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D’accordo è luglio, lo so. So anche che il 90% di noi sarà in vacanza. Ma vorrei segnalare a tutti quelli (come me) che resteranno in Umbria un seminario di due giorni molto interessante sui temi dell’Europa, dell’Italia e dell’Umbria e, naturalmente, del Partito Democratico.

E’ promosso e organizzato da Catiuscia Marini, neo-deputata al Parlamento Europeo e vedrà importanti ospiti alternarsi nelle diverse sessioni. Alcuni di loro, fra l’altro sono grandi amici di puntodemocratico.

Appena riesco inserisco il file pdf con il programma dettagliato. Intanto vi dico che nella prima giornata di giovedì 24 luglio saranno ospiti di Catiuscia Marini Goffredo Bettini, il prof. Francesco Clementi e il prof. Fabio Raspadori (dalle 16.30 in poi).

Nella mattinata di venerdì 25 ci saranno invece Gianluca Rossi, Maria Rita Lorenzetti, gli imprenditori Marco Caprai e Davide Gilo, e nella seconda sessione Vladimiro Boccali, Gianni Cuperlo, Antonio Panzeri e Marina Sereni.

Si svolge tutto  al Relais Borgo Brufa di Torgiano (Pg). per ogni ulteriore informazione e per le adesioni contattatemi a questo indirizzo email: galteri@libero.it

Qui trovate un’intervista all’on. Catiuscia Marini

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Ho chiesto a un mio amico calabrese (dirigente di un partito de l’Ulivo) come stanno andando i preparativi per le elezioni del 14 ottobre dalle sue parti.

Mi ha scritto che:

“La situazione del PD è molto difficile.

Sta nascendo male perchè non è stata data la possibilità concreta di far partecipare a queste primarie persone nuove.

Le liste e le candidature sono state “controllate” dai dirigenti dei due partiti, mentre quelle di Letta e Bindi dalle loro correnti.

L’impossibilità di apparentare liste “non autorizzate” rende impossibile il rinnovamento.

Ci ritroveremo l’80% di eletti alle costituenti i vecchi volti dei nostri partiti.Poi per non parlare delle costituenti regionali.

Una cosa vergognosa sia per le modalità di scelta dei candidati a segretario regionale sia per le candidature.

In ogni caso andrò a votare per Veltroni, sperando che dopo questa fase lui riuscirà ad imprimere una svolta vera.

Purtroppo hanno inserito in lista dirigenti che non hanno prodotto se non guai ed hanno usato il potere del partito per finalità personali.

Hanno inserito proprio i primi che avrebbero dovuto cacciare a calci nel sedere.

Spero di essermi spiegato.”

 Allora gli ho risposto che si era spiegato talmente bene da descrivere  puntualmente quello che è successo da noi altri.

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Lo sapevate?

Il Partito Democratico si farà anche in Umbria. Nonostante il dibattito sui giornali e nelle sedi e segreterie di partito sia più da cartello elettorale o, ad essere generosi, da federazione fra due partiti che si guardano in cagnesco, anche i calendari umbri segneranno un 14 di Ottobre.
Una data in cui si spera migliaia di persone eleggeranno il segretario regionale. Del Partito Democratico e non dei Ds prestato al PD o della Margherita prestato al PD.
Magari donna, perchè no. Magari giovane, perchè no. Ma del Partito Democratico.
Chissà che qualche dirigente umbro non passi di qui e se ne ricordi.

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Facciamo finta che alle prossime elezioni politiche si debba andare a votare con una nuova legge elettorale, quella che uscirebbe se vincesse il si al referendum (nell’ipotesi, ovviamente, che ce la faccia a raggiungere le 500.000 firme necessarie). Una legge che anziché attribuire il premio di maggioranza alla coalizione di liste con più voti, lo attribuisca alla lista elettorale che abbia ottenuto più voti (quesito 1 e quesito 2).

Si dice che sarebbe favorita l’aggregazione, la tendenza al bipartitismo e finirebbe drasticamente frammentazione.

Illustri costituzionalisti ne sono convinti. Io che non sono né illustre né costituzionalista non ne sono convinto, ecco perché.

Trovo che la differenza fra l’attuale situazione e quella auspicata dai referendari sia meramente nominalistica. Banalizzando sembra una legge diversa ma un sistema identico. E’ vero non troveremmo sulla scheda una miriade di partiti e partitini ma solo due simboli (io non credo come Panebianco che sarebbero di più).

Questi simboli sarebbero quelli dell’Unione (o chissà quale altro nome) e quello della Casa delle Libertà (sull’immutabilità della quale invece non ho dubbi). All’interno dei listoni troveremmo candidati che si rifarebbero a diversi partiti, più o meno organizzati territorialmente, in competizione in sede di formalizzazione delle candidature per il posto nella lista bloccata e pronti a formare gruppi parlamentari e a dare vita ad una frammentazione analoga a quella attuale all’indomani dell’insediamento delle nuove Camere. Tutto all’interno di una stessa lista o cartello elettorale o calderone elettorale (chiamiamolo come ci pare).

Sarebbe un grave colpo per il Partito Democratico. Non potrebbe presentarsi con il proprio nome, con il proprio simbolo, con il proprio progetto. O meglio potrebbe farlo, molto coraggiosamente, ma con il rischio che dall’altro lato della barricata basterebbe l’unità degli avversari per essere spazzati via.

E trovo debole l’argomento di chi sostiene che è solo un modo per mettere la pistola alla tempia di chi auspica una migliore legge elettorale ma non si adopera abbastanza per farla. Non si fanno battaglie a metà.

Sul terzo quesito invece non ho dubbi. La prassi di candidarsi in più di un collegio è schifosa. Gli ultimi avvenimenti ne sono una prova.

Per questo io non sostengo i primi due quesiti e non li firmo, mentre sostengo il terzo e l’ho firmato. Si tratta di chiarezza.

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