Primarie: bagno di sangue o bagno di idee?
Scritto da Francesco in Discussioni, Il punto su Terni, tags: elezioni amministrative, PD, terni
Evitare il bagno di sangue delle primarie.
Così, con un eccesso grandguignolesco, si esprime la stampa locale a proposito delle manovre piddine sulla scelta del candidato a sindaco.
Ma le primarie non erano la panacea di tutti i mali, il segno inequivocabile della nostra diversità, lo stigma attraverso cui marcare l’identità di un partito nuovo, appunto, democratico? E ora sono diventate un “bagno di sangue”…
C’è qualcosa che non torna. O mi è sfuggito qualche passaggio statutario sulle modalità di svolgimento delle stesse (assalto all’arma bianca tra gli sfidanti; lotta gladiatoria al Colosseo; salto nel cerchio di fuoco; lotta libera nel fango) oppure la contraddizione tra atti e parole si fa davvero stridente.
E allora, perché non provare a credere veramente che un partito può essere ancora il luogo del confronto (che non è necessariamente scontro all’ultimo sangue) tra idee diverse di città? Perchè non chiamare la politica ad una sfida alta e aperta, che veda più candidati “veri” confrontarsi pubblicamente (altrimenti le primarie diventano solo il computo delle amicizie e delle consorterie) sui programmi e sulle prospettive?
Questo metodo ci darebbe un poderoso vantaggio rispetto alla destra, a prescindere dalla scelta del candidato.
Potremmo infatti dimostrare di essere noi la vera forza innovatrice della città e non una destra che candida a sindaco un personaggio calato dall’alto, costretto a confrontarsi con i giochetti politicisti melasecchiani, con un grande futuro alle spalle, fatto di esperienze brillanti (da Presidente della Consulta) e da altre più recenti e disastrose (da Presidente della RAI), e che ha cambiato più casacche di Bobo Vieri (comunista, liberale e ora esponente della destra berlusconiana).
Certo, fare le primarie significa mettersi in gioco. Significa rischiare. Significa fare un passo indietro in caso di sconfitta, senza poter contrattare posticini di ripiego in attesa di sorte migliore (cosa che accade sempre quando il candidato viene scelto “a monte”).
Ma non è forse di coraggio che, in questo momento, abbiamo bisogno?









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