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	<title>Punto Democratico &#187; aborto</title>
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		<title>Aborto, contraccezione e controllo demografico</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 11:20:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fulvio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 15 luglio la Camera dei deputati ha approvato due mozioni dell&#8217;UDC e del PdL che impegnano il governo a promuovere in sede ONU una risoluzione di condanna dell&#8217;uso dell&#8217;aborto come strumento di controllo demografico, con evidente riferimento a quei paesi in cui l&#8217;aborto è imposto alle donne per legge o è indotto con forti incentivazioni al fine di limitare il numero delle nascite. Contestualmente, sono state respinte tre mozioni del PD, dell&#8217;Italia dei Valori e dei Radicali, le quali formulavano la medesima richiesta ma sottolineavano anche, in forma e misura diverse, l&#8217;importanza della diffusione in tutti i paesi di una corretta informazione sessuale e dell&#8217;utilizzo dei metodi contraccettivi. Il PD ha scelto (con alcune eccezioni) di astenersi sulle due mozioni approvate. Francamente mi trovo d&#8217;accordo con l&#8217;articolo di Adriano Sofri su Repubblica di ieri (16 luglio), secondo cui sarebbe stato comunque preferibile un voto favorevole di PD e IdV sulle due mozioni, nonostante le loro evidenti lacune. In effetti, costringere una donna ad abortire costituisce una palese violazione dei suoi diritti e delle sue libertà e, soprattutto, un&#8217;orribile forma di violenza sul suo corpo, al di là di ciò che si può pensare sull&#8217;aborto e sul diritto alla vita del nascituro. Tale pratica è ancora più odiosa laddove viene usata in modo selettivo per favorire la nascita solo di bambini di sesso maschile. La battaglia contro ogni forma di costrizione all&#8217;aborto (da parte dello stato, della famiglia o di chiunque altro) rappresenta sicuramente una delle istanze migliori e più condivisibili dei movimenti cosiddetti &#8220;pro life&#8221;; su di essa si può senz&#8217;altro convergere. Lo stesso non si può dire, ovviamente, laddove tali movimenti pretendano che la libertà di procreare sia l&#8217;unica libertà concessa, negando ogni spazio all&#8217;autodeterminazione e alla libertà di scelta della donna (e men che meno laddove, su altro versante, essi pretendano che tutti debbano restare attaccati ad un sondino nasogastrico).</p>
<p>È però fuor di dubbio che, nei paesi a forte crescita demografica, il rifiuto dell&#8217;aborto come strumento di controllo delle nascite deve essere accompagnato da vaste campagne di diffusione e di promozione della contraccezione. Un aumento vertiginoso ed incontrollato della popolazione mondiale, come quello in atto, non è accettabile e non è sostenibile per un&#8217;ampia serie di ragioni, non ultimo il fatto che la terra non è in grado di produrre risorse illimitate e non è in grado di porre rimedio all&#8217;inquinamento generato da miliardi di esseri umani (emblematico è il caso di Cina e India, ma presto o tardi anche l&#8217;Africa potrebbe avviarsi sulla strada dello sviluppo). In passato la crescita della popolazione mondiale è stata tenuta a freno da un alto tasso di mortalità (dovuto a malattie, carestie e guerre) e da una minore speranza di vita; tuttavia nell&#8217;ultimo secolo, grazie soprattutto al progresso scientifico, queste &#8220;forme&#8221; di controllo demografico hanno via via diminuito la loro incidenza (e questo è senz&#8217;altro un bene). La condizione attuale dell&#8217;umanità è paragonabile a quella di una specie animale che, vedendo scomparire i propri predatori, inizia a moltiplicarsi senza limiti: la necessità di sfamarsi la porterà ad alterare e a distruggere il proprio ecosistema e, quindi, a mettere a rischio la propria sopravvivenza. Mi rendo conto che la soluzione di un simile stato di cose è piuttosto complessa e va affrontata con modalità diverse da paese a paese, con il mutare dei contesti economici, sociali, religiosi e culturali; essa tuttavia non può non passare anche attraverso una diffusione capillare della conoscenza e dell&#8217;uso dei metodi contraccettivi, pari a quella dei paesi più sviluppati. La via della castità, che alcuni propongono, sembra piuttosto ardua e difficile da percorrere.</p>
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