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Evitare il bagno di sangue delle primarie.

Così, con un eccesso grandguignolesco, si esprime la stampa locale a proposito delle manovre piddine sulla scelta del candidato a sindaco.

Ma le primarie non erano la panacea di tutti i mali, il segno inequivocabile della nostra diversità, lo stigma attraverso cui marcare l’identità di un partito nuovo, appunto, democratico? E ora sono diventate un “bagno di sangue”…

C’è qualcosa che non torna. O mi è sfuggito qualche passaggio statutario sulle modalità di svolgimento delle stesse (assalto all’arma bianca tra gli sfidanti; lotta gladiatoria al Colosseo; salto nel cerchio di fuoco; lotta libera nel fango) oppure la contraddizione tra atti e parole si fa davvero stridente.

E allora, perché non provare a credere veramente che un partito può essere ancora il luogo del confronto (che non è necessariamente scontro all’ultimo sangue) tra idee diverse di città? Perchè non chiamare la politica ad una sfida alta e aperta, che veda più candidati “veri” confrontarsi pubblicamente (altrimenti le primarie diventano solo il computo delle amicizie e delle consorterie) sui programmi e sulle prospettive?

Questo metodo ci darebbe un poderoso vantaggio rispetto alla destra, a prescindere dalla scelta del candidato.

Potremmo infatti dimostrare di essere noi la vera forza innovatrice della città e non una destra che candida a sindaco un personaggio calato dall’alto, costretto a confrontarsi con i giochetti politicisti melasecchiani, con un grande futuro alle spalle, fatto di esperienze brillanti (da Presidente della Consulta) e da altre più recenti e disastrose (da Presidente della RAI), e che ha cambiato più casacche di Bobo Vieri (comunista, liberale e ora esponente della destra berlusconiana).

Certo, fare le primarie significa mettersi in gioco. Significa rischiare. Significa fare un passo indietro in caso di sconfitta, senza poter contrattare posticini di ripiego in attesa di sorte migliore (cosa che accade sempre quando il candidato viene scelto “a monte”).

Ma non è forse di coraggio che, in questo momento, abbiamo bisogno?

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 Secondo i giornali di oggi, i vertici del PD starebbero implorando Micheli di candidarsi a sindaco di Terni.

La cosa mi ricorda pericolosamente quando, durante le ultime elezioni, i vertici del PD implorarono Rutelli di candidarsi a sindaco di Roma… Detto, si intende, con tutto il rispetto e l’ammirazione per la storia di Enrico Micheli.

Primo: davvero non capisco chi glielo faccia fare. E’ stato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ed ora si dovrà mettere a fare le trattative con Campili (appena transitato nell’Italia dei vetusti, forse affascinato dall’idea di confrontare la propria acrobatica facondia con quella, altrettanto spericolata, di Di Pietro).

Secondo: ma perché, se stiamo sempre a sbandierare ai quattro venti che siamo il partito delle primarie, passiamo tutto il nostro tempo a trovare candidati unitari per scongiurarle? Allora diciamo esplicitamente che le primarie ci fanno schifo. Mica sono un obbligo.

Terzo: al primo che si azzarda a parlare di rinnovamento generazionale gli stacco un orecchio a mozzichi (tanto per citare il marchese de Tayllerand).

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In attesa dell’Armageddon…

La candidatura di Loriana Stella alle primarie per il Comune di Orvieto getta lo scompiglio nella guerra tra bande per la lotta finale tra ex DS “pigliatutto” ed ex Margherita. Mentre rimane sullo sfondo l’eco shakesperiano “Pardini o non Pardini”…si rilancia il gioco delle coppie: Di Girolamo/Polli, rispettivamente al Comune e Provincia (e Paparelli?) o Rossi/Liviantoni? Già tutto deciso? E le primarie? Ed i delusi? Chi sta fermo un giro?

Qualche illuminato avventore del Bar mormora che la vera innovazione, la vera discontinuità, sarebbe che qualcuno tornasse al lavoro precedente. Ma viene subito ridotto al silenzio.

E le rispettive idee di città e di staff dove sono???

Nel frattempo si rumoreggia (neppure tanto!) di una spedizione Finocchio/Di Girolamo alla corte di Micheli, il quale avrebbe ancora una volta nicchiato ad una eventuale, strategica negli equilibri dello scacchiere, “discesa in campo”.

Grandi manovre anche sul fronte coordinamento provinciale…si scalda la Massarelli e si tira fuori Montagnoli.

Sull’altra sponda, apettando Baldassarre, si decide sull’espulsione di Melasecche da Rinnoviamo Insieme Terni e si registra l’attivismo dell’associazione in orbita UdC Ternani per Terni.

Tutto chiaro no?

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Melasecche va da solo…e nessuno lo ferma.

Di Bartolo (IdV) presenta il Patto etico, un programma per Terni e per l’Umbria…

 

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Coincidenze sanitarie.

Mentre l’assessore Boccolini avverte un malore in Romania scende in campo per il PD il cardichirurgo Pardini?

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Le squadre continuano ad animare il mercato e “radio serva” in attesa di svelare gli attesi programmi per la conquista della città si accontenta di registrare che: Di Bartolo vestirà la casacca dell’IDV, Venturi cerca di ingaggiare l’assessore ai servizi sociale Pacifici ed il difensore civico Robatto ed intanto mentre il PD continua a “statuteggiare”,  si registrano prime frizioni tra Baldassarre (che vorrebbe una lista civica vera) e Melasecche.

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…chi è stato alla direzione di ieri in Via Mazzini? Qualcuno sintetizza?

ehm…dalle varie incartatura per le uova (leggasi stampa locale) emerge un “tris d’assi” per le primarie?

Di Girolamo, Brega, Bufi?

Peccato non emerga al solito un’idea di città…

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Si dice che mentre è stata registrata l’associazione pro Baldassare (che tra l’altro non ha ancora sciolto la riserva) Bertinotti e Micheli si siano incontrati da Pazzaglia ieri mattina…ed alla festa dei “Compagni” ballano i ragazzi di “Amici” e scalpitano gli amplificatori per Sandro Giacobbe.
 
 

 

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Oggi ho proprio bisogno di essere qualunquista e primitivo nel mio messaggio. Volutamente. Paradossale.

Rispetto ad un vecchio post in cui riflettevamo sulla prossime amministrative a TR non mi sembra che il panorama polico ternano sia migliorato. Anzi.

Ed allora perchè non armarci per una “guerriglia politica di tipo illuministica” che potrebbe rinnovare un pò la classe politica.

Folle idea di “commandos di giovani trentenni -massimo quarantenni- ben selezionati per provenienza, cultura e sensibilità” che elaborano un programma minimale, una lista elettorale, molti slogan per rinnovo della classe dirigente. Una lista per la “ri-generazione democratica della città”. Un detonatore. Nuove competenze ed energie per la città.

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