ad un Capo di Stato straniero.
PORETTI (PD). Non credo davvero che si possa parlare di un Capo di Stato estero, perché è il capo, evidentemente, di questo Parlamento! (Proteste dal Gruppo PdL).
VOCI DAL GRUPPO PdL. Vergogna!
PORETTI (PD). Se preferite, proponiamo Bagnasco! (Proteste dal Gruppo PdL).
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“Nano nano!”
“Che fa? Offende?”
“Ma no, Nano nano è il saluto del marziano. Ti ricordi di me? “
“Sì, quel maledetto alieno scocciatore che è venuto ad assistere all’Assemblea provinciale del PD del 25 Novembre del 2007. Mbè, ora che vuoi?”
“Vorrei sapere le novità del Nuovo partito nuovo che state costruendo! Vi ho lasciati pieni di speranze e di entusiasmo. E ora come va?’”
“Domanda di riserva?”
“Dimmi almeno come sta il vostro leader. Lo ricordo osannato dalle genti, affiancato da tutti i maggiorenti del partito che gli giuravano fedeltà. Sembravano i cavalieri della tavola rotonda”.
“Che per poco non si portano via pure le sedie…”
“Eppure c’erano grandi speranze”
“Franceschini. Questo di tanta speme oggi ci resta”.
“Non capisco, ma almeno il sistema politico si è normalizzato? Il numero dei partiti è diminuito?”.
“Almeno quell’obiettivo è stato raggiunto: ci sono meno partiti. Solo che se continuiamo così, ne resterà solo uno”.
“Ma nel nostro pianeta quella si chiama dittatura. Ricordo i tempi di Globolus V, dittatore brachimorfo dalle grandi antenne, che pretendeva di governare il Pianeta asservendo l’Assemblea planetaria ai propri voleri, ponendosi al di sopra delle leggi, reclamando per sè l’immunità e svuotando il diritto di sciopero.”
“Marziano, ce l’hai il permesso di soggiorno intergalattico? Guarda che chiamo le ronde!”
“Dimmi almeno come vanno le cose a Terni. Ricordo il vostro congresso provinciale del novembre del 2007: se non ricordo male si pensava di eleggere Roberto Montagnoli segretario provinciale ed definire la candidatura a sindaco di Leo Di Girolamo. Un giovane in gamba e un candidato onesto e capace. Poi qualcosa andò storto e una parte del gruppo dirigente del partito impedì questa soluzione…”
“Ricordi bene, antennuto seccatore. Per quasi un anno e mezzo ne sono seguiti mugugni, lotte, scontri, articoli sui giornali, dichiarazioni al vetriolo. Ma alla fine il nostro arguto gruppo dirigente ci ha tirato fuori dalle secche e proprio ora si è tenuto un nuovo congresso provinciale.”
“E quindi?”
“Quindi abbiamo eletto Roberto Montagnoli segretario ed abbiamo stabilito che Leo Di Girolamo sarà candidato a sindaco”.
“Vuoi dire che il gruppo dirigente ha passato quasi un anno e mezzo a litigare per ottenere il risultato che inizialmente voleva scongiurare? Non capisco…”
“Marziano basta! Non puoi andare a scocciare qualcun altro? Perché non vai dai sostenitori di Di Bartolo, Venturi o Baldassarre?”
“Chi sono costoro? Controllo nella mia guida alla scienza politica intergalattica: un ex assessore regionale, un ex segretario di partito e un ex consigliere comunale. Tutti provenienti dal Pci. Tutti candidati a sindaco…. Ho capito! Sono queste le famose primarie!!!!”
“Marziano, a pensarci bene… Mica hai un posto libero sull’astronave?”
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