Al bar della amministrative/10
Scritto da Daniele Lombardini in Discussioni, Il punto su Terni, Segnalazioni, tags: 2009, cultura, elezioni amministrative, elezioni comunali, san valentino, terni
Happy hour nell’ambito del Festival Stravalentino ieri sera al pub dell’Auditorium Don Bosco di Terni.
Tema della serata “microfoni aperti (e mal funzionanti) sugli eventi valentiniani e la politiche culturali della città”. Seduti l’uno accanto all’altro i 5 candidati alla prossime amministrative (ma ad oggi non sono solo due gli “ufficiali”?): Leo di Girolamo – PD, Antonio Baldassarre – lista civica Rinnoviamo insieme Terni, Massimo Valigi – lista civica, Leo Venturi – Terni Oltre e Enrico Melasecche – UdC.
Una sedia aggiunta in più per Eros Brega così tanto per gradire. Ma forse – voglio sperare – sarebbe stata destinata all’assessore in carica agli eventi valentiniani Trivelli (???) ed un’altra lasciata nel retro bottega per Monsignor Paglia… ma si sa tra parenti serpenti i panni sporchi si lavano in casa!
Ad animare la serata tra i tavoli gonfi di applausi telecomandati Michela Trevisan e Arnaldo Casali, bravi nel far rispettare le regole del “musichiere” insieme a Riccardo Leonelli.
In una atmosfera per certi versi da Ecce Bombo in cui i personaggi si ancorano a parole chiave già sentite per storia politica/personale – conti e risorse (Melasecche), partecipazione alla programmazione (Venturi), mettere al centro la persona (Valigi..che lo ha ripetuto più volte, probabilmente perché timoroso che “ciancicando” in continuazione la gomma da masticare non si fosse sentito bene!), merito e talento più o meno autoctono (tutti) – ottimo l’incalzare sugli aspetti del “come” da parte del cerbero oste Casali.
Irrompe sulla scena a mo’ di one man show di altri tempi Baldassarre (classe 1940. Mi chiedo: in un ipotetico doppio mandato chiuderà a 80 anni?) che snocciola con verve oltre al suo CV ed ai fallimenti locali (di cui tra l’altro non sembra conoscere un granchè, vabbè ma abita solo a Terni, mica ci vive no?) delle soluzioni progettuali di “lungo respiro” e dal sicuro successo: dare a Giannini gli studios di Papigno per il suo nuovo film ed un direttore artistico “controllato” da una commissione tecnica e dalla Giunta….mi ricorda tanto la il periodo della sua presidenza Rai e dell’editto bulgaro berlusconiano, momenti di alto dibattito culturale nel paese… ma forse sono solo i miei prosecchini mi annebbiano i ricordi e la percezione. O i troppi salottini e the del candidato sindaco.
Altre soluzioni per le manifestazioni valentiniane? Il mix pubblico privato (tutti, anche per le politiche culturali in genere), l’associazione (Venturi, Brega…ovviamente in campo anche la sua Fondazione), il bando pubblico (Venturi, Valigi), il direttore artistico (Baldassarre, Melasecche… che qui combina una bella gaffe sulla mostra già calendarizzata dall’assessorato alla cultura su Pier Matteo d’Amelia, ma anche il “sempre candidato e tribuno perugino di Terni” può sbagliare, per troppo valentiniano amore s’intende!). Più articolata la posizione di Di Girolamo che non esclude, in un quadro di difficoltà di attivazione delle risorse economiche, la possibilità della coesistenza di differenti strumenti in campo quali l’associazione, le sponsorizzazioni, la figura del direttore artistico: “nell’identità culturale di Terni devono avere diritto di cittadinanza tutte le culture attraverso una moltepilicità di eventi” da organizzare e promuovere nell’ambito della programmazione regionale (tra gli avventori del pub Don bosco si era all’improvviso manifestato in tutte le sue vesti intrise di provincialismo il fantasma della sudditanza psicologico/culturale verso Perugia…no comment!) e sulla base di un tavolo al quale devono sedere tutte le associazioni che partecipano alla vita culturale della città; un bando, infatti, spesso arma solo chi più già attrezzato per competere. Perché non esistono culture elitarie e popolari, esiste la cultura.
Ottima la chiosa del buon Leonelli che mette una pezza agli strali (un po’ avventati lo ha riconosciuto anche lui stesso ad onor del vero) di Baldassarre – sull’ “ignoranza al potere”, sul “mercatismo speriamo in buona fede “, sul “meglio acquistare un buon Guercino che una patacca contemporanea”, sulle avanguardie presuntuose e irrispettose- ribadendo che la cultura deve essere di tutti e che “la pipì addirittura sul pubblico l’ha fatta anche Carmelo Bene 40 anni or sono”!
Suona la campanella, termina già l’happy hour, la birra è finita…frastornati tutti a casa a cenare e sbirciare un altro Festival…Sanremo.
Con buona pace della cultura!


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