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caosfbCAOS, Centro per le Arti Opificio Siri – Terni
28 marzo – 10 maggio 2009

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UN GROSSO IN BOCCA AL LUPO AGLI AMICI MASSIMO E LINDA!

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11904758f99Il 2009 è l’ anno europeo della creatività e dell’innovazione.

Che dire…ci diamo una mossa anche in Umbria e soprattutto a Terni?

dal sito della Commissione europea:

L’Europa deve stimolare la sua capacità di creare ed innovare, per ragioni tanto sociali quanto economiche. È per questo che la Commissione ha adottato oggi una proposta diretta a far dichiarare il 2009 “Anno europeo della creatività e dell’innovazione”. La decisione, che spetta al Consiglio e al Parlamento europeo, sarà presa nei prossimi mesi.

Il mondo moderno mette l’accento su un utilizzo più efficiente della conoscenza e su uno sviluppo rapido dell’innovazione. Richiede quindi una moltiplicazione delle forze creative in tutta la popolazione. In una società della conoscenza caratterizzata dalla diversità culturale, le persone hanno in particolare bisogno di qualifiche e di competenze che le metta in grado di abbracciare il cambiamento come un’occasione da cogliere e di aprirsi a nuove idee. L’insegnamento e la formazione sono, a tale riguardo, fattori determinanti.

Secondo il commissario europeo all’istruzione e alla cultura Ján Figel’, l’Anno europeo della creatività e dell’innovazione sarebbe “un mezzo d’azione efficace, poiché permetterebbe di sensibilizzare l’opinione pubblica, di divulgare informazioni sulle buone pratiche, di stimolare l’insegnamento, la ricerca, la creatività e l’innovazione, nonché di promuovere il dibattito ed il cambiamento. Associando misure a livello comunitario, nazionale, regionale e locale, l’Anno europeo può generare sinergie e contribuire ad orientare il dibattito su questioni precise.”
La Commissione non propone di assegnare all’Anno europeo della creatività e dell’innovazione un bilancio specifico, in quanto ritiene che esso possa essere organizzato utilizzando i programmi comunitari esistenti e le risorse amministrative già previste. Per coinvolgere tutti I soggetti che potrebbero essere interessati, la Commissione invita gli Stati membri a designare coordinatori nazionali che potranno collaborare attraverso un comitato direttivo ristretto istituito a livello dell’UE.

Le attività dell’Anno europeo dovrebbero essere anzitutto dirette ad instaurare un ambiente propizio alla creatività e all’innovazione e a fare di tali questioni una priorità politica di lunga durata. Per esempio, occorrerebbe privilegiare l’insegnamento di un’ampia gamma di materie, fra cui la matematica, le scienze, l’informatica e altre tecnologie. Attirare l’attenzione sulla creatività attraverso queste competenze dovrebbe stimolare la capacità di risolvere i problemi e l’uso pratico delle conoscenze e delle idee. Dovrebbero essere prese in considerazione tutte le forme d’innovazione, anche quelle nel settore sociale e nel mondo delle imprese.

Occorrerebbe anche prestare la dovuta attenzione alla creazione artistica e all’innovazione culturale come strumenti importanti di comunicazione tra i popoli europei e come prolungamento dell’attuale Anno europeo del dialogo interculturale.
L’Anno europeo della creatività e dell’innovazione è un’iniziativa trasversale che include non soltanto l’istruzione e la cultura, ma anche altri settori, come quelli dell’impresa, dei media, della ricerca, delle politiche sociali e regionali, dello sviluppo rurale. Esso dovrebbe prevedere campagne d’informazione e di sensibilizzazione, la promozione delle buone pratiche, l’organizzazione di dibattiti, riunioni e conferenze e il sostegno di un’ampia gamma di progetti a livello regionale, nazionale ed europeo.

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 Una puntuale introduzione istituzionale del nuovo ministro Brunetta (non sono ironico, mi ha piuttosto convinto!) ha aperto ieri l’incontro su Creatività e Innovazione organizzato dal ForumPA, che ha offerto diversi spunti di riflessioni - e qualche monito io credo – per la classe dirigente economica e politica dell’Umbria.

Il dibattito ha preso le mosse a partire dai risultati presentati da Nando Pagnoncelli (IPSOS) in merito ad una ricerca su di un campione di giovani della classe di età dai 16 ai 35 anni: il 58% ritiene che la creatività sia un patrimonio di tutti, bisogna solo avere l’opportunità per alimentarla. L’Italia, però, secondo gli intervistati, non è un paese dove la creatività è diffusa (per il 45% è molto indietro rispetto agli altri paesi europei in termini di capacità di produrre creatività); i motivi inevitabilmente abbastanza scontati: non si creano i presupposti che privilegiano l’innovazione e la creatività né all’interno delle istituzioni (31%) né delle imprese (17%).

 

Pochissimi ritengono che l’Italia offra possibilità per sviluppare creatività, ovvero di realizzarsi in una professione che dia spazio alle caratteristiche personale di ingegno e fantasia: l’85% coloro che non vedono nel nostro paese spazio per la creatività. Un paese che fatti salvi alcuni settori oramai tradizionali quali la moda o il design è ben lontano, almeno in termini di percezione, dal dare spazio alle tendenze neo Bohème alla base della vitalità artistica e professionale tipica delle città del nordamericane e delle metropoli tedesche, inglesi o francesi. Un paese che non sta investendo nella classe creativa di oggi e futura e che rischia di trovarsi sempre più ai margini dell’economia della conoscenza.

In evidenza il fatto che:

  • la creatività è percepita come qualcosa di molto personale e individualista (espressione della propria fantasia, della propria anima, della propria originalità)
  • la creatività “made in Italy” ha generato nel passato oggetti universalmente riconosciuti come simboli, icone, oggetti intramontabili ma anche funzionali ed accessibili a tutti
  • le principali ragioni dell’arretratezza italiana in campo creativo hanno carattere “collettivo” piuttosto che individuale (frutto più di inefficienza di sistema che del singolo)

L’autovalutazione degli intervistati restituisce una fotografia in cui la maggioranza mostra una sorta di appiattimento riguardo l’innovazione e la creatività; ciononostante l’aspirazione ad un lavoro altamente innovativo e creativo interessa la maggioranza del campione anche per coloro che, per propria ammissione, non avrebbero le qualità per poterlo svolgere.

La tavola rotonda ha coinvolto il Premio Nobel per l’economia Edward Prescott, il fondatore del Pensiero Laterale Edward De Bono, sostenitore di un “nuovo modo di pensare”, il guru del management Isaac Getz, considerato uno tra i primi esperti di executive education del mondo.

 

Secondo Prescott, nel secondo dopoguerra l’Italia ha vissuto un miracolo economico che l’ha vista passare da una produttività pari al 50% di quella statunitense nel 1955 ad una produttività equivalente nel 1990. Se non fosse per il notevole aumento nell’importo delle tasse lungo questo periodo di tempo, l’Italia sarebbe oggi allo stesso livello degli Stati Uniti in termini di standard di vita. Intorno al 1995 la situazione è cambiata. L’Italia ha iniziato a perdere terreno. Tra le cause le elevate aliquote fiscali marginali e politiche del mercato del lavoro che riducono le ore lavorative. …se venisse introdotto il sistema danese gli imprenditori italiani correrebbero rischi calcolati ed espanderebbero il loro business. In caso di successo – molti potrebbero contare sull’abbondanza del talento imprenditoriale italiano – tutti gli italiani ne trarrebbero beneficio.

 

De Bono ha sintetizzato così la sua posizione: efficienza e competenza sono oggi fattori indispensabili, ma non sufficienti. Diviene essenziale un terzo elemento: la creatività (non un optional, ma una necessità!).  Occorre esplorare nuovi approcci, nuove alternative, nuovi concetti, che nascono da una corretta applicazione del pensiero creativo, non antagonista ma parallelo, costruttivo.

Il nostro “software cerebrale” va modificato dopo circa 2400 anni di storia.

La creatività ìn azienda può essere utilizzata in due direzioni:

  • verso l’interno, cioè nel modo di gestire l’azienda: riduzione costi e tempi, aumento dell’efficienza, ricerca di nuovi e migliori processi ecc.
  • verso l’esterno cioè su ciò che si offre al mercato: quali prodotti, quali servizi, quali valori, come migliorare la posizione sul mercato sfruttando nuovi concetti cui si é pervenuti grazie alla creatività.

Il Pensiero Laterale basato sui concetti e le tecniche di Edward de Bono, é una forma strutturata e “logica” di creatività, basata sul metodo dei “6 cappelli per pensare”: questa tecnica, utilizzabile sia in gruppo sia a livello individuale, aumenta l’efficienza e l’efficacia delle riunioni evitando nello stesso tempo sfasature e dispersioni.

Infine Getz ha offerto un’approfondita analisi delle principali organizzazioni innovatrici che ha avuto modo di osservare direttamente in 16 Paesi e 4 continenti e rivelato ai partecipanti alcuni principi fondamentali come ad esempio: una gestione aperta dell’innovazione al posto di una gestione ‘chiusa’ che si focalizza solo su un tipo di innovazione (per esempio, tecnologica) o che coinvolge solo impiegati che svolgono un unico servizio.

<< Se metti steccati intorno alle persone, ottieni delle pecore. Dai alle persone lo spazio di cui hanno bisogno >> (McKnight)

I veri innovatori ASCOLTANO per scovare le idee AI CONFINI delle organizzazioni,

perchè è stato dimostrato che oltre l’80% delle innovazioni nascono nella fascia di persone più periferica alla dirigenza.

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