Archivio per la Categoria “Segnalazioni”
Nel segnalare un’iniziativa interessante apparsa su facebook relativa “all’8 per mille” (Scriviamo al Parlamento per destinare l’8 per mille alle famiglie indigenti) colgo l’occasione per ricordare a tutti cosa sia e come funzioni:
Come otto per mille viene definito il meccanismo con cui lo Stato italiano ripartisce in base alle scelte dei contribuenti l’8‰ dell’intero gettito fiscale IRPEF fra lo Stato e diverse confessioni religiose, per scopi definiti dalla legge.
Va notato che la scelta espressa con la firma non determina direttamente la destinazione della propria quota di gettito fiscale, ma quella di una quota media uguale per tutti i cittadini. Lo Stato calcola l’importo totale delle entrate dovute all’IRPEF e da questo importo totale scorpora l’otto per mille; poi calcola il numero totale di firme e le percentuali di queste firme attribuite ai vari enti; infine ripartisce l’otto per mille tra gli enti in base alle percentuali delle firme espresse. In questo modo le firme di tutti i contribuenti hanno lo stesso peso, indipendentemente dal loro reddito.
Anche l’otto per mille dell’IRPEF di chi non firma viene comunque redistribuito tra cinque dei sette enti contendenti (vedi più avanti), secondo le percentuali calcolate in base a chi ha espresso una scelta.
Il funzionamento, quindi, è simile a quello di un referendum sulla destinazione del gettito complessivo sia per quanto riguarda i voti espressi (parità di efficacia di tutti i voti qualunque sia il censo del contribuente) che per i voti inespressi (inefficacia dell’astensione).
L’aspetto più controverso dell’8 per mille è la ripartizione delle scelte inespresse. Tale ripartizione è attualmente effettuata secondo un criterio proporzionale rispetto alle scelte espresse. Questo criterio, che secondo le principali critiche violerebbe di fatto il principio di equo sostegno alle confessioni religiose su cui avrebbe dovuto basarsi il sistema dell’otto per mille, fu definito già nel 1984 “una mostruosità giuridica” dallo storico Piero Bellini in un suo articolo per Il Sole 24 Ore, e criticato da diverse personalità del mondo laico e dello stesso mondo cattolico, compreso l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.
Secondo molti critici il sistema si configura dal punto di vista giuridico come una sorta di votazione su una imposta (in cui chi non ha espresso una preferenza non viene considerato). Il fatto che i cittadini non possano esprimersi direttamente su una imposta, infatti, è un fatto ampiamente acquisito nella civiltà giuridica dei paesi occidentali, e anche la nostra Costituzione vieta espressamente referendum in materia tributaria e di bilancio (art. 75). L’analoga iniziativa del Cinque per mille, che ha lo scopo di finanziare la ricerca ed il non profit, prevede che in caso di non espressione di una preferenza il gettito venga incamerato dallo Stato: in questo modo il cittadino può disporre soltanto del 5×1000 calcolato sulla propria IRPEF, e non influenza in alcun modo l’utilizzo del denaro di chi non ha espresso preferenza.
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1084378000612&ref=nf#/group.php?gid=59568161051&ref=nf
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Una novità epocale purtroppo passata inosservata…
CONFERENZA STAMPA
PRESENTAZIONE DEL PRIMO CIRCOLO ON-LINE
AREA LIBERAL PD
Sala Fiume – Palazzo Donini – Regione Umbria
Venerdi 13 marzo 2009
Ore 11:00
Venerdi 13 Marzo alle ore 11, presso la Sala Fiume della Giunta Regionale di Palazzo Donini – Regione Umbria – si terrà una conferenza stampa per la presentazione del primo circolo on-line umbro del Partito Democratico.
Coordina:
Franco Parlavecchio
Responsabile Regionale Area Liberal PD
Intervengono:
Stefano Fancelli
Coordinatore Segreteria Provinciale PD
Maria Pia Bruscolotti
Segretaria Regionale del PD
Gianfranco Passalacqua
Coordinatore Nazionale Sinistra Liberale
Sandro Gozi
Deputato PD
Enzo Bianco
Senatore PD e Presidente Nazionale Liberal
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Fermo restando il sostegno incondizionato agli autori di questa lodevole ma – almeno diciamolo – non originale iniziativa; la leggerezza con la quale ormai vivo le vicende del sedicente Partito Democratico soprattutto a livello locale e facendomi forte dell’assenza di qualsiasi cointeressenza di carattere economico, lavorativo, edilizio, lobbistico, pseudoclericale ed erotico-sentimentale nell’ardua prova di riconoscermi in questa malandata area politico culturale, mi impongo il divieto di farmi ulteriori domande e “mi fermo di nascosto a vedere l’effetto che fa”.
Cordiali saluti alla signora coordinatrice regionale.
A proposito di citazioni Jannacciane: qualcuno sa se ieri sera allo zoo provinciale qualcuno abbia gridato “aiuto, aiuto è scappato il leone primarino”?
Così, tanto per sapere…
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Dai blog di Pippo Civati e Luca Sofri
Nell’imminenza delle elezioni europee riteniamo importantissimo che la scelta delle candidature del Partito Democratico avvenga sulla base di criteri nuovi che privilegino la costruzione di una classe politica motivata e le competenze internazionali e aggiornate dei candidati rispetto ai longevi curriculum istituzionali di rappresentanti già carichi di responsabilità.
Le ragioni sono molte ed essenziali per la crescita del PD, dell’Italia e della sua rappresentanza europea.
- Il Parlamento Europeo ha bisogno di persone attente alla modernità e ai cambiamenti internazionali, per le quali il futuro e non il passato sia un elemento decisivo della propria prospettiva politica. E di persone desiderose di impegnarsi e mettersi in gioco piuttosto che di trovare un sereno e confortevole ambito di rappresentanza. E ne hanno bisogno l’Europa, l’Italia e i suoi interessi europei.
- Il centrosinistra italiano possiede molte nuove competenze e disponibilità che non hanno finora trovato spazio nell’esercizio della politica nazionale e per le quali la concretezza dell’attività europea sarebbe il migliore terreno di formazione e valorizzazione.
- Il futuro del PD ha bisogno di una nuova classe dirigente, e la sua crescita politica è da molti anni assente dagli impegni dei partiti di cui è erede. E ne ha bisogno il futuro dell’Italia.
- In tempi di delusione e insoddisfazione per le recenti vicende politiche nazionali non darebbe una buona impressione agli elettori la riproposizione come candidati al Parlamento Europeo di persone che già occupano seggi al parlamento nazionale o incarichi istituzionali di altro tipo, salvo che se ne dimettessero prima. È importante che chiunque si candidi al Parlamento Europeo assuma l’impegno di dedicarsi pienamente ed esclusivamente al suo mandato per l’intera legislatura: chi viene eletto rimanga in Europa.
- Le elezioni europee attraggono per la natura dell’istituzione un voto di opinione e appartenenza, più che un’adesione a politiche definite o personalità specifiche. L’investimento su nomi meno noti e rodati non comporta quindi rischi di comunicazione, anzi andrebbe esattamente verso una richiesta di rinnovamento ormai molto insistente, oltre che legittima.
Avere caro il futuro dell’Europa, come si dice sempre, significa affidarne le istituzioni al futuro stesso, e non zavorrarle del passato. Noi chiediamo che queste indiscutibili ragioni orientino le scelte nella selezione delle candidature, e che guidino il Partito Democratico nella fedeltà al suo progetto.
Giovanni Bachelet, deputato del PD
Francesco Boccia, deputato del PD
Gianrico Carofiglio, senatore del PD
Giuseppe Civati, consigliere regionale del PD
Cristina Comencini, Direzione Nazionale del PD
Paola Concia, deputata del PD
Gianni Cuperlo, deputato del PD
Roberto Giachetti, deputato del PD
Sandro Gozi, deputato del PD
Pierfrancesco Majorino, capogruppo PD Comune di Milano
Teresa Marzocchi, Direzione Nazionale del PD
Matteo Renzi, Presidente della provincia di Firenze, del PD
Luca Sofri, Direzione Nazionale del PD
Salvatore Vassallo, deputato del PD
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Università, innovazione, ricerca: le tre direttrici dello sviluppo. Questo il tema del programma televisivo “Terni Siamo Noi” promosso dall’associazione CittAperta. Al dibattito, coordinato dal giornalista Alberto Tomassi, intervengono Cecilia Cristofori, docente universitario facoltà Scienze Politiche, Andrea Terenzi, ingegnere, ricercatore Centro europeo per le nanotecnologie dei polimeri, sen. Leopoldo Di Girolamo, parlamentare del Partito Democratico. “Terni Siamo Noi” andrà in onda questa sera su Tele Galileo, venerdì 13 marzo, alle ore 22.30 e, in replica, domani alle 15.45 e alle 21.
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 In greed we trust
Negli ultimi tempi sono alla disperata ricerca di qualche parola che mi ispiri un nuovo modello sociale, politico, economico e culturale. Ne ho disperatamente bisogno! Alcune le ho trovate in un articolo di Giorgio Ruffolo pubblicato su La Repubblica del 9 marzo di cui vi riporto la parte finale. Allego l’articolo completo.
…
È la logica della sterminatezza che sta alla base sia dei disastri ambientali che di quelli finanziari. E dovrebbe essere venuto il momento di opporre a questa logica dissennata l´etica dei limiti. Di combattere la vergogna criminale dei paradisi fiscali. Di limitare la «creatività» delle scommesse finanziarie. Di rallentare i movimenti di capitale speculativi. Di reintrodurre politiche dei redditi che proporzionino lavoro e produttività. Di introdurre misure di decenza nella sfrenata corsa delle rendite manageriali. Di osservare proporzioni programmatiche nella dinamica rispettiva dei consumi pubblici e di quelli privati.
Insomma, di realizzare una «moral reentry» dalla follia che ci ha condotto a questo passo. E che non riguarda solo l´economia, ma anche e soprattutto la politica. Vedete: quando dalla sommità della politica, si fa per dire, giunge un messaggio di comprensione dell´evasore fiscale, è lì che si misura il guasto arrecato all´etica del capitalismo. Quando io difendo le ragioni dell´antiberlusconismo non mi curo delle battute sulle donne (ciascuno ha i suoi gusti) ma dell´immoralità politica di quel messaggio (come di tanti altri dello stesso «tenore», nel doppio senso) e dell´insensibilità che insigni maestri di «liberalismo» dimostrano nell´accantonarlo.
Giorgio Ruffolo
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Vi segnalo questo articolo di Irene Tinagli pubblicato su Il Riformista il 17 febbraio scorso dal titolo “Meno iscritti all’università il vero segnale del declino”.
Ai tanti dati di segno negativo di questi ultimi tempi se n’è aggiunto un altro: il calo delle immatricolazioni universitarie. Un dato che forse fa meno notizia di un calo del Mibtel, dell’occupazione o dei prezzi delle case, ma che dà indicazioni molto preoccupanti sulla situazione in cui versa il nostro Paese e soprattutto sulle sue prospettive.
Secondo i dati recentemente diffusi dal ministero dell’Università gli iscritti nell’anno 2008-2009 sono diminuiti del 3,3 per cento rispetto all’anno precedente, il 4,4 per cento in meno rispetto a due anni fa e quasi l’8 per cento rispetto al 2003. Insomma, un trend che va avanti da anni e che si sta rapidamente aggravando.
Al di là dei soliti commenti sul fallimento della riforma del 2001, questo dato ci dice due cose.
Innanzitutto ci mostra che negli ultimi quindici anni mentre l’economia globale è diventata più esigente in termini di competenze e mentre molti paesi hanno quasi raddoppiato il livello di istruzione della popolazione, l’Italia è rimasta pressoché ferma.
Seconda cosa, ci dice che gli italiani non credono che questa tendenza si invertirà, non credono che l’economia e il mercato del lavoro in Italia si riqualificheranno. Quando c’è crisi nel mercato del lavoro per un diplomato dovrebbe essere più conveniente andare all’università che cercare lavoro: si tira fuori dal mercato quando è debole e vi rientra più formato quando questo ricomincia a crescere, ristrutturato e più esigente.
Il fatto che in Italia osserviamo il contrario ci dice sostanzialmente che gli italiani non hanno fiducia nella capacità di rinnovamento e riqualificazione del nostro mercato del lavoro.
Questo fenomeno preoccupa perché avrà ripercussioni negative sulla capacità innovativa del nostro Paese e sulla mobilità sociale, le due debolezze principali del nostro sistema socio-economico. È noto infatti che i primi a uscire o a non entrare nel sistema scolastico e universitario sono i giovani provenienti dai ceti medio-bassi, che non possono permettersi di investire anni importanti (gli anni della formazione professionale, in cui si può imparare un mestiere) in percorsi universitari che funzionano sempre meno da ascensori sociali. Non è un caso se, all’interno del dato nazionale sul calo degli immatricolati, si vedono enormi differenze tra atenei del Nord, che tengono bene (con Milano che vede un complessivo balzo in avanti) e atenei del Centro-Sud che subiscono i cali maggiori.
Ecco, questi sono i dati a cui dovremmo pensare quando vediamo le posizioni disastrose dell’Italia nelle classifiche sulla competitività, non all’Ici o all’imposta di successione.
Qualsiasi pacchetto o intervento “anticrisi” dovrebbe affrontare in modo serio questo problema ormai strutturale dell’Italia.
Un problema che con la crisi non farà altro che aggravarsi. Questo non significa investire in chissà quali alte tecnologie o presunti centri di eccellenza che producano qualche brevetto, ma in massicci interventi che aiutino i tanti ragazzi che a malapena finiscono le scuole dell’obbligo a completare le scuole superiori, e magari li portino all’università, e che riportino sui banchi di scuola o all’interno di percorsi formativi adeguati le migliaia di lavoratori scarsamente qualificati che corrono i maggiori
rischi di povertà e disoccupazione.
Purtroppo non si vede niente di tutto questo. Si parla di incentivi per le lavatrici, i mobili, le ristrutturazioni e le auto, evocando spesso i massicci aiuti varati dal nuovo governo americano.
Ma curiosamente ci si scorda che il pacchetto anticrisi di Obama non dispensa solo aiuti a grandi banche e aziende, ma include anche il più grande aumento di spesa in istruzione mai visto in America. Il budget del dipartimento per l’Educazione è passato dai 60 miliardi di dollari del 2008 a 135 miliardi di dollari per il 2009 e circa 146 miliardi per il 2010.
Altri 20 miliardi di dollari saranno allocati ad agenzie federali per supportare programmi collegati all’istruzione. Il provvedimento è molto variegato, include fondi per l’edilizia scolastica, borse di studio (quasi raddoppiate) e una serie misure per sostenere il mercato dei prestiti studenteschi.
Si può discutere sui metodi e i criteri di distribuzione di tali fondi, ma quello che l’Amministrazione
Obama sta dando è un segnale molto forte sull’importanza dell’istruzione, sulla volontà di investire nel futuro del Paese, e di fare sì che l’America, nonostante i suoi mille difetti, possa continuare a essere (o tornare a essere) un Paese in cui anche chi nasce in contesti meno favorevoli possa accedere alle risorse necessarie per crescere e realizzarsi.
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Il sen. Leopoldo Di Girolamo interviene venerdì prossimo alla trasmissione di Tele Galileo “Terni siamo noi” condotta da Alberto Tomassi. Al dibattito televisivo che verrà trasmesso venerdì 6 marzo alle 22.30 e, in replica, sabato 7 marzo alle 15.40 e alle 21, saranno presenti i segretari generali di Cgil-Cisl-Uil di Terni Lucia Rossi, Faliero Chiappini, Gabriele Nardi.
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Happy hour nell’ambito del Festival Stravalentino ieri sera al pub dell’Auditorium Don Bosco di Terni.
Tema della serata “microfoni aperti (e mal funzionanti) sugli eventi valentiniani e la politiche culturali della città”. Seduti l’uno accanto all’altro i 5 candidati alla prossime amministrative (ma ad oggi non sono solo due gli “ufficiali”?): Leo di Girolamo – PD, Antonio Baldassarre – lista civica Rinnoviamo insieme Terni, Massimo Valigi – lista civica, Leo Venturi – Terni Oltre e Enrico Melasecche – UdC.
Una sedia aggiunta in più per Eros Brega così tanto per gradire. Ma forse – voglio sperare – sarebbe stata destinata all’assessore in carica agli eventi valentiniani Trivelli (???) ed un’altra lasciata nel retro bottega per Monsignor Paglia… ma si sa tra parenti serpenti i panni sporchi si lavano in casa!
Ad animare la serata tra i tavoli gonfi di applausi telecomandati Michela Trevisan e Arnaldo Casali, bravi nel far rispettare le regole del “musichiere” insieme a Riccardo Leonelli.
In una atmosfera per certi versi da Ecce Bombo in cui i personaggi si ancorano a parole chiave già sentite per storia politica/personale – conti e risorse (Melasecche), partecipazione alla programmazione (Venturi), mettere al centro la persona (Valigi..che lo ha ripetuto più volte, probabilmente perché timoroso che “ciancicando” in continuazione la gomma da masticare non si fosse sentito bene!), merito e talento più o meno autoctono (tutti) – ottimo l’incalzare sugli aspetti del “come” da parte del cerbero oste Casali.
Irrompe sulla scena a mo’ di one man show di altri tempi Baldassarre (classe 1940. Mi chiedo: in un ipotetico doppio mandato chiuderà a 80 anni?) che snocciola con verve oltre al suo CV ed ai fallimenti locali (di cui tra l’altro non sembra conoscere un granchè, vabbè ma abita solo a Terni, mica ci vive no?) delle soluzioni progettuali di “lungo respiro” e dal sicuro successo: dare a Giannini gli studios di Papigno per il suo nuovo film ed un direttore artistico “controllato” da una commissione tecnica e dalla Giunta….mi ricorda tanto la il periodo della sua presidenza Rai e dell’editto bulgaro berlusconiano, momenti di alto dibattito culturale nel paese… ma forse sono solo i miei prosecchini mi annebbiano i ricordi e la percezione. O i troppi salottini e the del candidato sindaco.
Altre soluzioni per le manifestazioni valentiniane? Il mix pubblico privato (tutti, anche per le politiche culturali in genere), l’associazione (Venturi, Brega…ovviamente in campo anche la sua Fondazione), il bando pubblico (Venturi, Valigi), il direttore artistico (Baldassarre, Melasecche… che qui combina una bella gaffe sulla mostra già calendarizzata dall’assessorato alla cultura su Pier Matteo d’Amelia, ma anche il “sempre candidato e tribuno perugino di Terni” può sbagliare, per troppo valentiniano amore s’intende!). Più articolata la posizione di Di Girolamo che non esclude, in un quadro di difficoltà di attivazione delle risorse economiche, la possibilità della coesistenza di differenti strumenti in campo quali l’associazione, le sponsorizzazioni, la figura del direttore artistico: “nell’identità culturale di Terni devono avere diritto di cittadinanza tutte le culture attraverso una moltepilicità di eventi” da organizzare e promuovere nell’ambito della programmazione regionale (tra gli avventori del pub Don bosco si era all’improvviso manifestato in tutte le sue vesti intrise di provincialismo il fantasma della sudditanza psicologico/culturale verso Perugia…no comment!) e sulla base di un tavolo al quale devono sedere tutte le associazioni che partecipano alla vita culturale della città; un bando, infatti, spesso arma solo chi più già attrezzato per competere. Perché non esistono culture elitarie e popolari, esiste la cultura.
Ottima la chiosa del buon Leonelli che mette una pezza agli strali (un po’ avventati lo ha riconosciuto anche lui stesso ad onor del vero) di Baldassarre – sull’ “ignoranza al potere”, sul “mercatismo speriamo in buona fede “, sul “meglio acquistare un buon Guercino che una patacca contemporanea”, sulle avanguardie presuntuose e irrispettose- ribadendo che la cultura deve essere di tutti e che “la pipì addirittura sul pubblico l’ha fatta anche Carmelo Bene 40 anni or sono”!
Suona la campanella, termina già l’happy hour, la birra è finita…frastornati tutti a casa a cenare e sbirciare un altro Festival…Sanremo.
Con buona pace della cultura!
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Dal 49 al 46 posto secondo il Rappporto del World Economic Forum (consultabile anche in modo interattivo per facilitare comparazioni…) 2008 – 2009.
Ci troviamo dietro nazioni del calibro di Barbados e Giordania. Rallegriamoci possiamo ancora peggiorare: il campione era di 134 nazioni.
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Consigli e suggestioni non per gli acquisti ma di informazione/formazione per i futuri amministratori ed i loro staff:
1) Dal 21 al 23 gennaio 2009 a Modena si terrà la prima edizione di ParteciP.A. il salone della Democrazia Partecipativa.
Workshop formativi, presentazione di esperienze partecipative e un Convengo basato sullo schema dell’Open Space Technology per permettere l’incontro e la discussione tra operatori, amministratori e professionisti.
Tante città hanno attivato percorsi di partecipazione…da noi non se po’ fa?
2) Perchè non ipotizzare come hanno fatto 13 realtà italiane (Venezia, Trento, Bolzano, Trieste, Genova, Bologna, Ravenna, Roma, Napoli, Lamezia Terme, Palermo, Catania e Torino) di realizzare un Urban Center? Gli urban center sono una realtà operativa in molte grandi città e in forte espansione sul territorio nazionale. Sorti per volontà degli Enti Locali (nella quasi totalità dei casi i Comuni) hanno lo scopo di istituire, promuovere e comunicare processi decisionali legati alla rigenerazione delle aree, avvicinando i cittadini ai temi della trasformazione urbana, coinvolgendo gli addetti ai lavori e ampliando la base di condivisione e consenso dei processi di trasformazione. A fianco di questa attività (principale e comune a tutti gli urban center), vengono affiancate altre legate alle peculiarità dei singoli territori, quali le attività di accompagnamento nei progetti, di monitoraggio, di realizzazione dei piani strategici.
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