Archivio per la Categoria “Discussioni”
Ho apprezzato il discorso di Marino. Che stimo come persona.
La Serracchiani non mi ha mai convinto fino in fondo. Le sue parole di comune buon senso (almeno le prime, che tanti di noi avrebbero voluto dire in un simile palcoscenico) denotano però tutto l’impasse nuovistico che tiene in stallo il PD da quello sciagurato ottobre.
Avverto il bisogno di un partito organizzato. Nè nuovo nè vecchio. UN PARTITO.
Di luoghi di discussione e confronto reali, dove si vota e si decide.
Il ”ragazzo” su cui punto è solido. Si chiama Pierluigi.
Repubblica
Sole 24 Ore
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Debora Serracchiani ha sciolto le riserve, appoggiando quello stesso Franceschini sulla cui gestione fu assai critica nell suo primo intervento pubblico.
Comprendo il suo timore, anche se una sua candidatura (al di là delle possibilità di vittoria) avrebbe smosso positivamente le acque. Capisco assai meno l’endorsement per Franceschini e le critiche troppo velenose a Bersani. Il titolo del suo prossimo instant book (“Il coraggio che manca”) offre solo un pizzico di involontario sarcasmo a questa storia.
Qualcuno saprà interpretare la voglia di cambiamento, di chiarezza e di rigore che migliaia di simpatizzanti e militanti avrebbero riversato sulla Serracchiani?
Ignazio Marino, forte dei consensi derivanti dal suo bell’intervento al Lingotto, ci sta seriamente pensando, stando a quanto riferisce la sua pagina facebook.
Ritengo che sarebbe un ottimo candidato, capace di rappresentare “plasticamente” la parte migliore del Paese: speriamo che al dottor Marino non manchi il coraggio, di cui davvero abbiamo molto bisogno…
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O ticket Serracchiani-Marino…
Nell’un caso o nell’altro, insieme sarebbero capaci di sbancare le primarie del PD.
E di rappresentare la parte migliore dell’Italia, stanca della mediocrità berlusconiana.
Che dite, è solo un sogno?
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A volte basta poco per essere convincenti. Basta essere razionali e coerenti, appassionati senza troppa retorica e convinti delle proprie idee e delle proprie emozioni. Basta avere il coraggio di dire che chi non crede nell’uguaglianza dei diritti se ne può anche restare a casa. Basta avere la forza di dire che è una vergogna ricacciare dalle nostre cose navi cariche di disperati, senza avere pietà nemmeno per le giovani ragazze incinte che su quegli stessi barconi finiscono per morire nell’indifferenza generale.
Basta avere la voglia di ricordare che un partito di sinistra non può non farsi carico della vita infame a cui costringiamo migliaia di lavoratori precari (non solo giovani) e che insieme alla questione settentrionale bisognerebbe ricordarsi che un Paese civile non può obbligare migliaia di persone ogni anno ad attraversare la penisola verso nord per avere un’assistenza sanitaria decente.
Il futuro del PD non può prescindere da persone come Ignazio Marino, che rappresentano con grande dignità (parola assai rara in questi tempi cupi) la parte migliore dell’Italia.
Speriamo che il Congresso sia l’occasione per far emergere le migliori intelligenze che può vantare il PD: perché l’intelligenza tout court – non solo quella politica – dovrebbe tornare ad essere considerata un valore.
Sono convinto che un ticket con la Serracchiani darebbe davvero al PD la possibilità di rappresentare la parte migliore del Paese.
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La Direzione Nazionale del Partito Democratico ha approvato il regolamento che stabilisce tempi e modi c on i quali il Partito Democratico arriverà all’elezione del nuovo segretario del Partito Democratico con la Convenzione Nazionale dell’11 ottobre e le primarie che si terranno il 25
…lo commentiamo insieme?
Vai al Regolamento
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Che danno sugli schermi del Partito Democratico a pochi mesi dal congresso, dopo aver incassato con classe una discreta batosta elettorale (il 26%, del resto, non si può chiamare altrimenti…)?
In cartellone c’è un classico, neanche troppo d’essai. E’ “L’eterna sfida all’OK Corral”, con Massimo D’Alema e Walter Veltroni, avvinghiati in una lotta senza fine, senza quartiere e senza costrutto, che dura ormai da quando avevamo i pantaloni corti. E ancora oggi, bolsi e sdruciti come Mickey Rourke in “The Wrestler”, suonati da un quindicennio di sconfitte, recitano per una platea sempre più stanca la replica ammuffita del loro scontro.
L’unica novità offerta dal copione è che questa volta i due contendenti, non potendo metterci la faccia appesantita dalle troppe disfatte, si apprestano ad una lotta per interposta persona. Ed ecco profilarsi lo scontro a dire il vero poco titanico (salvo legare l’aggettivo all’idea di una nave che affonda) tra Franceschini “Monsignore ma non troppo” e l’ex trinariciuto Bersani, con la possibilità di un terzo incomodo, che molti scommettono essere Chiamparino “terzo uomo”, pronto a portare sul campo di battaglia niente poco di meno che la questione settentrionale (massì, copiamo un altro slogan alla Lega, che porta fortuna!).
Cresce lo sgomento al botteghino, fredda la critica, semplicemente raggelato il pubblico. E allora c’è rimasto qualcosa o qualcuno in cui sperare? Si dà il caso che la storia si diverta a scegliere in modo beffardo i suoi protagonisti (sarà per questo, come si sa, che la storia dà i brividi…).
E un giorno abbiamo visto una giovanile signora con meno di quarant’anni (qualcuno direbbe una “giovane”), alzarsi in piedi in un dibattito e dire: “La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!” A seguire: 92 minuti di applausi, un impazzimento generale nella rete, un gruppo di fan su Facebook da far concorrenza ad Obama e un’elezione a suon di preferenze al Parlamento europeo. 
Debora Serracchiani segretaria del PD: ecco un film che varrebbe la pena di vedere. Il plot è classico ma avvincente, con la giovane e preparata avvocatessa che, in nome di una generazione tenuta ai margini del potere in ogni campo, sfida la gerontocrazia e, spinta dall’entusiasmo di migliaia di coetanei che si contagiano sul web, vince le primarie del Partito Democratico. Lo so che somiglia molto ad un recente successo hollywoodiano (“Indovina chi va alla Casa Bianca?”), ma se ha funzionato in America, perché non dovrebbe funzionare qui?
Insomma, per rispondere alle sollecitazioni di Roberto e di altri amici: perché non proviamo a ripartire da Debora? Che ne pensate?

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Può sembrare incredibile. Siamo nel bel mezzo di una crisi globale che ha messo seriamente in discussione i dogmi del neo liberismo rampante e del capitalismo iper-finanziarizzato. Gli Stati Uniti hanno eletto un Presidente schiettamente, apertamente e magnificamente “di sinistra”, che fa della rivoluzione verde, del pacifismo e della difesa della mddle class i suoi punti di riferiento. Nonostante questo la vecchia sinistra della vecchia Europa arretra quasi dappertutto.
Come spesso accade nel bel mezzo della crisi molti elettori cercano ricette di destra, di più corto respiro, certamente meno complesse e forse per questo più rassicuranti. Va notato, però, che la sinistra meno tradizionale (da Cohn Bendit in Francia ai Verdi tedeschi) aumenta nettamente i propri consensi, raccogliendo con nettezza le sfide dell’ecologia, della nuova politica energetica, della vivibilità dei centri urbani, dei diritti individuali e dell’integrazione dei migranti.
Sarebbe dunque sbagliato porsi in una prospettiva “geometrica” e chiedersi se la sinistra europea debba andare più al centro o più a sinistra. Sarebbe invece utile studiare davvero il “caso Obama”, per capire come il fronte progresista può raccogliere davvero le sfide della modernità, senza tentennamenti, lanciando messaggi chiari e innovativi, rompendo con le tradizioni più arcaiche della sinistra continentale, ma avendo il coraggio di lanciare messaggi chiari, comprensibili e non paludati.
Soprattutto bisognerrebbe smetterla di inseguire eternamente la destra, facendosi portare sul suo terreno di battaglia. Bisogna invece trovare messaggi forti da contrapporre: alla paura dello straniero dobbiamo contrapporre la bellezza di una multiculturalità ordinata, al bellicismo destrorso il coraggio del dialogo internazionale, alle smanie nucleariste di ritorno le opportunità della rivoluzione verde, ad un’etica conservatrice e retriva una laicità rispettosa delle diversità di ciascuno.
E’ ovvio: per rinnovarsi occorrono donne e uomini nuovi. A chi ha gestito la sinistra europea (e italiana) negli ultimi anni, va chiesto con nettezza un ultimo atto di coraggio: farsi da parte.
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Eccoci in vista delle elezioni europee, ma come ci stiamo arrivando?
Tanto per cominciare l’attenzione dell’opinione pubblica, dei media, e della politica e’ tutta concentrata sui fatti privati del Presidente del Consiglio. Prima di iniziare a scrivere questo articolo ho fatto un giro sul sito del Partito Democratico, mi sono trovato di fronte alla hot news: Apicella in missione? (Vedi immagine)

Vista la situazione economica senza precedenti in cui ci troviamo, possibile che non si trovi prioritario discutere dell’Europa che vogliamo?
Inoltre, non si può certo dire che l’Unione europea goda di ottima salute, gli stop alla ratifica della costituzione e del Trattato di Lisbona hanno segnato un seria battuta d’arresto al processo di rafforzamento politico dell’Unione. Inoltre sembra che gli elettori dei paesi dell’Est non abbiano intenzione di correre alle urne, si stima un’affluenza media del 30%, anche se gran parte delle popolazioni si ritiene soddisfatta della presenza nell’Unione europea.
Questo e’ uno dei primi successi dell’Unione: che cosa sarebbe successo ai paesi dell’Est se si fossero trovati ad affrontare questa crisi fuori dall’Unione europea, costretti tra l’Occidente e l’”influente” Russia?
Per quanto ci riguarda, come avremmo potuto reggere la globalizzazione dei mercati e la successiva crisi con la vecchia Lira?
Grazie all’Unione europea possiamo affrontare una crisi come questa con una base economica forte, e senza il pericolo di instabilità politiche continentali. Scontato? non tanto visto che dopo la crisi del 1929 si arrivo’ alla Seconda Guerra Mondiale.
Se vogliamo andare a rappresentare l’Italia in Europa da europesiti credo che questi siano fatti da ripetere fino allo sfinimento! Non sono conquiste per niente scontate e vanno continuamente consolidate!
Se poi volessimo proporre anche qualcosa, ho trovato un interessante spunto leggendo una dichiarazione di Romano Prodi sugli Eurobond:
“… Li avevo proposti sul Financial Times parecchio tempo fa. Son d’accordo perché gli eurobond sono uno strumento come un altro, ma hanno un particolare: danno l’idea agli speculatori che se tenteranno di attaccare uno dei paesi, tutta l’Europa risponderà. E questo politicamente è un’altra cosa”. Oltre a fermare la speculazione, gli Eurobond come potrebbero essere investiti? Romano Prodi: “Si è parlato di alcuni grandi progetti europei, come l’economia verde. Se si indirizza il ricavato degli Eurobond in questa direzione…”.
Quindi usare uno strumento finanziario stabile e sicuro, per far ripartire l’economia continentale e dare una svolta decisiva verso un futuro piu’ eco-sostenibile. Mi sembra un interessante punto di discussione.
Abbiamo un cosi’ grande strumento politico… ma i nostri politici appaiono cosi’ piccoli.
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Era un po’ di tempo che cercavo informazioni sul debito pubblico italiano, e in particolare un bel grafico che mi sbattesse in faccia l’andamento del debito pubblico negli anni ottanta e novanta.

Sono soddisfazioni constatare che il debito pubblico passi dal 60% del 1980, nella media europea, al 120 % del 1992. E’ evidente che gli incrementi più’ sostenuti sono avvenuti durante i governi Craxi, 85-87, e con la liberalizzazione dei mercati valutari del ’92. Ed e’ cosi’ che arriviamo alla situazione attuale:
Ma che cosa e’ veramente successo? Quali sono state le cause principali? Leggendo questo interessante articolo sembrano emergere due fatti rilevanti:
- La spesa pubblica italiana dagli ottanta ad oggi risulta allineata alla media europea
 Spesa primaria al netto degli interessi
- Le entrate fiscali erano decisamente sotto la media europea
 Entrate in percentuale sul PIL
Cito dall‘articolo:
Settembre 1985. La pressione fiscale in Italia alla fine dell’anno sarà del 34.6% del PIL contro il 41% della media europea e addirittura il 45% della Francia. Alla festa nazionale dell’Unità, il ministro del Tesoro Giovanni Goria, parlando del piano per contenere il disavanzo, sbotta: “Ho rispetto per chi pensa di continuare a spendere come oggi aumentando le entrate[...]. Però non ci credo, non sono d’accordo. Piano piano avremmo uno Stato che tutto prende e poi tutto spende, uno stato di socialismo reale senza avvertire gli italiani che il socialismo è arrivato”
Ne emerge un dato politico interessantissimo. Sin dagli anni ’80 i nostri politici hanno iniziato a dare la colpa del debito pubblico alla spesa sociale. E quindi sono arrivate efficienti politiche di tagli che colpivano in particolare le fasce sociali più deboli
finanziaria 1985 : tagli delle fasce sociali di Enel e SIP, aumenti dei ticket su farmaci e prestazioni sanitarie compresi fra il 15 e il 25%, aumento delle tasse universitarie e scolastiche (moltiplicate per 13!), riduzioni degli assegni familiari per il primo figlio, innalzamento dei contributi sanitari e previdenziali pagati dai cassintegrati.
che poi, condite in salsa prima repubblica:
… Di fronte a una tale potenza di fuoco, la corrente sociale della maggioranza non poteva che rifugiarsi nell’unico strumento che avrebbe permesso di correggere il testo di legge: il voto segreto. Il fenomeno dei cosiddetti franchi tiratori, oltre a distruggere l’immagine della spesa pubblica dirottandola impunemente verso scopi elettorali di partito, permetteva di abrogare gli articoli contenenti i tagli utilizzando i voti dell’opposizione, ma evitando quella scomoda immagine per un democristiano che costituiva un voto in Parlamento con il Partito Comunista. Il risultato fu eloquente: l’iter di approvazione della finanziaria 1986 durò cinque mesi, per un totale di circa 600 votazioni, quattro voti di fiducia, una ventina di sconfitte della maggioranza… e un disavanzo programmato di 110 mila miliardi di lire da finanziare con titoli del debito pubblico.
Credo sia fondamentale tenere in considerazione tutto questo per interpretare le politiche economiche di oggi.
… to be continued…
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Chissà che cosa avrà regalato Berlusconi alla fresca diciottenne Noemi, di certo lui si e’ fatto un bel regalone: le frequenze del digitale terrestre.
20 giorni fa Corrado Calabrò, presidente della Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha emesso un comunicato stampa dove viene stabilito come verranno assegnate le 21 reti nazionali in tecnica DVB-T.
La delibera sul dividendo digitale prevede che quattro canali siano dati a Rai, quattro a Mediaset, tre a Telecom Italia, due a ReteA e uno a Europa TV. Quanto ai restanti cinque canali, alcuni dettagli portano a pensare che a Rai e Mediaset sarà assegnato un ulteriore canale a testa. Restano quindi solo tre canali su cui sarà effettuato un beauty contest limitato a operatori televisivi.
Questo significa che le frequenze, che faranno la fortuna delle televisioni del fututo, saranno assegnate senza che lo stato chieda un soldo! Vi ricordate i soldi che vennero incassati dalla stato grazie alla vendita delle frequenze (sola) dell’UMTS?
Perché’ lo stato non mette all’asta le ben più’ appetibili frequenze del digitale terrestre? se non altro per recuperare i soldi spesi nelle ultime finanziarie del precedente governo Berlusconi per il bonus per l’acquisto del decoder.
Nel resto d’Europa i governi stanno mettendo all’asta le frequenze, e per aumentare la competizione invitano a partecipare anche gli operatori di telefonia mobile e i provider internet.
In un periodo dove lo stato e’ alla disperata ricerca di soldi, si regalano le licenze ai più’ grandi veicolatori di pubblicità!
Ecco una bella pagina di economia berlusconiana.
Per approfondimenti:
Autorità per le garanzie nelle comunicazioni COMUNICATO STAMPA
SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE di Tommaso Valletti
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