La Società della conoscenza
<< La società della conoscenza, invocata dall’Unione Europea, presuppone la centralità della Ricerca nelle strategie e nell’operatività di tutti i soggetti. L’investimento in Ricerca deve essere sistemico e pianificato e non deve seguire strade diverse e separate dall’operatività; la Ricerca deve pervadere le politiche e le attività produttive: in ogni attività devono essere ricompresse azioni per la ricerca di nuova conoscenza, evitando che Ricerca e produzione, Università e Industria, percorrano strade divergenti. La conoscenza, poi, è difficile da immagazzinare e per essere fruibile necessita di essere costantemente generata ed immediatamente applicata: le pubblicazioni ed i brevetti nei cassetti non servono a nulla, invecchiano. Un giovane per crescere (acquisire nuove conoscenze) necessita di cibo e studio (investimenti in Ricerca) ma anche di un costante esercizio fisico ed intellettuale come parte integrante dell’attività quotidiana (applicazione delle conoscenze in operatività) che solo potrà consentirgli di trasformare l’energia in muscoli ed intelligenza e non accumularla in grasso. La conoscenza, se non immediatamente applicata, è grasso, risorsa forse ancora utile ad affrontare brevi periodi di carestia, ma difficile da trasformare in muscoli ed intelligenza e cioè in effettivo sviluppo >>.
(Daniela Rossi, Direttore ISRIM da Aur&s n.8/2007)
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